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Capitolo 5

Un obbligo ineludibile

       Padre Gruner, il Papa e i vescovi hanno l'obbligo di fronte a Dio di obbedire a Nostra Signora di Fatima?

       “Sì, certamente!”

       È consapevole del fatto che la maggior parte dei teologi non sarebbe d'accordo?

       “So bene che dire questo non è molto popolare e neppure prudente, se si desidera vivere in pace. Per quel che mi riguarda, sono molti anni che vengo attaccato da alcuni potenti burocrati vaticani. Tuttavia, se ci fate caso, i miei avversari hanno sempre evitato di discutere direttamente e apertamente con me i miei presunti errori nel campo della teologia dogmatica o morale, né mi è stato mai spiegato cosa ci sia di sbagliato in questa conclusione teologica, a cui sono giunto dopo anni di preghiera, di riflessione e di studio.”

       Vuole dire che, anche se questa posizione non è condivisa dalla maggior parte dei teologi, non c'è dubbio che il Papa e i vescovi abbiano l'obbligo di obbedire, pena la caduta nel peccato, all'ordine solenne di consacrare la Russia al Cuore Immacolato di Maria, nel modo indicato specificatamente da Nostra Signora di Fatima?

       “Per essere esatti io sostengo che, secondo l'ordine morale oggettivo, disobbedire, cioè non eseguire quest'ordine della Regina del Cielo, in una questione di tale importanza, dove sono in gioco la salvezza di milioni e forse di miliardi di anime, l'esistenza di intere nazioni e la possibilità di evitare il verificarsi di innumerevoli disastri con terribili conseguenze per il mondo (quali la caduta in schiavitù del mondo intero, il trionfo dell'ateismo, la diffusione delle carestie, l'aperta persecuzione della Chiesa, ecc.), sarebbe talmente grave che non penso possano esserci dubbi sul fatto che il Papa e i vescovi sono tenuti, pena la caduta nel peccato mortale, a fare il loro dovere e a obbedire. Non c'è altra scelta, dato che solo loro possono salvarci, servendosi del potere e dell'autorità che sono stati conferiti loro da Dio.”

       Vuole dire che il Papa si trova in uno stato di peccato mortale, per non aver obbedito alla Madonna?

       “Certamente no. Vi prego di notare la mia insistenza sulle parole ‘secondo l'ordine morale oggettivo’. Non sono in grado di giudicare se, secondo l'ordine morale soggettivo, il Papa e i vescovi siano veramente colpevoli di non aver ubbidito all'ordine solenne di Nostra Signora di Fatima, esplicitamente impartito in nome di Dio. Confesso di non saper rispondere a questa domanda. Poiché non sono il loro confessore, non sono in grado di sapere se nella loro mente e nel loro cuore essi siano consapevoli di avere l'obbligo di eseguire quest'ordine, pena la caduta nel peccato.

       “Come è noto, tutti i teologi insegnano che, nell'ordine morale soggettivo, affinché un soggetto, una persona, commetta un peccato mortale, sono necessarie tre condizioni:

       1) Deve trattarsi di una questione grave, o almeno ritenuta tale.

       2) Deve esserci stata, da parte della persona che ha commesso l'atto (o l'omissione), una riflessione sufficiente; in altre parole, la persona in questione deve essere consapevole di stare compiendo qualcosa di grave e di profondamente sbagliato.

       3) La persona che commette l'atto (o l'omissione) deve essere pienamente consenziente.

       “Dato che non sono in una posizione tale da poter conoscere lo stato d'animo e la volontà del Papa e dei vescovi, non sono in grado di dire se essi siano soggettivamente colpevoli.”

       Padre Gruner, Sant'Agostino dice che Dio non chiede l'impossibile. Corre voce che Papa Giovanni Paolo II sia consapevole di essere tenuto a obbedire, in quanto Papa, ma che ritenga anche che questo sia impossibile, per il momento, e che questo fatto lo liberi dall'obbligo di obbedire. Cosa replica a questo argomento di carattere morale?

       “Naturalmente sono d'accordo con Sant'Agostino; Dio non chiede l'impossibile. Se lo pensassi, cadrei nell'errore blasfemo e mostruoso sostenuto da alcuni predicatori protestanti del sedicesimo secolo, secondo i quali Dio vuole positivamente la dannazione delle anime. Infatti, se Dio chiedesse l'impossibile, pena la caduta nel peccato mortale, chi ricevesse un ordine del genere non potrebbe evitare l'inferno. Si tratta di un'idea blasfema e totalmente contraria all'amore di Cristo, che è morto sulla croce per amore di ogni essere umano e per liberare tutti noi dal peccato e dall'inferno.

       “Ciò nonostante, insisto nelli affermare che, nell'ordine morale oggettivo, il Papa e i vescovi hanno l'obbligo di consacrare la Russia al Cuore Immacolato di Maria, pena la caduta nel peccato mortale.

       “Se oggi il Papa non può obbedire all'ordine della Madonna, ciò non lo esime dal fare tutto ciò che è in suo potere per creare le condizioni che gli consentano di farlo in avvenire, nel modo stabilito da Nostra Signora. La prima cosa da fare sarebbe lanciare una pubblica campagna per la diffusione del Rosario.

       “Il Concilio di Trento, commentando l'affermazione di Sant'Agostino secondo cui ‘Dio non chiede l'impossibile’, ci esorta a fare tutto ciò che ci è permesso dalle nostre forze e ad affidarci per il resto alla potenza di Dio, invocando il Suo aiuto attraverso la preghiera. Certamente, il Papa da solo è impotente. Gesù ha detto, ‘Senza di Me non potete nulla, con Me potete tutto.’

       “Dunque, ciò che il Papa non può fare da solo, potrà farlo grazie alla preghiera, se lui e noi non ci stancheremo di pregare. Gesù lo ha detto nel messaggio di Fatima, ‘pregate per il Santo Padre, egli lo farà (la consacrazione della Russia nel modo specificato) ma sarà tardi.’

       “Oltre a pregare, il Santo Padre può scrivere encicliche sul Rosario, come fece Leone XIII alla fine del diciannovesimo secolo. Leone XIII scrisse ben diciassette Encicliche sul Rosario, esortando i fedeli a recitarlo tutti i giorni. Oggi abbiamo più che mai bisogno del Rosario. Ogni Papa del ventesimo secolo, fino al Concilio Vaticano II e oltre, ha scritto encicliche sul Rosario. Anche Papa Paolo VI e Papa Giovanni XXIII hanno esortato i feeli a recitare il Rosario. Mi sembra che oggi si senta parlare troppo poco del Rosario, in Vaticano.

       “Oltre a incoraggiare i fedeli del mondo intero a recitare milioni di Rosari e a compiere altri atti soprannaturali di preghiera e di riparazione, il Papa può fare molte altre cose per creare quelle condizioni che gli consentano di eseguire finalmente l'ordine della Madonna e di consacrare la Russia, in unione con tutti i vescovi.

       “Se fossi strettamente tenuto, pena la caduta nel peccato mortale, a recarmi in una città distante cento miglia per compiervi qualche atto di giustizia o di carità, non potrei cavarmela dicendo: ‘non sono un angelo, non posso essere in quella città in questo istante; quindi non ho nessun obbligo.’ Al contrario, sarei sempre tenuto a fare il mio dovere, ma questo implicherebbe anche l'obbligo di trovare i mezzi necessari per recarmi in quel luogo. Dovrei trovare un'automobile o un cavallo, prendere un autobus o cominciare a camminare. Il fatto di non poter compiere il proprio dovere immediatamente non cancella l'obbligo di eseguirlo.

       “Allo stesso modo, il fatto che in questo momento il Papa non ha la possibilità di compiere il proprio dovere, ordinando a tutti i vescovi cattolici di unirsi a lui nella consacrazione della Russia, non significa che egli non abbia più quest'obbligo. Al contrario, il Papa è tenuto a prendere tutte le iniziative necessarie per la sua esecuzione. E se non riuscisse a farlo nel corso della sua esistenza, dovrà operare in modo tale che sia il suo successore a eseguire questo solennissimo ordine.

       “Una delle prime iniziative che il Papa deve prendere, secondo l'ordine morale oggettivo, è quella di informarsi su questo argomento. Come supremo pastore del Cattolicesimo non può permettersi di ignorare ciò che accade nella Chiesa, ma deve essere informato sulla più importante delle questioni sul tappeto. Non può fare affidamento su informazioni sospette o su pettegolezzi.

       “Non c'è niente di più importante, per la Chiesa e per il mondo, per la pace, per la solidarietà, per lo sviluppo di una vera solidarietà religiosa, per tutte le cose che ogni uomo, donna e bambino considerano le più preziose, in questa vita, e per la salvezza di milioni di anime, nell'altra, non c'è nulla di più importante, dicevo, della consacrazione della Russia. Gesù e Maria gli hanno ordinato di compiere personalmente questo atto. Non è una cosa che possa delegare a qualcun altro. È quindi necessario che egli sia personalmente informato della situazione attuale e delle condizioni che nel mondo e nella Chiesa costituiscono un ostacolo alla sua realizzazione.

       “Fino a oggi, senza alcun merito da parte mia, io e l'Apostolato che guido rappresentiamo di gran lunga la più vasta organizzazione mondiale per la diffusione di questo aspetto del messaggio di Fatima. Abbiamo scritto a tutti i vescovi del mondo cinquanta volte, ricordando loro, quasi ogni volta, la solenne prescrizione di Gesù e di Maria riguardo alla consacrazione della Russia. Siamo quindi i più informati di tutti su questo aspetto della situazione e su quale sia il sostegno reale ed effettivo che il Papa può attendersi a questo riguardo dai vescovi.

       “Ho voluto ricordare questo fatto perché spesso si sente dire che il Papa vorrebbe obbedire, ma teme di non essere sostenuto dai vescovi. Penso che questo sia ciò che gli dicono i suoi consiglieri, ma ritengo anche che egli dovrebbe informarsi su questo punto di importanza cruciale anche al di fuori della burocrazia vaticana. È evidente che la vasta maggiornaza, oltre l'80% dei vescovi che ci scrivono, è decisamente favorevole alla nostra iniziativa. I vescovi che ci hanno scritto sono oltre 1700. Meno del 2% ha manifestato una lieve opposizione alla consacrazione, mentre meno dello 0,5% è decisamente contrario.

       “Ma non mi è stato possibile informare direttamente il Papa. Non mi è stato mai chiesto di farlo. Eppure, tra tutti gli abitanti di questo pianeta, sono probabilmente quello che possiede le migliori informazioni su questo argomento, informazioni di cui il Papa ha bisogno, se non altro, per farsi un'idea più precisa di dove si trova la verità, che i suoi consiglieri vorrebbero tenergli nascosta.

       “Oltre a quello di informarsi, il Papa ha il dovere (sempre secondo l'ordine morale oggettivo) di esercitare la sua autorità per censurare vigorosamente l'operato di quei burocrati che, come il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe, abusando del proprio potere, tentano di impedire ai vescovi di conoscere la verità sulla questione della consacrazione della Russia.

       “Papa Giovanni Paolo II ha ricevuto, dalle mani di alcuni vescovi e da quelle di un laico (v. sez. fotografica), una serie di rimostranze canoniche formali (Libelli) contro i suddetti burocrati vaticani, colpevoli di aver gravemente contravvenuto alla Legge Canonica, con i loro continui intrighi diretti a impedire alla verità su Fatima di raggiungere i vescovi cattolici di tutto il mondo.

       “Mi sembra che, fino a quando Papa Giovanni Paolo II tollererà questi atti illegali e profondamente immorali dei burocrati vaticani, non potrà sostenere, sempre sul piano dell'ordine morale oggettivo, di aver fatto tutto quanto era in suo potere per creare le condizioni che consentano a lui o al suo successore di procedere finalmente alla consacrazione della Russia.

       “Forse il Papa ha un'unica scusante per aver consentito la situazione attuale, in cui i burocrati governano in suo nome, ma contro la sua volontà, e cioè il fatto che egli è così indebolito dal morbo di Parkinson da essere fisicamente incapace di far rispettare la sua volontà. Nel Vecchio Testamento, quando Re David giunse a un'età veneranda, le sue prerogative reali furono usurpate da uno dei suoi figli, pur rimanendo ancora il vecchio re ancora in carica, almeno formalmente.

       “Voglio essere perfettamente chiaro. Prima di tutto, mi avete chiesto se ritengo che il Papa e i vescovi siano tenuti a eseguire, pena la caduta nel peccato mortale, l'ordine di consacrare la Russia. Ho risposto che, sul piano dell'ordine morale oggettivo, lo sono. Ma questo non significa che io abbia intenzione di giudicare il Papa. Solo Dio, lo stesso Papa e il suo confessore possono farlo. Io non sono il confessore del Papa e quindi non sono in grado di valutare il suo stato soggettivo di innocenza o di colpevolezza. Le mie risposte riguardano esclusivamente ciò che il Papa è tenuto a fare secondo l'ordine morale oggettivo.”

       Ma allora, Padre Gruner, perché fate queste affermazioni, quando sapete che potranno essere pubblicate? In questo modo non vi rendete forse colpevole di ostilità verso il Papa? Non fareste meglio a mantenere il silenzio su questi argomenti?

       “No, non sono colpevole. No, non dovrei rimanere in silenzio. Credo di avere già distinto tra scandalo dei piccoli e scandalo farisaico. Poiché è necessario che la verità sia conosciuta, e vi sono in gioco la pace mondiale e la salvezza di milioni di anime, non posso esimermi dal fare il bene. Non posso rinunciare a dire la verità e a proclamare che il rifiuto di obbedire all'ordine della consacrazione della Russia equivale a un peccato mortale. Continuerò a farlo anche se dovessi rimanere da solo, visto che non sembrano esserci altri disposti a farlo. Il pensiero del nostro Bene Comune mi impone di fare tutto quanto è in mio potere per far conoscere questa importantissima verità.

       “Sant'Alfonso ci insegna che è nostro dovere rendere noti agli altri i loro obblighi morali, anche quando non sono disposti ad accettare il nostro insegnamento, se c'è il rischio che il nostro silenzio possa essere causa di scandalo per il resto del gregge o quando sta per essere commessa o sia stata commessa un'ingiustizia nei confronti di terzi.

       “In altre parole, se il fatto di lasciare un parrocchiano nell'ignoranza riguardo ai suoi doveri può avere al massimo come conseguenza che il parrocchiano/penitente causi un danno solo a se stesso e a nessun altro, allora il confessore o il pastore di anime può scegliere di lasciarlo nell'ignoranza, se prevede prudentemente che costui rifiuterebbe l'ammonimento che gli viene offerto e verrebbe così ad aggravare la sua situazione, rifiutandosi cosapevolmente di compiere il proprio dovere.

       “Ma se la persona ignorante, compiendo una certa azione od omettendone un'altra, non causa solo un danno a se stesso, commettendo peccato secondo l'ordine morale oggettivo, ma danneggia anche un altro nei suoi diritti, allora il confessore, il pastore di anime, non può in buona coscienza lasciare costui nella sua ignoranza, anche se prevede già che rifiuterà di correggersi e non emenderà il suo comportamento.

       “Infatti il confessore, il pastore di anime, è obbligato a farlo per salvaguardare il Bene Comune di tutti, o semplicemente per il bene della/e persona/e danneggiata/e dai peccati oggettivi della persona ignorante.

       “Così, anche se il Papa o il suo confessore non fossero disposti ad accettare il chiaro insegnamento che si può trarre dalla Legge naturale e dalla Rivelazione Divina, e che impone loro di obbedire all'ordine di Nostra Signora di Fatima, pena la caduta nel peccato mortale, io sarei ugualmente tenuto a proclamarlo, per non rendermi a mia volta colpevole a causa del mio silenzio, secondo l'ordine morale oggettivo.

       “Il confessore del Papa ha l'obbligo di porre questo problema alla sua attenzione, così come i confessori dei vescovi sono tenuti di fronte a Dio a porlo ai loro penitenti. In questo caso, non è consentito lasciare il penitente nell'ignoranza, non importa quanto possa sembrarci difficile affrontare questo argomento, approfondirlo e insistervi.

       “Io non sono il confessore del Papa ma, se lo fossi, sapendo tutto ciò che conosco sulla questione della consacrazione della Russia, avrei il dovere di insistere per convincerlo a fare tutto ciò che è in suo potere per soddisfare la richiesta della Madonna. Naturalmente, sarei pronto ad ascoltare e a valutare qualsiasi difficoltà che egli ritenesse di poter incontrare nell'adempimento di questo obbligo, ma, a meno che non intervenisse qualche fattore significativo realmente nuovo, che io ignoro, dovrei comunque insistere sulla serietà dell'obbligo morale che impone al Papa di fare tutto il possibile per obbedire alla richiesta della Madonna di Fatima, consacrando la Russia.”

       La sua posizione su questo punto mi sembra molto dura. Intende dire che avrebbe di fronte a Dio l'obbligo di insistere con il Papa?

       “Sì, come lo avrebbe chiunque altro conosca Fatima come la conosco io. Consentitemi di spiegarmi. Tutti sanno che il Papa, i vescovi e i parroci hanno ricevuto l'incarico di salvare le anime affidate alle loro cure. Ogni pastore di anime (ogni sacerdote di quelli che abbiamo citato, parroco, vescovo o Papa) ha quindi l'obbligo solenne di nutrire spiritualmente il suo gregge con i Sacramenti e di compiere tutto ciò che è necessario per la salvezza delle anime del suo gregge, anche a rischio della propria vita.

       “Per esempio, se uno dei parrocchiani è rimasto parzialmente sepolto da una frana, ma può ancora parlare e desidera confessarsi, allora il suo parroco ha il dovere di recarsi da lui per raccogliere la sua confessione, anche a rischio di rimanere a sua volta sepolto da un ulteriore cedimento del terreno. Per quanto grande possa essere il pericolo, il parroco ha l'obbligo di recarsi sul luogo dell'incidente, se è fisicamente in grado di farlo, per somministrare gli ultimi sacaramenti al suo parrocchiano e consentire la salvezza della sua anima.”

       Non lo sapevo.

       “È così. Ogni parroco riceve da Dio una missione importantissima, la salvezza delle anime affidate alle sue cure. Un parroco deve esser pronto a rischiare la vita per portare gli ultimi sacramenti a un'anima che gli è stata affidata, e in genere per consentire a ciascun membro del suo gregge di guadagnare la vita eterna.

       “Allo stesso modo, un confessore deve informare il penitente sui suoi obblighi morali, anche se prevede che il penitente non accetterà i suoi consigli e i suoi ammonimenti. Per esempio, se un penitente fa uso di contraccettivi nel suo matrimonio, il confessore deve dirgli di non farlo più. Quando è in gioco il Bene Comune della Chiesa, un confessore risponde davanti a Dio di ogni anima di cui ha ricevuto la confessione. Non può lasciare un penitente nell'ignoranza o consentire che ometta di compiere il suo dovere, quando il confessore sa che il penitente lede con il suo comportamento i diritti di terze persone.

       “Secondo Sant'Alfonso, il confessore sarà dannato, a meno che non si penta, per il suo colpevole silenzio con il penitente. Il confessore non ha il diritto di lasciare il penitente nell'ignoranza dei suoi obblighi verso gli altri.

       “Anche il confessore del Papa è tenuto a obbedire a questa legge divina. Neppure il Papa può dispensarlo dall'obbligo di dire la dura verità al suo penitente, perfino se si tratta dello stesso Papa. Così come un pastore di anime commetterebbe un peccato mortale se non tentasse (anche a rischio della vita) di salvare quell'anima della sua congregazione, il confessore commetterebbe un peccato mortale se non comunicasse al suo penitente il suo imprescindibile dovere, anche quando costui non è disposto a dargli ascolto.

       “Così, se fossi il confessore del Papa e non insistessi con lui per convincerlo a consacrare la Russia o almeno a fare tutto ciò che è in suo potere (e ciò che un Papa può fare a questo riguardo non è poco) per rendere finalmente tale atto possibile, metterei in pericolo la mia anima.

       “Rispondo quindi ancora una volta, sì, non potrei fare a meno di insistere e ogni confessore del Papa che sia a conoscenza di ciò che io conosco dovrebbe fare altrettanto.”

       Cosa accadrebbe se il Papa si rifiutasse di eseguire un così solenne compito, malgrado le sue insistenze?

       “Ecco, a meno che non si verificasse qualcosa di nuovo e significativo (ma non saprei proprio che cosa potrebbe verificarsi; ho risposto finora a ogni genere di obiezioni, avanzate da Cardinali, vescovi, sacerdoti o uomini di legge. Dopo quindici anni, non penso possano esserci molte ragioni o fattori contrari di cui io non abbia già sentito parlare), allora sarei costretto a dirgli che egli è tenuto dinanzi a Dio a eseguire questo compito e che, se tentasse di sottrarvisi, rischierebbe la dannazione.”

       E se il Papa insistesse nel suo rifiuto, senza offrire nessuna ragione valida o significativa per la sua decisione, cosa accadrebbe allora?

       “In questo caso, temo che i principi morali a cui sono stato educato mi obbligherebbero a dire al Papa di non poter avallare il suo rifiuto, per non rendermi colpevole di un peccato mortale. Così, a meno che qualche studioso più esperto di me della teologia morale di Sant'Alfonso potesse dimostrarmi il contrario, sarei costretto a rifiutare l'assoluzione al Papa!”

       Rifiutare l'assoluzione al Papa, ha detto?

       “Sì. Può sembrare incredibile, ma è così. Il Papa è severamente obbligato a obbedire a Nostra Signora di Fatima, pena la caduta nel peccato mortale, e il suo confessore, conoscendo ciò che io conosco su Fatima, sarebbe obbligato a giungere alla mia stessa conclusione e a rifiutare l'assoluzione al Papa, come ho spiegato prima. Non vedo a quale altra conclusione potrebbe giungere il confessore del Papa o, se è per questo, di qualunque vescovo, anche se la maggiore responsabilità ricade sul Papa, perché, essendo la più alta autorità della Chiesa sulla terra, spetta a lui stabilire la data e dare l'ordine ai vescovi. Dopo che il Papa avrà stabilito la data e dato l'ordine ai vescovi di procedere alla consacrazione della Russia, allora la responsabilità passerà ai vescovi, che saranno obbligati a obbedire, pena la caduta nel peccato mortale. E il confessore di ogni vescovo dovrà dire al suo penitente di obbedire, se non vuol rischiare la dannazione eterna.”

       Quindi si può dire che quello di consacrare la Russia nel modo indicato da Nostra Signora di Fatima è per il Papa un obbligo molto grave, non è vero?

       “Sì. Senza il minimo dubbio. Dall'esecuzione di questo comando dipendono la pace mondiale, la stessa sopravvivenza di (varie) intere nazioni e la salvezza di milioni di anime. Non portare la pace al mondo, quando lo si potrebbe fare, è un gravissimo peccato di omissione. Non impedire l'annientamento di intere nazioni quando se ne avrebbe la possibilità, significa commettere un terribile peccato contro Dio e, per servirci delle parole usate da un vescovo Cattolico a proposito dei genocidi, ‘un crimine contro l'umanità’. Se tralasciassi di impegnarmi per la salvezza di milioni di anime, mi renderei responsabile (come tutti quelli che, pur potendolo, si sottraggono a questo dovere) di un terribile crimine contro Dio e contro gli uomini.”

       I suoi nemici insinuano che la sua insistenza sulla questione della consacrazione è causata da una sorta di animosità nei confronti del Santo Padre e dei vescovi. Ma, Padre Gruner, mi sembra, da quanto ha detto, che la sua insistenza sia causata piuttosto da un senso di attaccamento alla Chiesa e al Santo Padre.

       “Sì, è vero. Se gridiamo, è perché ‘la Carità di Cristo’ ci costringe a farlo. Credetemi, sarei felice di potermi ritirare in pace, a dire le mie preghiere, leggere i libri della mia biblioteca e condurre una tranquilla esistenza lontano da tutte le battaglie che i nemici di Nostra Signora di Fatima mi costringono ad affrontare a causa della loro profonda ignoranza del messaggio di Fatima.

       “Ritengo che molti di noi verrebbero sterminati e che il mondo intero cadrebbe ben presto in schiavitù, se il comando di Nostra Signora non venisse ascoltato ed eseguito in tempo. Inoltre, la legge morale mi impone di proteggere e sostenere il Bene Comune della Chiesa proclamando il messaggio della Madonna di Fatima nella sua integrità, contro l'incomprensione, i fraintendimenti e l'aperta malizia di alcuni potenti.

       “Malgrado la mia incerta salute e l'avversione nei confronti di molti aspetti del mio lavoro, da cui ricavo assai meno della maggior parte dei sacerdoti nordamericani, proseguirò nella mia opera, non perché io sia una sorta di personaggio eroico, ma unicamente perché comprendo che non esistono valide alternative per la salvezza della Chiesa e soprattutto del Papa e dei vescovi.

       “Spero che da tutto questo si capisca che io non sono certamente un nemico del Papa, ma, al contrario, uno dei suoi più fedeli sostenitori. Infatti, lo scopo del mio lavoro è la sua salvezza, in questo mondo e forse anche nell'altro.

       “Vedete, è stato lo stesso Gesù a dirci di rendere note queste verità ai Suoi ministri. In particolare sono quei ministri, come il Papa e i vescovi, che sono direttamente e personalmente investiti dell'obbligo di consacrare la Russia, che Gesù ci prescrive di informare, quando dice, ‘Rendetelo noto ai Miei ministri, dato che essi seguono l'esempio del Re di Francia, ritardando l'esecuzione del Mio volere, subiranno la sua stessa sorte.’

       “Questo ammonimento mi riguarderebbe personalmente, come Suo ministro, se mi rifiutassi di affermare la verità sulla responsabilità morale del Papa e dei vescovi, secondo l'ordine morale oggettivo. Io posso almeno dire di non aver nascosto al Papa e ai vescovi il loro dovere, in nome di una falsa lealtà o per motivi di opportunità politica. Nel giorno del giudizio, essi dovranno ammettere che li ho sempre apertamente richiamati al loro dovere.

       “Il Papa e i vescovi non solo rischiano seriamente di andare incontro a persecuzioni e perfino a una morte violenta se ritardano il momento della consacrazione, ma corrono anche il pericolo della dannazione eterna, se si rifiutano coscientemente, deliberatamente, in modo consapevole e intenzionale, di procedere alla consacrazione della Russia.

       “Per il fatto di portare questa possibilità alla loro attenzione, dovrei essere considerato in effetti come il loro migliore amico e il più fedele dei sostenitori. Non sono in cerca di riconoscimenti o di ringraziamenti, ma se insisto a proclamarmi il loro migliore amico, lo faccio per contrastare le calunnie dei miei (e loro) nemici, che non perdono occasione per diffondere nei corridoi del potere, in Vaticano e nelle cancellerie di tutto il mondo, la voce che io sarei un nemico del Papa.

       “Come diceva Hitler, ‘Se si ripete una bugia abbastanza a lungo, sarà creduta’. Indubbiamente, i potenti burocrati che, per ignoranza, avidità di potere o perché alleati apertamente con il diavolo, spargono questa menzogna, non causano solo un danno al Papa e ai vescovi, ma fanno anche del male a se stessi. L'ammonimento di Gesù è valido anche per questi ministri. Anche essi potrebbero un giorno vedersi costretti a subire lo stesso destino subito dal Re di Francia.”

       Ma, Padre, perché dice queste cose in pubblico? Perché non esprime queste idee in privato?

       Padre Nicholas Gruner volse lo sguardo all'immagine del Cuore Immacolato di Maria e, dopo un attimo di pausa, disse: “Sono lieto che mi faccia questa domanda. A parte il fatto che mi viene negata la possibilità di incontrare il Papa, ho anche altre ragioni per esprimermi pubblicamente.

       “Avevo un'udienza privata con il Papa. Il giorno e l'ora erano fissati e partii per Roma con Josyp Terelya. Pagai le sue spese di viaggio e ottenni i documenti necessari, e mi preoccupai perfino di pagare il viaggio del suo interprete inglese. Ma 24 ore prima del momento stabilito, l'udienza venne cancellata. In seguito tentai di ottenere un'altra udienza; mi recai da un polacco, amico personale del Papa, il Cardinale Deskur, ma egli non poté o non volle aiutarmi a incontrare il Papa.

       “Così, il 12 luglio 1995, pubblicammo una ‘Lettera Aperta al Papa’, che ci costò più di 100.000 dollari, in cui chiedevamo al Papa di intervenire contro coloro che tentavano illegalmente e immoralmente di impedire le nostre conferenze episcopali. Egli lesse la lettera, ma non fece nulla per vederci o per mettersi in contatto con noi. Sono certo che il Papa sa chi sono.

       “Il Papa potrebbe servirsi di molti canali per mettersi discretamente in contatto con noi, se lo volesse; tra i miei amici vi sono sacerdoti e vescovi che hanno spesso occasione di vederlo, ma sono restii a trasmettergli questo messaggio. Poiché ormai ho perso la speranza di incontrarlo, non mi resta altro mezzo per raggiungerlo se non la discussione pubblica. Anche se non mi è possibile anticipare in questa sede ogni possibile obiezione o domanda che egli potrebbe pormi riguardo a quello che io reputo il suo assoluto e impellente obbligo morale di consacrare la Russia, posso se non altro esprimere pubblicamente la mia convinzione, in modo abbastanza esauriente da permettere a lui o al suo successore di prendere coscienza dei suoi doveri o almeno della necessità di approfondire questa questione di importanza fondamentale, prima di respingere quella che ritengo essere la soluzione di tutti i suoi problemi.

       “Quando l'Europa e le Americhe e tutto il mondo saranno in procinto di perdere la libertà, allora ci sarà almeno qualcuno, dotato di una certa autorità o influenza, che si ricorderà della soluzione che era stata offerta a questo mondo.

       “Potrei non sopravvivere a lungo agli attacchi portati contro di me e la mia reputazione. Non ho quasi più la forza di resistere a tutte le bugie, le incomprensioni e l'aperta malizia di quegli stessi che dovrebbero essere i primi a schierarsi non con me, ma con la causa del Cielo. Ma almeno lascerò una chiara testimonianza per i posteri, in modo che in avvenire qualcuno possa finalmente riconoscere l'importanza del dono che Dio e la Nostra Signora ci hanno offerto con il messaggio di Fatima e con l'amorevole ordine impartito al Papa e ai vescovi di consacrare insieme, nello stesso giorno e alla stessa ora, con una cerimonia pubblica e solenne, la Russia al Cuore Immacolato di Maria.

       “Oltre a non potermi incontrare con il Papa o con altri influenti membri della gerarchia, oltre a dover assistere alla vanificazione di quasi tutti i miei sforzi rivolti a organizzare degli inontri in cui i vescovi abbiano la possibilità di ascoltare il messaggio di Fatima nella sua interezza, per colpa di un pugno di irresponsabili burocrati, che tuttavia non sono ancora stati redarguiti adeguatamente dal Papa, ci sono anche altre ragioni che mi spingono a esprimermi pubblicamente.

       Non per ripicca.

       Non per dimostrare in nessun modo la mia superiorità.

       Non per causare imbarazzo al Vaticano o ai vescovi.

       Non per ottenere qualcosa.

       “Se fossero questi motivi a spingermi a farlo, o altri simili, sarei in torto. Ma ci sono dei momenti in cui è Dio stesso a chiederci di parlare davanti a tutti, anche per riprendere i nostri superiori. Le Sacre Scritture e i Dottori della Chiesa lo affermano molto chiaramente. La storia della Chiesa è piena di episodi in cui si è realizzata questa situazione.

       “Per citare solo alcuni esempi, San Paolo non esitò a riprendere San Pietro in pubblico quando la fede era in pericolo perché ‘San Pietro non era nel vero. Mi opposi a lui a viso aperto, perché evidentemente aveva torto.’ (Gal. 2:11). Questo significa forse che san Paolo era un nemico del primo Papa, San Pietro? No. San Paolo aveva il diritto di correggere il Papa? Sì. Sbagliò a farlo pubblicamente? No.

       “In un altro caso, un papa, Pasquale II, venne ripreso nel 1111 dai vescovi per la sua decisione immorale e imprudente di nominare i vescovi in base alla volontà dell'Imperatore. Nel 1116, Papa Pasquale II riconobbe che i suoi vescovi avevano ragione e lui torto.

       “Papa Giovanni XXII venne ripreso pubblicamente da alcuni teologi che gli rimproverarono il sostegno ad alcune tesi eretiche, che il papa corresse nel 1336 con una solenne definizione. Il papa era in errore, come riconobbe lui stesso tre anni dopo essere stato pubblicamente ripreso dai suoi inferiori.

       “San Roberto Bellarmino ha scritto molto su questo argomento. San Roberto è un Dottore della Chiesa e uno strenuo difensore del papato, ma non esita ad affermare che in alcuni casi è necessario che anche il Papa venga ripreso dai suoi sottoposti, se questi sono più informati di lui.

       “Perfino San Tommaso d'Aquino, il più celebre Dottore della Chiesa, è della stessa opinione. Sia San Roberto sia San Tommaso concordano nel ritenere che, quando il Bene Comune della Chiesa è in pericolo o se la Fede Cattolica è minacciata dalle parole o dagli atti di un Papa, allora quest'ultimo merita di essere pubblicamente ripreso dai suoi sottoposti. Se questo vale per il Papa, tanto più varrà per i vescovi.

       “La Chiesa è oggi in grave pericolo. La fede è minacciata. Il Papa ha parlato nei suoi discorsi di questa lotta tra il Vangelo e l'anti-Vangelo, tra il Cristo e l'anti-Cristo, lotta divenuta particolarmente accesa negli ultimi tempi. Suor Lucia, nell'ultima intervista pubblicata prima che le venisse imposto il silenzio (v. Appendice III e v. anche Appendice IX) ha detto a Padre Fuentes che la battaglia decisiva tra il demonio e la Beata Vergine Maria ha avuto inizio. Questa battaglia si concluderà con la vittoria definitiva di una sola parte, e la definitiva sconfitta dell'altra.

       “Come ho detto prima, siamo a un crocevia della storia. Il Bene Comune della Chiesa, come quello di tutte le società secolari, è minacciato da un grave pericolo, anche se, come ha detto Giovanni Paolo II nel 1976, la maggior parte dei nostri contemporanei non se ne rende pienamente conto.

       “La fede è in pericolo in tutto il mondo, come ha detto il Cardinale Ratzinger nel suo Rapporto Ratzinger. Dato che la soluzione definitiva di queste gravi crisi è nelle mani del Papa e dei vescovi, che sono i soli a poter eseguire l'ordine di Nostra Signora di Fatima che impone di consacrare la Russia, non posso esimermi dal levarmi in piedi e ricordare a tutti che il Papa e i vescovi hanno il dovere di obbedire.

       “Il Papa stesso ha detto che ‘il messaggio di Fatima impone un obbligo alla Chiesa’. Esso impone in effetti un grave obbligo alla Chiesa e ai suoi vertici, e i rischi che si corrono a ignorare questo genere di obblighi sono molto seri.”


Note:

1. San Roberto Bellarmino, tomo IV, proposizione XVI, p.470, tomo II, de Romano Pontifice, capitolo 29, p.417 e seguenti; vedi anche San Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I-II, q. 33, art.4.

 
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