22 novembre 1999
Lettera raccomandata
Sua Santità Papa Giovanni Paolo II
Città del Vaticano
00120 Roma
Italia
Sua Santità:
come risulta
chiaramente dal ricorso e dal libellus canonico allegati,
una grave ingiustizia è stata perpetrata in suo nome da alcuni
prelati vaticani, che affermano di poter esercitare “la potestà
esecutiva ordinaria” in qualità di vicari del Papa e di essere
“i superiori gerarchici” di ogni vescovo della Chiesa.
Questi prelati
si sono serviti della loro pretesa “potestà esecutiva ordinaria”
per sostituirsi all'autorità papale, proibendo a molti vescovi
benevoli di incardinarmi e al Vescovo di Avellino di annullare la
mia incardinazione — benché non avessi recato offesa né
alla fede, né alla morale, né al Diritto Canonico.
Dopo aver
prevaricato la volontà di ben quattro vescovi sulla questione
della mia incardinazione, questi prelati hanno avuto il coraggio di
accusarmi di non aver fatto nulla per correggere la mia “posizione
irregolare”.
Basandosi
sulla mia presunta “posizione irregolare” — un illecito non previsto
dal Codice del Diritto Canonico — questi prelati vorrebbero costringermi
a tornare, dopo un'assenza di oltre 20 anni, nella Diocesi di Avellino,
dove non mi è stata affidata alcuna missione canonica e non
ho mai ricevuto (né prima né dopo la mia ordinazione)
nessun tipo di sostegno. In effetti, ho perfino dovuto pagare di tasca
mia i miei studi.
Questi prelati
non permettono che io sia pacificamente incardinato nell'Arcidiocesi
di Hyderabad, dove il mio apostolato ha permesso la realizzazione
di un orfanotrofio. L'Arcivescovo di Hyderabad ha già emesso
un decreto di incardinazione, in cui si definisce “opera di Dio” il
mio apostolato. Ciò nonostante, questi prelati sostengono impudentemente
che la mia incardinazione a Hyderabad non sarebbe di alcuna utilità
per la Chiesa locale.
Come ha ammesso
l'ex Prefetto della Segnatura, conversando con un eminente canonista,
questo caso non riguarda in effetti la mia incardinazione, ma le cose
di cui parlo. Questi prelati stanno cercando di mettermi a tacere
perché predico il Messaggio di Fatima con un candore che essi
non apprezzano. Hanno approfittato e abusato della loro autorità
per raggiungere uno scopo che non avrebbero potuto ottenere altrimenti.
E l'hanno
fatto in Suo nome, Santo Padre.
Le azioni
illegittime, dettagliatamente descritte nel ricorso e nel libellus,
offendono non solo i miei diritti naturali ed ecclesiastici, ma anche
quelli di 240.000 preti diocesani e di ogni vescovo a cui sia stata
affidata una diocesi della Chiesa Cattolica. La “potestà esecutiva
ordinaria” che questi prelati pretendono di esercitare li trasformerebbe
de facto in altrettanti papi, i cui decreti verrebbero a
minare la giurisdizione ordinaria e immediata dei vescovi sulla propria
diocesi, solennemente affermata dal Primo Concilio Vaticano. In altre
parole, è in gioco qui la stessa divina costituzione della
Chiesa.
Tre anni fa,
Santo Padre, durante l'udienza generale del 20 novembre 1996, ella
ha ricevuto nelle sue mani copia dei libelli canonici diretti
contro due di questi prelati e i loro collaboratori, per avvertirla
dell'abuso di autorità che era stato commesso e cercare protezione
in una clausola del Codice di Diritto Canonico (da lei stesso promulgato,
Sua Santità), che avoca tali casi all'autorità del Romano
Pontefice. Il fotografo dell'Osservatore Romano ci ha fornito
le immagini di Sua Santità mentre riceve i libelli
da tre diverse persone; un vescovo, un arcivescovo e un legale. Eppure
non ho ancora ricevuto da lei nessuna risposta, Sua Santità,
benché l'impudente abuso di potere sia da allora proseguito
senza interruzioni.
In realtà,
sono passati solo due mesi (per l'esattezza, dal 3 settembre 1999)
da quando questi prelati hanno affermato per la prima volta di agire
con l'autorità e in nome del Papa. Prima di allora, essi pretendevano
infatti che i vescovi oggetto delle loro intimidazioni agissero di
propria volontà. Come può vedere, Sua Santità,
il solo effetto del suo prolungato silenzio è stato quello
di accrescere l'audacia di questi prelati, che adesso pretendono di
avere il diritto di agire come pontefici de facto e di non
dover rendere conto a nessuno delle proprie azioni.
Se il suo
silenzio proseguirà, Santo Padre, allora questi prelati che
affermano di agire in suo nome saranno in un certo senso legittimati
a farlo, dato che, pur essendo a conoscenza dei loro misfatti — perché
proprio di misfatti si tratta — ella non ha fatto nulla per porvi fine.
E, anche se
essi agiscono de facto in suo nome, non possiedono tuttavia
l' autorità per farlo, dato che ciò che hanno
fatto è intrinsecamente ingiusto.
Neppure un
Papa può permettere ai suoi sottoposti di qualunque rango di
ordinare a un sacerdote, dietro la minaccia di una severa punizione,
di trovarsi un vescovo benevolo, e poi manovrare in segreto dietro
le quinte per impedire a quel sacerdote di trovare un solo vescovo
benevolo in tutto il mondo, per poter proclamare infine pubblicamente
che egli ha “mancato” di trovare un vescovo e si è mostrato
disobbediente. Un simile comportamento non solo è malizioso,
ma si fa beffe del promessa di obbedienza dei sacerdoti e dell'intero
sistema legale della Chiesa.
Per queste
e altre ragioni esposte nel libellus allegato, giustizia
vuole che Sua Santità corregga il grossolano abuso di autorità
commesso dai prelati in esso nominati. Se Sua Santità deciderà
di non intervenire, allora sarà Nostro Signore a correggere
queste ingiustizie, come ogni altra ingiustizia. Sarebbe preferibile,
tuttavia, che la loro correzione giungesse subito da Sua Santità,
in modo da impedire ai responsabili di continuare a danneggiare la
Chiesa.
Questi tre
anni di silenzio significano forse che ella approva le azioni illecite
dei suoi subordinati, Santo Padre? Qualunque cosa pensi di me e del
mio apostolato, un simile comportamento da parte dei funzionari della
sua curia la lascia forse indifferente? Non la preoccupa il danno
che ciò potrebbe arrecare alla divina Costituzione della Chiesa?
Santo Padre,
il mio caso non sarà dimenticato. Negli ultimi tre anni, milioni
di fedeli ne sono stati informati, compresi 10 arcivescovi, 17 vescovi,
più di 1.900 sacerdoti e religiosi e oltre 16.000 laici che
hanno firmato una Lettera Aperta a Sua Santità in mia difesa,
pubblicata in italiano il 2 aprile 1998 su Il Messaggero,
il più diffuso quotidiano romano. Complessivamente sono state
diffuse oltre un milione di copie della Lettera Aperta, in italiano,
francese, spagnolo, portoghese, tedesco e inglese.
Il mio caso
ha reso milioni di cattolici sparsi in tutto il mondo consapevoli
dell'intollerabile politica di due pesi e due misure che ha permesso
a eretici dichiarati di evitare qualsiasi punizione per decenni, in
nome di un ossequioso rispetto dei loro diritti, mentre i sacerdoti
in una situazione come la mia devono subire la fulminea e brutale
privazione dei loro diritti naturali e di un giusto processo.
No, il mio
caso non sarà dimenticato. Più si accaniranno contro
di me, più sarò pronto a denunciare tutte le loro ingiustizie — non
solo per difendermi, ma per difendere la libertà stessa. Come
ha detto il suo santo predecessore, Papa San Gregorio Magno: “È
preferibile far scoppiare uno scandalo, che consentire che la verità
sia soffocata”. Neppure i miei persecutori hanno mai osato mettere
in dubbio la verità delle mie affermazioni.
C'è
solo un modo per risolvere questo caso, Santo Padre: fare giustizia.
Sua Santità si è espressa molte volte e in molte occasioni
a favore della giustizia, della solidarietà e dei diritti umani.
I suoi insegnamenti su tali questioni si applicano anche alla Chiesa
Cattolica? O possono essere ignorati ogni volta che quei prelati vaticani
che pretendono di agire in suo nome lo ritengono opportuno?
Solo Sua Santità
può rispondere a queste domande. Spero con tutto il cuore che
le sue risposte giungano presto e con esse, la giustizia per il mio
caso. Perché non dovrebbe essere permesso più a lungo
che le ingiustizie compiute contro di me ostacolino la legittima opera
di diffusione tra i membri della Chiesa del Messaggio della Madonna
di Fatima — nella sua integrità.
Umilmente
sottomesso questo 22 giorno di novembre, nell' Anno del Signore 1999.
Firmata: Padre Nicholas Gruner
Prot. N. 27338/96
RICORSO AL SUPREMO PONTEFICE
contro un decreto della Segnatura Apostolica
datato 10 luglio 1999
-E-
QUERELA CANONICA
nella causa di
PADRE NICHOLAS GRUNER, S. T. L.
-Contro-
CARDINALE GILBERTO AGUSTONI, già Prefetto
della Segnatura Apostolica e già Segretario della Congregazione
per il Clero, ARCIVESCOVO ZENON GROCHOLEWSKI, già
Prefetto della Segnatura Apostolica, Cardinale ANGELO INNOCENTI,
già Prefetto della Congregazione per il Clero, Cardinale
JOSE SANCHEZ, già Prefetto della Congregazione per il
Clero, ARCIVESCOVO CRESCENZIO SEPE, già Segretario
della Congregazione per il Clero, e VESCOVO ANTONIO FORTE,
Vescovo della Diocesi di Avellino,
in base ai canoni 1389, 1391, 1401, 1405 e 1406
del Codice di
Diritto Canonico del 1983.
Sua Santità:
Le sottopongo
questo ricorso, confidando nel diritto concesso da Dio a tutti i fedeli
di Cristo di fare ricorso al Supremo Pontefice per chiedere riparazione
ai gravi torti nella Chiesa, diritto definito dal Concilio Vaticano
Primo e dal Secondo Concilio di Lione. Come Sua Santità sa,
il diritto a un ricorso diretto e immediato al Supremo Pontefice da
parte di qualsiasi membro della comunità dei fedeli ha la precedenza
su tutte le procedure canoniche istituite per le giurisdizioni minori
della Chiesa, can. 1417, § 1. I fedeli possono sempre rivolgersi
immediatamente al loro Papa per un aiuto.
1. Introduzione
Questo documento
costituisce, inoltre, la mia denuncia formale e la mia richiesta formale
di sanzioni penali contro i prelati nominati in precedenza. Secondo
la legge del Diritto Canonico del 1983 promulgato da Sua Santità,
soltanto il Supremo Pontefice può giudicare la denuncia di
abuso di autorità e le altre violazioni della legge ecclesiastica
contro cardinali, legati della Santa Sede e (nei processi penali)
vescovi, Can. 1405, § 1, 2, 3. L'incompetenza di qualsiasi altro
tribunale nel giudicare tali denunce è assoluta, Can. 1406,
§ 1. Perciò, in conformità alla legge promulgata
da Sua Santità stessa, soltanto Sua Santità può
esaminare questa denuncia.
Il 20 novembre
1996, Sua Santità ha ricevuto due libelli di contenuto
simile contro il Cardinale Sanchez, l'Arcivescovo Sepe e i loro collaboratori.
Questi libelli sono stati deposti nelle Sue mani durante
l'udienza generale svoltasi in quella data, come è dimostrato
dalle fotografie dell'avvenimento scattate dal fotografo de L'Osservatore
Romano. Uno di questi libelli era mio, l'altro è
stato presentato dai direttori e dagli impiegati laici dell'apostolato
nel quale mi impegno dal 1978.
Riguardo al
mio precedente libellus, in conformità al can. 1506,
con il presente atto invito ora rispettosamente Sua Santità
a eseguire il compito che egli stesso si è assegnato, dichiarando
di accettare o rifiutare il libellus. Chiedo inoltre, rispettosamente,
che questo nuovo libellus sia incorporato a quello precedente
al fine di una decisione da parte di Sua Santità riguardo a
entrambi.
Gli argomenti
qui riportati, inoltre, sono stati il tema di due Lettere Aperte a
Sua Santità, la seconda delle quali è stata firmata
da 10 arcivescovi, 17 vescovi, più di 1.900 sacerdoti e religiosi
e più di 16.000 membri laici, che mi hanno sostenuto nel tentativo
di ottenere giustizia rispetto ai prelati nominati in precedenza.
Il primo firmatario della seconda lettera aperta è Sua Grazia
Saminini Arulappa, Arcivescovo di Hyderabad da 27 anni, nella cui
diocesi sono stato incardinato il 4 novembre 1995, benché i
prelati succitati abbiano affermato “l'inesistenza” di questa incardinazione.
Spero e prego che Sua Santità abbia potuto leggere entrambe
le Lettere Aperte e che queste diano luogo a una riflessione adeguata
in merito al giudizio su questo argomento.
Per Sua comodità,
Santo Padre, abbiamo riordinato gli argomenti presentati in questo
libellus sotto i seguenti titoli:
I. I fatti 1976-1999 ....................................................................................................
541
La mia ordinazione e il permesso di vivere fuori dalla
diocesi - 1976-1978 ......... 541
La mia elezione nel comitato dei direttori
dell'Apostolato - 1978 ......................... 542
Sua Santità: elogio e congratulazioni
all'Apostolato - 1980 .................................. 542
Prime ostilità nei confronti del mio
Apostolato - 1981-1989 ................................. 542
Il Cardinale Innocenti emette un intervento ultra
vires contro di me - 1989 ...... 543
Mi appello a Sua Santità e l'intervento viene
ritrattato - 1990 ............................. 544
Una coercizione illecita viene esercitata sui vescovi Ad Quo e Ad Quem
per impedire
la mia escardinazione/incardinazione - 1990-1995 .......................... 544
L'Arcivescovo Arulappa protesta contro i funzionari
della curia:
abuso di potere nel mio processo - 1995 ................................................................. 546
Il Segretario di Stato interdice me e l'Apostolato
in tutta la Chiesa
- 1992-1999 .................................................................................................................. 547
Vengo minacciato di sospensione se non acconsento
a un esilio a vita in
un paese straniero - 1996-1999 ................................................................................. 547
Mi si ordina di violare la legge italiana
sull'immigrazione - 1996 .......................... 548
Un ordine cui è legalmente e moralmente
impossibile obbedire .......................... 548
II. Le procedure canoniche nel mio processo - 1994-1999 ................................ 549
I miei ricorsi alla Congregazione .............................................................................. 549
I miei ricorsi alla Segnatura ....................................................................................... 551
La Segnatura rivela infine che non vi è un'accusa
reale
nei miei confronti ....... 553
Quindi vengo accusato solamente di una “condizione
irregolare” che
non esiste ............................................................................................................... 554
La Segnatura riconosce la legittimità del mio
Apostolato ..................................554
La Segnatura nega che l'assistenza agli orfani operata
dal mio Apostolato
sia un “servizio sacerdotale valido”
per la Chiesa di Hyderabad ....................... 555
La Segnatura decide di ignorare l'illegalità del mio
ritorno ad Avellino
in base alla legge civile italiana .............................................................................. 555
L'ex Prefetto della Segnatura ammette che il reale
motivo delle azioni
intraprese contro di me è mettermi
a tacere ........................................................... 556
Un documento pieno di false accuse mai ritrattate ...............................................556
I perpetratori delle offese affermano di agire in nome
del Papa .......................... 557
Un attacco alla divina costituzione della Chiesa ................................................. 558
III. Un riassunto degli errori commessi ...........................................................
560
IV. La mia supplica finale ...................................................................................
560
Il conforto che cerco ..............................................................................................562
I. I fatti 1976-1999
Benché
la storia procedurale del mio processo sia alquanto tortuosa la sostanza
è, fondamentalmente, molto semplice. Mi consenta di esporre
questo breve riassunto di ciò che è stato ampiamente
descritto nelle precedenti denuncie e nelle Lettere Aperte.
La mia ordinazione e il permesso di vivere
fuori dalla
diocesi - 1976-1978
Sono un cittadino
canadese che nel 1976 è stato ordinato come sacerdote cattolico
nella diocesi di Avellino, in Italia, dopo aver conseguito la laurea
e l'abilitazione in Teologia Sacra con il massimo dei voti presso
l'Angelicum, e aver completato il dottorato presso l'Angelicum con
il massimo dei voti. Sono stato ordinato nella diocesi di Avellino
perché era mia intenzione unirmi a una comunità francescana
di lingua inglese che doveva essere fondata nella città di
Frigento. Quando questa comunità non è stata costituita
come mi aspettavo, non sono stato in grado, nonostante una coscienziosa
ricerca, di trovare una comunità francescana di lingua inglese
che potesse permettersi un apostolato mariano. Tra gli altri problemi
che ho incontrato vi era quello che nessuna delle comunità
francescane da me esaminate ha potuto assicurarmi di non essere costretto
a distribuire il Divino Sacramento in mano, pratica che, sinora, la
mia coscienza mi obbliga a considerare come sacrilega (e il pubblico
ha visto Sua Santità stessa rifiutarsi di distribuire la Comunione
in mano).
Poiché non sono
in grado di parlare nel locale dialetto di Avellino, il Vescovo di
quella diocesi non aveva missioni canoniche per me. A causa della
barriera linguistica, non potevo ascoltare le confessioni e nemmeno
predicare, a meno che non fosse interamente scritta e approvata in
anticipo. Quando, infine, decisi di non unirmi a una comunità
francescana, il Vescovo di Avellino di allora, Sua Eccellenza Pasquale
Venezia, si è compiaciuto di accordarmi il permesso di risiedere
fuori dalla sua diocesi, perché nessuno si era mai aspettato
che potessi passare la mia intera vita sacerdotale in un luogo in
cui non avrei avuto una missione canonica. Questo permesso è
stato formulato nel decreto del Vescovo Venezia del 5 giugno 1978,
che egli mi ha spedito in Canada.
La mia elezione nel comitato dei direttori
dell'Apostolato - 1978
Per volere
della Provvidenza, nel 1978 sono stato eletto nel comitato dei direttori
dell'Apostolato conosciuto come National Committee for the National
Pilgrim Virgin of Canada (Comitato Nazionale per la Vergine Pellegrina
Nazionale del Canada), che custodisce una statua della Vergine Pellegrina
di Nostra Signora benedetta dal suo predecessore, Papa Paolo VI. La
mia elezione è giunta dopo che un vescovo cattolico di rito
dell'Est che era direttore spirituale dell'Apostolato ha insistito
affinché, nel comitato, venisse nominato un sacerdote.
Sua Santità: elogio e congratulazioni
all'Apostolato - 1980
Sua Santità
può ricordare che il suo segretario personale di allora, Monsignor
McGee, si congratulò con me per la mia elezione al comitato
dei direttori dell'Apostolato nella sua lettera del 31 gennaio 1980.
Da allora, Sua Santità stessa per due volte ha concesso la
sua benevola benedizione apostolica a me e all'Apostolato (18 aprile
1990, 1° febbraio 1993), nonostante l'Arcivescovo Grocholewski,
nell'ultimo decreto contro di me in qualità di Prefetto della
Segnatura, abbia accantonato le sue benedizioni come vuote gratificazioni.
Senza dubbio,
negli ultimi venti anni, Sua Santità è venuto a conoscenza
dell'attività dell'Apostolato nel promuovere una maggiore consapevolezza
del Messaggio di Fatima e della sua profonda importanza per le attuali
condizioni della Chiesa e del mondo. Sua Santità stessa ha
drammaticamente testimoniato l'importanza duratura del Messaggio di
Fatima nel suo eloquente e toccante discorso tenuto a Fatima il 13
maggio 1982. Fu allora che Sua Santità dichiarò al mondo
intero che il Messaggio di Fatima è radicato in maniera così
profonda nelle Scritture e nella Tradizione Sacra che la Chiesa “sente
che esso le impone un obbligo”, e che le parole pronunciate a Fatima
da Nostra Signora sono “più importanti oggi di quando Essa
apparve per la prima volta 65 anni fa”. Queste affermazioni da parte
di Sua Santità riassumono esattamente le ragioni per cui ho
dedicato il mio ministero sacerdotale al Messaggio di Fatima.
Prime ostilità nei confronti del mio
Apostolato - 1981-1989
Benché
avessi avuto il permesso del mio vescovo di risiedere in Canada, già
nel 1981 mi sono trovato ad affrontare l'ostilità verso il
mio lavoro nell'Apostolato. In quell'anno l'Apostolato pubblicò
un articolo in cui si criticava implicitamente un'affermazione pubblica
(ma non la reputazione) del Cardinale Carter, allora Arcivescovo di
Toronto, secondo la quale i cattolici non avrebbero diritto a chiedere
che l'insegnamento della morale cattolica sulla piena appartenenza
al genere umano e sul diritto alla vita dei bambini prima della nascita
si rispecchi nella nuova costituzione canadese in via di formazione.1
Eppure una petizione che chiedeva esattamente tale riconoscimento
era stata appena firmata da un altro cardinale canadese e da altri
23 prelati di quella nazione.
L'articolo
che ho pubblicato sottolineava come tutti i legislatori, cattolici
e non cattolici in egual misura, abbiano l'obbligo davanti a Dio di
sostenere la legge naturale che vieta l'aborto, sancendo “leggi e
sanzioni adeguate” (Sua Santità Pio XI), e chiarivo che nemmeno
un cardinale può affermare il contrario, perché questo
è il costante insegnamento della Chiesa, come Sua Santità
ha insegnato nell'Evangelium Vitae e in numerose altre dichiarazioni.
Successivamente,
nel corso dello stesso anno, venni informato in maniera attendibile
che si stava tentando di sospendermi dal sacro sacerdozio! Sua Santità
ricorderà che Le scrissi immediatamente per protestare contro
questa azione, e che la mia lettera Le venne letta da Monsignor Magee
mentre si trovava all'ospedale per la seconda visita medica dopo l'attentato
alla sua vita del 13 maggio 1981. In seguito l'agitazione contro di
me sembrò placarsi.
Nel 1989,
tuttavia, l'ostilità nei confronti del mio lavoro riaffiorò
nuovamente. In quel periodo l'Apostolato (sempre nei limiti della
libertà di espressione concessa ai fedeli) aveva pubblicato
una grande quantità di materiale sull'accordo Vaticano-Mosca,
dal quale il Concilio Vaticano Secondo venne costretto non solo a
condannare, ma persino a non menzionare il male del comunismo, la
cui diffusione nel mondo (e addirittura all'interno della Chiesa)
venne predetta da Nostra Signora di Fatima. In quell'anno ricevetti
una lettera dal nuovo Vescovo di Avellino, Gerardo Pierro, che esprimeva
la sua ansietà per ciò che egli descriveva come “preoccupanti
segnali” dal Segretario di Stato vaticano. A tutt'oggi, Sua Santità,
questi “preoccupanti segnali” non sono mai stati esaminati in maniera
tale da darmi la giusta opportunità di rispondere e difendermi.
Il Cardinale Innocenti emette un intervento
ultra vires contro di me - 1989
Nel luglio
del 1989 il Cardinale Innocenti, in qualità di Prefetto della
Congregazione per il Clero, mi inviò una lettera nella quale
affermava che la Congregazione da qualche tempo stava seguendo la
mia “causa”, e che la “Santa Sede” era “preoccupata” per me. Non ero
a conoscenza di alcuna “causa” o “preoccupazione” della Santa Sede
negli ultimi otto anni, né la lettera del Cardinale Innocenti
offriva alcuna spiegazione per questi sviluppi. La lettera, invece,
senza fornire dei motivi reali, mi ordinava in maniera sbrigativa
di trovare un altro vescovo o tornare alla Diocesi di Avellino a partire
dal 30 settembre 1989.
Poiché
il Vescovo di Avellino stesso non mi aveva dato tale ordine, il 21
agosto 1989 mi sono appellato direttamente al Cardinale Innocenti
contro il suo intervento chiaramente ultra vires. Nel mio
appello sottolineavo che la Congregazione per il Clero non aveva diritto
a emettere sua sponte un ordine che il Vescovo di Avellino
non considerava conforme alla sua autorità, e che il Cardinale
Innocenti stava chiaramente oltrepassando la sua competenza e autorità
all'interno della Congregazione. Egli non rispose mai, né fece
alcun tentativo di far rispettare il suo intervento, dal che si può
dedurre soltanto che egli ne ammetteva l'irragionevolezza e l'inutilità.
Mi appello a Sua Santità e l'intervento
viene ritrattato - 1990
Mi appellai
contro l'intervento del Cardinale Innocenti anche direttamente a Sua
Santità stessa in una lettera che Le consegnai durante un'udienza
generale svoltasi nel gennaio del 1990.
In seguito
al mio appello a Sua Santità, il Cardinale Innocenti rinunciò
al suo intervento ultra vires, che non venne più menzionato
da lui o dalla Congregazione. Nell'ottobre del 1989, invece, il Cardinale
Innocenti e l'allora Segretario della Congregazione, il Cardinale
(poi Arcivescovo) Agustoni scrissero privatamente al Vescovo Pierro
suggerendogli di richiamarmi alla diocesi dando l'impressione che
l'ordine giungesse ex sese, cioè fingendo che l'ordine
fosse un'idea del Vescovo Pierro, e non del Cardinale Agustoni. Perciò
il Cardinale Innocenti e il Cardinale Agustoni tentarono di fare in
maniera indiretta ciò che la legge vietava loro di fare in
maniera diretta.2 Proprio il fatto che essi ricorressero
a questo sotterfugio dimostra che entrambi sapevano che l'intervento
del luglio 1989 da parte del Cardinale Innocenti contro di me era
illegale e nullo.
Una coercizione illecita viene esercitata
sui vescovi
Ad Quo e Ad Quem per impedire la mia
escardinazione/incardinazione - 1990-1995
Sotto le pressioni
del Cardinale Agustoni e del Cardinale Innocenti, nel novembre 1989
il Vescovo Pierro mi spedì una lettera nella quale minacciava
di revocare il permesso di restare in Canada qualora, nel giro di
30 giorni, non avessi trovato un altro vescovo. Fortunatamente il
Vescovo Pierro non mi richiamò mai ad Avellino. Al contrario,
incontrandosi con me ad Avellino il 25 gennaio 1990, e in una serie
di lettere, il Vescovo Pierro confermò di nuovo il permesso
del suo predecessore di risiedere fuori dalla diocesi. Proprio durante
il nostro incontro del gennaio 1990, il Vescovo Pierro affermò
che “sospenderla sarebbe un peccato mortale”. Egli desiderava il mio
bene e mi disse di tornare in Canada. Inoltre, il 4 agosto 1989, il
Vescovo Pierro emise un decreto di escardinazione dalla Diocesi di
Avellino (che potei impiegare per ottenere l'incardinazione nell'Arcidiocesi
di Hyderabad, come spiegherò in seguito).
Ma tutti o
alcuni dei prelati identificati nel sottotitolo di questo documento
continuarono a cercare il modo di costringermi a tornare ad Avellino
e di intromettersi nel mio lavoro, anche se non avevo fatto nulla
di sbagliato e il Vescovo Pierro non desiderava il mio ritorno. Tra
l'altro, nell'ottobre del 1992 il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo
Sepe pubblicarono sull'Osservatore Romano un annuncio fuorviante,
nel quale si affermava che la conferenza organizzata a Fatima dal
mio Apostolato “non è stata approvata dalle autorità
ecclesiastiche competenti” [Dichiarazione del Cardinale Sanchez e
dell'Arcivescovo Sepe pubblicata come Bollettino vaticano sull'Osservatore
Romano, n° 41 - 14 ottobre 1992, edizione inglese, e sull'edizione
italiana di una settimana prima. La “dichiarazione”, da allora, circolò
ripetutamente, l'ultima volta nell'ottobre del 1999]. Non solo possedevo
il permesso del Vescovo di Fatima-Leiria, ma tale approvazione non
sarebbe stata neanche necessaria, come chiarisce il Codice del 1983,
can. 208-228, 278, 299.
Il 13 gennaio
1994 incontrai ad Avellino il nuovo Vescovo, Sua Eccellenza Antonio
Forte. Discutemmo a proposito di un'offerta di incardinazione che
avevo ricevuto dal Vescovo di Simla-Chandigarh, la quale avrebbe soddisfatto
l'obbligo di trovare un altro vescovo. Il Vescovo Forte mi aveva già
spedito una lettera in cui affermava che la mia escardinazione
gli era stata impedita dal Cardinale Sanchez e dall'Arcivescovo
Sepe. In seguito il Vescovo di Simla-Chandigarh ricevette pressioni
per fargli ritirare la sua offerta mediante un intervento assolutamente
straordinario del Nunzio in India, il quale evidentemente si adeguava
ai “preoccupanti segnali” del Segretario di Stato vaticano. Durante
il nostro incontro del 13 gennaio, il Vescovo Forte mi assicurò
che, nonostante questi sviluppi egli stesso non aveva alcun motivo
di lagnarsi di me. Quando chiesi al Vescovo Forte cosa avrei
dovuto fare, mi rispose di tornare in Canada.
Eppure, Santo
Padre, il 13 gennaio 1994, soltanto 18 giorni dopo, il Vescovo Forte
emise un decreto in cui mi accusava di essere un sacerdote con una
“cattiva reputazione” perché vivevo in Canada, dove egli mi
aveva detto di andare! E inoltre mi accusava di “scandali” (versione
italiana), e di “oltraggi” (versione inglese) che richiedevano il
mio emendamento in base al can. 1339, quando egli mi aveva detto di
non avere motivo di lagnarsi di me! Sua Santità, può
esserci una sola conclusione: questo decreto è stato il prodotto
di una coercizione dall'alto, di un abuso dell'autorità ecclesiastica.
Da allora
in poi, Santo Padre, l'abuso di autorità si è soltanto
intensificato.
Nel maggio
del 1994, ricevetti un'offerta scritta di incardinazione da parte
del Vescovo di Anapolis, in Brasile, adempiendo in tal modo, per la
seconda volta e per iscritto, all'obbligo di trovare un altro vescovo
(altre offerte erano state fatte oralmente da altri vescovi). Sapendo
che la coercizione era stata esercitata dall'alto, nella sua offerta
di incardinazione il Vescovo di Anapolis mi disse che doveva restare
segreta fino al 16 luglio 1994, quando sarebbe stata effettiva. Dopo
un intervento straordinario dell'Arcivescovo Sepe, comunque, il Vescovo
scrisse il 13 luglio 1994 per dire che non aveva altra scelta se non
quella di ritirare l'offerta.
Il 4 novembre
1995 ricevetti un decreto formale scritto di incardinazione dall'Arcivescovo
di Hyderabad, soddisfacendo quindi, per la terza volta,
l'obbligo di trovare un altro vescovo. Sua Santità, in quella
Arcidiocesi il mio Apostolato ha un orfanatrofio completamente a suo
carico e, di recente, l'Apostolato ha contribuito a costruire delle
nuove attrezzature per gli orfani. Nell'Arcidiocesi, inoltre, ho condotto
dei pellegrinaggi mariani, che hanno attratto decine di migliaia di
cattolici e di persone che potrebbero essere dei potenziali convertiti,
venute a vedere la statua della Vergine Pellegrina benedetta dal Suo
predecessore proprio a tale scopo.
L'Arcivescovo Arulappa protesta contro i funzionari
della
curia: abuso di potere nel mio processo - 1995
Riferendosi
in maniera evidente all'iniqua coercizione da parte del Cardinale
Sanchez e dell'Arcivescovo Sepe, il decreto dell'Arcivescovo di Hyderabad
(datato 4 novembre 1995), afferma che “le forze del male cospirano
per distruggere la sua opera d'amore ... le forze burocratiche non
possono soffocare l'opera di Dio”. Tuttavia, dopo gli inauditi interventi
da parte del Nunzio Papale e del Cardinale Sanchez, l'Arcivescovo
mi scrisse nel marzo del 1996 per comunicarmi che non avrebbe potuto
onorare il suo decreto, benché non lo abbia mai revocato.3
In seguito si scoprì che il Cardinale Sanchez aveva dichiarato
all'Arcivescovo che la mia incardinazione a Hyderabad era “inesistente”!
Il Segretario di Stato interdice me e l'Apostolato
in tutta la Chiesa - 1992-1999
Oltre a tutte
queste inaudite intromissioni nei diritti sacerdotali ed episcopali
da parte dei suddetti prelati, il Segretario di Stato vaticano ha
fornito delle informazioni negative su di me a ogni vescovo del mondo
tramite i nunzi, e ha persino interferito con il rilascio dei visti
consolari per i vescovi che desideravano partecipare alle conferenze
su Fatima indette dal mio Apostolato in Portogallo (1992), in Messico
(1994), a Roma (1996) e in Canada (1999), una sfacciata violazione
della libertà e della dignità dei vescovi come successori
degli Apostoli. I nunzi, per mezzo di visite personali, di fax e di
altre forme di contatto, hanno costantemente esercitato pressioni
su vescovi e sacerdoti per impedirgli di partecipare a qualsiasi conferenza
su Fatima indetta dal mio Apostolato.
In breve,
Santo Padre, io e il mio Apostolato siamo stati efficacemente interdetti
in tutta la Chiesa senza aver commesso alcun reato. Questo fatto è
davvero senza precedenti negli annali della legge canonica.
Vengo minacciato di sospensione se non acconsento
a un esilio a vita in un paese straniero - 1996-1999
Nonostante
la mia incardinazione a Hyderabad, il 16 maggio 1996 il Vescovo Forte
emise un secondo decreto contro di me, avvisandomi che sarei stato
sospeso dal sacro sacerdozio se non avessi fatto ritorno ad Avellino
entro 29 giorni. Dopo un'assenza approvata di più di 16 anni,
ero tenuto ad abbandonare immediatamente il mio Apostolato e i suoi
150 impiegati, l'orfanatrofio che esso sostiene, la mia dimora e tutti
i miei affari personali, per poi accingermi a violare la legge italiana
sull'immigrazione con un ritorno illegale, all'età di 54 anni,
in una diocesi italiana che non ha missioni canoniche per me, e il
cui vescovo, dal 1978, non mi ha mai sostenuto né ha mai richiesto
la mia presenza. Il Vescovo di Avellino, obbiamente, non aveva alcun
motivo legittimo per emettere un ordine così assurdamente iniquo
ma, piuttosto, era motivato dalle pressioni illecite ad opera del
Cardinale Agustoni, del Cardinale Sanchez e dell'Arcivescovo Sepe,
che agivano di concerto. Eppure il Vescovo si è reso complice
della loro congiura non difendendo la sua giurisdizione in quanto
Ordinario di Avellino. E tutto questo, Santità, nonostante
altri tre vescovi sarebbero stati lieti di incardinarmi nelle loro
diocesi.
Mi si ordina di violare la legge
italiana sull'immigrazione - 1996
Santo Padre,
i prelati nominati in precedenza sono così risoluti a perpetrare
questa ingiustizia da ignorare deliberatamente la legge italiana sull'immigrazione,
che proibisce agli stranieri di risiedere in maniera permanente in
Italia senza il permesso di soggiorno adeguato. Emettendo ciecamente
gli ordini per volere della Congregazione e del Segretario di Stato,
il Vescovo Forte non mai compiuto il minimo tentativo di rispettare
i requisiti per i visti religiosi previsti dalla legge italiana, comprese
le garanzie a vita scritte per il consolato italiano sul mio sostegno
economico e sulla copertura medica e una lettera formale al consolato
a conferma del mio assenso a diventare residente permanente sotto
il patrocinio del Vescovo. Questo genere di questioni legali vincolano
la Chiesa in base al can. 22, che incorpora le leggi civili attinenti
al Codice di Diritto Canonico. Senza il visto adeguato sarei stato
espulso nel momento stesso del mio ingresso in Italia, a meno che
non volessi mentire sullo scopo della mia visita.
Inoltre, negli
scorsi 21 anni il Vescovo non ha assolutamente provveduto alla mia
vecchiaia, ben contento di non dovermi mantenere in alcun modo. Davvero
ci si aspetta che io, un cittadino canadese oramai di quasi 60 anni,
torni in Italia come uno straniero illegale dopo un'assenza di 21
anni, solamente per esserne espulso come un indigente privo di pensione
una volta che i succitati prelati siano riusciti nello scopo di distruggere
il mio apostolato? Come si può pensare una cosa del genere
quando vi sono tre vescovi che sarebbero felici di incardinarmi, permettendomi
di proseguire il mio lavoro e di mantenermi in Canada in modo non
diverso da quello consentito a migliaia di sacerdoti in tutto il mondo?
Un ordine cui è legalmente e moralmente
impossibile obbedire
Sua Santità,
persino se l'ordine del Vescovo Forte fosse fondato, ed evidentemente
non lo è, poiché non vi era una sola ragione per questo
ordine, e io sono già incardinato a Hyderabad, è per
me legalmente e moralmente impossibile obbedirvi. Forse nessuno, nella
mia situazione, potrebbe obbedire a tale ordine. Esso equivale, di
fatto, a una sentenza di prigionia a vita e alla perdita di tutti
gli averi temporali, anche quelli necessari alla mia sopravvivenza
nella vecchiaia. Quando si considera che il Vescovo di Avellino non
ha alcun bisogno dei miei servigi, e che altri tre vescovi si sono
offerti di incardinarmi, diviene evidente che l'ordine di rientro
è soltanto una maligna punizione priva di una sembianza di
giustificazione in base alla legge della Chiesa.
II. Le procedure canoniche nel mio processo
- 1994-1999
I miei ricorsi alla Congregazione
Naturalmente
ho fatto ricorso alla Congregazione, e quindi alla Segnatura Apostolica,
contro entrambi i decreti del Vescovo di Avellino che ordinavano il
mio ritorno. Ma questi ricorsi non furono giudicati da altri che dal
Cardinale Sanchez e dall'Arcivescovo Sepe, gli stessi prelati che,
da anni, agivano contro di me.
Non voglio
tediare Sua Santità con i molti dettagli degli atti di entrambi
i ricorsi. Sarà sufficiente esporre gli aspetti più
importanti di questa grossolana ingiustizia:
— Il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe hanno dichiarato
in entrambi i ricorsi che il mio “insuccesso” nel trovare un altro
vescovo era una “giusta causa” per richiamarmi ad Avellino, quando
sono stati loro stessi, il Prefetto e il Segretario della Congregazione,
a impedire la mia incardinazione in tre diocesi diverse. Nei loro
decreti che appoggiavano gli “ordini” del Vescovo di tornare ad
Avellino, il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe hanno inoltre
rifiutato di ammettere la loro illecita intromissione nella mia
incardinazione altrove.
— Il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe, inoltre,
hanno dichiarato che il Vescovo di Avellino aveva “gravi ragioni”
per rifiutare la mia escardinazione dalla Diocesi di Avellino quando,
di fatto, non ne aveva alcun motivo, come egli ammetteva in mia
presenza nel gennaio del 1994, e furono soltanto gli stessi Cardinale
Sanchez e Arcivescovo Sepe a bloccare la mia escardinazione. Nei
loro decreti il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe hanno persino
tralasciato di menzionare il fatto che furono loro stessi, e non
il Vescovo, a impedire la mia escardinazione!
— Il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe hanno dichiarato
che la mia incardinazione a Hyderabad era “inesistente” perché
non ero “canonicamente libero” di essere escardinato.4
Io non sono “canonicamente libero” perché mi è stato
ordinato di tornare ad Avellino. Ma mi è stato ordinato di
tornare soltanto perché si è ritenuto che “non sia
riuscito” a trovare un altro vescovo. Eppure sono stati il Cardinale
Sanchez e l'Arcivescovo Sepe a impedirmi di trovare un altro vescovo,
compreso l'Arcivescovo di Hyderabad, rispetto al quale la mia incardinazione
è stata dichiarata “inesistente” dal Cardinale Sanchez e
dell'Arcivescovo Sepe. In sostanza, questi due prelati hanno
dichiarato che devo essere punito per non essere riuscito a compiere
ciò che loro stessi mi hanno deliberatamente impedito di
compiere.
— Quando ho sollecitato la ricusazione del Cardinale
Sanchez e dell'Arcivescovo Sepe per la ragione che quegli stessi
prelati che ostacolavano i miei diritti non avrebbero dovuto presiedere
proprio il giudizio sui miei diritti, essi hanno risposto che il
diritto a un giudice imparziale “non è previsto dalla legislazione”
per le “procedure amministrative”. In altre parole, secondo
il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe, nel promulgare la legge
del Codice di Diritto Canonico del 1983, Sua Santità non
ha previsto il diritto naturale essenziale ad avere un giudice imparziale
nelle procedure che potrebbero portare alla sospensione di un sacerdote
dall'esercizio dei Sacri Ordini, compresa l'offerta della Messa
per la liberazione delle anime del Purgatorio, per l'espiazione
delle colpe da parte dei viventi, e per il benessere dell'intera
umanità.
— Il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe hanno dichiarato
che la mia incardinazione nell'Arcidiocesi di Hyderabad non sarebbe
di alcuna utilità per il suo Arcivescovo, quando il mio Apostolato
vi patrocina un orfanatrofio e l'Arcivescovo stesso ha dichiarato
che l'Apostolato è “opera di Dio”. Sua Santità, come
possono dei membri della Sua curia affermare seriamente che un sacerdote
la cui opera in una diocesi consiste nel sostenere un orfanatrofio,
non è utile per quella stessa diocesi? È assurdo.
— Il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe hanno dichiarato
che la mia incardinazione a Hyderabad sarebbe “fittizia”, perché
di fatto non risiedo lì. Eppure in tutta la Chiesa vi sono
sacerdoti che lavorano in diocesi diverse da quelle in cui sono
stati incardinati, e nessuno sostiene che le loro incardinazioni
siano “fittizie”. Il can. 283 stabilisce semplicemente che i sacerdoti
“non si devono assentare dalla loro diocesi senza avere almeno il
presunto permesso del proprio ordinario”. Migliaia di sacerdoti
possiedono tale permesso, e il mio era scritto. Perché a
me solo, tra tutti i sacerdoti, è stata richiesta la presenza
fisica nella diocesi di incardinazione quando questa richiesta non
esiste nella legge della Chiesa?
— Il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe hanno dichiarato
che ero un sacerdote con una “cattiva reputazione”. Sotto le pressioni
di questi prelati, il Vescovo di Avellino ha sostenuto la stessa
falsa accusa solo pochi giorni dopo avermi detto egli stesso di
tornare in Canada in base al vecchio permesso! Il Vescovo si riferisce
a me come a un sacerdote di “cattiva reputazione” per essermi recato
dove egli mi aveva detto!
— Il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe hanno dichiarato
che ero “disubbidiente” perché sono rimasto in Canada nonostante
gli ordini di rientro. Ma come poteva essere definita “disubbidiente”
l'azione di ricorso contro ordini ingiusti in modo da renderli non
effettivi? Quale sarebbe il senso di un ricorso se mi fossi esposto
proprio al danno che stavo cercando di evitare in maniera legittima
attraverso il ricorso?
I miei ricorsi alla Segnatura
I miei ricorsi
alla Segnatura non hanno avuto una sorte migliore, dato che vennero
presentati la prima volta alla Prefettura proprio dal Cardinale Agustoni,
lo stesso prelato che aveva istigato segretamente il mio ritorno ad
Avellino nel 1989, suggerendo al Vescovo di fingere che fosse una
propria idea. La storia del processo alla Segnatura è riassunta
brevemente in quanto segue:
— In entrambi i miei ricorsi la Segnatura Apostolica
ha rifiutato di accettare che il mio caso venisse discusso da tutti
i giudici del tribunale. I miei ricorsi vennero semplicemente dichiarati
“evidentemente privi di qualsiasi fondamento” e vennero confermate
tutte le decisioni del Cardinale Sanchez e dell'Arcivescovo Sepe
contro di me. Durante più di cinque anni di procedure canoniche,
la Segnatura ha rifiutato di riconoscere che il Cardinale Agustoni,
il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe hanno manovrato contro
di me da dietro le quinte in una maniera che non ha precedenti.
È stato solo con l'ultimo decreto del luglio 1999 che la
Segnatura ha infine ammesso che questi interventi erano effettivamente
avvenuti, benché ora asserisca (per la prima volta dall'inizio
di questa vicenda) che tutti gli interventi erano stati esercizi
“vicari” dell'autorità papale effettuati in Suo nome,
Santo Padre.
— Persino quando la Segnatura ha infine ammesso nel
suo decreto del luglio 1999 che il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo
Sepe per anni erano davvero intervenuti contro di me, ha affermato
che essi avevano la “autorità vicaria papale” di agire in
questa maniera. Eppure la Segnatura non ha mai neanche tentato
di spiegare con quale autorità i prelati del Vaticano possono
ordinare a un sacerdote di trovare un altro vescovo, poi di ordinare
ai vescovi di non incardinare quello stesso sacerdote, poi di ordinare
al vescovo originale di non escardinare il sacerdote, e quindi di
dichiarare che il sacerdote è “disobbediente” perché
non ha trovato un altro vescovo disposto a incardinarlo! La
“autorità vicaria papale” include il diritto a esercitare
questa tirannia? Sua Santità desidera che questa condotta
venga celata dietro il Suo nome?
— Il Cardinale Agustoni ha deliberato contro di me
in occasione del mio primo ricorso (contro l'ordine del 31 gennaio
1994), anche se era stato lui stesso, nella sua lettera del 28 ottobre
1989, a dire al Vescovo di Avellino di emettere tale ordine fingendo
che fosse una sua idea. Soltanto dopo che Sua Santità ha
ricevuto una copia della lettera del Cardinale Agustoni (che il
cardinale evidentemente credeva che io non avrei mai scoperto) egli
si è ritirato dal processo, ma non prima di deliberare contro
di me nel primo ricorso e di emettere decisioni procedurali durante
il secondo ricorso.
— Benché durante il primo ricorso il mio avvocato
fosse così gravemente malato da non riuscire a trasmettermi
il decreto del Cardinale Agustoni del 15 maggio 1995 se non 17 mesi
dopo il suo rilascio, la Segnatura mi ha negato qualsiasi diritto
a ricorrere in appello contro il decreto, affermando che era stata
colpa mia non essere riuscito ad appellarmi entro 15 giorni. Eppure
la Segnatura non mi ha mai spedito direttamente copia del decreto,
nonostante lo abbia fatto per ogni altro decreto emesso durante
il mio processo. In sostanza, l'unica colpa che mi è stata
trovata è stata quella di non essermi appellato entro 15
giorni contro un decreto che il mio avvocato e la Segnatura non
sono riusciti a fornirmi!
— Ad aggravare questa ingiustizia, il decreto della
Segnatura del 20 gennaio 1998 mi accusa di essermi comportato in
maniera “fraudolenta” con l'Arcivescovo di Hyderabad per avergli
presumibilmente mostrato il decreto del 1978 emesso dal Vescovo
Venezia al fine di ottenere l'incardinazione a Hyderabad nel novembre
del 1995. Secondo quanto si afferma, questa era una “frode”, in
quanto si presumeva che il mio diritto all'escardinazione fosse
stato “revocato” dall'ordine di rientro del 31 gennaio 1994.5
In primo luogo, non ho mai mostrato il decreto all'Arcivescovo.
Soprattutto, il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe non mi hanno
mai informato che il decreto del 1994 del Vescovo di Avellino aveva
“revocato” il mio diritto all'escardinazione fino al loro decreto
del 20 settembre 1996, quasi un anno dopo la mia incardinazione
a Hyderabad. Perciò, sono stato accusato di “frode” dal più
alto tribunale della Chiesa per non essere riuscito a prevedere
il futuro! Benché il Promotore di Giustizia più
tardi abbia ammesso che la dichiarazione di “frode” era erronea,
la Segnatura non la ha mai ritrattata.
— La Segnatura, inoltre, ha dichiarato che io dovrei
essere sospeso dal sacerdozio perché sono stato avvertito
della mia presunta “disobbedienza” dal Vescovo di Avellino. Ma,
in primo luogo, non vi è stato alcun “avvertimento” né
alcuna “disobbedienza”, a meno che fare ricorso contro un ordine
ingiusto non costituisca disobbedienza all'ordine, nel cui caso
i canoni che provvedono ai ricorsi gerarchici e alla sospensione
delle sanzioni sono privi di significato.
— Carlo Martino, l'avvocato impegnato nella difesa
delle azioni del Cardinale Sanchez e dell'Arcivescovo Sepe contro
di me, ha pubblicato nel suo memoriale la mostruosa offesa
che io dovrei essere “espulso dal seno del sacerdozio”. Egli non
si cura di presentare un singolo fatto, perché non ve ne
sono, per giustificare questa oltraggiosa affermazione. Questo “avvocato”
evidentemente non possedeva la qualifica per difendere la “autorità
ecclesiastica”, ma era chiaramente destinato a placare l'animosità
di suo fratello, l'Arcivescovo Renato Martino, osservatore
del Segretariato di Stato vaticano presso Nazioni Unite, organizzazione
che il mio Apostolato (insieme al Cardinale Ratzinger) ha condannato
pubblicamente in modo piuttosto vigoroso.
La Segnatura rivela infine che non vi è
un'accusa reale nei miei confronti
Sua Santità,
il 10 luglio 1999, infine, la Segnatura ha emesso un “decreto definitivo”
contro di me. Questo documento è il coronamento di questo monumento
all'ingiustizia.
Santo Padre,
nel corso dei processi ho già dimostrato i molti errori fattuali
nei decreti della Congregazione e nei Votum presentati dai Promotori
di Giustizia nel mio processo. Tra l'altro, ho dimostrato che non
mi sono mai reso colpevole di “scandali” o di “oltraggi”, né
di qualsiasi “frode” ai danni dell'Arcivescovo di Hyderabad, né
di qualsiasi altra condotta che avrebbe potuto giustificare la mia
espulsione dal “seno del sacerdozio”. Eppure, anche se questi errori
sono stati chiaramente dimostrati, la Segnatura nel suo ultimo decreto
ha dichiarato unicamente che:
“Anche se vi fossero errori nell'esposizione dei fatti,
nella comparsa dei fatti o dei motivi (ragioni), la decisione può
nondimeno essere giusta e legittima”.
In altre parole,
secondo la Segnatura, le decisioni nel mio caso sono “giuste e legittime”
nonostante tutti gli errori di fatto o gli errori di ragionamento!
Il risultato è l'unica cosa che conta.
Quindi vengo accusato solamente di una
“condizione irregolare” che non esiste
In questo
“decreto definitivo” la Segnatura ha accantonato qualsiasi accusa
di “scandali”, “oltraggi” o di “frode”, e ora controbatte soltanto
che mi è stato giustamente ordinato di rientrare nella Diocesi
di Avellino semplicemente e unicamente perché si doveva porre
rimedio alla mia “condizione irregolare”.
E in cosa
consiste questa “condizione irregolare”? Un esame del decreto della
Segnatura mostrerà che consiste in null'altro che risiedere
in Canada con il permesso scritto e orale del mio Vescovo mentre dirigo
un Apostolato che ho tutto il diritto di dirigere in base ai canoni
299 e 278.
Come per il
permesso di risiedere in Canada, la Segnatura dichiarava ora che il
decreto del Vescovo Venezia del 1978 non ha mai contenuto tale permesso,
ma soltanto il permesso di vivere in Canada previa l'accettazione
da parte di un vescovo canadese. Ma questo non è ciò
che il decreto del Vescovo afferma. Infatti, nel suo precedente decreto
la Segnatura ammetteva che avevo il permesso di risiedere in Canada
fino al 17 luglio 1990 (in verità il permesso non è
stato revocato fino al decreto del 31 gennaio 1994 emesso dal Vescovo
di Avellino, se il suo decreto di quella data fosse effettivamente
legale). La Segnatura si contraddice in maniera evidente e cambia
completamente il significato di un documento decisivo!
La Segnatura riconosce la legittimità
del mio Apostolato
Come per il
mio impegno nell'Apostolato, la Segnatura non nega che l'Apostolato
sia legittimo e che non sia necessario un permesso: “Qui non
ci stiamo occupando della legittimità dell'associazione privata
(per la quale sembra che la Chiesa non chieda il riconoscimento, come
nel canone 299 §3) ...”.
La legittimità
dell'Apostolato non può essere negata, dato il diritto naturale
dei fedeli, compresi i sacerdoti delle diocesi, di fondare e partecipare
ad associazioni private senza l'approvazione episcopale, come previsto
dai canoni 299 e 278. Eppure la Segnatura sostiene ora che il mio
lavoro in questo Apostolato dichiaratamente legittimo sia in qualche
modo in contraddizione con lo stato sacerdotale. Ma come può
un Apostolato legittimo essere in contraddizione con lo stato sacerdotale?
La Segnatura non lo dice.
La Segnatura
afferma inoltre che l'Apostolato sarebbe in contraddizione con il
mio stato sacerdotale, nonostante l'Arcivescovo di Hyderabad lo abbia
elogiato come “opera di Dio” e sarebbe lieto di darmi il permesso
di continuare il mio lavoro pur risiedendo in Canada.
La Segnatura nega che l'assistenza agli orfani
operata
dal mio Apostolato sia un “servizio sacerdotale valido”
per la Chiesa di Hyderabad
Sua Santità,
la Segnatura Apostolica controbatte seriamente che il lavoro per l'orfanatrofio
e per i pellegrinaggi mariani nell'Arcidiocesi di Hyderabad non costituisce
“collaborazione con il vescovo” come richiesto dall'incardinazione.
Eppure in tutto il mondo i sacerdoti “collaborano” con i loro vescovi
facendo un lavoro di gran lunga meno utile per le rispettive diocesi.
In verità molti sacerdoti mancano dalle loro diocesi per dedicarsi
allo studio secolare privato, per insegnare nelle università
secolari e per altri impieghi che non apportano benefici diretti alla
diocesi di incardinazione. Eppure il beneficio diretto e sostanziale
che apporto alla Arcidiocesi di Hyderabad viene misteriosamente ritenuto
una “collaborazione” insufficiente.
E, fatto anche
più assurdo, mi viene detto che dovrei “collaborare” con il
Vescovo di Avellino facendovi ritorno e non facendo null'altro che
languire per il resto della mia vita in un luogo in cui non potrei
mai avere una missione canonica!
Sua Santità,
l'ultimo decreto sostiene che non vi è nulla, assolutamente
nulla, che io possa fare per sanare la mia presunta “condizione irregolare”,
eccetto fare ritorno alla Diocesi di Avellino. Non ha importanza se
molti altri vescovi sarebbero disposti a incardinarmi altrove, non
ha importanza se ho potuto ottenere molti permessi per risiedere in
Canada, non ha importanza quanti benefici vengano realmente forniti
dal mio Apostolato ad altre diocesi, la mia condizione resta “irregolare”
a meno che non risieda fisicamente in una diocesi che non ha bisogno
di me, che non mi ha mantenuto per 23 anni e che non ha alcuna missione
sacerdotale per me.
La Segnatura decide di ignorare l'illegalità
del mio
ritorno ad Avellino in base alla legge civile italiana
Riguardo alla
realtà legale che mi impedisce di risiedere in modo permanente
in Italia perché non sono cittadino italiano, la Segnatura
semplicemente la nega, asserendo che la legge italiana sull'immigrazione
non pone alcun impedimento alla mia residenza permanente ad Avellino,
anche se il Vescovo di Avellino non ha fatto nulla per assicurarmi
un visto adeguato. Eppure, nel suo precedente decreto, la Segnatura
sosteneva che la legge sull'immigrazione era un impedimento alla mia
residenza a Hyderabad! Ancora una volta la Segnatura si contraddice
in maniera evidente, abbandonando la coerenza al fine di raggiungere
il risultato prestabilito. Naturalmente questa contraddizione deriva
dal tentativo di confermare la tesi secondo la quale la residenza
fisica permanente è necessaria per essere incardinati in una
diocesi. Al contrario è esperienza comune a migliaia di sacerdoti
il fatto di risiedere fuori dalla diocesi di incardinazione con il
permesso del loro ordinario, come esplicitamente autorizzato dalla
legge della Chiesa (cfr. can. 283).
L'ex Prefetto della Segnatura ammette che
il reale
motivo delle azioni intraprese contro di me è mettermi a tacere
È necessario
dire che il primo firmatario di quest'ultimo decreto non era altri
che l'Arcivescovo Zenon Grocholewski il quale, nel gennaio 1997, ha
spontaneamente ammesso con l'avvocato Franco Ligi che il mio caso
“non riguarda l'incardinazione di Padre Gruner, ma ciò che
dice. Egli provoca il disaccordo”. Eppure in nessuno dei decreti della
Segnatura e della Congregazione si fa menzione di questo presunto
“disaccordo”. Al contrario, la Segnatura riconosce che il mio Apostolato
è di per se stesso legittimo.
Proprio il
Prefetto della Segnatura che ha firmato questo “decreto” contro di
me, dunque, è colui che ammette che le procedure contro di
me sono una simulazione per celare il tentativo di mettere a tacere
un sacerdote che non può essere messo a tacere in altro modo.
E quindi,
Sua Santità, dopo anni di procedure canoniche la Segnatura
ha ammesso infine che l'unica ragione degli ordini contro di me è
una “condizione irregolare” che consiste in una condotta perfettamente
legale non diversa da quella di migliaia di altri sacerdoti. Il decreto
propone di punirmi per un'offesa che non esiste.
Un documento pieno di false accuse mai ritrattate
Nel frattempo,
avendo ridotto il processo nei miei confronti all'offesa inesistente
di avere una “condizione irregolare”, i prelati qui citati si sono
lasciati dietro un verbale delle procedure pieno di false dichiarazioni
(mai ritrattate) contro di me, comprese le seguenti:
— Che io “ho estorto il sacro sacerdozio”. [3 gennaio
1989, lettera della Congregazione per il Clero firmata dal Cardinale
Innocenti e dal Cardinale Agustoni per informazione e convinzione,
e riferita al n° 14, 1 del Votum preparato dal Rev. Frans Daneels,
O. Praem, Promotore di Giustizia].
— Che la conferenza di Fatima indetta dal mio Apostolato
a Fatima, in Portogallo, “non è stata approvata dalle autorità
ecclesiastiche competenti” [Dichiarazione del Cardinale Sanchez
e dell'Arcivescovo Sepe pubblicata come Bollettino Vaticano su L'Osservatore
Romano, n° 41 - 14 ottobre 1992, e da allora circolata
ripetutamente fino all'ottobre del 1999].
— Che sono de facto un sacerdote con una
“cattiva reputazione” (decreto del Vescovo Forte, 31 gennaio 1994;
Decreto della Congregazione per il Clero, 20 settembre 1996, pag.
8).
— Che sono colpevole di “scandali” (versione italiana)
e di “oltraggi” (versione inglese). (Decreto del Vescovo di Avellino,
emesso il 31 gennaio 1994 ma datato erroneamente 31 gennaio 1993).
— Che mi sono comportato “in maniera fraudolenta” con
l'Arcivescovo di Hyderabad (Segnatura, 20 gennaio 1998, n° 2).
— Che sono disobbediente e persevero nella mia disobbedienza
dopo un “avvertimento” (Segnatura, 20 gennaio 1998, 27338/96, n°
4).
— Che dovrei essere “espulso dal seno del sacerdozio”
(Memoriale di Carlo Martino).
— Che sono colpevole di una “condizione irregolare”
(Segnatura, 10 luglio 1999, passim).
Ma, Sua Santità,
ancora non ho toccato l'aspetto più pernicioso delle procedure
del mio processo.
I perpetratori delle offese affermano di agire
in nome del Papa
Dopo non essere
riusciti per anni nell'illecita intromissione della Congregazione
nella mia escardinazione-incardinazione (fingendo sempre che il Vescovo
stava agendo per delle buone ragioni), la Segnatura, infine, ha ammesso
nel suo ultimo decreto che la Congregazione è realmente intervenuta
molte volte contro di me, ma che era autorizzata ad agire in questa
maniera “in nome del Supremo Pontefice con potere vicario
ordinario esecutivo ... come superiore gerarchico dei vescovi”.
Cioè, la Segnatura afferma ora che la Congregazione per il
Clero ha il potere di agire contro di me in Suo nome e con la Sua
piena autorizzazione, che il mio ricorso sia pendente o no.
Nel difendere
questa posizione, il Promotore di Giustizia ha rivelato gli interventi
aggiuntivi, le decisioni e le dichiarazioni contro di me, andando
indietro negli anni, avvenuti tutti senza avermi informato e senza
avermi lasciato l'opportunità di fare ricorso. Questi comprendevano
una notifica del Cardinale Sanchez e dell'Arcivescovo Sepe (datata
27 settembre 1993), che imponeva condizioni segrete alla mia incardinazione
a Simla-Chandigarh, condizioni che avrebbero comportato l'abbandono
del mio Apostolato e la residenza a vita in India, senza “alcuna possibilità”
di risiedere altrove anche con permesso! Nessun altro sacerdote secolare
nell'intera Chiesa Cattolica, neanche i sacerdoti apertamente eretici,
vengono sottoposti a tali restrizioni!
C'è
anche una lettera della Congregazione risalente al gennaio del 1989
che contiene l'oltraggiosa accusa che io avrei “estorto il sacro sacerdozio”.
Benché
abbia richiesto copie dei documenti pertinenti sia alla Congregazione
che alla Segnatura (consultare le lettere allegate), esse
non sono mai state fornite.
Un attacco alla divina costituzione della
Chiesa
Santo Padre,
se la Congregazione per il Clero può emettere sua sponte
ordini ai vescovi su argomenti tali come chi essi incardineranno
o escardineranno, senza neanche fornire le ragioni di questi ordini
o senza notificarli al sacerdote, allora cosa resta di “quel potere
di giurisdizione episcopale ordinaria e diretta con cui
i vescovi, che sono stati ‘posti dallo Spirito Santo’, subentrano
in luogo degli Apostoli come veri pastori, nutrendo e guidando
i greggi di individui che sono stati assegnati loro ... ”, definito
in modo così solenne dal Concilio Vaticano Primo? E cosa resta
del Pastor bonus, la Sua costituzione apostolica che definisce
l'autorità della Congregazione, e che stabilisce che la Congregazione
è stata costituita “senza pregiudicare i diritti dei vescovi
...”?
Inoltre, secondo
questa tesi, cosa diventa la relazione legale del sacerdote secolare
con il suo vescovo? Con tutto il dovuto rispetto, Santo Padre, quando
presi gli ordini non ho promesso di obbedire alla Congregazione per
il Clero, ma al vescovo che mi aveva ordinato. E questa obbedienza
è condizionata dall'obbedienza del vescovo alla legge della
Chiesa che rispetta i diritti e la dignità dei sacerdoti. Qualsiasi
sacerdote ha diritto all'escardinazione se il suo vescovo mostra un
aperto malanimo verso di lui, o se il vescovo non ha necessità
di lui, e se un vescovo benevolente è disposto ad accettarlo
altrove. Questa è esattamente la mia situazione, Santo Padre.
Eppure la Congregazione dichiara di avere il potere di costringere
un sacerdote e un vescovo a rimanere per sempre vincolati l'uno all'altro,
anche quando nessuna delle parti trarrebbe giovamento da tale legame.
Che la tesi
adottata dalla Segnatura possa forse non essere corretta è
dimostrato dal fatto che la Congregazione per il Clero non ne ha fatto
menzione in nessuno dei suoi decreti durante il mio processo. Neanche
una volta la Congregazione ha mai suggerito di avere l'autorità
di intervenire contro di me di propria iniziativa come “superiore
gerarchico” di tutti i vescovi, nell'esercizio della autorità
papale “vicaria”. La Congregazione ha sempre agito come se soltanto
il Vescovo di Avellino avesse l'autorità di ordinare il mio
ritorno nella sua diocesi, e i suoi decreti parlano solamente di confermare
le azioni del Vescovo, non le azioni della Congregazione in cui essa
ha rifiutato di impegnarsi. In un'occasione, quando la Congregazione
ha tentato apertamente un intervento sua sponte contro di
me, vale a dire la lettera del Cardinale Innocenti del 24 luglio 1989,
l'intervento venne abbandonato e non fu mai più menzionato,
nel momento in cui mi sono appellato contro di esso sia al Cardinale
Innocenti che a Sua Santità dichiarandolo un atto chiaramente
illegale. Davvero, quando mi sono rivolto in appello per quell'intervento
illecito direttamente al Cardinale Innocenti stesso (e anche a Sua
Santità), egli non ha mai risposto al mio appello, ammettendo
quindi che era fondato e che le sue azioni contro di me erano sbagliate.
Questo è
esattamente il motivo per cui, nella loro lettera segreta al Vescovo
di Avellino dell'ottobre del 1989, i Cardinali Innocenti e Agustoni
hanno chiesto che il Vescovo mi richiamasse nella sua diocesi
fingendo che fosse una sua idea. È questo il genere
di azione da intraprendere se davvero si ritiene di avere il potere
vicario del Papa a disposizione e di essere “gerarchicamente superiore”
a tutti i vescovi? Se la Congregazione ha davvero tali poteri assoluti,
allora perché nel 1989 non è stato emesso un semplice
decreto per sospendermi dopo aver rifiutato di obbedire al suo decreto
“papale” del 24 luglio di quell'anno? Perché l'intervento del
24 luglio non è mai stato menzionato nei successivi decreti
della Congregazione, nei quali mi si accusava di disobbedienza all'autorità
ecclesiastica? Certamente la disobbedienza all'intervento del 24 luglio
sarebbe stato il primo esempio di “disobbedienza” che la Congregazione
avrebbe menzionato, se quell'intervento fosse stato realmente un esercizio
legittimo del “potere vicario esecutivo” in nome di Sua Santità.
Sua Santità,
il loro silenzio e la loro condotta furtiva dimostrano la falsità
di quanto ora asseriscono per giustificare il loro inaudito abuso
di potere. Anche la divina costituzione della Chiesa verrà
compromessa per giustificare ciò che questi prelati hanno fatto?
III. Un riassunto degli errori commessi
Prego rispettosamente
Sua Santità di prendere brevemente in considerazione la vera
e propria impudenza delle ingiustizie perpetrate in Suo nome:
— Nel luglio del 1989 mi è stato illecitamente
ordinato dal Cardinale Innocenti di essere incardinato da un altro
vescovo o di fare immediatamente ritorno ad Avellino.
— Quando questo intervento illecito non ha avuto buon
esito (perché mi sono rivolto a Sua Santità), i Cardinali
Innocenti e Agustoni hanno segretamente istruito il Vescovo di Avellino
affinché mi richiamasse, fingendo che fosse una sua idea.
— Il Vescovo di Avellino (sotto una costante pressione
da parte dei Cardinali Agustoni, Innocenti e Sanchez e dell'Arcivescovo
Sepe), mi ha ordinato di trovare un altro vescovo. Ma quando ho
trovato altri vescovi, il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe
hanno ordinato al Vescovo di Avellino di non escardinarmi!
— Allo stesso tempo Sanchez e Sepe hanno ordinato a
tre vescovi benevolenti uno dopo l'altro di non incardinarmi!
— Quindi questi stessi prelati mi hanno accusato di
“disobbedienza” e di “condizione irregolare” proprio a causa di
quelle circostanze che essi stessi avevano deliberatamente creato
commettendo molteplici abusi e oltrepassando la loro autorità.
— Io e il mio Apostolato siamo interdetti in tutta
la Chiesa dal Segretario di Stato anche se non abbiamo commesso
alcun danno.
— Alla conclusione di questo processo, le molte false
accuse contro di me ora sono state bruscamente abbandonate a favore
della nuova teoria di una “condizione irregolare”, e non è
stato compiuto alcuno sforzo per ritrattare le falsità.
Santo Padre,
Lei desidera che i prelati che La servono esercitino in questo modo
le loro mansioni?
IV. La mia supplica finale
Sua Santità,
le mie opinioni sul Messaggio di Fatima certamente non Le sono sconosciute,
né La annoierò difendendole in questo documento. Sì,
è vero che non sono d'accordo con quanti affermano che la Consacrazione
della Russia è stata compiuta da Sua Santità nella cerimonia
del 25 marzo 1984. Sì, ho davvero supplicato Sua Santità
di svelare il Terzo Segreto di Fatima, che sono fermamente persuaso
contenga informazioni di importanza vitale per la Chiesa dei nostri
giorni, altrimenti perché Nostra Signora lo avrebbe consegnato
alla Chiesa attuale? E, sì, ho criticato quell'orientamento
del pensiero postconciliare che ci ha allontanati dalla fede così
come è stata espressa a Fatima, e che ci ha portati verso un
assetto del mondo sempre più pericoloso. Non è stata
Sua Santità stessa ad ammettere in Attraverso la soglia
della speranza che i pastori della Chiesa hanno “perso il coraggio
di predicare la minaccia dell'inferno”? E che le Ultime Cose non vengono
più menzionate nella predicazione e nella catechesi della Chiesa?
Nessuno può
negare, e in verità nessuno ha negato, che le opinioni
da me espresse riguardo Fatima rientrano tutte nell'ambito di quella
libertà di espressione di cui godono i leali figli della Chiesa,
dei quali io faccio parte. Inoltre, le stesse opinioni sono condivise
da decine di milioni di cattolici in tutto il mondo, che possono constatare
da soli che la Russia non si è convertita, che il mondo è
un luogo molto più pericoloso e immorale di quindici anni fa,
che la Chiesa è profondamente in crisi, che le promesse di
Fatime non si sono avverate.
In tutta la
Chiesa, Sua Santità, sacerdoti e suore che sfidano apertamente
l'insegnamento della Chiesa sfuggono a una legittima disciplina o
ricevono punizioni minime dopo decenni di aperta disobbedienza, come
dimostra il caso di Gramick e Nugent. In un recente discorso presso
il Laterano, proprio il Suo Segretario di Stato, il Cardinale Sodano,
ha copiosamente elogiato Hans Kung, lo stesso uomo che nega numerose
dottrine e dogmi della fede e La ha pubblicamente accusata di esercitare
un “ruolo dispotico nello spirito dell'Inquisizione”. Eppure mentre
i nemici della Chiesa vagano liberi per il mondo, io vengo minacciato
di sospensione dal sacro sacerdozio per aver espresso opinioni la
cui legittimità i miei persecutori non hanno mai tentato di
mettere in discussione.
Sua Santità
vorrà permettere che io venga punito ingiustamente da uomini
che non hanno l'onestà di dichiarare apertamente ciò
che ammettono in privato: che il mio caso non riguarda l'applicazione
della legge della Chiesa, ma il ridurre in qualche modo al silenzio
un sacerdote che non può essere messo a tacere altrimenti?
Sua Santità vorrà permettere che il mio caso diventi
un esempio di giustizia nei tribunali vaticani: un processo basato
su accuse immotivate, su interventi segreti, su giudici influenzati
che ostacolano da dietro le quinte proprio le parti che dovrebbero
giudicare, sul voler ignorare deliberatamente i fatti reali, su ciniche
contraddizioni e cambiamenti di posizione, tutto allo scopo di ottenere
un risultato prestabilito, senza curarsi di ciò che ordina
la giustizia?
Ciò
che è più grave, Sua Santità vorrà permettere
che coloro che perpetrano questa parodia affermino di eseguire semplicemente
la Sua volontà? Davvero Lei mi tratterebbe così, Santo
Padre? Farebbe questo a uno dei Suoi figli?
Il conforto che cerco
Lei è
il Supremo Pontefice della Santa Chiesa cattolica, il tribunale dell'ultimo
ricorso per tutti i fedeli. Le chiedo ora ciò che non posso
ottenere dai membri della Sua curia, perché essi sono determinati
a far sì che io non lo ottenga in nessun caso. Le chiedo giustizia,
Santo Padre. Le chiedo di emettere un decreto papale:
(a) che revochi i decreti immotivati contro di me
emessi dal Vescovo di Avellino, dalla Congregazione per il Clero
e dalla Segnatura,
(b) che dichiari che posso essere incardinato da qualsiasi
vescovo benevolente di mia scelta che sia desideroso di avermi,
(c) che esiga una giusta sanzione contro i prelati
succitati per il loro abuso di potere e per le false dichiarazioni
contro di me, e
(d) che ordini ai suddetti prelati di ritrattare le
loro falsità.
Chiedo tutto
ciò non solo per la mia salvezza, ma per la salvezza della
giustizia della Chiesa, per la salvezza dei diritti di sacerdoti e
vescovi di tutto il mondo e per l'integrità della divina costituzione
della Chiesa, che per troppo tempo è stata compromessa dall'abuso
di potere da parte di coloro che si considerano papi de facto.
Anche più
importante di questi problemi, Santo Padre, è la necessità
di poter discutere liberamente il contenuto del Messaggio di Fatima,
secondo i suoi meriti. Se ciò che credo di Fatima è
vero (e molti milioni di cattolici condividono le mie opinioni) allora
mettere a tacere qualunque apostolato di Fatima efficace
provoca un danno incalcolabile al bene comune della Chiesa e, in verità,
al mondo in generale.
Quindi, quando
gli uomini che affermano di agire in Suo nome mi tormentano, mi ostacolano
nel mio lavoro, gettano su di me il discredito agli occhi dei miei
colleghi cattolici, essi non danneggiano soltanto me, ma la Chiesa
e il mondo. Questo non perché io possegga qualche merito particolare,
ma a causa dei divini imperativi dello stesso Messaggio di Fatima.
Nostra Signora Stessa ha detto “Se le Mie richieste non verranno esaudite
... i buoni saranno martirizzati, il Santo Padre soffrirà molto,
intere nazioni verranno annientate”.
Come prego
per la giustizia, Santo Padre, prego anche per il Suo pontificato,
che la Nostra Beata Madre possa guidarLa sulle strade di Nostro Signore
verso la salvezza e la pace della Chiesa, e del mondo, nel prossimo
millennio.
Umilmente
presentato questo 22 giorno di novembre, nell'anno del Signore 1999.
Firmata: Padre Nicholas Gruner, S.T. L.
Note:
1. Il giorno dopo aver pronunciato questa
affermazione, il Cardinale Carter ebbe un colpo apoplettico. La sua
vita venne salvata grazie alla tempestiva diagnosi di un eminente
medico canadese il quale, da molto tempo, era mio amico personale
e grande sostenitore del mio Apostolato.
2. La Provvidenza volle che la lettera
del Cardinale Agustoni venisse scoperta anni dopo nel corso di una
causa civile in Canada. Dopo aver spedito copia della lettera a Sua
Santità (nel gennaio del 1997), insieme alla protesta contro
il suo presiedere il giudizio nel mio processo presso la Segnatura,
il Cardinale Agustoni si ritirò, ma non prima di essersi già
pronunciato contro di me durante il mio primo ricorso alla Segnatura.
3. È necessario segnalare che
Arcivescovo Arulappa ha protestato pubblicamente contro questa prepotenza
da parte dei funzionari vaticani quando, insieme as altri nove arcivescovi
e diciassette vescovi, ha firmato la lettera aperta indirizzata a
Sua Santità e pubblicata il 2 aprile 1998. L'Arcivescovo confermò
di nuovo il suo decreto di incardinazione in un decreto successivo
datato 10 marzo 1999, che afferma quanto segue:
“Avendo esaminato i documenti di Padre Nicholas Gruner,
compresa la lettera proveniente dalla Diocesi di Avellino datata
4 agosto 1989, sono lieto che il mio decreto del 4 novembre 1995
che incardina Padre Gruner nella Arcidiocesi di Hyderabad sia valido
ed effettivo e che egli sia, a tutti gli effetti, incardinato come
sacerdote della Arcidiocesi di Hyderabad a partire da quella data
... Con la dovuta oculatezza, sono convinto di agire correttamente,
nonostante sia stato in parte fuorviato da persone influenti.
Ritengo fermamente che il buon lavoro che egli sta facendo nel diffondere
la devozione all'Immacolato Cuore di Maria per il momento non dovrebbe
venire ostacolato, specialmente per mezzo di illecite pressioni
canoniche o giuridiche. Che Gesù Cristo sia lodato!”
4. Sua Santità, come può
un sacerdote non essere “canonicamente libero” di essere escardinato,
quando la legge del Diritto Canonico che Sua Santità stessa
ha promulgato afferma che l'escardinazione è un diritto che
“non può essere .... rifiutato a meno che non sussistano gravi
ragioni”, can. 270. Nel mio caso non esistono ragioni per
negare l'escardinazione, che siano gravi o no, né sono mai
esistite. Perché io solo, tra tutti i sacerdoti della Chiesa,
non sono “canonicamente libero” di essere escardinato? Da dove proviene
questa impossibilità unica?
5. Il Vescovo di Avellino non ha mai
dichiarato questo nel suo decreto del 31 gennaio 1994 o in qualsiasi
altro momento, fino a che la Congregazione non lo ha informato, circa
due anni dopo, che era ciò che doveva fare!
20 aprile 2000
Sua Santità Giovanni Paolo II
Città del Vaticano
00120 Roma
Sua Santità:
Il 22 novembre
1999 ho scritto a Sua Santità allegando un ricorso rivolto
a Lei e un libellus canonico contro i Cardinali Gilberto
Agustoni, Angelo Innocenti e Jose Sanchez, gli Arcivescovi Zenon Grocholewski
e Crescenzio Sepe, e il Vescovo Antonio Forte. Allego come riferimento
un'altra copia della mia lettera del 22 novembre 1999.
In quella
stessa lettera ricordavo rispettosamente a Sua Santità che
un analogo libellus contro il Cardinale Sanchez, l'Arcivescovo
Sepe e i loro collaboratori era stato depositato nelle Sue mani in
occasione dell'udienza generale del 20 novembre 1996, come mostrano
le fotografie dell'avvenimento scattate dal fotografo dell'Osservatore
Romano.
In conformità
con il can. 1506 del Codice di Diritto Canonico promulgato da Sua
Santità, devo rispettosamente insistere affinché Sua
Santità proceda con entrambi i libelli che, come
previsto dal can. 1405 §1, sono riservati esclusivamente al giudizio
di Sua Santità, essendo assoluta l'incompetenza di altri giudici,
can. 1406 §2.
Come stabilito
nel can. 1506, se non avrò inteso da Sua Santità stessa
un parere contrario entro dieci (10) giorni, presumerò che
Sua Santità abbia riconosciuto entrambi i libelli
come cause giudiziarie presso la Santa Sede, e che Sua Santità
stia procedendo con entrambe queste cause.
Suo umile suddito in Cristo
Firmata: Padre Nicholas Gruner