Appendice IV
Fonte: The Fatima Crusader,
no 48; riproduzione autorizzata.
Un drammatico discorso
dell'Arcivescovo Milingo (1994)
Quella che segue è una trascrizione rielaborata
del discorso tenuto dall'Arcivescovo Emmanuel Milingo alla Seconda Conferenza
dei Vescovi sulla pace mondiale, svoltasi a Città del Messico,
domenica 13 novembre 1994.
L'Arcivescovo
Milingo, ex ordinario di Lusaka, Zambia, ricopre attualmente un'importante
posizione in Vaticano. Vive e lavora a Roma da oltre dieci anni. Dopo
essere stato uno dei più giovani arcivescovi della storia (ha
ricevuto la nomina a 39 anni), ha accumulato una vasta esperienza in
molteplici campi della vita della Chiesa Cattolica.
Oltre
un milione di persone sono state personalmente ispirate o influenzate
da qualcuna delle molte iniziative apostoliche dell'Arcivescovo. Instancabile
viaggiatore, ha partecipato alla Conferenza episcopale dopo una sosta
di diversi giorni in Giappone.
Un intervento di altissimo livello
In uno degli
interventi più entusiasmanti della Conferenza, l'Arcivescovo
Milingo ci ha fornito un esempio vivente di un autentico pastore determinato
a difendere impavidamente il messaggio di Nostra Signora di Fatima,
e il diritto dei vescovi cattolici e del nostro Apostolato di Fatima
di riunirsi per discutere liberamente del Suo messaggio.
di Arcivescovo Emmanuel Milingo
Dobbiamo essere
onesti con noi stessi. La responsabilità della consacrazione
non ricade sui vescovi. Se il Papa lo ordinasse, essa verrebbe immediatamente
eseguita. I vescovi non si tirerebbero indietro. Se pure dovesse esserci
qualche obiezione, sono certo che si tratterebbe di casi isolati, perché
il Movimento Mariano nel suo insieme sta conoscendo un momento di grande
vitalità nella Chiesa. Ho visto personalmente una folla di ventimila
persone partecipare alle processioni tradizionali. La gente accorre
a migliaia.
Migliaia di persone scrivono al Papa
Ho ricevuto
inoltre migliaia di lettere dirette al Papa per chiedere la consacrazione
della Russia al Cuore Immacolato di Maria. Mi sono occupato personalmente
di consegnare moltissime di queste lettere al Segretariato di Stato,
a partire dal 1991.
Continuano a
giungere sulla mia scrivania da tutto il mondo lettere contenenti la
richiesta della consacrazione. Posso solo fare in modo che raggiungano
il Segretariato di Stato, dove però sono convinto che vengano
bloccate.
Abuso di “obbedienza”
Non biasimo
i vescovi, veramente. Se qualcuno di loro si oppone, si tratta di casi
isolati. E lettere come questa (mostrando una lettera contro la Conferenza
della Pace di Fatima firmata da un funzionario del Segretariato di Stato)
scoraggerano altri vescovi, al punto di persuaderli a rinunciare a partecipare
alla Conferenza.
D'altra parte,
questa lettera del Nunzio, che ci dice di non partecipare alla Conferenza,
mostra concretamente come sia possibile distorcere il significato dell'obbedienza.
Si dice a quanti sono venuti qui, avete disobbedito, perché vi
era stato comunicato con una lettera ufficiale di non farlo.
Così,
a molti manca il coraggio di farlo. Che peccato! È un'umiliazione
per un essere umano, che per di più è un apostolo, un'umiliazione
che gli impedisce di assolvere ai suoi doveri in accordo con la sua
personalità e il suo carattere. A causa di una lettera del genere,
alcuni hanno rinunciato a partecipare alla nostra Conferenza.
È triste.
È umiliante. È degradante, per la dignità di un
essere umano, che si sia deciso di inviare una simile lettera, che nei
fatti ha impedito ad alcuni di partecipare a una conferenza dedicata
alla Nostra Signora. Mentre siete stati scelti per essere vescovi e
per assumervi fino in fondo le vostre responsabilità nelle vostre
diocesi, qui c'è qualcuno che ha deciso di sospendere la vostra
autorità, la vostra capacità di assolvere ai vostri compiti
e di assumervi le vostre responsabilità.
Sospensione d'autorità
È chiaro
che si tratta di un caso di sospensione d'autorità. Nessuna lettera
come questa dovrebbe poter influire sul modo in cui governiamo le nostre
diocesi. Venire a questa conferenza non ha nulla a che fare con la mia
politica nella mia diocesi e non modifica in nessun modo i miei rapporti
con la Chiesa nel suo insieme. Mi sono recato a un incontro. Sono andato
anche ad altri incontri, che non riguardavano sempre Fatima.
Ho partecipato
a molti e diversi incontri: perché allora dovrei essere controllato
se partecipo a questo? È profondamente umiliante, a mio avviso,
inviare una lettera del genere ai vescovi e far pressione su di loro
per indurli a non partecipare.
Sono venuto
qui di proposito. Sì, di proposito. Ho risposto al Segretariato
di Stato dicendo, vi prego di spedirmi una lettera contenente la necessaria
autorizzazione. Mi hanno scritto di nuovo. Una delle lettere aveva in
calce tre firme. Ho detto al mio segretario, faccia sapere loro che
sto andando alla Conferenza della pace di Fatima!
Sono un apostolo
Evidentemente,
non avrò problemi a rispondere loro molto, molto chiaramente,
perché sono responsabile di quello che faccio. Non sono uno la
cui autorità è stata sospesa. Niente affatto. Io sono
un apostolo. Questo significa che mi assumo la piena responsabilità
delle mie azioni.
Se questa lettera
rappresenta il loro modo di controllarci, significa che non hanno fiducia
nelle persone che loro stessi hanno investito di autorità.
E questo non
va! Non è affatto corretto.
Ne parlerò di persona con il Santo Padre
Sarò
ben felice quindi di mostrare questa lettera firmata dal Nunzio Apostolico
al Santo Padre. Sarò molto franco con lui su questo punto, perché
ho già avuto esperienze di questo tipo.
Ne parlerò
al Santo Padre per iscritto. Troverò i canali giusti per giungere
fino a lui. Spiegherò perché sono venuto qui, ma mi assumo
interamente la responsabilità della mia decisione e sono pronto
ad accettarne le conseguenze.
E posso assicurarvi
che questo fatto non avrà nessuna conseguenza. Dirò, se
ci sono dei vescovi che non possono portare avanti il messaggio di Fatima,
lasciate a noi, che ci troviamo ad agire in campo aperto, che non abbiamo
diocesi, ma abbiamo la gente, una possibilità. Forse la nostra
influenza non sarà sufficiente a ottenere la Consacrazione in
tempi brevi, ma almeno possiamo comunicare al popolo le richieste della
Beata Vergine Maria.
Siamo in grado
di farlo, altroché! Sappiamo come comunicare la cosa e continueremo
a farlo. Il nostro campo non è solo una diocesi, ma è
il mondo, e siamo in contatto con migliaia e migliaia di persone. Per
questo, abbiamo le occasioni, l'opportunità, la capacità
di diffondere il Suo messaggio.
I Cattolici vengono spazzati via
Vorrei insistere
soprattutto su un punto: ciascuno di noi deve diventare, in questo mondo,
un evangelizzatore. Il Regno di Dio richiede violenza e Papa Paolo VI
ha detto che ognuno deve diventare un evangelizzatore. Ma non siamo
capaci di farlo.
È per
questo che migliaia di persone che si erano appena avvicinate alla Chiesa,
come nello Zimbabwe, sono state reclutate dai gruppi evangelici. In
Italia è sorta una seconda religione, i Testimoni di Jehova.
Incredibile! E in Francia, i musulmani avanzano, e così via.
Perché?
Perché
la nostra azione pastorale è concentrata su alcuni momenti della
vita, come il battesimo, il matrimonio, la prima comunione, e così
via, ma in mezzo non c'è nulla che possa riempire il vuoto. Così
i nostri fedeli sono travolti da ogni nuova dottrina che avanza, e ne
divengono vittime.
Perché?
Perché non siamo capaci di fare discepoli, malgrado Gesù
sia venuto per fare discepoli.
Reggersi sulle proprie gambe
Nessuno di noi
entrerà in Paradiso senza portare con sé un fratello o
una sorella. Ciascuno di noi deve uscire dalla folla e reggersi sulle
proprie gambe, fiero di essere un cristiano e capace di testimoniare
il suo Cristianesimo.
Conosco un uomo
che un giorno stava pregando e il prete lo confessava—la forza della
presenza di Dio scuoteva il prete fin nel confessionale. Vedete con
quanta forza Dio Si manifestò in quell'occasione!
Ci stiamo comportando
come se la Fede Cattolica fosse un affare privato. Questo non è
affatto vero. Anche se l'occasione per la celebrazione della Consacrazione
non è ancora arrivata, c'è sempre molto da fare. Penso
che potremo andare molto, molto lontano, se riusciremo a convincere
ogni nostro fedele a farsi carico della salvezza del mondo intero.
Il mondo ha
bisogno di essere salvato e deve essere ciascuno di noi a farlo.
Per contattare
l'Arcivescovo Emmanuel Milingo, scrivetegli presso il suo ufficio:
Consiglio
pontificio per l'assistenza agli emigranti e agli itineranti, Piazza
San Callisto 16, 00153, Roma, Italia.