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Appendice V

Fonte: The Fatima Crusader. Riproduzione autorizzata.

Sulla questione della
Comunione nella mano

        È noto che Padre Gruner e altri sacerdoti non somministrano la Comunione nella mano. In questa appendice vengono forniti altri elementi che consentono di chiarire le ragioni di questa scelta.

Sezione 1: Perché la Comunione nella mano è proibita

Commentario di Padre Nicholas Gruner, S.T.L., S.T.D. (Cand.)

       Quello che segue è un commentario dei Regolamenti (v. sez. 3 di questa Appendice) che consentono, in condizioni molto limitate, la Comunione nella mano.

       Rammentiamo ai lettori che la legge della Chiesa prescrive la Comunione sulla lingua. La Comunione nella mano è un'eccezione (un “indulto”) e non è prescritta ma semplicemente permessa dal Vaticano, purché siano riunite tutte le condizioni previste. In assenza anche di una sola di esse, l'eccezione non è consentita ed è permesso somministrare solo la Comunione sulla lingua.

       Le sette condizioni necessarie si basano su due  principi, come si specifica nel documento ufficiale. Neppure il papa, se lo volesse, potrebbe modificare questi principi, che sono basati sulla Rivelazione Divina.

Si deve evitare ogni occasione di scandalo

       Il primo principio è che si deve evitare ogni occasione di scandalo. È evidente che se questa pratica indebolisce la fede nella Presenza Reale dei fedeli, allora deve essere considerata perniciosa, dato che la fede nella Presenza Reale è indispensabile alla salvezza delle anime.

       Se l'agio di ricevere la Comunione nella mano fosse la causa della perdita della fede e della dannazione delle anime dei fedeli, allora, come ciascuno può capire, le Sacre Scritture (che ci ammoniscono di evitare gli scandali) e la carità cristiana ne imporrebbero l'abolizione. Anche il documento del Vaticano, infatti, indica esplicitamente l'assenza di scandalo tra le condizioni indispensabili per la Comunione nella mano.

       In altre parole, in quei luoghi, parrocchie e comunità, nei quali i fedeli, o anche solo uno di essi, rischiano di perdere la loro fede nella Presenza Reale a causa della Comunione nella mano, anche se il Vescovo e il Vaticano hanno già dato il loro permesso, è necessario proibirla, a causa della natura stessa dei regolamenti che la permettono e delle Sacre Scritture, sotto la diretta responsabilità del ministro del Sacramento, il sacerdote, il diacono o il ministro straordinario, quando ve ne è uno. Questa regola riguarda tutti, perfino il Papa.

       Se qualche ministro non segue questa regola ciò non significa che essa non sia più valida, poiché si tratta di un obbligo che riguarda tutti, perfino il Papa.

       Anche il secondo principio indicato sul documento vaticano si basa sulla Rivelazione Divina e non può essere modificato da nessuno, neppure dal Papa, perché è parte dell'immutabile Legge Divina.

Si deve evitare ogni pericolo di irriverenza

       Il secondo principio è che “si deve evitare ogni pericolo di irriverenza nei riguardi dell'Eucarestia”. Dato che l'Eucarestia è il Corpo di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, il primo Comandamento ci impone di rispettarLa e di adorarLa. Se non lo facessimo, ci macchieremmo di un sacrilegio. Se quindi riteniamo prudentemente che la pratica della Comunione nella mano possa condurre a questo genere di peccato, allora è necessario evitarla.

       Come spiega San Paolo, il ministro dei Sacramenti è personalmente responsabile della loro somministrazione, non nei confronti del Papa, o del vescovo o di colui che lo riceve, ma verso Dio, di Cui egli è ministro.

       Ed è suo dovere mostrarsi in primo luogo degno di essere un ministro di Dio.

       È quindi il ministro, il sacerdote che dà la Comunione, a essere responsabile personalmente della valutazione delle sue circostanze, non il Papa o il vescovo, che non sono presenti, ma il ministro del Sacramento.

       Questo è il principio di sussidiarietà, riconosciuto in modo abbastanza esplicito nella Norma n.3, dove si dice che spetta solo al sacerdote che somministra il Sacramento valutare l'attitudine di chi si appresta a riceverlo. La natura stessa di questa Norma non consente che sia il vescovo o il Papa o un funzionario della Cancelleria o qualche altro prelato a giudicare l'atteggiamento esteriore del recipiente, ma solo il sacerdote che somministra il Sacramento ai fedeli, in quel luogo e in quel momento.

       Qualcuno potrebbe chiedere ora quali rischi di irriverenza verso la Santa Eucarestia possano derivare dalla Comunione nella mano.

       Alcuni sono molto diffusi, e in particolare questo: quando una persona riceve la Comunione nella mano, è molto probabile che un Frammento si distacchi dall'Ostia e rimanga attaccato alla mano del comunicante, dopo che questi l'ha portata alla bocca. Mentre nella Comunione sulla lingua il rischio che qualche Frammento cada a terra è ridotto al minimo, in quella nella mano è inevitabile che i Frammenti rimasti attaccati alla mano del comunicante finiscano a terra e vengano calpestati.

       Il Dogma della Chiesa Cattolica stabilisce che ogni Frammento che si distacca dall'Ostia è “il Corpo di Gesù Cristo—realmente presente”. Lasciar cadere a terra un Frammento Consacrato equivale quindi a lasciar cadere l'Ostia Consacrata: anche se viene commesso per pura negligenza, si tratta comunque di un sacrilegio.

       La Legge Divina ci impone di evitare ogni pericolo di irriverenza. Neppure il Papa può modificare questa Legge. L'inclusione nel documento del Vaticano di un riferimento alla necessità di evitare ogni irriverenza è dunque in effetti un richiamo alla Legge Divina.

       Anche in questo caso, spetta al ministro del Sacramento, che si tratti del Papa, di un vescovo, di un cardinale, di un prete o di un diacono, di fare in modo che questo pericolo di irriverenza verso la Santa Eucarestia venga evitato.

       Non gli è permesso dire, il vescovo me l'ha ordinato oppure, lo fanno tutti ... Deve rispondere di fronte a Dio di ogni singolo atto di somministrazione della Santa Eucarestia.

       Se il ministro sa che le persone che ricevono la Santa Eucarestia nella mano, dopo aver consumato l'Ostia, non controllano che non vi siano Frammenti Consacrati sulle loro mani, che prima o poi finiranno inevitabilmente col cadere a terra, allora la responsabilità del ministro nel consentire questo sacrilegio è evidente. In questo caso, egli non deve somministrare la Comunione, neppure se il vescovo o lo stesso Papa dovessero ordinargli di farlo.

       Non che il Papa abbia mai ordinato nulla del genere. Al contrario, siamo molto grati a Sua Santità, Papa Giovanni Paolo II, per aver resistito all'introduzione in Italia della Comunione nella mano. Come ha precisato uno dei più importanti prelati italiani, se non fosse per Papa Giovanni Paolo II, la Comunione nella mano sarebbe già stata introdotta in Italia.

È dovere del ministro dell'Eucarestia
scongiurare il sacrilegio

       In effetti, nell'America del Nord e, verosimilmente, in qualsiasi altra regione del mondo dove si pratica la Comunione nella mano, non tutti coloro che la ricevono controllano che sulle loro mani non siano rimasti Frammenti Consacrati; il ministro dell'Eucarestia ha quindi l'obbligo di astenersi dal somministrare la Comunione nelle pubbliche chiese, per evitare il rischio di sacrilegio e di irriverenza, dal momento che ha la certezza morale che qualcuno, e forse i più (ma già qualcuno sarebbe una ragione sufficiente) non controllerà le proprie mani dopo aver ricevuto la Comunione. Di conseguenza alcuni, se non molti, lasceranno cadere a terra dei Frammenti, commettendo così un sacrilegio e un'irriverenza, anche se solo per negligenza, come ha specificato Papa Paolo VI nella sua Enciclica Mysterium Fidei (3 settembre 1965).

       Dal momento che il ministro sa quello che accadrà non può, secondo i termini dello stesso documento ufficiale che prevede l'“indulto”, somministrare la Comunione nella mano. Anche la Legge Divina gli vieta di farlo, perfino nel caso in cui fossero i suoi superiori a ordinarglielo.

       Dopo l'esposizione di questi due principi, il lettore medio avrà compreso che in pratica la Comunione nella mano è ancora proibita dalla legislazione ecclesiastica corrente, anche in quelle regioni dove l'“indulto” sarebbe tecnicamente consentito. In altre parole, i termini stabiliti sia dalla Legge divina sia da quella della Chiesa per il permesso sono così stretti, che esso in pratica non può mai essere concesso.

       Prima di chiudere dobbiamo ricordare che anche la persona che riceve la Comunione è tenuta a evitare ogni irriverenza, ma la sua responsabilità non cancella quella del ministro, che ha l'obbligo di prendere tutte le precauzioni necessarie.

Sezione 2: l'appello al Santo Padre

       La seguente corrispondenza illustra e chiarisce ulteriormente sia l'insegnamento della Chiesa che proibisce la Comunione nella mano, sia le persecuzioni a cui sono sottoposti quei sacerdoti, che per motivi di coscienza scelgono di non attuare questa forma di Comunione.

J.M.J.

       Santissimo Padre Giovanni Paolo II,                                              Gennaio 1980

INTRODUZIONE

       Molti sacerdoti soffrono a causa di alcuni atteggiamenti prevalenti nella vita della Chiesa. Poiché la coscienza impedisce loro di dispensare la Santa Comunione nella mano, questi sacerdoti sono stati cacciati dalle loro parrocchie e ostacolati nel loro lavoro. È una situazione che danneggia tutti, in un periodo in cui vi è una grave penuria di sacerdoti, perché sottrae ai Fedeli la possibilità di avere un numero sufficiente di pastori che si prendano cura di loro. Speriamo e preghiamo in un Suo intervento che possa risolvere la questione e far cessare le pressioni esercitate sui sacerdoti per indurli ad agire contro la propria coscienza. Speriamo e preghiamo di poter in futuro continuare indisturbati la nostra opera pastorale per la Gloria di Dio e la Madonna e la salvezza delle anime.

       Speriamo e preghiamo che possa giungerci un aiuto da Sua Santità.

Qualche riflessione su alcuni punti teologici

       Non è forse vero che il ministro ordinario della Santa Comunione è il sacerdote? (C.J.C. 845, 1; Concilio di Trento 13 c.8, 22 c.1) San Tommaso afferma che, come spetta al sacerdote la consacrazione del Corpo di Cristo, così spetta a lui anche la Sua distribuzione. (cfr. S.T. III, q.82 n.3.)

       E non è forse vero che il ministro è responsabile verso Dio della corretta somministrazione dei Sacramenti che egli ha personalmente dispensato? Ma alcuni sacerdoti si chiedono, “Come può un sacerdote essere responsabile di fronte a Dio, se Dio (e la Chiesa) non gli danno l'autorità di dispensare questo Santissimo Sacramento secondo la Legge di Dio e la legge universale della Chiesa?”

       E la legge universale del Rito Latino non stabilisce forse ancora che l'Ostia Consacrata sia posta sulla lingua del comunicante, come si legge nel documento Memoriale Domini (1969):

       “... Il Santo Padre ha deciso di non modificare il modo in cui la Santa Comunione viene attualmente somministrata ai Fedeli.

       “La Sede Apostolica fa quindi appello a tutti i vescovi, i sacerdoti e i laici, perché rispettino scrupolosamente la legge che è ancora in vigore e che è stata recentemente confermata.”

Obblighi e diritti del sacerdote in quanto ministro
della Santa Comunione

       Molti sacerdoti della Chiesa Cattolica Romana ritengono quindi che la Legge Divina o ecclesiastica non obblighi mai un sacerdote a somministrare la Santa Comunione nella mano, anche in quelle diocesi nelle quali il vescovo ha lecitamente concesso ai sacerdoti il permesso di farlo. Infatti l'indulto concesso dalla Santa Sede dispensa un ministro dall'obbligo di somministrare la Santa Comunione sulla lingua, ma non lo obbliga a dispensarLa nella mano.

       Inoltre, l'indulto che permette la Santa Comunione nella mano prevede alcune condizioni, tra cui la seguente:

       “Si deve far attenzione a non lasciar cadere né disperdere frammenti di Pane Eucaristico. Come pure si deve curare la conveniente mondezza delle mani ...” (A.A.S. 1969, p. 547. Notitiae 1973, circa p. 295).

       Sembrerebbe pertanto che sia il sacerdote che dispensa la Santa Comunione a dover giudicare se le condizioni richieste dalla Santa Sede per l'indulto siano effettivamente presenti al momento della distribuzione della Santa Comunione.

       Sembrerebbe inoltre che, se il sacerdote desidera obbedire alla Legge della Chiesa Cattolica sul Rito Latino, debba astenersi dal somministrare la Comunione nella mano, quando le condizioni richieste per l'indulto non siano presenti.

       Si direbbe anche che, quando il sacerdote ritiene che la Comunione nella mano andrebbe contro la Legge di Dio e la propria coscienza, egli sia obbligato a non somministrarla. (Come accadrebbe per esempio nel caso in cui fosse moralmente certo che i Fedeli, per ignoranza o negligenza, lascerebbero cadere a terra Frammenti Consacrati dopo aver consumato l'Ostia.)

       Infine, sembrerebbe che, se un sacerdote sceglie di non dispensare la Santa Comunione nella mano, in alcuni casi o sempre, non dovrebbe essere punito o intralciato nella sua azione pastorale a causa di ciò da nessuno, neppure da uno o più vescovi della Chiesa Cattolica Romana.

       Mi appello quindi rispettosamente a lei, Santissimo Padre. Molti sacerdoti della Chiesa Cattolica Romana hanno scelto di non somministrare la Santa Comunione nella mano per serie ragioni di carattere personale e pastorale. A causa di ciò, essi devono soffrire un'ingiusta persecuzione. Nel nome di coloro che soffrono, mi appello a lei, Santissimo Padre.

       Se fosse possibile, Santissimo Padre, aspettiamo da Lei una dichiarazione pubblica e autorevole, facilmente comprensibile a tutti i sacerdoti e a tutti i vescovi, in cui si affermi che nessun sacerdote dovrà essere molestato, punito od ostacolato a causa del suo rifiuto di somministrare la Santa Comunione nella mano.

Vostro in Gesù, Maria e Giuseppe

Padre Nicholas Gruner

2 gennaio 1985

Sua Santità, Papa Giovanni Paolo II, Città del Vaticano, Roma, Italia.

Sua Santità,

       Nel gennaio 1980, Le ho scritto una lettera di tre pagine, di cui accludo una copia, a proposito della Comunione nella mano e delle persecuzioni a cui sono sottoposti a causa sua alcuni sacerdoti. In essa chiedevo a Sua Santità una pubblica dichiarazione, che consentisse ai sacerdoti di proseguire il loro santo ministero, senza essere sottoposti a persecuzioni da parte dei loro superiori (parroci o vescovi), solo per aver voluto seguire la propria coscienza.

       Nel 1982, Padre Gruner fece domanda per servire nella Diocesi di ... . Il vescovo, Sua Eccellenza ..., sarebbe stato disposto ad accettare i miei servigi, a condizione però che acconsentissi a dispensare la Comunione nella mano. Gli spiegai, sia personalmente sia per lettera, che si trattava di una pratica contraria alla Legge di Dio e della Chiesa Cattolica e, di conseguenza, anche alla mia coscienza. Precisai inoltre che, sebbene il Vaticano avesse concesso un indulto che consentiva di sottrarsi alla lettera della Legge Canonica, in presenza di determinate condizioni (richieste dalla stessa Legge Divina), queste condizioni, in effetti, non si verificavano e di conseguenza tanto la Legge Divina, quanto quella Canonica mi proibivano di dispensare ai Fedeli la Comunione nella mano, senza commettere peccato. Accludo una copia della mia lettera al vescovo in questione. In seguito a ciò, il vescovo rifiutò i miei servigi, malgrado fosse a corto di sacerdoti. Nel corso di una conversazione telefonica, riconobbe che avevo effettivamente un problema di coscienza.

       Pochi anni più tardi, l'Arcivescovo di Kingston mi confidò che, dopo le Messe domenicali, erano state rinvenute nella sua cattedrale alcune Ostie Consacrate, a causa della pratica della Comunione nella mano. Credo che avesse riferito questo fatto alla Conferenza episcopale del Canada, ma si domandava se la notizia avrebbe mai raggiunto il Vaticano. Personalmente, mi è stato riferito che un sacerdote che celebrava la Sua Messa a Downsview (Toronto, Ontario, settembre 1984), Padre ..., ha confidato a una monaca di clausura redentorista, Suor Emmanuel, che diverse persone erano state incaricate di raccogliere, dopo la celebrazione della Messa Papale, le numerose Ostie lasciate cadere a terra dai fedeli. Da quanto ho capito, le Ostie venivano raccolte in sacchi della spazzatura e successivamente bruciate. Questi sono solo alcuni degli incidenti sacrileghi derivanti dall'introduzione della pratica della Comunione nella mano, che dimostrano come non sia stata effettuata un'adeguata catechesi a questo riguardo. Dispensare la Comunione nella mano senza un'adeguata catechesi è contrario all'Indulto. Accludo anche una copia della mia traduzione dell'Indulto (v. sez. 3 di questo Appendice). Inoltre, non è stata prestata sufficiente attenzione per impedire, come prescrivono la Legge Divina e la norma n.5 dell'Indulto, che i fedeli lasciassero cadere a terra l'Ostia, secondo quanto riferito dall'Arcivescovo di Kingston, Sua Eccellenza Wilhelm, attualmente a riposo.

       Non è compito mio giudicare l'operato degli altri sacerdoti o dei vescovi, ma sono responsabile in primo luogo di fronte a Dio della somministrazione del Santissimo Sacramento e, di conseguenza, non posso, in tutta coscienza, acconsentire a dispensare la Comunione nella mano. Ciò nonostante, tra alcuni vescovi e altri superiori gerarchici, si è diffusa la falsa opinione secondo cui sarei “non Cattolico” e “non obbediente”, a causa del mio desiderio di seguire fedelmente la Legge di Dio e della Chiesa Cattolica anche in questa materia.

       Ora, nel 1985, a pochi anni di distanza, vista la confusione che circonda gli obblighi e i diritti di un semplice sacerdote in questa materia, mi appello di nuovo a Lei. Questa volta, la mia richiesta si limita a una semplice lettera firmata da Sua Santità, in cui si dica che Padre Gruner e qualunque altro sacerdote cattolico che risieda e lavori in un paese in cui il Vaticano ha permesso la pratica della Comunione nella mano, possa, e in effetti debba rifiutarsi di somministrare la Comunione nella mano, qualora non si verifichino tutte le condizioni previste dall'Indulto, e che nessun superiore possa penalizzare Padre Gruner o qualunque altro sacerdote per aver seguito i dettami della sua coscienza e la Norma della Chiesa in questa materia.

       La ringrazio, Santo Padre, per la cortese attenzione concessa a questo argomento e prego Maria, Nostra Madre, che la Sua risposta mi consenta di ottemperare nel modo migliore alle Sue richieste di Fatima.

Sinceramente Suo in Gesù, Maria e Giuseppe

Padre Nicholas Gruner, S.T.L.

       I nomi di persona e di luogo omessi nel testo precedente vennero in effetti comunicati al Papa.

La lettera di Padre Gruner riceve un immediato riscontro

Segretariato di Stato, Città del Vaticano

4 febbraio 1985

Caro Padre Gruner,

       Le invio la presente per darLe riscontro della lettera del 2 gennaio 1985, da Lei indirizzata al Santo Padre, e per informarLa che essa è stata debitamente trasmessa alla Congregazione per il Clero, che è l'ufficio competente per queste materie.

Con l'assicurazione dei miei migliori
auguri, rimango
Sinceramente suo in Cristo,
Monsignor G.B. Re Assessore

       Nota bene: non è stata preso alcun provvedimento al riguardo, tranne la convocazione di uno speciale Sinodo nel 1985 che promise di correggere gli abusi successivi al Vaticano II ma, in pratica, li ha confemati. La persecuzione continua.

Sezione 3: I regolamenti ufficiali riguardanti la
Comunione nella mano, successivi al Vaticano II

       Quelle che seguono sono le regole ufficiali che bisogna seguire se si vuole dispensare la Comunione nella mano. Se queste sette condizioni non sono presenti in un dato luogo, allora il sacerdote deve astenersi dal dispensare la Comunione nella mano.

       Questa è la traduzione della lettera che la Sacra Congregazione per il Culto Divino1 spedisce a quelle Conferenze episcopali che hanno chiesto al Papa, e hanno ricevuto il permesso da Sua Santità di dispensare la Comunione nella mano. A questo punto, ogni Ordinario, che sia il vescovo o l'arcivescovo responsabile di una diocesi, può stabilire se consentire o non consentire questa pratica nei confini del suo territorio. Per quei luoghi nei quali questa pratica è legittimamente ammessa, il vescovo ordinario è informato del fatto che questa pratica è consentita solo in presenza delle condizioni indicate nella lettera.

Traduzione non ufficiale2

       La direttiva (nel precedente Memoriale Domini)3 è completata dal punto di vista pastorale da questa lettera che concede alle Conferenze episcopali l'indulto4 di somministrare la Santa Comunione nella mano del Fedele. In questa lettera sono indicate tutte le condizioni necessarie per consentire l'uso di questo indulto.

Sua Eccellenza,

       In risposta alla richiesta presentata dalla Sua Conferenza episcopale mirante a ottenere il permesso di distribuire la Santa Comunione deponendo l'Ostia nella mano del fedele, Le invio la seguente comunicazione:

       Pur richiamandosi al contenuto dell'acclusa direttiva del 29 maggio 1969, con la quale si conferma la pratica tradizionale, il Santo Padre ha preso in considerazione le ragioni a sostegno della Sua richiesta e i risultati delle votazioni tenute su questo argomento. Egli permette che, nel territorio della Sua Conferenza episcopale, ogni vescovo, basandosi sulla sua coscienza e sulla sua esperienza, autorizzi nella propria diocesi l'introduzione del nuovo rito per la distribuzione della Santa Comunione. Questo viene concesso a condizione che sia evitata ogni occasione di scandalo nei riguardi del Fedele e ogni pericolo di irriverenza verso l'Eucarestia.

       A questo fine, si dovranno seguire le seguenti regole:

       1. Il nuovo modo di distribuire la Comunione non deve essere imposto in modo tale, da escludere del tutto la pratica tradizionale. In particolare, è necessario che a ogni Fedele sia assicurata la possibilità di ricevere la Santa Comunione sulla lingua, ovunque la nuova pratica sia legittimamente permessa, e nello stesso momento in cui le altre persone ricevono la Comunione nella mano. In effetti, i due modi di ricevere la Comunione possono coesistere senza difficoltà all'interno della stessa azione liturgica. Lo scopo di questa norma è che nessuno possa sentirsi offeso nella propria sensibilità spirituale dal nuovo rito e che questo sacramento, che è in sé una fonte e una causa di unità, non divenga una occasione di discordia tra i Fedeli.

       2. Il rito di somministrare la Santa Comunione nella mano non deve essere usato senza discrezione. In effetti, trattandosi di un comportamento umano, esso è legato alla sensibilità e alla preparazione di colui che lo esegue. È preferibile quindi introdurre questa pratica gradualmente, iniziando dai gruppi e dagli ambienti sociali (milieux) più idonei e più preparati. È soprattutto necessario che l'introduzione di questo rito sia preceduta da un'adeguata catechesi, in modo che i fedeli possano comprendere esattamente il significato di questo gesto e compierlo con il dovuto rispetto per questo Augustissimo Sacramento.  Il risultato di questa catechesi deve essere tale da escludere completamente nei Fedeli l'impressione che la Fede della Chiesa nella presenza eucaristica si stia indebolendo, e da impedire ogni pericolo di profanazione e perfino l'apparenza del pericolo di una profanazione.

       3. La possibilità offerta al Fedele di ricevere nella sua mano e di portare alla bocca il Pane Eucaristico, non deve indurlo a considerare questo pane come del pane ordinario, o come un semplice oggetto benedetto; al contrario, questa opportunità deve5 rafforzare il senso di dignità del Fedele, causato dall'appartenenza al Corpo Mistico di Gesù Cristo, nel Quale egli è stato incorporato dal battesimo e dalla grazia dell'Eucarestia, e deve5 inoltre incrementare la sua fede nella grande realtà del Corpo e del sangue del Signore, Che egli può toccare con mano. Il modo in cui eseguirà questo sacro gesto dovrà essere adeguato al suo atteggiamento di rispetto.

       4. Per ciò che riguarda il modo di esecuzione di questo rito, si devono seguire le linee tradizionali e mantenere la funzione ministeriale del sacerdote o del diacono, che devono provvedere personalmente a deporre l'Ostia nella mano del comunicante ...6 Il Fedele, dopo aver ricevuto la Comunione, deve consumare l'Ostia prima di tornare al suo posto. Il ruolo del ministro verrà sottolineato dalla formula tradizionale: “Il Corpo di Cristo”, a cui il comunicante risponderà, “Amen”.

       5. Qualunque sia la modalità adottata, si deve fare attenzione a non lasciar cadere né disperdere frammenti di Pane Eucaristico. Come pure si deve curare la conveniente mondezza della mani, e osservare la necessaria compostezza dei gesti, in conformità ai costumi dei diversi popoli.

       6. Nel caso della Comunione di entrambe le specie, distribuita intingendo l'Ostia nel Calice, non è permesso in nessun caso di porre nella mano del Fedele l'Ostia intinta nel Sangue del Signore.

       7. I vescovi che consentiranno l'introduzione della nuova maniera di dispensare la Santa Comunione, sono pregati di inviare dopo sei mesi un rapporto sui risultati ottenuti a questa Santa Congregazione.

       Colgo l'occasione per esprimere a Sua Eccellenza i miei sentimenti di profonda stima. Firmato: il Cardinale Prefetto e l'Arcivescovo Segretario.

Note a questa sezione dell'Appendice

1. La Sacra Congregazione per il Culto Divino ha assunto il nome di Sacra Congregazione per i Sacramenti e il Culto Divino. Questa Sacra Congregazione è competente in generale per gli aspetti rituali e pastorali del culto divino, nel rito romano e negli altri riti latini. Questo compito di supervisione non pregiudica le competenze della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede e quelle di altri dipartimenti della Curia.

2. Tratto da Acta Apostolicae Sedis 1969, pp. 546-547.

3 Nel volume degli Acta Apostolicae Sedis dell'anno 1969, questa lettera è immediatamente preceduta dalla Direttiva Memoriale Domini, in cui si ribadisce che la legge della Chiesa Cattolica per i riti latini prevede la somministrazione della Comunione sulla lingua. Nel 1980, la Direttiva Inaestimabile Donum, pubblicata dalla Sacra Congregazione per i Sacramenti e il Culto Divino, in data 3 aprile 1980, confermava la validità della Direttiva Memoriale Domini.

4. Un indulto è un permesso accordato da un'autorità legittima.

5. L'utilizzazione pratica di questo indulto è subordinata in questo solo paragrafo a due “deve”: il senso di dignità del Fedele deve essere rafforzato e la fede del comunicante nella grande realtà dell'Eucarestia deve aumentare.

6. Nelle norme previste in un primo momento, si ammetteva la possibilità che il Fedele prendesse con le sue mani l'Ostia Consacrata, ma questa opzione venne esclusa subito dopo. Essa è stata definitivamente proibita da Papa Giovanni Paolo II nella sua Direttiva Inaestimabile Donum, pubblicata in inglese nel giugno del 1980 sul Osservatore Romano. Il documento era stato approvato dal Papa nell'aprile dello stesso anno.

In questo Appendice:

Sezione 1: Pubblicata per la prima volta sul Fatima Crusader, giugno-luglio 1989, n.28, p.34.

Sezione 2: Lettera datata gennaio 1980 a Papa Giovanni Paolo II, pubblicata per la prima volta sul Fatima Crusader, giugno-luglio 1989, n.28, p.36. Lettera Papa Giovanni Paolo II, datata 2 gennaio 1985, pubblicata per la prima volta sul Fatima Crusader, settembre-novembre 1989, n.29, p.16.

Sezione 3: Pubblicata per la prima volta sul Fatima Crusader, n.7, p.11 e ripubblicata sul n.28, giugno-luglio 1989, p.33.

 

 

 
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