Appendice II
Il Messaggio
di Michael Gruner
28 gennaio, 1926
La scena ebbe
inizio con l'apparizione di un lieve barlume di luce, di forma arrotondata,
ma dai contorni indistinti. Gradualmente esso si espanse e divenne più
luminoso, fino ad assumere le dimensioni di un foro attraverso cui era
possibile osservare qualcosa di molto distante, ma in modo chiaro e
distinto, e da cui emergevano ombre e figure che finirono per formare
un'immagine definita: quella del parapetto e dell'altare dell'Oratorio
qui a Hartley.
Ben presto divenne
chiara la presenza della solitaria figura di un giovane, inginocchiato
al centro del parapetto. Si trattava di Douglas, con il capo chinato
sul parapetto.
Il tabernacolo
si illuminò all'improvviso, assumendo la forma del primo globo
di luce e divenendo in breve intensamente brillante, come per dare luce
alla scena. Continuò a espandersi rapidamente, divenendo sempre
più luminoso. Nel mentre, cominciò ad assumere la forma
di Nostro Signore, avvolto in una brillante luce dorata; la Sua veste
era una cosa sola con Lui.
Non era come
i nostri abiti, che sono separati da noi. Man mano che il Suo aspetto
diveniva più distinto, Egli avanzò fino al parapetto,
fino alla figura inginocchiata, e sembrò fermarsi esattamente
al di sopra di essa, come per avvolgerla, mentre la parte superiore
del corpo del nostro ragazzo diveniva quasi invisibile nella luce accecante
della presenza di Nostro Signore.
Allora io percepii
il Suo Volto, in una chiara visione di tre quarti, al centro della luce
che l'avvolgeva, irraggiandosi tutto intorno; ed Egli si chinò
sul ragazzo e sembrò abbracciargli le spalle, quasi intendesse
calmarlo e confortarlo, come avrebbe potuto fare un padre.
Durante tutto
il tempo in cui Egli indugiò presso la figura inginocchiata,
si espanse ovunque una straordinaria fragranza, o meglio, qualcosa di
più di una fragranza. Era come il più squisito profumo
che sia possibile immaginare, percepito non attraverso l'olfatto, ma
attraverso il tatto; era qualcosa che si poteva toccare, e al tempo
stesso non era una cosa concreta, ma un senso di perfetta pace e di
assoluta sicurezza; una sicurezza che nessuna tempesta poteva turbare
e nessuna folla inferocita poteva incrinare; anche se ci si fosse trovati
al centro di una simile folla, o in una tempesta in mezzo all'oceano,
la visione di questa Presenza sarebbe bastata a farci sentire al sicuro;
non era un'atmosfera, era la pace stessa, la pace vivente.
Era ancora più
forte del senso di imperturbabile pace che un uomo può provare
nel mezzo delle più ardue imprese. Era meraviglioso. Posso dire
solo questo, che era meraviglioso. Il profumo di Pace aveva invaso tutto,
e, scendendo nella mia gola, mi colmava di sé per tutto il tempo
durante il quale la Sua Forma rimase visibile.
Dopo un po',
la Forma cambiò; adesso non era più la Sua Forma, ma quella
dell'Ostia, ancora più bianca e brillante, e sembrava muoversi
in su e in giù sopra la figura ricurva, confondendosi con la
sua testa e le sue spalle; a questo punto ci fu un'altra pausa.
Un momento dopo,
la luce mutò di nuovo la sua forma e mi accorsi che il nostro
ragazzo si trovava ora al centro di molteplici figure, che lo circondavano
da vicino, al suo stesso livello; erano teste di angeli dotate di piccole
ali, come le ali di un cherubino; si chinavano verso il nostro bambino—il
nostro bambino—compiendo un leggero movimento—non proprio come se lo
baciassero, ma come se lo sfiorassero con le labbra, soffiando delicatamente
su di lui. Dopo che ebbero continuato per un po', le teste si allontanarono
tra loro, formando un cerchio intorno alla parte superiore del suo corpo,
lasciando al loro interno uno spazio vuoto, al centro del quale si trovava
la sua testa.
Improvvisamente,
alla sua (di Douglas) sinistra, apparve la figura di una bellissima
Signora; il Suo volto era di tre quarti, e aveva un'espressione incantevole,
infinitamente materna; il volto non era quello di una giovane, ed era
circondato da una luce estremamente intensa, molto più di quella
degli angeli, ma meno di quella del Nostro Signore. Era differente,
non emanava la stessa sensazione di Onnipotente sicurezza.
Ella mi sembrò
discendere verso il nostro ragazzo e sollevarlo delicatamente, la testa
appoggiata al Suo braccio sinistro. Non riuscivo a scorgerne i lineamenti;
era simile a un neonato, eppure ero certo che fosse ancora lui—Douglas;
sembrava addormentato, ma consapevole di trovarsi tra le Sue braccia.
Non aveva una forma precisa. Mentre Ella lo sorreggeva in questo modo,
il cerchio di forme angeliche si sollevò un poco con Lei, e poi
si mossero tutti insieme, allontanandosi dal parapetto, verso il lato
del Vangelo sull'altare; e fu come quando una persona circondata da
una folla viene trasportata in un altro luogo, e la folla accenna lentamente
a seguirla. In questo momento Ella era quasi completamente eretta e
potevo scorgere il Suo profilo; e per un attimo vidi che il Suo profilo
era ora esattamente quello della Nostra Signora di Hartley; ma non si
trattava di una mia fantasia; Ella era viva, e non era certo una statua.
La luce dell'intera scena era concentrata interamente su di Lei, mentre
si allontanava dal parapetto dell'altare.
I dettagli divennero
confusi, ma quando tutto divenne di nuovo chiaro, vidi che la Nostra
Signora aveva affidato l'anima del nostro ragazzo alle cure di una grande
moltitudine—una grandissima moltitudine di forme brillanti, simile a
quelle angeliche sull'altare, ma più pallide; i tratti dei loro
volti, quando erano visibili, mostravano una profonda tristezza—ma una
tristezza lieta.
Al Suo arrivo,
ci fu un intenso movimento; le figure sembravano ansiose di raggiungere
il loro nuovo compagno; era una scena molto dinamica, eppure le figure
non sembravano muoversi dai loro posti. Il loro movimento esprimeva
la premura e il desiderio di accogliere il nuovo arrivato. Ma quando
fu in mezzo a loro, il nuovo arrivato divenne simile a loro; non aveva
più l'aspetto di un bambino e lo persi quasi di vista, tanto
densa era la folla che lo aveva circondato.
Nel frattempo,
la scena era di nuovo mutata. La Nostra Signora non era più visibile.
Un raggio di luce che attraversava l'intera scena divenne all'improvviso
più ampio. A una grande distanza da me, sulla destra, si trovava
la Gloria, che sembrava provenire dal Tabernacolo. Percepii che questa
Gloria era la Luce del Nostro Signore, che sembrava uscire da una sorta
di anticamera. E, pur senza vedere al di là di essa compresi
che, se fosse stato possibile entrare in quella Gloria, ci si sarebbe
trovati completamente immersi in Dio, Che è al di là di
essa.
L'intero paesaggio,
per così dire, era composto di creature viventi. Un'ampio baldacchino,
il baldacchino del Cielo, mi separava dalla scena che stavo osservando;
lo spazio tra la Luce brillante che sovrastava da lontano il lato dell'Epistola
dell'altare e il parapetto era riempito ora da un immenso numero di
esseri, che emettevano una luce giallo-biancastra, e che avevano quasi
tutti lo sguardo rivolto in alto, verso la Gloria, la cui luce si rifletteva
sui loro volti—che erano quelli di gente i cui pensieri sono rivolti
a Dio. Le forme più prossime alla Gloria erano molto più
brillanti delle altre, non, come compresi, per la maggiore intensità
del riflesso, ma perché esse stesse emettevano e possedevano,
ed erano, una luce più intensa.
Finalmente,
la scena si stabilizzò. Il movimento e la vivacità che
l'avevano caratterizzata cessarono e lentamente essa scomparve dalla
mia vista, pur rimanendo chiara in ogni dettaglio nella mia memoria,
mentre sto scrivendo. Ed ebbi l'impressione che l'anima avesse compiuto
un lungo viaggio e, avendo raggiunto infine il perfetto equilibrio,
si sentisse assolutamente calma e felice.
Oltre le forme
più pallide ce n'erano altre, che mi sembrarono quelle delle
anime sofferenti del Purgatorio. Le forme più pallide erano invece
le anime che aspettavano solo la liberazione, senza soffrire alcuna
punizione. Le forme più brillanti e luminose erano quelle dei
santi.
Questo era dunque
il “giorno del giudizio”, in cui il Giudice era l'Amore, e la correzione
impartita era il dono dell'Amore, e le cure e l'affetto materno svolgevano
il loro ruolo nel trasferimento dell'anima a un diverso genere di vita.
... (Attorno
alle ore 11 della notte del 28 gennaio; scritto il 4 febbraio, 1926)
A questo documento
era allegata la seguente nota:
“Ho finito da
pochi istanti di leggere questo ‘Messaggio del 28 gennaio 1926’.
Esso fu scritto dal mio amato suocero, il dott. Michael Cameron Gruner,
a proposito della morte del suo diletto secondo figlio, Douglas. Doug
era rimasto da poco ucciso in un incidente nei pressi di Kerang, in
Australia. Nel febbraio del 1926 avrebbe avuto diciannove anni. Il mio
caro marito, Malcom, il maggiore dei due figli di Michael e di Yellie,
amava moltissimo suo fratello, al quale era legato da una meravigliosa
amicizia.”
... Jessie Gruner,
ore 9,30 di giovedì 5 novembre 1985.