Capitolo 10
Far ridere le chitarre
Coimbra appare come
dal nulla, dopo una curva improvvisa della strada e si è immediatamente
catapultati con l'immaginazione all'epoca dei martiri e dei santi. Il
corpo incorrotto di Sant'Elisabetta del Portogallo è preservato
nella Basilica là, sul fianco della collina. In cima alla collina,
dove si tengono ogni primavera i famosi festival del fado, l'Università
di Coimbra risuona come una chitarra di meravigliosa fattura al mormorio
del cuore del Portogallo. Coimbra è orgogliosa. Con buona ragione.
Qui, in questa città mitica che sorge sulle sponde del fiume
Mondego, risiede il Segreto. La sola veggente della Cova da Iria ancora
vivente vive dietro a mura altissime.
Il Carmelo di
Coimbra è adagiato sul fianco della collina, un'oasi dalle porte
verde smeraldo, una rocca ingioiellata su un dito di questa storica
montagna. Qui dove Rua Santa Teresa incrocia Avenida Dias da Silva,
Lucia dos Santos ha resistito alla curiosità del mondo durante
la seconda metà del secolo più ricco di repentini cambiamenti
di tutta la storia.
Nata sette mesi
prima che Pio X pubblicasse la sua condanna del modernismo, ella ha
visto sette altri Papi ascendere al Soglio di Pietro. Anzi, ne ha incontrati
personalmente molti. Giunta in questo convento poco dopo la fine della
Seconda Guerra Mondiale, ha seguito le vicende della guerra in Corea,
di quella in Vietnam e della guerra del Golfo. Ha visto il comunismo
divorare gran parte del mondo. Ancor oggi ne osserva il presunto e molto
pubblicizzato ‘crollo’.
Nata prima dell'avvento
della radio, è vissuta fino a vedere fotografie trasmesse da
vicino al pianeta Nettuno. È sopravvissuta agli innumerevoli
tiranni, dittatori e pazzi che hanno promesso al mondo regni che sarebbero
durati mille anni, il seppellimento del capitalismo e lo sterminio della
Chiesa. Della sua vita, vissuta privatamente, lontano dall'occhio invadente
degli impresari dei media e dei fanatici religiosi, sappiamo poco o
niente. Forse il tempo ci darà dettagli precisi della sua vita
nascosta, in resoconti scritti, ma della sua vita attuale sappiamo con
certezza una sola cosa: ella recita il Rosario ogni giorno.
Fotografie di
questa insolita carmelitana fatte da adulta rivelano un volto intenso,
che emana sicurezza anche in presenza di papi e pellegrini; in qualche
occasione è ritornata al santuario monumentale che ora circorda
l'albero di azinhiera. Sul suo volto si riflette una gioia evidente,
la cui fonte deve sicuramente risalire a quel giorno di ottobre del
1917, vicino alla Festa dei Tabernacoli tanto amata da Gesù,
quando il sole lasciò la sua dimora nel cielo ed educò
le anime e i cuori di 70.000 persone nella famosa Cova in Portogallo.
C'è nel
suo contegno ampia evidenza di una vita di coscienziosa responsabilità.
Ma un elemento speciale brilla al di sopra di tutti gli altri. Nei suoi
occhi c'è la libertà. Libertà nata dai venticelli
che muovono gli alberi sulle colline di Aljustrel, rinfrescano le rocce
del Cabeco, piegano gli steli dei fiori nella Cova da Iria. Libertà
come le artistiche folate di vento create dalle velocissime dita dei
suonatori di fado. Libertà da questo mondo. È il segreto
dei santi. È questo che fa ridere le chitarre.
Nello scorgere
il Carmelo di Coimbra ci ricordiamo che Dio è il più grande
narratore. Dietro queste alte mura del Carmelo, Egli ha messo questa
donna prescelta. E lì Egli l'ha accudita molto bene. Come una
principessa in un castello ella avvince la nostra immaginazione, ci
mantiene in uno stato di meraviglia, affichè il resto della storia
che Egli ci sta raccontando non sia strappata dalle nostre menti.
Molti hanno
provato a scalare le altezze del Grande Segreto. Nessuno può
fornire la prova di esserci riuscito. Molti hanno cercato di attirare
la custode del Segreto alla luce del giorno per sciogliere quelle ‘24
righe vergate su un foglio di carta rigato’ che contengono il
Segreto. Nessuno ci è riuscito.
Per 48 anni,
dal suo arrivo qui dopo aver lasciato il convento dove stava prima a
Tuy, è stata al centro di uno scrutinio incessante, di congetture
indegne, di devozione fuori luogo, di pressione ecclesiastica e politica.
Ma mai la sua fermezza e il suo carattere furono messi a più
dura prova, la sua stessa integrità più minacciata che
nell'anno 1992, quando sembrò che tutto il mondo volesse aprire
una breccia nei bianchi muri di questo Carmelo.
Il concentrarsi
della pressione veniva da una realtà: il fatto che Suor Lucia
è stata obbligata al silenzio dal 1960. Cionondimeno quelli che
rifiutano di riconoscere che Giovanni Paolo II ha chiaramente e pubblicamente
detto che la Consacrazione della Russia nel modo richiesto della Madonna
di Fatima non è avvenuta, continuano a tentare di sostenere la
loro posizione asserendo fraudolentemente che Suor Lucia è d'accordo
con loro. Ci riescono solo perché lei non può rispondere
e difendersi pubblicamente senza il permesso dello stesso Cardinale
Ratzinger.
Come spiega
J. Kaess: “L'establishment di Fatima continua” ad insistere
che la consacrazione è stata fatta. Ma “nessuno dei suoi membri
può produrre nemmeno un briciolo di prova”. Per prima cosa “la
Russia non fu menzionata nella cerimonia (del 1984) e non possono provare
né possono dimostrare che vi partecipò più di qualche
centinaio di vescovi.” Secondo, “la consacrazione del 1984 non fu un
atto pubblico. Benché ci fosse una cerimonia pubblica, non una
persona al mondo la sapeva in qualche modo collegata con la Consacrazione
Collegiafino a 5 anni dopo quando ‘la scritta era sul muro’ nell'Unione
Sovietica.”1
Ahimè
per coloro che formano questo establishment, il mondo Cattolico
ha una memoria più lunga di quanto sperassero. Dopo aver aspettato
40 anni per la Consacrazione della Russia, ai Cattolici fu all'improvviso
detto alla fine degli anni '80: “Oh, a proposito, è stata fatta
nell'84!”. Ma, naturalmente, tutto il mondo sa che non è avvenuta
nell'84. I più devoti, assidui, leali sostenitori del Papa non
ne avevano udito nulla. Improvvisamente nel 1989, dappertutto apparvero
su giornali e periodici foto e articoli che mostravano la consacrazione
fatta da Giovanni Paolo II tenutasi in piazza San Pietro il 25 marzo
1984.
Fu come se l'FBI
avesse emanato un nuovo comunicato nel 1989 dicendo: “Oh, a proposito,
Walt Disney ha ucciso il Presidente Kennedy. Lo abbiamo provato nel
1984.”
Cardinali, vescovi,
sacerdoti e i fedeli sapevano benissimo che non era avvenuta. E Padre
Gruner continua a dire ‘... il tempo sta per scadere.’
Chiunque fosse
dietro questa palese manovra non era un uomo degno d'invidia. Nei circoli
dove l'inganno è un'arte raffinata, la finzione della presunta
consacrazione era peggio di un imbroglio, era un passo falso,
un errore terribile. Nel 1992 il gruppo non ce la faceva più.
La gente esigeva una spiegazione. Lo stratagemma dell'89, ideato per
convincere i fedeli che la consacrazione era avvenuta, aveva gettato
piena luce sulla Grande Menzogna. Entro il novembre di quell'anno, il
“establishment di Fatima” stava proclamando che, in cinque
lettere a lei attribuite, l'ultima veggente di Fatima ancora in vita
confermava che la Consacrazione della Russia era avvenuta. A questo
punto il gruppo scoprì che doveva darsi da fare per fornire prove
più specifiche che Fatima era conclusa.
21 marzo
1992, il primo incidente. La catena di eventi iniziata in questo
giorno, trasformò il 1992 in una corsa sulle montagne russe per
il gruppo. Che questo fosse il diretto risultato della pressione esercitata
incessantemente da Padre Nicholas Gruner e dal suo Apostolato fu chiaramente
confermato dall'inizio da una delle voci più degne di fede dell'intero
fenomeno di Fatima.
L'Abbé
Caillon scrive: “L'evento fu messo in moto da un certo Padre Gruner
che ‘dirige una rivista su Fatima’ nel Nord America e che
insiste che la consacrazione della Russia non è stata compiuta.”2
Padre Messias
Coelho spiegò (all'Abbé Caillon), “Questa intervista ebbe
luogo per iniziativa del dottor Lacerda, che era irritato dalle campagne
di Padre Gruner.”3 In una lettera datata 20 dicembre 1991,
indirizzata al rappresentate di Padre Gruner a Fatima, il dottor Lacerda
dichiarò: “Papa Giovanni Paolo II effettuò questa consacrazione
il 25 marzo 1984. E quanto Gorbaciov ha fatto dal 1985 può essere
spiegato solo da essa.”4
“Fu necessario
allora andare alla fonte” dice l'Abbé Caillon.
Sabato, 21 marzo
1992, una delegazione di quattro persone si recò al Carmelo di
Coimbra per avere un colloquio con la veggente. Era la festa di San
Benedetto, non più molto celebrata o nemmeno osservata nel nuovo
calendario liturgico. Ma c'era una certa ironia in quella data. La distruzione
di Monte Cassino durante la Seconda Guerra Mondiale non era niente in
confronto di quello che l'incontro avrebbe fatto alla credibilità
della Fortezza Lucia.
Il gruppo era
formato dal Delegato apostolico per il Portogallo, Monsignor Luciano
Angeloni, dal suo segretario, il dottor Francis de Lacerda, e da Padre
Messias Coelho, un Fatimista portoghese di vecchia data, che fino al
1988 aveva risolutamente, insieme a Padre Gruner e moltissimi altri,
sostenuto che l'atto di consacrazione del mondo fatto il 25 marzo 1984,
non aveva corrisposto ai requisiti indicati da Nostra Signora di Fatima.
L'Abbé
Caillon riferisce: “Il colloquio durò un'ora e mezzo. Suor Lucia
dichiarò che la consacrazione della Russia era stata fatta.”5
Che? Suor Lucia
dice che la consacrazione è stata fatta? Anche la più
sfacciata delle forze anti-Fatima esitò a annunciare con esultanza
questa notizia al mondo intero. Ci si aspetterebbe che tali parole,
capaci di scuotere il mondo, sarebbero state immediatamente annunciate
dai tetti di ogni casa, a mare usque ad mare. Non lo furono.
Invece, una strana calma fece seguito a quella che avrebbe dovuto essere
una grande vittoria per il gruppo anti-Fatima. Ma un evento stava per
succedere che avrebbe fornito il palcoscenico per l'annuncio.
Tra l'8 e il
12 maggio, 1992, un congresso internazionale su ‘Fatima e la Pace’
ebbe luogo nel Centro Paolo VI a Fatima come lancio e preparazione del
settantacinquesimo anniversario della prima apparizione nella Cova.
Circa 500 persone vi parteciparono. Era lo sfondo perfetto per il grande
annuncio.
Tra i partecipanti
c'era Padre Gruner, invitato per sopportare di ascoltare la liquidazione
dell'opera della sua vita per bocca di un oratore in particolare. Il
Vescovo José da Cruz Policarpo caratterizzò quelli che
ancora lavoravano per la consacrazione della Russia (come Padre Gruner,
benché il suo nome non venisse menzionato), come: “... propensi
a un'interpretazione semplicistica della storia e dotati di un gusto
per il mito e lo pseudo-escatologico ...” che accusano “... i papi e
i vescovi di essere responsabili delle calamità del mondo per
aver mancato di adempire alla richiesta della Madonna di Fatima.” (Monsignor
da Cruz Policarpo, già Vescovo ausiliario di Lisbona e attuale
rettore dell'Universita Cattolica Portoghese è stato caratterizzato
come un ‘... uomo di sinistra, conosciuto per la sua posizione progressista
...’).6
Ma nessun grande
annuncio delle presunte parole di Suor Lucia il 21 marzo, fu fatto dal
podio.
In un discorso
del 13 maggio, il Cardinale Sodano, da poco nominato Segretario di Stato,
citò i precedenti tentativi di consacrazione fatti dai papi ma
non fece menzione che l'unico Papa che aveva formulato una chiara (anche
se incompleta) consacrazione della Russia era stato Pio XII nel 1952.
E, di nuovo,
nessun grande annuncio delle parole del 21 marzo aveva fatto seguito
a questo discorso.
In una conversazione
privata con l'Abbé Caillon, Padre Messias Coelho aveva riferito
parte del contenuto dell'incontro del 21 marzo: “Lucia disse che la
consacrazione era stata compiuta, che lei lo aveva sempre asserito,
che non aveva mai domandato niente riguardo alla Russia, ma solo riguardo
all'unione dei vescovi. E dato che questa unione era imperfetta, i frutti
non sarebbero stati così buoni come si sarebbe potuto immaginare.”7
Padre Coelho
aggiunse: “Che c'erano cose che Lucia aveva detto ma che egli non poteva
riferire perché il Nunzio glielo aveva proibito.”8
Così adesso c'era un quarto segreto di Fatima. Poco
importa quanto strenuamente le forze anti-Fatima cercassero di far conformare
Suor Lucia al modello che serviva al loro programma, ella riusciva sempre
a dire qualcosa che si doveva celare ai fedeli. Questo avrebbe suggerito,
più tardi, che forse ciò di cui si aveva bisogno era una
Suor Lucia le cui parole fossero interamente le loro.
Ma un giovane
e brillante religioso francese stava per entrare in questo dibattito,
un uomo la cui analisi emozionante delle persone e degli eventi della
storia di Fatima rivela un talento che ricorda a metà John le
Carré e a metà G.K. Chesterton: Frate François
de Marie des Anges della Controriforma Cattolica.
Frate François
analizzò il rapporto di Padre Coelho con una precisione tagliente.
“È un
fatto improbabile che Suor Lucia abbia dichiarato il 21 marzo 1992 che
ella aveva sempre asserito che la consacrazione della Russia era stata
fatta, allorché una serie di testimonianze concordanti che risalgono
al 1984, 1986, 1987 e 1989, di cui lo stesso Abbé Caillon ha
raccolto un buon numero, mostra che durante quegli anni ella spesso
dichiarò che la consacrazione della Russia doveva ancora farsi
secondo le modalità volute dalla Nostra Signora. Oltre a ciò,
come è possibile credere che Suor Lucia avesse confidato che
non aveva mai detto niente della Russia? Qui abbiamo travisato sia la
richiesta fatta a Tuy e sia la promessa della Madonna!
“Sappiamo infatti
che, in numerose occasioni durante l'ultimo decennio ella ha spiegato
perché gli atti di sacrificio fatti il 13 maggio 1982 e il 25
marzo 1984, che erano praticamente identici, non corrispondono alla
richiesta di Nostra Signora, affermando al contempo che ‘Dio vuole che
la Russia sia l'unico oggetto di consacrazione’. Affinchè
il piano divino si realizzi, la consacrazione della sola Russia è
infatti necessaria ‘perché la Russia è un immenso territorio
ben definito e la sua conversione sarà vista e sarà così
la prova di quello che può essere ottenuto attraverso la consacrazione
al Cuore Immacolato di Maria’.”9
Poi Frate François
aggiunse il suo argomento più convincente.
“Inoltre,” disse
“se Suor Lucia avesse veramente affermato il 21 marzo 1992 che la consacrazione
della Russia era stata compiuta, la sua dichiarazione non sarebbe rimasta
un segreto o ‘nascosta’, secondo le parole usate dall'Abbé
Caillon. Prima di tutto, il Nunzio apostolico, Monsignor Luciano Angeloni,
lo avrebbe reso noto appena uscito dal parlatorio dove era avvenuto
l'incontro. Secondo, Padre Messias Coelho lo avrebbe pubblicato nella
sua rivista Mensagem de Fatima, e per essere precisi, nel fascicolo
del mese di maggio (n. 189), apparso alcune settimane dopo. Poi Padre
Fox non avrebbe mancato di menzionarlo nell'edizione di luglio del suo
periodico trimestrale, Fatima Family Messenger [Il Messaggero
familiare di Fatima]. Terzo, il dottor Lacerda avrebbe usato questa
dichiarazione fatta da Lucia come un argomento irrefutabile nella sua
controversia con il rappresentante di Padre Gruner a Fatima. Quarto,
il rettore del Santuario di Fatima (Monsignor Guerra) vi si sarebbe
riferito nel rispondere alle domande dell'Abbé Laurentin.
“Quinto, l'Abbé
Caillon avrebbe saputo queste notizie, non nei corridoi di questo congresso,
ma dalle labbra di Monsignor Policarpo quando egli pronunciò
il suo già citato intervento ‘Fatima, la Pace e la Russia’.”10
L'accusa esigeva
una risposta. Ne arrivò una.
La lettera di
Monsignor Luciano Angeloni a Fra' François, del 4 agosto 1992,
sembra far uscire la pressione fuori dalla pentola: “Durante la mia
ultima visita del 21 marzo passato, io ero accompagnato da due specialisti
delle cose di Fatima, che mi avevano chiesto di dare loro l'opportunità
di ritornare a far visita a Suor Lucia (che essi non avevano incontrato
dal 1983). Senza che fosse necessario rendere nota la notizia in questione,
posso dirle che non ci fu conversazione. Non ci fu alcuna dichiarazione
speciale. Fu semplicemente una visita da parte mia, durante la quale
quelli che avevano desiderato accompagnarmi volevano vedere di nuovo
Suor Lucia. Conversarono con lei riguardo a cose correnti, cose, per
esempio, che sono state pubblicate nelle sue Memorie.”11
In altre parole,
non il tipo di scambio che avrebbe provocato un grandioso annuncio al
Congresso. Infatti, niente di degno nemmeno di un sussurro. Insomma,
qualcuno mentiva.
E, ironia delle
cose, durante lo stesso Congresso, il Cardinale Casaroli ammise, a proposito
dell'esito dei suoi 30 anni dell'Ostpolitik: “La Chiesa, che sembrava
fare così tanta attenzione alla grande questione del disarmo
e delle tensioni esistenti fra i due blocchi, ora sembra impotente di
fronte al mosaico di conflitti che sembrano scoppiare nel mondo. Il
fatto che le maggiori autorità internazionali risultino ugualmente
impotenti non ci offre alcuna consolazione.”12
Frate François
nota, riguardo al Cardinale Casaroli, che ci troviamo di fronte ad un
totale collasso! Ma l'ex Segretario di Stato non per questo abiura la
sua fede nell'umanesimo massonico.13 Né, possiamo
aggiungere, i suoi decenni di servizio fedele all'Accordo tra il Vaticano
e Mosca.
Chi avrebbe
potuto pensare che tutto ciò che era trapelato fino ad allora
in quell'anno, uno dei più complessi e pieni di eventi, era semplicemente
un preludio dell'atto drammatico che stava per svolgersi nel settantacinquesimo
anniversario del Miracolo del Sole?
Note:
1. J. Kaess, “Strange Goings On In Fatima”
[Strani avvenimenti a Fatima], in The Fatima Crusader, n°44,
primavera 1993, p.35.
2. The Catholic Counter-Reformation
in the XXth Century, agosto-settembre 1992, p.4.
3. Ibid.
4. Dottor Lacerda, “Lettera a Padre Gruner
del 20 dicembre 1991,” in The Catholic Counter-Reformation in the
XXth Century, agosto-settembre 1992, p.5.
5. The Catholic Counter-Reformation
in the XXth Century, agosto-settembre 1992, p.4.
6. Ibid.
7. Ibid.
8. Ibid., p.5.
9. Ibid.
10. Ibid., p.5.
11. Ibid., p.5, nota 2.
12. Ibid., p.4.
13. Ibid.