Capitolo 11
Agguato a Fatima ottobre 1992
L'invito a partecipare
diceva semplicemente: “Il periodico The Fatima Crusader chiede
rispettosamente l'onore della presenza di Sua Eccellenza alla Conferenza
Internazionale per discutere pubblicamente la Consacrazione Collegiale
della Russia secondo la richiesta fatta da Nostra Signora di Fatima
quale condizione per la Pace nel Mondo.”1
La nota aggiungeva:
“In base alla disponibilità di fondi, le spese di alloggio e
di viaggio saranno coperte, grazie alla generosità di migliaia
di sostenitori dell'Apostolato della Madonna di Fatima, che hanno fatto
sacrifici a questo fine, a favore di quei vescovi, provenienti dalle
diocesi più povere, che altrimenti non potrebbero partecipare.”
Per i vescovi
delle nazioni più povere che ricevettero questo invito nel giugno
del 1992, era un'offerta generosa. Per quelli che si trovavano in condizioni
migliori, che potevano permettersi il viaggio, era un'opportunità
di unirsi con gli altri fratelli vescovi nella Cova da Iria nel settantacinquesimo
anniversario del Miracolo del Sole. Centodieci vescovi accettarono l'invito.
Coloro che ritornavano
a Fatima potevano ben anticipare l'ospitalità che avrebbero ricevuto.
Quelli che ci andavano per la prima volta dovevano prepararsi ad una
calda sorpresa. La cortesia della gente portoghese, in modo particolare
quella della parte settentrionale del paese, può essere uno dei
grandi misteri di questo secolo. Come essi abbiano matenuto il loro
senso dell'umorismo, la loro cortesia, la loro irreprimibile dignità
in seguito alle interminabili ondate di umanità che continuano
a discendere sulla regione della Madonna è una questione cui
ha dato una risposta parziale il signor Vincente dell'Hotel Virgin Maria
dove alloggiavano molti vescovi. Quando gli fu chiesta la ricetta per
la minestra giustamente famosa che egli serviva all'inizio di ogni cena,
il signor Vincente scosse la testa, ammonendo con un dito chi gli aveva
posto la domanda.
“No, no, no”
lo mise in guardia. “Questo è il Quarto Segreto di Fatima.” Inconsapevolmente,
il geniale proprietario aveva rivelato l'elemento essenziale della personalità
della gente portoghese del Nord: una riservatezza, prudenza, fiducia
in se stessi, orgoglio e umorismo che derivano dal vivere in un mondo
che sta tutto sotto il manto delle cose del Cielo.
Ciò che
avvenne poi, all'arrivo a Fatima dei cento e più vescovi da 23
nazioni, diretti alla Conferenza Internazionale dei Vescovi per la Pace,
avrebbe gettato una luce assai dura sull'ente amministrativo del Santuario
e sul suo stesso rettore, Monsignor Luciano Guerra. I funzionari
del Santuario avrebbero dovuto avere più buonsenso. Ma chi, dopotutto,
aveva mai finanziato la riunione a Fatima di oltre cento vescovi?
Il Vescovo Alberto
Cosme do Amaral di Leiria stava ospitando la sua propria Conferenza
Pastorale nel Centro Paolo VI per i laici, conferenza a cui solo un
gruppo selezionato di vescovi era stato invitato. La Conferenza di Fatima
per la Pace, a cui erano stati invitati tutti i vescovi del mondo, non
era assolutamente in conflitto con la riunione del Vescovo Amaral. Una
cinquantina di vescovi al massimo stavano partecipandovi al Centro Paolo
VI, molti dei quali erano tra quelli che avevano accettato l'invito
di Padre Gruner e il cui viaggio a Fatima era stato pagato dal Fatima
Crusader. Più di cento vescovi erano venuti all'incontro
nell'Hotel Floresta, dando vita così alla più grande riunione
privata di vescovi avvenuta in questo secolo. Era una vera e propria
‘miniera’ di Padri della Chiesa che non si poteva assolutamente
ignorare.
Riunire un tale
corpo di vescovi era una cosa che non era mai stata realizzata prima
da nessun'altra singola organizzazione. Lo scopo era chiaro a tutti.
Il linguaggio stesso dell'invito conteneva l'intera ragione d'essere
di Padre Gruner: ‘Consacrazione ... Russia ... Pace del Mondo,’
e del suo movimento, ora uno degli apostolati laici più estesi
della Chiesa.
Nessuno poteva
asserire di non conoscere la ragione della riunione. Era invece proprio
perché qualcuno, in posizione altolocata, ne aveva capito la
ragione fin troppo bene, che l'opposizione lanciò le sue insinuazioni
letali nel momento stesso in cui il primo aereo stava atterrando.
Gli sforzi dell'ultimo
momento per discreditare l'intera Conferenza inclusero uno di quei gesti
burocratici che puzzano di eccessiva sicurezza di sé. Mercoledì
7 ottobre, il Cardinale José Sanchez, Prefetto della Sacra Congregazione
per il Clero, firmò una dichiarazione specificando che Padre
Gruner, “... non ha le facoltà dalla diocesi di Fatima e Leiria
di ufficiare le sue funzioni ministeriali ...” e “... il suo Congresso
non ha ricevuto l'approvazione delle autorità ecclesiastiche
competenti.”2
Sì, e
con questo? Non c'era alcun bisogno di “permesso” o di “facoltà”
secondo il Diritto Canonico, ma il Cardinale si dimenticò di
farlo presente. La dichiarazione non fu nient'altro che un arrogante
atto di sabotaggio.
Il sabotaggio
continuò all'aeroporto. A mano a mano che i vescovi arrivavano,
erano intercettati da rappresentanti del Santuario che cercavano di
dirottarli verso la conferenza del Vescovo Alberto Cosme do Amaral che
si stava tenendo al Centro Paolo VI, dicendo loro che la conferenza
di Padre Gruner all'Hotel Floresta, era stata “cancellata” e “non autorizzata”.
In realtà, i rappresentanti del Santuario erano così sfrontati
che facevano tutto ciò sotto gli occhi dello stesso gruppo ufficiale
di benvenuto del Fatima Crusader che si trovava lì
per accogliere e curare il trasferimento dei vescovi a Fatima.
Gli insinuatori,
comunque, non compresero nelle loro tattiche diversive l'offerta di
vitto e alloggio, che il Vescovo Amaral non aveva alcuna intenzione
di fornire. Solamente quando fu ora di provvedere alle necessità
dei vescovi che essi avevano dirottato, li mandarono indietro senza
una lira, dato che vescovi “senza risorse” erano inutili per loro! Un
errore di calcolo che smascherò i funzionari del Santuario per
quei freddi e scaltri farisei che sono. L'attacco contro la dignità
di questi vescovi, la maggioranza dei quali proveniente da paesi impoveriti,
non era evidentemente stata presa in considerazione dai detrattori del
Santuario. Essi avevano in mente solo una cosa, tendere un agguato a
Padre Nicholas Gruner.
La confusione
generata nei quotidiani e nelle pubblicazioni della stampa internazionale
da elementi influenti e importanti del Santuario ebbe il suo effetto.
Mercoledì 7 ottobre, il giorno prima che iniziasse la conferenza,
venticinque dei vescovi convenuti si incontrarono con Padre Gruner per
avere risposte alle loro domande e alle loro inquietudini. Dopo aver
ricevuto risposte sincere, decisero di mandare rappresentanti per chiedere
un'udienza al Vescovo Amaral, per dichiarare, in sostanza, la loro intenzione
di continuare secondo i loro programmi originali.
Quella sera,
gli Arcivescovi Limon delle Filippine, Toppo dell'India e Cardoso Sobrinho
di Recife in Brasile, percorsero in macchina i 18 chilometri per incontrarsi
con Monsignor Amaral.3
La strada per
Leiria si snodava sulla pianura settentrionale del Portogallo sotto
un sole autunnale che rendeva il cielo rosso e riportava la mente dei
pellegrini di ottobre al momento del Miracolo del Sole, 75 anni prima.
Gli Arcivescovi Limon, Toppo e Sobrinho stavano in quel momento seguendo
la loro via attraverso quel ginepraio spinoso di programmi in conflitto
che per oltre un decennio aveva diviso l'apostolato della Blue Army,
famoso in tutto il mondo, e il Fatima Crusader, correndo a
capofitto verso la sede stessa dell'autorità, dove il Grande
Segreto era rimasto nascosto dal 1944 al 1957. All'inizio la posizione
era stata ricoperta dall'amico della veggente di Coimbra, il Vescovo
da Silva, che da Leiria dirigeva la diocesi di Fatima. Ora la ricopriva
il Vescovo Alberto Cosme do Amaral.
Poco prima delle
9.00 i tre viaggiatori vennero fatti entrare nelle stanze del Vescovo.
Oltre al Vescovo Amaral, era presente anche il coadiutore, Monsignor
Serafim, che poco dopo avrebbe preso il posto di Monsignor Amaral quale
vescovo e che avrebbe ordinato, un anno e mezzo più avanti, che
Monsignor Guerra venisse sostituito come rettore del Santuario. Dopo
il solito turbine di scambio di saluti: “Fratello Vescovo”, “Fratello
Vescovo ...”, il piccolo gruppo arrivò alla ragione che lo aveva
portato a Leiria. L'aria doveva essere pulita soprattutto a beneficio
dei fratelli vescovi. Quanto ai fatti di fronte al Vescovo Amaral, erano
di una chiarezza cristallina. Un centinaio di vescovi che egli non aveva
personalmente invitato erano, ciò malgrado, alla sua soglia.
Tra loro c'erano molti esperti in Diritto Canonico. I più informati
tra loro avevano inequivocabilmente chiarito che, secondo il Diritto
Canonico, essi non avevano bisogno di nessun riconoscimento ufficiale
da parte del Vescovo Amaral o del Vaticano per riunirsi privatamente
e conferire, come stavano facendo. Che cosa avrebbe potuto fare loro,
dopo tutto? Specialmente in occasione del settantacinquesimo anniversario
del Miracolo del Sole? Gli eventi che si stavano sviluppando a Fatima
sarebbero diventati, bene o male, parte della storia della Chiesa prima
della fine di ottobre. Non c'è da sorprendersi che il Vescovo
Amaral acconsentisse a dichiarare la Conferenza della Pace parte ufficiale
della sua stessa Conferenza Pastorale, a condizione che la Conferenza
di Padre Gruner partecipasse alle sessioni plenarie della Conferenza
del Vescovo Amaral e che i convenuti concelebrassero le Messe. È
importante rilevare che, ovviamente, Padre Gruner fu anch'egli invitato
a partecipare.
Il ritorno a
Fatima per quei 18 chilometri nella notte buia, fornì un'opportunità
agli Arcivescovi per soppesare gli elementi dell'equazione. Erano venuti
in Portogallo con le migliori intenzioni, per onorare la Madre di Dio
in occasione di un anniversario tra i più significativi. Erano
stati coinvolti nel vortice di menzogne e contro-menzogne che da lungo
tempo si erano venute moltiplicando intorno al punto cruciale della
Consacrazione della Russia. Adesso si trovavano ai lati di quella stessa
strada che molto tempo prima era stata progettata dagli architetti dell'Accordo
tra il Vaticano e Mosca.
Arrivarono a
mezzanotte, annunciando un “patto”. La mattina di giovedì 8 ottobre,
l'Arcivescovo Cardoso Sobrinho prese la parola e annunciò l'incontro
avvenuto la notte precedente, estendendo a tutti i presenti il benvenuto
di Monsignor Amaral, invitando tutti i presenti nella sala conferenze
nell'Hotel Floresta, ad unirsi nelle celebrazioni eucaristiche dei successivi
tre giorni con i cinquanta vescovi partecipanti alla Conferenza Pastorale
del Vescovo Amaral, e a partecipare, in segno di unità, alle
sessioni principali della Conferenza Pastorale. Accettate quelle condizioni,
la Conferenza sulla Pace nell'Hotel Floresta poteva proseguire con la
benedizione del Vescovo Amaral. In breve, essi dovevano considerarsi
anche ospiti di Monsignor Amaral.
Padre Gruner
e l'Apostolato acconsentirono immediatamente a questa proposta, non
senza peraltro grave incomodo e scombussolamento nel programma degli
oratori e degli eventi preparato da mesi. Malgrado ciò, l'Apostolato
procedette immediatamente ad apportare i cambiamenti nell'intero programma
della conferenza (che qualche volta si riuniva due volte al giorno!)
in modo da inserirvi l'ordine del giorno del Vescovo Amaral.
Non c'è
da sorprendersi se, malgrado questo, il tentativo cortese fatto dall'Apostolato
non venne ricambiato. L'Apostolato aveva fatto più che onorare
ognuna delle richieste. In cambio, ogni promessa fatta all'Apostolato
fu rotta. Amaral cambiava programma all'ultimo momento creando scompiglio
nella Conferenza per la Pace. Deirdre Manifold, che era venuta dall'Irlanda
per parlare, era sul podio da soli 5 minuti, quando un vescovo portavoce
della corte del Vescovo Amaral si alzò e annunciò che
dovevano tutti andare via per un altro “appuntamento” con Monsignor
Amaral, e questo dopo che essi erano ritornati con un'ora e mezzo di
ritardo quella mattina stessa da un'altro “appuntamento non programmato
con il Vescovo Amaral”.
Quelli del gruppo
di Padre Gruner non si arresero. Risposero cortesemente e passarono
una notte insonne a rifare i piani in mezzo al trambusto causato dai
funzionari del Santuario (incaricati della conferenza del Vescovo Amaral)
per far sì che i vescovi potessero seguire un programma comodo
e ragionevole il giorno dopo.
Ma le manovre
del funzionario del Santuario ebbero effetto. All'apertura della prima
sessione, il numero di vescovi presenti era sceso a sessanta. Infine,
scese a quarantacinque.4
Oh unità,
le cose che i vescovi fanno in nome tuo! In verità, Padre Gruner
può ben osservare: “Unità senza verità non è
altro che un compromesso con il peccato.”
Sabato, 10 ottobre, 1992
Il piazzale
del Santuario di Fatima è uno dei grandi luoghi di raduno del
mondo. Con tutto l'amore e la sollecitudine di cui i fedeli erano capaci,
la Cova da Iria è stata pavimentata per dare ai milioni che vi
vengono a pregare un'area dove riunirsi, grande quattro volte quella
di piazza San Pietro a Roma. A coronare l'estremità orientale
del piazzale, con colonnati a semicerchio stesi ad abbracciare il lato
superiore della Cova, c'è la Basilica che contiene i due preziosi
gioielli di Fatima, i corpi di Jacinta e Francisco. Lì, riposerà
anche Lucia quando la sua missione sarà compiuta.
Ad ovest del
piazzale, collegato con un sottopassaggio che parte dal recinto del
Santuario, c'è il Centro Paolo VI. Dal punto di vista architettonico
è un ennesimo esercizio di quell'orrore che gli autoproclamati
nuovi “esperti” hanno imposto al mondo cattolico da trent'anni. La ricerca
per l'eccellenza in architettura è stata sempre la caratteristica
inconfondibile della Chiesa Cattolica Romana fino a quando gli “architetti”
del Vaticano II sguinzagliarono sulla Chiesa una caccia alla mediocrità,
apparentemente senza requie.
Nessuno che
guardi questa desolata struttura potrebbe sospettare che, attraverso
la storia, la Chiesa è stata la più grande mecenate di
artisti, architetti e poeti. È un contenitore di cemento per
burocrati. Nulla più. Un edificio progettato da ragionieri. Qualcosa
in cui qualunque burocrate della Chiesa, oggi, si sentirebbe a suo agio,
dato che non c'è assolutamente niente di cattolico nel suo aspetto
esteriore.
Per raggiungerlo
dal piazzale, si deve prima passare accanto a una statua gigantesca
di Paolo VI inginocchiato, le mani in atto di preghiera, che fa scomparire
le rappresentazioni, certamente migliori e maggiormente artistiche,
di Pio XII e del Vescovo di Leiria, Monsignor da Silva, colui al quale
fu confidato per iscritto il Terzo Segreto.
Sul lato nord
del piazzale si trova l'albero sotto il quale i bambini stavano nel
1917 aspettando il segnale di luce nel cielo che annunciava l'arrivo
imminente della Madre di Dio. Quasi all'ombra dell'albero c'è
la minuscola cappella, la Capelinha, così piccola che uno è
tentato di mettersela in petto e portarsela via. Essa segna il punto
in cui cresceva l'azinhiera. Sulle sue stesse foglie Colei, cui era
stata resa nota l'Incarnazione attraverso il messaggio di un Angelo,
si era posata per sei volte dal maggio all'ottobre del 1917. Ella, che
aveva ricevuto i tre re magi, ricevette qui tre contadinelli. Lei, che
disse a Cana: “Fate quello che vi dirà”5 pronunciò
qui parole ugualmente precise. Ella che fu ‘vicino alla croce piangendo’
qui pianse per l'umanità intera. Ella che all'età di 49
anni, ai piedi della Croce intrisa di sangue, ricevette tra le braccia
il Corpo senza vita del Figlio di Dio, venne qui per il bene del Suo
Corpo Mistico afflitto dalle raggelanti eresie del modernismo, e consegnò
l'antitodo contro il rigor mortis teologico, una ricetta per
la guarigione, cioè la formula per un atto di fede totale e incondizionato
nel Suo ruolo di Mediatrice di Tutte le Grazie.
Qui, nel preciso
cerchio di terra su cui l'ombra dell'azinhiera era stata disegnata dal
movimento del sole di Fatima, un recinto di marmo circonda un tavolo,
sul quale la liturgia è detta initerrottamente per tutto il giorno,
ogni giorno. Panchine di marmo permettono ai concelebranti, quasi sempre
vestiti di bianco, di sedersi attorno in cerchio. Ironia delle cose,
la circonferenza che descrivono coincide esattamente con il cerchio
di terra che si aprì per rivelare ai tre bambini la visione dell'Inferno
che avrebbe tormentato la Chiesa per il resto di questo secolo.
Gli Indiani
del Nuovo Messico hanno un nome per quell'apertura nella terra attraverso
cui presumono che gli spiriti maligni entrino nel mondo. L'hanno chiamata
Sipapu. Il 10 ottobre 1992 un Sipapu si aprì davanti alla Capelinha.
In quel giorno
e in quello precedente la conferenza si era aggiornata per permettere
ai vescovi di prendere parte alle più importanti cerimonie pubbliche
in preparazione delle celebrazioni principali dell'anniversario del
giorno 13. In entrambi i giorni, i vescovi si vestirono per la Messa
nella sagrestia del colonnato nord. Padre Gruner aiutò l'anziano
Cardinale Anthony Padiyara di Ernakulam, in India, e numerosi altri
vescovi, a indossare i paramenti liturgici, e lo accompagnò talvolta
dall'altare principale, sorreggendolo per il braccio per assisterlo
mentre camminava.
Il 10 ottobre,
dopo la fine della messa nella Capelinha, Padre Gruner stava camminando
al fianco del Cardinale Padiyara e stava per entrare nella sagrestia
quando un laico, senza alcuna fascia al braccio o altra insegna di autorità,
gli bloccò il passo. Malgrado costui, Padre Gruner riuscì
ad entrare nella sagrestia, procedendo velocemente all'interno. A questo
punto rallentò il passo a causa di un raggruppamento di vescovi
che stavano aspettando il loro turno per salire i pochi scalini e percorrere
lo stretto corridoio che portavano alla stanza più vasta situata
all'interno. Nel frattempo, lo sconosciuto, parlando portoghese, corse
e bloccò la scalinata dalla parte sinistra: nel fare ciò
ostruì momentanemente il passaggio a numerosi vescovi tra cui
l'Arcivescovo maronita Chucrallah Harb di Jounieh nel Libano.6
Padre Gruner,
avendo perso i sandali nella confusione, salì su una sedia. Da
quel punto di vantaggio, scorse il Vescovo Amaral a circa sette piedi
di distanza [ca. 2 metri]. Ciò che successe poi, fu uno di quei
frequenti, apparentemente comici, momenti nella carriera di Padre Gruner
che sono, di fatto, troppo spesso un preludio a qualcosa che decisamente
fa ripensare. Eccolo lì: un sacerdote, nel fiore del suo Apostolato,
a Fatima, ritto su una sedia con ai piedi solo le calze, che fa appello
alla carità cristiana del Vescovo di Leiria. Chiese a Monsignor
Amaral se questo era il modo in cui egli trattava i suoi ‘ospiti’.7
Monsignor Amaral,
che parla inglese, non rispose, benché chiaramente vedesse ed
udisse il sacerdote che era in piedi sulla sedia. Voltando le spalle,
si affrettò su per le scale con gli altri vescovi. La stanza
si svuotò. Quando le scale furono libere da tutti i vescovi meno
uno, Padre Gruner, dopo aver rimesso i sandali, procedette su per gli
scalini dalla parte destra. Il misterioso laico, che stava parlando
con l'Arcivescovo Chucrallah Harb, si staccò bruscamente dall'Arcivescovo
e si lanciò dietro a Padre Gruner. Padre Gruner aveva raggiunto
il primo scalino quando venne afferrato dal suo inseguitore e gettato
contro il muro, mentre il momento veniva segnato dal suono scioccante
di una tonaca sacerdotale lacerata. Poi un secondo assalitore lo afferrò,
lo fece girare rapidamente e lo gettò di nuovo contro il muro.8
Testimoni raccontano che il secondo assalitore sparì quasi con
la stessa velocità con cui era apparso.
Da dietro, arrivando
alla sommità delle scale, l'Arcivescovo Cardoso Sobrinho e Padre
Francesco Pacheco, anche lui brasiliano, affrontarono in portoghese
il primo assalitore. Più tardi, Padre Pacheco disse che, incredibilmente,
l'assalitore aveva ammesso apertamente che stava agendo sotto il
comando esplicito di Monsignor Luciano Guerra,
che gli aveva dato ordine di impedire a Padre Gruner l'ingresso nella
sagrestia.
Padre Pacheco
aveva chiesto: “Perché stai facendo questo? Tu lo sai che non
puoi farlo ... quest'uomo è un prete! Chi ti ha detto
di farlo? Te lo ha detto il Rettore?” A queste parole l'assalitore aveva
assentito con il capo. Più tardi si venne a sapere che l'assalitore
era presente nella residenza del Vescovo Amaral a Leiria, la notte in
cui gli Arcivescovi Limon, Toppo e Cardoso Sobrinho si erano incontrati
con Amaral.9
Le abrasioni
e contusioni conseguenti all'assalto subito da Padre Gruner furono documentate
dalla dottoressa Olinda Moura Almeida nell'ospedale di Ourem. Nel frattempo
intrallazzatori negli uffici del Santuario si davano da fare velocemente
per negare che l'aggressione avesse persino avuto luogo. Ancora una
volta, i fedeli di Fatima subivano l'imbarazzante ostentazione dei burocrati
del Santuario, orgogliosi del loro potere, che si abbandonavano a fantasie
autocreate della loro propria importanza. Quando sentirono che c'erano
stati testimoni dell'aggressione e che parte di essa era stata ripresa
con una cinepresa, gli amministratori del Santuario, immediatamente
abbandonarono i loro dinieghi. Ma la loro triste messa in scena non
era ancora finita. Fiaccamente asserirno che Padre Gruner l'aveva inscenata
egli stesso, per “pubblicità”. Nessuno si domandò perché,
quando, un anno e mezzo dopo il giorno del presunto spettacolo coreografato,
il nuovo Vescovo di Leiria, Monsignor Serafim, successore del Vescovo
Cosme do Amaral insistette per una sostituzione di Monsignor Guerra
alla carica di Rettore del Santuario.
Questa naturalmente
non era la prima volta che i burocrati ecclesiastici avevano iniettato
il loro veleno nella vita e nell'apostolato di un prete fedele. Nel
corso dei secoli, molti preti sono stati vittime di dicerie spaventose
create e disseminate da burocrati gelosi dei loro seguaci, dell'appoggio
di cui godevano e della loro personale capacità di attrarre:
Padre Pio, Frate Gino, San Massimiliano Kolbe, la lista continua ininterrotta.
A Fatima e in
Portogallo, lo scontro attirò l'attenzione dei fedeli e dei vescovi
soprattutto a causa della sua natura profondamente sacrilega. Un sacerdote
era stato malmenato per ordine di un rappresentante d'onore del Santo
Padre, a pochi passi di distanza dal punto esatto che la Vergine aveva
santificato con la Sua presenza. Poco tempo dopo che Padre Gruner era
stato percosso, il Cardinale Padiyara lo mandò urgentemente a
chiamare; quando Padre Gruner arrivò, il Cardinale lo prese da
parte e lo avvertì che la sua vita era in pericolo finché
rimaneva a Fatima. Da quel giorno Padre Gruner non vi è più
ritornato.
Il conflitto
tra Padre Gruner e le autorità del Santuario era entrato in una
nuova fase. Quello che sarebbe successo in seguito avrebbe sfidato la
fantasia dei più audaci scrittori di novelle.
Una rappresentazione degna di un “Oscar”
L'impensabile
cominciò a prendere forma sabato 10 ottobre. Perché non
chiedere direttamente alla stessa Suor Lucia, venne suggerito, se la
consacrazione della Russia era stata fatta secondo le richieste del
Cielo. A prima vista, sembrava che i vescovi che si erano riuniti a
Fatima potessero produrre qualcosa di valido con questa richiesta. Fu
deciso che una delegazione sarebbe stata inviata a Coimbra: il Cardinale
Padiyara, il Vescovo Michaelappa e, per assicurarsi che non ci fossero
problemi di lingua, il brasiliano Padre Pacheco, un prete la cui lingua
madre era il portoghese.10
Come Cardinale,
Padiyara non aveva bisogno di permesso né dal Cardinale Ratzinger,
né dal vescovo di Fatima, Monsignor Cosme do Amaral, per chiedere
un colloquio con la veggente. Fu deciso che essi sarebbero andati a
Coimbra in mattinata. Nel frattempo, in anticipo sulla loro visita,
Padre Kondor stava presentando all'agenzia di stampa Lusa un comunicato
che annunciava che Suor Lucia aveva dichiarato che la consacrazione
della Russia era avvenuta.
Mentre il comunicato
veniva pubblicato dai quotidiani portoghesi, il Cardinale Padiyara,
l'Arcivescovo Michaelappa e Padre Pacheco erano in viaggio verso il
Carmelo di Coimbra, in una macchina guidata da un certo Carlos Evaristo.11
Evaristo aveva fatto qualche lavoro di logistica per l'Apostolato nel
suo ufficio di Fatima. Egli si sarebbe rivelato un imbarazzo di mastodontiche
proporzioni.
Viaggiare per
le strade scoscese di Coimbra verso il Carmelo che ospita la più
famosa religiosa del ventesimo secolo ha certamente un effetto profondo
su qualunque cardinale o vescovo o prete. Questo non è un semplice
convento. Questo brillante edificio bianco con porte color smeraldo
ha la mano della Madre di Dio che protegge le sue porte e i suoi segreti.
Poco prima di
mezzogiorno gli alti portali verdi del Carmelo di Coimbra si aprirono
per accogliere i viaggiatori. Entrarono in un severo, ingresso, dal
soffitto alto, semplice e disadorno, che ben si addiceva al Carmelo.
Le porte del chiostro erano direttamente di fronte. Immediatamente alla
sinistra dell'ingresso c'è la cappella del convento. L'iniziale
oscurità nella cappella è ben presto attraversata da fili
di luce laddove l'interno di color marrone cioccolato è sottolineato
da finiture dorate. L'altare centrale che si erge sopra la balaustra
della Comunione sorregge una di quelle scale verso il cielo così
tipiche degli altari portoghesi, in cima alle quali l'ostensorio racchiude
il Santissimo Sacramento per l'adorazione. Inginocchiandosi alla balaustra,
uno può guardare verso l'alto, a sinistra, e scorgere la grata
attraverso la quale le carmelitane seguono la Messa. Sotto e a destra
della grata c'è la splendida statua del Cuore Immacolato, scolpita
apposta per questa cappella. Di fronte ad essa, dall'altro lato della
cappella, sta la statua, che incute non minor reverenza, del Sacro Cuore,
come Egli apparve a Suor Lucia a Rianjo.
La certezza
rimane, che qui, tra queste alte mura, la voce della Vergine resta inviolata
nella memoria della veggente della Cova superstite. Qui, finalmente,
la verità è protetta, difesa e onorata.
Gli attori.
Entrano gli
attori degni di un Oscar: la Madre Superiora e Carlos Evaristo. Entra
una donna vestita nell'abito delle carmelitane che sembra Suor Lucia.
Entrano gli ospiti della rappresentazione eccezionale: il Cardinale
Padiyara, il vescovo Michaelappa e Padre Pacheco, ammessi sulla scena.
Lo spettacolo
comincia:
“Suor Lucia
vi riceverà” dice una suora esterna, ritornando dopo aver fatto
i preparativi.
Le porte della
sale delle udienze si aprono. Due carmelitane aspettano all'interno.
Alla sinistra c'è la Madre Priora. La suora sulla destra viene
presentata come Lucia dos Santos, la più famosa suora del ventesimo
secolo. Aveva compiuto dieci anni sette mesi prima della rivoluzione
russa del novembre 1917. Una piccola contadinella di Aljustrel. Ora
ha 85 anni. “Molto più bassa” di quello che ci si aspettava.
Porta l'abito delle carmelitane che, incredibilmente, non le va bene.
Dopo le presentazioni iniziali, gli “attori” vengono fatti passare in
una stanza adiacente dove siedono dirimpetto l'uno all'altra, senza
grata tra di loro, cosa totalmente contraria alla regola a cui ci si
è attenuti per i passati 400 anni sia qui che in tutti i conventi
delle Carmelitane scalze dalla loro fondazione per opera di Santa Teresa
nel 1560.
La Madre Priora,
secondo il copione, comincia: “Suor Lucia vuole che la lasci sola con
gli ospiti?” e a questa battuta, Suor Lucia replica: “No, no, Madre,
per favore, rimanga.” E come qualsiasi romanzo della “suspense,” abilmente
concepito per confondere il lettore, l'ingenuo sarebbe portato a credere,
accidenti, questo vuol dire che Suor Lucia non è costretta al
silenzio! La Madre Priora, durante il resto della visita, va e viene
per tutta la durata del colloquio, benché Suor Lucia avesse detto
che avrebbe preferito che rimanesse.
Il Cardinale
e i vescovi erano “molto nervosi”, secondo Evaristo.12 E
ne avevano ben donde. Non potendo parlare portoghese, stavano, senza
accorgersene, per far parte di una grande opera di finzione, senza uguali
in tutta la storia di Fatima. Sarebbe stata intitolata Due ore con
Suor Lucia, come l'opuscolo che Evaristo avrebbe messo insieme,
asserendo che era basato sul “colloquio” con Suor Lucia. Le risposte
alle loro domande, come riferito da Evaristo, andavano alle radici stesse
dell'albero di azinhiera e le strappavano dai milioni di cuori da cui
esse avevano attinto nutrimento fin dalla prima volta in cui la Vergine
vi aveva poggiato i piedi. La farsa che seguì, le parole che
stavano per essere pronunciate, avrebbero suggerito crudelmente e duramente
che i Cattolici che erano cresciuti credendo in Fatima avevano ascoltato
dalle loro madri una menzogna ed erano state vittime di disinformazione
per 75 anni.
Ma prima di
ascoltare le parole, dobbiamo renderci conto della maniera in cui esse
vennero pronunciate. Con ciò s'intende che dobbiamo considerare
la questione della familiarità con questa donna assolutamente
unica e protetta. Per sette decenni e mezzo, questa cara Suora è
stata ospitata, protetta e difesa dalla Chiesa. Il labirinto di autorità
che uno deve attraversare per ricevere il permesso di vederla non ha
nessuna mappa coerente, ma è invece diventato sempre più
complesso. Sicché chiunque chieda di vederla, riceve la risposta
immediata di: “Oh, è impossibile”. Poi segue la lunga lista di
indirizzi e di vescovi e di cardinali tutti in fila per dire “No” al
richiedente; tutti apparentemente portavoci dell'uomo che è il
vero incaricato dell'accesso a lei, il Cardinale Ratzinger. E malgrado
tutto ciò, il colloquio di due ore che stava per avere luogo
avviene mentre questa suora appartata, nel chiostro per tutta la sua
vita adulta, siede in faccia e mano nella mano con un uomo che non ha
mai visto, che non è né un Cardinale né un vescovo,
ma un certo Evaristo, che è un impiegato minore dell'Apostolato
di Padre Gruner, che ha fatto da autista ai dignitari nel loro viaggio
a Coimbra.
Dal momento
in cui il gruppo entrò nella sala delle udienze, emerse la funzione
di Evaristo come interprete (effettivamente parla portoghese!) e come,
secondo il nostro parere, “direttore di scena” dell'evento.
Sostenendo che
quella che avevano visto era veramente Suor Lucia, Evaristo disse a
Frate François de Marie des Anges: “Era lei. Non c'è alcun
dubbio. Le toccai il viso. La abbracciai.”13 Le toccò
il viso? La abbracciò? Una Carmelitana che semplici vescovi e
arcivescovi non possono avvicinare senza l'approvazione del Vaticano?
Una suora che non ha potuto vedere la sua propria sorella carnale Carolina
per oltre 40 anni, se non attraverso la grata e anche allora sempre
circondata da metà della comunità. Abbracciata da un estraneo?
Quanto al Cardinale
Padiyara, Evaristo disse a Frate François: “Il Cardinale presentò
le Sue domande (Frate François, avendo saputo dell'imminente
visita, aveva mandato due domande che chiedevano risposta) e poi sembrò
quasi addormentarsi.”14
Quando Frate
François lo sfidò dicendo: “Tu non hai prove concrete
che eri in presenza di Suor Lucia”, Evaristo diede la sorprendente risposta:
“Lei era seduta di fronte a me. Tenne la mia mano così per due
ore.”15
Per qualsiasi
suora di clausura, tenere la mano di un estraneo per due ore è
una cosa davvero curiosa. Per questa suora di clausura è inimmaginabile.
L'opuscolo di
Evaristo presenta una nuova Suor Lucia che serve da patetico burrattino
di un ventriloquista delle forze anti-Fatima, ripudiando obbedientemente
tutto ciò che Suor Lucia di Fatima aveva detto prima. L'opuscolo
contiene una vera e propria valanga di capitolazioni nella quale la
nuova Suor Lucia trova il modo di affidare all'oblio quello che la vecchia
Suor Lucia aveva detto al mondo intero.
La vecchia Suor
Lucia aveva indicato che Nostra Signora le aveva parlato tante volte
della conversione della Russia come nazione e la vecchia Suor Lucia
aveva ribadito questa richiesta divina a voce e per iscritto, costantemente
a preti, storici, corrispondenti, nonché sulle pagine dell'Osservatore
Romano durante i precedenti 60 anni e più. ... Ah! Ma questo
era tutto un terribile malinteso, aveva spiegato la nuova Suor Lucia!
Ella non intendeva affatto la nazione russa!
Evaristo:
“Ma non intendeva Nostra Signora che la Russia fosse menzionata
in modo specifico?”
La nuova
Suor Lucia: “Nostra Signora non chiese mai che la Russia fosse
menzionata specificatamente per nome. A quel tempo io non sapevo nemmeno
che cosa fosse la Russia. Noi pensavamo che fosse una donna molto malvagia.”
Questo è
tutto: i tre veggenti di Fatima credettero che la Madonna fosse apparsa
a Fatima e che Dio avesse fatto il Miracolo del Sole davanti a 70.000
persone semplicemente per realizzare la conversione di una donna molto
malvagia che per caso si chiamava “Russia”. Era stato semplicemente
un caso di errore di persona. Nostra Signora si era dimenticata di informare
che la Russia è una nazione, e non una signora con lo stesso
nome!
La vecchia Suor
Lucia aveva detto al mondo che la Russia doveva convertirsi secondo
i dettami della Vergine. Naturalmente il mondo intese la conversione
come l'abbraccio della Fede cattolica. “Non proprio”, dice la nuova
Lucia.
Evaristo:
“Ma, la conversione della Russia non è intesa come la conversione
del popolo russo al Cattolicesimo?”
La nuova
Suor Lucia: “Nostra Signora non lo disse mai. Ci sono in giro
molte interpretazioni sbagliate. Il fatto è che in Russia il
potere comunista ateo impedisce alla gente di praticare la propria fede.
La gente ora ha una scelta individuale di rimanere come sono o di convertirsi.
Questo è quanto sono liberi di fare oggi.”
Vedete, la Russia
si è già convertita, senza diventare cattolica!
“Convertita”
significa veramente che la Russia è ora libera di scegliere la
Fede cattolica, perciò la Russia si è “convertita”.
Ma si può
considerare che gli Americani sono liberi di scegliere la fede cattolica,
ma nessuno ha mai suggerito che la parola “convertito” si possa applicare
all'America, la terra del caso “Roe contro Wade”, dell'aborto a richiesta,
e del infanticidio durante il processo di nascita.
Tali considerazioni
non danno pensiero alla nuova Suor Lucia: la sua mascella inferiore
si muove su e giù sulla sua cerniera di metallo a secondo di
come il ventriloquista fa parlare il burrattino, facendole pronunciare
parole mai udite in tutta la storia di Fatima, o, in verità,
nella storia della Chiesa.
Una conversione
senza una conversione. Si immagini questo! C'era solo bisogno della
democrazia, non di un cambiamento d'anima.
La vecchia Suor
Lucia aveva detto al mondo, ripetutamente, in lettere, in interviste
e in altre dichiarazioni, che la Russia non era stata consacrata nel
modo prescritto da Nostra Signora e che, di conseguenza, non si era
convertita. Ma la nuova Suor Lucia ha un annuncio sorprendente:
Evaristo:
“Allora, si è verificata la conversione della Russia?”
La nuova
Suor Lucia: “Sì, le notizie parlano da sé.”
Così,
la veggente di Fatima che vive in clausura legge le notizie! Uno si
può immaginare uno spettacolo surreale: la nuova Suor Lucia che
sorseggia il suo caffè mattutino e legge i titoli del Diario
de Coimbra, che naturalmente le viene recapitato ogni giorno, in
modo che quest'anima consacrata, sequestrata dal mondo da un voto di
clausura, possa tenersi al corrente degli eventi del momento! O questo
era il caso di un ventriloquista che proiettava sul burratino le sue
abitudini di lettore nonché la sua voce?
La nuova
Suor Lucia: “Quell'uomo in Russia, senza saperlo era uno strumento
di Dio nella conversione ...”
Evaristo:
“Quale uomo? Gorbaciov?”
La nuova
Suor Lucia: “Sì quando fece visita al Santo Padre a Roma,
si inginocchiò ai suoi piedi e chiese perdono per tutti i delitti
che aveva commesso durante la sua vita.”
La vecchia Suor
Lucia aveva parlato del trionfo del Cuore Immacolato di Maria che avrebbe
operato la conversione della Russia e portato la pace per l'umanità.
Ma la nuova Suor Lucia aveva trovato un nuovo strumento per la realizzazione
di questo miracolo: Michail Gorbaciov!!
Ma la nuova
Suor Lucia non era a conoscenza che dopo che Michail Gorbaciov si era
inginocchiato davanti al Papa in Vaticano, era ritornato alla sua presidenza
della Fondazione Gorbaciov che promuove un Nuovo Ordine Mondiale con
crescita zero di popolazione e una Nuova Religione Mondiale i cui sacramenti
sono la contraccezione e l'aborto? Per essere giusti con la nuova Suor
Lucia, non poteva essere in alcun modo a conoscenza delle imprese malvage
di “quell'uomo in Russia”, perché è fatta di legno e non
ha un cervello, ma solo una mascella che si muove secondo le parole
che gli altri le mettono dentro. Insomma, la nuova Suor Lucia non è
affatto Suor Lucia, ma un nuovo prodotto da abbinare alla “Fatima Leggera”:
“Lucia Leggera”.
Gli altri tre
testimoni presenti a questo “colloquio” della nuova Suor Lucia sapevano
riconoscere una farsa quando la vedevano. Padre Pacheco, l'unico testimone,
a parte Evaristo, che parlasse portoghese, mandò immediatamente
lettere a Evaristo e a tutte le parti interessate denunciando l'opuscolo
come “famigerato”, pieno di “menzogne grossolane” e “invenzioni”.
Il Cardinale
Padiyara mise in chiaro che poteva solo attestare il fatto di essere
stato presente al “colloquio”, ma — non parlando il portoghese — non
poteva autenticare niente di quello che “Suor Lucia” aveva detto. Il
Vescovo Michaelappa andò oltre: ordinò ad Evaristo di
non pubblicare l'opuscolo. Padre Pacheco sintetizzò la frode:
“Affermo categoricamente che l'opuscolo Due ore con Suor Lucia,
pubblicato da Carlos Evaristo, contiene menzogne e mezze verità
e che non deve essere creduto.”
Frate François,
indubbiamente l'investigatore più esigente oggi attivo per quando
riguarda la storia di Fatima, riassume la spaventosa possibilità
dietro il catastrofico colloquio.
“Per gettare
discredito sull'opera di Padre Gruner e per fare in modo che Papa Giovanni
Paolo non venga più ‘importunato’ con la richiesta
della Consacrazione della Russia, le autorità di Fatima, dopo
aver fatto circolare le lettere apocrife di Lucia, organizzano un incontro
con una ‘falsa Lucia’ al Carmelo di Coimbra l'11 ottobre 1992?
Fino a quando non ci sia presentata prova del contrario, non rigettiamo
una tale ipotesi. Perché di questo non c'è alcun dubbio:
se il Cardinale Padiyara e i suoi tre compagni realmente incontrarono
una persona nel Carmelo che pronunciò le parole che hanno riferito,
allora la persona non era la veggente di Fatima, Suor Maria Lucia del
Cuore Immacolato.”16
Che cosa avvenne
nel Carmelo di Coimbra durante la domenica più vicina al settantacinquesimo
anniversario del Miracolo del Sole? Fece Suor Lucia dichiarazioni che
contraddicevano completamente e ovviamente i precedenti 75 anni di dichiarazioni?
Non è solo questione che Suor Lucia magari non fosse in sé
quel giorno. A Lucia dos Santos fu fatta la promessa, il 13 giugno 1917,
dalla Madre di Dio in persona, che il Cuore Immacolato non l'avrebbe
mai abbandonata. Il resoconto, così come viene presentato, semplicemente
non è credibile. E l'unico altro testimone di lingua portoghese
presente al colloquio, Padre Pacheco, ha sconfessato il racconto di
Evaristo.
Ci sono alternative
alla mendacità di Evaristo? Ci fu una traduzione sbagliata premeditata
delle risposte della Suora? Era Suor Lucia stata costretta a confermare
la consacrazione? Sicuramente, dopo un'intera vita di fedeltà
al Cuore Immacolato, Suor Lucia non avrebbe improvvisamente fatto ricorso
alla menzogna per coprire le mancanze dei burocrati del Vaticano. Il
termine “addolcita” viene usato nel Santuario di Fatima per spiegare
perché Suor Lucia, nel suo nono decennio di vita, non esercita
maggior pressione per far sapere la verità. Ha il Cielo lasciato
in vita l'ultima dei veggenti di Fatima tutto questo secolo per farla
“addolcire” pittorescamente sulle colline di Coimbra? Forse molti di
questi indovinelli si potebbero risolvere se si potesse capire chiaramente
come e perché Carlos Evaristo riuscì a pubblicare e a
distribuire il suo opuscolo senza che nessun burocrate sia nel Santuario,
sia nel Vaticano, o nessun membro delle Carmelitane di Coimbra emettesse
nemmeno un sussurro di protesta o di prudenza. Un po' di luce filtrò
nel mistero quando Evaristo, agendo con maggior familiarità e
disinvoltura di quelle concesse ai membri della stessa famiglia di lei,
fermò pubblicamente Suor Lucia mentre ella usciva dal Carmelo
per votare alle elezioni portoghesi, per presentarle sua moglie, suo
figlio e i suoi parenti. Egli asserisce che ritornò al Carmelo
per intervistarla di nuovo, senza che un Cardinale fosse presente
e senza il permesso della Santa Sede. Qualcuno, da qualche parte, ha
fatto sì che questo individuo possa prendersi delle libertà.
Perché? Chiaramente l'informazione sbagliata riversata sui fedeli
ignari, per mezzo di questo colloquio manipolato, soddisfa i piani di
qualcuno.
Prima che l'infame
colloquio di ottobre finisse, verso le due del pomeriggio, venne suggerito
che Padre Gruner venisse con il Cardinale Padiyara, il giorno dopo,
per ascoltare personalmente queste parole. Suor Lucia acconsentì.
Ed anche la Madre Superiora.
Il colloquio
si concluse. Il Cardinale Padiyara, Monsignor Michaelappa e Padre Pacheco
lasciarono il Carmelo per ritornare a Fatima. Dopo l'incontro, come
è stato riportato nel Diario de Coimbra, il quotidiano
regionale di Coimbra, la Madre Superiora telefonò a Fatima per
avere istruzioni.
Nel frattempo,
la Conferenza Pastorale nel Centro Paolo VI andò avanti per tutto
il lungo pomeriggio della domenica 11 ottobre.
Fra' François
de Marie des Anges, presente alla sessione, rilanciò nel mezzo
di quel consesso di alti prelati l'accusa mossa nel suo libro Fatima
Joie Intime Événement Mondial [Fatima, gioia intima,
evento mondiale], contro le “lettere” di Suor Lucia, che risalivano
a qualche anno prima. L'accusa dice così: “Sotto l'autorità
del Vescovo do Amaral, tre ecclesiastici residenti in Portogallo furono
direttamente implicati nella fabbricazione e nella diffusione di queste
lettere false: Padre Luis Kondor, Padre Messias Coelho e Monsignor Luciano
Guerra. Noi crediamo che Monsignor Guerra scrisse personalmente molte
di queste lettere, inclusa una datata 21 novembre 1989.”17
Alle 5 e mezzo
Frate François, dal podio, si rivolse al tavolo principale dove
sedevano Padre Fox e Padre Kondor. Denunciò le cinque lettere
false attribuite a Suor Lucia, il cui messaggio Padre Fox e la Blue
Army erano andati diffondendo fin dall'autunno del 1989, lettere
che asserivano che la consacrazione della Russia era stata fatta da
Papa Giovanni Paolo II il 25 marzo 1984.
“Queste lettere
sono false” disse Frate François. “Ne ho già pubblicato
la dimostrazione che non è stata confutata. Sono pronto a giustificare
le mie azioni e, se necessario, a ritrattare l'accusa, se le mie critiche
sono confutate in una maniera decisiva.”18
Né Padre
Fox e né Padre Kondor risposero. Invece la sessione fu velocemente
terminata. Il giorno dopo, l'Abbé Laurentin espresse la sua sorpresa
quando seppe che sia Padre Fox che Padre Kondor avevano mancato di dare
una risposta a queste serie accuse contro di loro.
§
Sera. Una di
quelle deliziose domeniche di ottobre quando sembra che tutto il mondo
sia raccolto nel piazzale, o vi si stia avviando, per dare un ultimo
sguardo alla Capelinha prima del tramonto. Il Cardinale Padiyara doveva
chiedersi come fosse caduta su di lui la scelta per il ruolo che gli
era toccato quel giorno. Non si aspettava un tale onere quando era salito
a bordo dell'aereo diretto in Portogallo, alcuni giorni prima. Ora egli
stava preparandosi ad annunciare l'indomani ai vescovi riuniti ciò
che gli si era fatto credere fosse trapelato nella lingua portoghese
durante l'incontro, e cioè che Suor Lucia aveva apparentemente
confermato che la consacrazione della Russia era avvenuta, che il Terzo
Segreto era da intendersi come rivolto solo al Papa. L'annuncio avrebbe,
senza dubbio, aggiunto un altro strato di confusione, riguardo al Messaggio
di Fatima, a quelli già accumulati durante gli anni '80. Certo,
poteva essere sgravato dalla pesante incombenza una volta che Padre
Gruner si fosse incontrato con Suor Lucia in persona il giorno dopo.
Questa sarebbe stata una soluzione.
Cardinale Padiyara
non doveva essere concesso un tale sollievo.
Prima mattina
di lunedì, 12 ottobre 1992.
Settantacinque
anni prima, quella stessa mattina, per tutto il Portogallo, la gente
stava alzandosi e radunando le sue cose per il viaggio fino ad un campo
vicino ad Aljustrel, dove la Voce della Vergine, ripetuta da tre contadinelli,
prometteva un grande miracolo. Era uno dei veri grandi movimenti spontanei
di un popolo in tutta la storia documentata. Settantamila persone in
cammino.
Quella mattina,
settantacinque anni prima, il Portogallo stava all'erta. Per quelli
che temevano Dio, non c'era alcun dubbio: Egli stava per fare qualcosa
che mai era stato fatto prima in tutta la storia della salvazione. Per
quelli senza Dio, non c'era alcun dubbio che la Chiesa stesse tentando
di manipolare le masse ignoranti della gente per allontanarle dallo
Stato controllato dalla Massoneria.
Fu il timore
di Dio in quei settantamila che fece scendere dal Cielo la benedizione
senza pari del Miracolo del Sole. Ai cuori innocenti del Portogallo,
Dio mostrò un segno che aveva rifiutato ai Farisei superbi. A
questi, nulla, se non il segno di Giona. Invero il fatto che il Figlio
di Dio fosse disposto a morire per mano degli uomini era segno sufficiente
di ciò che era nel Suo Cuore. Il Suo risorgere al di là
della morte per confermare, tra le tante cose, il perdono che Egli aveva
offerto dalla Croce, era più di quello che la mente umana poteva
immaginare. Certamente una danza del sole era più di quello che
la fantasia dell'uomo potesse concepire.
Sette decenni
e mezzo dopo, il giorno iniziò, come accade nella maggior parte
degli ostelli ed alberghi di Fatima, con persone mattiniere, quasi sempre
americani, che cercavano una cameriera, un bricco di caffè e
un portacenere per quell'importantissima prima sigaretta. Durante l'ora
che precede il servizio della tradizionale colazione delle 7 e mezzo,
file si formano negli atri e nei corridoi per tutto questo paesino unico.
File che non brontolano. Nemmeno turisti affamati si permetterebbero
di brontolare a Fatima.
Nelle stanze
sopra l'atrio dell'Hotel Virgin Maria, i vescovi si preparano per scendere
a colazione. È vero — si meravigliano — che sono tutti invitati
a recarsi a Coimbra per una visita in massa con Lucia? Ne verranno a
sapere di più a colazione.
La colazione
finisce. Il tempo vola, orologi vengono caricati furtivamente. “L'appuntamento,
non è alle 10? Quando partiamo?”
Corazon Aquino
è a Fatima. L'ex Presidente delle Filippine sta andando a Coimbra.
Il suo appuntamento è alle 11. Due delle donne più straordinarie
del secolo si incontreranno subito dopo che Suor Lucia avrà concesso
la sua udienza a Padre Gruner. La soluzione dei misteri che hanno spronato
l'Apostolato del Fatima Crusader per quindici anni deve essere
compresa nella comunicazione che si può scambiare nel breve spazio
di un'ora.
Il nome di Aquino
è sulla bocca di tutti. Poche donne nel ventesimo secolo possono
suscitare una tale sincera approvazione. Sarebbe quasi un'eresia voler
sminuire in qualsiasi modo la leggenda che ella è diventata nello
spazio di pochi anni, da quando suo marito venne assassinato sulla pista
di un aeroporto nelle Filippine.
In qualsiasi
altro momento, la sua presenza in Portogallo fermerebbe la stampa. Ma
questo è il settantacinquesimo anniversario del Miracolo del
Sole. Fatima è affollata di leggende e di personaggi leggendari.
Ore 10.05. Fuori
dell'entrata del Carmelo di Coimbra, i giornalisti e i fotografi attendono
l'arrivo di Corazon Aquino.
Ore10.10. Un
autobus contenente cinquanta vescovi partecipanti alla Conferenza Internazionale
per la Pace s'avvia giù per la discesa di Coimbra verso il Carmelo.
Ore10.25. Venticinque
minuti del prezioso tempo assegnato per incontrare Suor Lucia sono trascorsi
prima che un taxi con Padre Gruner, Padre Paul Leonard Kramer, Monsignor
Michaelappa e il Cardinale Padiyara si fermi sotto l'alto portone del
Carmelo.
Ore 10.28. La
macchina guidata da Evaristo gira in un parcheggio davanti al Carmelo.
Era in ritardo di un'ora e mezzo per prelevare i passeggeri che gli
erano stati assegnati. Quello che succede poi fa una farsa dei secoli
di protocollo e di sicurezza per cui la stessa parola “Carmelo” è
giustamente famosa. Re, imperatori, papi hanno avuto i passi determinati
dalla configurazione precisa e ben pianificata del Carmelo. In questo
caso il grande atrio quadrato descritto in precedenza, con le tre porte,
determina che cosa debba fare chiunque entri. L'alto portone verde dell'ingresso
immette il visitatore. La porta a sinistra conduce nella cappella. La
porta sulla parete immediatamente di fronte, nell'enclave. La storia
stessa si scopre il capo in questo spazio prezioso. È impossibile
stare in un tale crocevia e non essere spinti a riflettere in silenzio
al pensiero delle innumerevoli donne piene di talento che hanno scelto
di spendere la loro vita completamente protette da ogni interferenza
esterna proprio dalla specifica topografia della loro fortezza conventuale.
Malgrado ciò,
Evaristo, sfrecciando davanti alla delegazione, avanza a grandi passi
attraverso l'atrio, supera l'entrata della cappella alla sua sinistra
e, cosa incredibile, spalanca la porta dell'enclave completamente. Senza
incontrare alcuna opposizione, procede fino alla porta sulla parete
opposta della stanza successiva. Ora si trova in un vano adiacente al
parlatorio nel quale la donna più protetta del ventesimo secolo
si è incontrata con pochissime persone scelte durante i decenni.
Solo quando sta per spalancare la porta davanti a sé, una voce
grida di fermarlo. Compaiono due uomini vestiti in abiti civili. Uno
si presenta come il cappellano del Carmelo, benché indossi camicia
e cravatta. L'altro laico è un dottore. C'è uno scambio
di parole. Evaristo ritorna e immediatamente comincia a far uscire dall'atrio
di nuovo sulla strada quelli che lo avevano seguito. L'incontro, annuncia,
è stato cancellato.
Durante questi
momenti sconcertanti, Padre Paul Kramer aveva aiutato il Cardinale Padiyara
ad attraversare la soglia. All'improvviso, un laico afferrò il
braccio del Cardinale, con un gesto che fu inteso dai presenti come
una minaccia volta a impedirgli di entrare. Le uniche parole che accompagnarono
questo maltrattamento di un principe della Chiesa furono che “Suor Lucia
non si sentiva bene” e non poteva ricevere visitatori.
Le azioni di
Evaristo gli assicurano un posto particolare nella storia della Chiesa.
Per la maggior parte di questo secolo, le parole, gli atti e la sicurezza
di Suor Lucia sono stati custoditi gelosamente dai Cattolici. Questa
donna piena di doni, che da contadinella analfabeta è diventata
la più apprezzata donna religiosa della chiesa, è praticamente
un membro di ogni famiglia cattolica. È con noi da così
tanto tempo, la sua vita si riconosce così umile e ammirevole,
che per i Cattolici di tutto il mondo, è semplicemente ‘Lucia’.
Rappresenta
uno degli elementi più preziosi dell'eredità cattolica,
che sarà trasmessa al prossimo secolo. Per capire il peso di
quello che accadde quella mattina a Coimbra, uno deve prendere in considerazione
un fatto tragico, e cioè che nemmeno la Messa che risaliva a
tempi immemorabili, la Messa dei secoli, la Messa gregoriano-carolingia
fu risparmiata nell'attacco contro la Fede cattolica durante la seconda
metà di questo secolo. Abbassare lo stato di Suor Lucia, dimostrare
la sua nuova irrilevanza era il significato dell'ingresso di Evaristo
nell'enclave. E si può starne certi: ogni lettore di queste parole
conosce bene il silenzio che consuma anche il più aggressivo
degli appassionati del rock quando si trova fuori del camerino del suo
artista preferito. Nella storia del comportamento umano non ci sono
precedenti che possano spiegare la farsa di Evaristo se non in questo
modo, e cioè che chi l'ha ideata, lavorando senza tregua per
svalutare ogni cosa cattolica nel mondo, ha orchestrato la volgarizzazione
delle maniere ostentata quella mattina. La sensazione che lascia nell'animo
ne indica l'efficacia: qualcuno si è pulito le scarpe sul vostro
cuore.
Malgrado la
visita fosse stata programmata in accordo con la Madre Superiora, l'ingresso
nel Carmelo di Coimbra venne rifiutato a Padre Gruner e al Cardinale
Padiyara. E sebbene il cappellano del convento dicesse che l'ultima
sopravvissuta dei veggenti fosse malata, una mezz'ora dopo Corazon Aquino
e il gruppo di nove persone che la accompagnavano si incontrò
con Suor Lucia.
Il cappellano
aggiunse un'altra pista a questo circo della confusione dichiarando
al quotidiano Journal de Noticias che: “Lui (Padre Gruner)
è venuto a Coimbra solamente per provocare questa scena.” Ma
le cose non stanno per nulla così. I fatti sono chiari. Il consenso
a questa visita era stato dato al Cardinale Padiyara, a Monsignor Michaelappa
e a Padre Pacheco il giorno prima. Ne furono testimoni almeno sei persone
ed è innegabile.
Il sabotaggio
da parte di Evaristo del colloquio di Padre Gruner con Suor Lucia è
ricordato da Mairead Clarke, un'impiegata dell'Apostolato che ebbe a
che fare con Carlos. Così racconta quella mattinata frustrante:
“Ero presente
durante la successione degli eventi. Carlos doveva arrivare presto
al nostro albergo, alle 7 di mattina, in modo che il tubo di scappamento
della macchina comprata per l'Apostolato da un sostenitore potesse
essere riparato. Un lavoretto da poco che consisteva nel sostituire
alcuni sostegni, di cui Carlos era al corrente, ma cui si era rifiutato
di provvedere, dichiarando che era estremamente difficile ottenere
pezzi di ricambio per una macchina straniera, macchina che proprio
lui ci aveva fatto comperare dichiarando che era l'unica che valesse
la pena di avere in Europa.
“Un sostenitore
che era con noi in albergo aveva chiesto che la macchina fosse portata
lì presto, in modo che lo scappamento potesse raffreddarsi
prima di usare un fil di ferro per effettuare una riparazione temporanea.
Qualsiasi riparazione era di responsabilità dell'Apostolato,
in quanto eravamo i proprietari della macchina. (Dico ‘eravamo’
dato che Carlos si rifiutò di restituirci la macchina al termine
del suo impiego. Ne aveva cambiato l'immatricolazione, mettendola
a nome di sua madre.)
“Comunque
quel lunedì mattina, Mina, la madre di Carlos si rifiutò
di svegliarlo perché ‘il ragazzo ha bisogno di dormire.’
Sì, posso riferire le sue testuali parole perché fui
io a telefonare tre volte a casa sua per sapere che cosa stesse causando
il ritardo. Finalmente le dissi che se Carlos non fosse arrivato entro
i prossimi minuti, sarei andata personalmente e lo avrei tirato giù
dal letto. Quell'ultima chiamata avvenne non più di un'ora
prima dell'orario fissato per l'incontro. Monsignor Michaelappa aveva
telefonato dal suo albergo per sapere perché Carlos non fosse
già andato a prendere lui e il Cardinale Padiyara.
“Padre Gruner
era molto ansioso di incontrare Suor Lucia. Finalmente Evaristo accondiscese
a venire al telefono e gli fu ordinato perentoriamente di portare
immediatamente il veicolo dell'Apostolato davanti all'albergo. Arrivò
all'albergo con più di due ore di ritardo, trascinando un tubo
di scappamento che non poté essere riparato fino a quando la
macchina non si raffreddò.”
L'incontro più
emozionante che si possa immaginare tra due delle personalità
più devote di Fatima nel mondo non ebbe mai luogo perché
una nullità di nome Evaristo asseriva di essere “stanco” e aveva
un tubo di scappamento rotto che ripetutamente aveva evitato di riparare.
Padre Gruner e il Cardinale furono costretti a chiamare un taxi! Malgrado
ciò, Evaristo ebbe il coraggio di dichiarare che Padre Gruner
perse il colloquio perché era in ritardo lui, non Evaristo! Ciò
nonostante, Evaristo riuscì miracolosamente a arrivare a Coimbra
per mezzo del suo veicolo “guasto”.
Alcuni minuti
dopo che Padre Gruner e il Cardinale avevano lasciato il convento, la
Presidente Aquino e il suo seguito arrivarono e furono subito accompagnati
all'interno per essere ricevuti da Suor Lucia, che si era ristabilita
miracolosamente in pochi minuti. Tanto basti per la scusa accampata
dai funzionari del Convento che Suor Lucia era incapace di incontrare
il Cardinale in quel giorno perché malata. Ovviamente essi non
pensavano che la farsa del giorno precedente avrebbe retto allo scrutinio
di Padre Kramer e Padre Gruner assieme al Cardinale.
§
Mezzogiorno,
lunedì 12 ottobre 1992. Centro Paolo VI a Fatima: alla fine della
sessione di chiusura della Prima Conferenza Pastorale Internazionale
nel Centro Paolo VI, Frate François de Marie des Anges affronta
Monsignor Luciano Guerra riguardo alle lettere apocrife scritte da Suor
Lucia con un elaboratore di testi.
Frate François:
Monsignor Rettore, può giurare sul Vangelo di non aver scritto
le lettere apocrife di Suor Lucia?
Monsignor Guerra:
No, non voglio. Io non posso farlo in queste condizioni ...
Frate François:
La critica testuale di queste lettere dimostra che sono false.
Monsignor Guerra:
Non mi metterò a discutere con Lei. Lei è senza cuore
... Lei è senza cuore.
La fiducia di
Frate François in Suor Lucia deriva dalla sua semplice fede nell'educazione
ricevuta da lei: “I suoi sessantacinque anni di vita religiosa e le
numerose comunicazioni divine che l'hanno resa privilegiata, possono
solo averle dato una maggior predilezione e considerazione per la virtù
e la saggezza di sua madre, Maria Rosa, che ‘mai aveva tollerato una
bugia dai suoi bambini’.”
Oltre a ciò,
il Cielo ha prolungato la vita della maggiore dei visionari di Fatima
nel Carmelo di Coimbra fino alla veneranda età di 90 anni, certamente:
“... per ripetere il messaggio e senza dubbio per evitare che sia soffocato
o falsificato.”
Inoltre “Quando
Dio ha una grande missione di tipo carismatico che deve essere compiuta
nella storia, Egli è abbastanza saggio e prudente da scegliere
e preparare gli strumenti adatti, e, senza violare la loro libertà,
da renderli capaci di adempire, con l'aiuto della Sua Grazia, alla missione
essenziale per la quale li ha destinati dall'eternità.”19
Insidiare la
credibilità dell'ultima veggente di Fatima ancora in vita e dell'Apostolato
di Fatima che non era quello “ufficiale” della Blue Army, fu uno di
tutta una serie di passi apparentemente diretti a relegare il Messaggio
di Fatima nello stesso luogo di scarico dove così tanti altri
tesori dell'autentica Fede Cattolica erano stati gettati. Un clero educato
mediocremente, che ha ora il controllo di alcuni apparati burocratici
della Chiesa, si sente obbligato a rafforzare costantemente il mito
che la Chiesa è cominciata con il Concilio Vaticano II e che
qualsiasi cosa sia venuta prima di esso è motivo per i Cattolici
di chiedere scusa al mondo intero.
Padre Nicholas
Gruner smaschera i venditori di questo nuovo atteggiamento con una precisione
limpida e concisa:
“A proposito
di Fatima, ci è stata spacciata una fandonia, e cioè che
Fatima è una rivelazione privata e non è molto importante.
Ma Fatima è una rivelazione profetica pubblica, e non
semplicemente una rivelazione privata.
“Se uno ha una
visione della Madonna, in cui Ella dice: ‘Per salvare la tua anima devi
recitare 15 decadi del Rosario ogni giorno’, è una rivelazione
privata e sarebbe imprudente per l'individuo di non prestarvi attenzione.
“Ma qualsiasi
altra persona non è tenuta a crederci. Tale rivelazione è
privata per la persona che la riceve. Non impone alcun obbligo a nessun
altro.
“Ma a Fatima,
Nostra Signora diede un messaggio al mondo e lo confermò con
un miracolo pubblico davanti a 70.000 persone. Questa non è una
rivelazione privata: è un messaggio profetico pubblico. Non può
essere confuso con le rivelazioni private.
“San Paolo dice
nella sua Prima Epistola ai Tessalonicesi, Capitolo 5:19,20: ‘Non spegnete
lo spirito, non disprezzate le profezie’. Se rappresentiamo una
certa rivelazione profetica pubblica come qualcosa cui non dobbiamo
prestare alcuna attenzione, allora possiamo compiere l'errore molto
serio di disprezzare la profezia.
“I miracoli
sono la prova delle rivelazioni. Se Dio si prende il disturbo, facendo
il grande Miracolo del Sole, nonché miracoli di guarigione di
primo ordine, di mettere in evidenza che Egli ha mandato la Beata Vergine
Maria per dare un messaggio all'umanità, allora uno non può
scegliere di disprezzare quella profezia definendola una rivelazione
privata alla quale non dobbiamo prestare attenzione.
“La seconda
parte del passo nell'Epistola ai Colossesi 2:20 dice che la Chiesa è
costruita sulle fondamenta degli Apostoli e dei profeti. Lo Spirito
Santo parlò attraverso un profeta della Chiesa Cattolica e disse
‘Voglio mettere da parte Saul’. ‘Mettere qualcuno da parte’
significa consacrarlo al servizio di Dio. Lo Spirito Santo disse che
voleva che Saul fosse messo da parte. I vescovi capirono ed ubbidirono.
Pregarono, digiunarono, poi fecero Saul vescovo.”
Padre Gruner
disse poi: “La gerarchia ha l'obbligo di provare se il messaggio viene
da Dio. Essa ha il diritto di fare questa prova. Ha l'obbligo di farla.
Infatti, nello stesso passo delle Sacre Scritture (Tessalonicesi 1,
cap. 5:20,21), San Paolo dice: “Esaminate ogni cosa, e tenete ciò
che è buono”. Se supera la prova, allora nessuno ha il diritto
di dire che è una cosa facoltativa. Nessuno può dire di
poterla ignorare. Questo è disprezzare la profezia.
“In Suor Lucia,
noi abbiamo un profeta, benché ella neghi, per umiltà,
di esserlo. Ma Dio, attraverso Nostra Signora, ha scelto Lucia e questo
messaggio non può essere disprezzato. Lo disprezziamo a rischio
della nostra vita spirituale, della nostra anima eterna e perfino a
rischio della nostra vita fisica.
“Per un sacerdote
disprezzare Fatima significherebbe farlo mettendo in pericolo la vita
e l'anima di coloro che gli sono affidati nella sua funzione sacerdotale.
È possibile che i sacerdoti vengano scusati per la confusione
di cui possono essere responsabili nella loro vita, ma la rovina della
vita dei fedeli non si può scusare. I preti devono riconoscere
che Fatima impone loro un obbligo.
“Comunque, qualsiasi
prete che provi ad adempiere alle richieste fatte a tutti noi della
Madonna di Fatima di lavorare per la consacrazione della Russia diventa
un bersaglio di quella stessa burocrazia che dovrebbe appoggiare i sacerdoti
nella loro opera. Perché? Ancora una volta ritorniamo all'infame
Accordo del 1962 tra Mosca e il Vaticano quando il Vaticano concordò
con Mosca di non denunciare il comunismo. A parte il fatto di essere
moralmente sbagliato, questo è un errore fondamentale di strategia
geo-politica, negativo per tutti noi.”
Facendo scorrere
tra le dita il suo rosario, Padre Gruner continua: “Ho denunciato l'Accordo
come una cosa criminale, e moralmente corrotta. Non deve essere sostenuto.
Ora mi spingo fino a dire che le persone che lo stipularono nel 1962
lo fecero con buone intenzioni. Ma è stato un disastro per la
Chiesa. Il tempo ha dimostrato che ho ragione. Sono pronto a ripeterlo
in una pubblica corte della Chiesa.
“Non sono il
solo a vedere il pericolo di avere rapporti con i comunisti. Sia Papa
Pio XI che Papa Pio XII videro i reali pericoli che ciò comporta
per il mondo e per la Chiesa.
“In piena franchezza,
Papa Pio XI, nella sua enciclica Il Divino Redentore, insegnò
chiaramente che ‘il comunismo è intrinsecamente malvagio e nessuno
che voglia salvare la civiltà cristiana deve collaborare con
esso in qualsiasi impresa’.”20
Toccando la
medaglia miracolosa che porta al collo, Padre Gruner conclude: “Le persone
responsabili dell'Accordo stanno agendo nell'illusione che la diplomazia
possa correggere gli errori della Russia. La Madre di Dio nei Suoi messaggi
a Fatima ci disse chiaramente che l'unica soluzione per evitare gli
errori della Russia e per non essere vittima, spiritualmente e fisicamente,
dei suoi errori mortali, è l'ubbidienza esatta al Suo messaggio
a Fatima. Può alcun fedele Cattolico ritenere veramente che il
Suo consiglio possa essere ignorato?”
Dopo l'“intervista”
con Suor Lucia, venne fuori una fotografia di Evaristo orgogliosamente
accanto al Cardinale Casaroli, il Segretario di Stato del Vaticano,
il “grande Architetto” della Ostpolitik. Evaristo spiegò che
il Cardinale Casaroli aveva dimostrato grande interesse verso di lui.
Può questo interesse spiegare il suo tradimento dell'Apostolato
e, in verità, di Suor Lucia? Sembra di udire il suono di certi
pezzi di un gigantesco gioco ad incastro che scattano in posizione.
Ma Evaristo
era diventato un imbarazzo ancora più grande per le forze anti-Fatima
di quello che era stato per l'Apostolato. L'opuscolo di Evaristo era
un'assurdità palese che servì solo ad aiutare la causa
dell'Apostolato di Padre Gruner dimostrando la mendacità dei
suoi oppositori. Le forze anti-Fatima avevano bisogno di una strategia
definitiva per affrontare il “problema Gruner” in un modo che non sarebbe
scoppiato loro in faccia. Presto avrebbero rivelato il loro nuovo espediente.
Note:
1. “Invitation to International Peace Conference”
[Invito alla Conferenza Internazionale per la pace] riprodutte fotograficamente
in The Fatima Crusader, n°43, inverno 1993, p.16.
2. L'Osservatore Romano, 7 ott.
1992, vedi anche L'Osservatore Romano 14 ottobre 1992, (edizione
inglese), ultima pagina.
3. The Fatima Crusader, n°43,
inverno 1994, p.13, allegato.
4. Ibid.
5. San Giovanni, 2, 5.
6. Rapporto della Polizia, The Fatima
Crusader [Il Crociato di Fatima], nr.23, inverno 1993, pg.9.
7. Ibid, pg. 9
8. Ibid, pg. 9
9. Ibid., pp.9, 28; vedi anche J. Kaess,
“Strange Goings On In Fatima,” nel The Fatima Crusader, n°44,
primavera 1993, p.34.
10. The Fatima Crusader, n°46,
inverno 1994, p.15.
11. Ibid.
12. The Catholic Counter-Reformation
in the XXth Century, ott. 1992, p.1.
13. Ibid., p.2.
14. Ibid., p.2; vedi anche The Fatima
Crusader, n°44, primavera 1993, p.36.
15. The Catholic Counter-Reformation
in the XXth Century, ott. 1992, p.2.
16. Ibid., p.5.
17. The Catholic Counter-Reformation
in the XXth Century, agosto-settembre 1992, p.3, nota 4.
18. The Catholic Counter-Reformation
in the XXth Century, nov. 1992, p.9.
19. The Catholic Counter-Reformation
in the XXth Century, ott. 1992, p.4.
20. Papa Pio XI, Enciclica Divini Redemptoris,
§ 58.