Capitolo 13
L'affare Balamand
Negli uffici
della Segreteria di Stato del Vaticano ci sono allarmi diplomatici estremamente
sensibili, sintonizzati non sull'eresia, lo scandalo o altre minacce
contro la Fede, ma sulla minima incrinatura dei perimetri della Ostpolitik
e dell'ecumenismo mondiale. Nella primavera del 1993, circa 18 mesi
prima che Padre Gruner e l'Apostolato organizzassero una seconda conferenza
di Fatima a Città del Messico, gli allarmi furono attivati da
una situazione emergente in Romania e in Ucraina.
Ora che l'“ex
Unione Sovietica” era stata “liberata”, sembrava possibile che un significativo
numero di rappresentanti del clero ortodosso, russo e rumeno, potesse
commettere la gaffe diplomatica di riprendere semplicemente le pratiche
della Fede cattolica, ricominciando da dove i loro predecessori avevano
smesso quando i comunisti si erano impadroniti delle loro parrocchie
cattoliche “uniate”, avevano arrestato i loro preti e i loro vescovi
e avevano piazzato al loro posto ecclesiastici ortodossi, molti dei
quali agenti del KGB.
In Russia, non
fu una cosa facile per i sovietici creare una Chiesa Ortodossa consistente
essenzialmente di spie del KGB. Ci volle un bel po' per ridurre la gerarchia
russo-ortodossa di 50.000 preti a un gruppo maneggevole di 500 spie
sovietiche in abiti talari.1 Il Metropolita della neocostituita
chiesa di spie, Sergei Stragodorsky, era stato misteriosamente rilasciato
dalla prigione nel 1927 e aveva annunciato al mondo che la Chiesa russo-ortodossa
non era stata perseguitata.2 Evidentemente era stato persuaso
a chiudere un occhio sulla scomparsa di 49.500 preti ortodossi.
La recrudescenza
imminente del Cattolicesimo di rito orientale avrebbe dovuto essere
una ragione di grande gioia nell'ordine oggettivo delle cose, ma per
la gerarchia scismatica ortodossa, che aveva così a lungo goduto
dell'uso del bottino comunista, fu una grave emergenza: numerose cattedrali
e circa 2.000 immobili parrocchiali erano già oggetto di contesa,
sia in Romania che in Ucraina, senza menzionare la possibile vasta perdita
di aderenti acquisiti con la forza. I gridi e lamenti che ne derivavano
costituivano chiaramente una minaccia al progresso dell'Ostpolitik e
all'ecumenismo mondiale nella “ex Unione Sovietica”.
Un “rimedio”
non si fece attendere. Nel giugno del 1993, rappresentanti del Vaticano
e rappresentanti delle Chiese ortodosse russe ed ucraine (tra le altre)
si incontrarono a Balamand, nel Libano, per discutere la “crisi” nel
corso della “Settima Sessione Plenaria” della “Commissione Internazionale
Congiunta per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica Romana e
la Chiesa Ortodossa”. Il capo della delegazione vaticana, era il Cardinale
Edward Cassidy della Seconda Sezione della Segreteria di Stato Vaticano,
che aveva anche il titolo di Presidente del Pontificio Concilio per
la Promozione dell'Unità Cristiana. Frutto dell'incontro fu “La
Dichiarazione di Balamand”. In questo documento sbalorditivo il Cardinale
Cassidy e gli altri rappresentanti Cattolici sottoscrissero un accordo
secondo cui la Chiesa Cattolica non avrebbe più cercato né
di convertire gli Ortodossi e né di favorire il loro semplice
ritorno alla fede Cattolica dei loro antenati:
“[N]ello sforzo
di ristabilire l'unità, è fuori discussione la conversione
della gente da una Chiesa all'altra per assicurarne la salvazione.”
(§ 15)
“L'attività
pastorale nella Chiesa Cattolica, sia latina che orientale, non
mira più a che i fedeli di una Chiesa passino all'altra;
in altre parole, non mira più a fare proseliti tra gli
ortodossi. Mira a rispondere ai bisogni spirituali dei suoi
stessi fedeli e non ha alcun desiderio di espandersi a spese della
Chiesa ortodossa.” (§ 22)
“Per aprire
la strada alle future relazioni tra le due Chiese, passando oltre
l'ecclesiologia superata del ritorno alla Chiesa Cattolica connesso
con il problema che è l'oggetto di questo documento [cioè,
la “minaccia” di un ritorno in massa degli Ortodossi a Roma!], un'attenzione
speciale sarà data alla preparazione di futuri sacerdoti ...”
(§ 30)
“Escludendo
per il futuro ogni proselitismo e ogni desiderio da parte dei
Cattolici di espansione a spese della Chiesa Ortodossa, la commissione
spera di aver superato gli ostacoli che spinsero certe Chiese autocefale
a sospendere la loro partecipazione al dialogo teologico ...” (§
35)3
A Fatima, la
Madonna aveva profetizzato: “Alla fine, il Mio Cuore Immacolato trionferà.
Il Santo Padre mi consacrerà la Russia. La Russia si convertirà
e un periodo di pace verrà concesso all'umanità.”
No, se la Seconda Sezione4 della Segreteria di Stato del
Vaticano aveva una qualche voce in capitolo! Dopo tutto, che cosa ne
sapeva la Beata Vergine delle esigenze dell'Ostpolitik e dell'ecumenismo
mondiale?
Si consideri
questo: la Dichiarazione di Balamand afferma implicitamente che quando
la Nostra Signora parlò della conversione della Russia, Ella,
e perciò il Suo Figlio Divino, stava abbracciando “un'ecclesiologia
superata del ritorno alla Chiesa Cattolica”. Contrariamente a Nostro
Signore e alla Nostra Signora, Balamand insegna che “Nello sforzo di
ristabilire l'unità, è fuori discussione la conversione
della gente da una Chiesa all'altra per assicurarne la salvezza”.
Eppure la Madonna di Fatima parlò senza alcuna ambiguità
della conversione della Russia alla Fede cattolica, o no?!
Il Cardinale Cassidy e la Segreteria di Stato del Vaticano intendevano
quindi sostenere la posizione che il Nostro Signore aveva permesso alla
Nostra Signora di usare la parola sbagliata nel Messaggio
di Fatima? Supponevano essi che la Madonna non fosse stata avvertita
da Suo Figlio degli sviluppi futuri nel campo delle relazioni ecumeniche,
che avrebbero reso la parola “conversione” alquanto curiosa e assolutamente
antiquata, quando la si applicasse agli aderenti dell'Ortodossia?
A Balamand i
burocrati avevano tirato fuori un grosso timbro di gomma e lo avevano
sbattuto sul Messaggio di Fatima. E quando il timbro era stato sollevato,
la scritta “ANNULLATO” era apparsa sulle parole del Messaggio. La Dichiarazione
di Balamand può solo essere intesa come un insulto alla Madonna
di Fatima, e perciò un insulto ancora più grave al Suo
Figlio Divino, il cui messaggio Ella aveva riferito.
Purtuttavia
uno potrebbe almeno trovare un po' di conforto nel fatto che questo
ripudio maligno del Messaggio di Fatima mancava, e ancora manca, dell'approvazione
formale del Papa. Ma questo significherebbe ignorare la realità
del governo della Chiesa dall'epoca del Concilio Vaticano II. Il capolavoro
di capitolazione del Cardinale Cassidy fu immediatamente recapitato
ai Primati cattolici orientali dai Nunzi pontifici, la cui dominante
influenza, quali rappresentanti diplomatici semisegreti del Vaticano,
cominciò con i disastrosi concordati dell'era napoleonica. Con
il pacchetto dei Nunzi venne l'intesa implicita che i “principii ecclesiologici”
di Balamand e le “regole pratiche” sarebbero stati, naturalmente, attuati
immediatamente, benché il Papa stesso non avesse dato un ordine
di tal genere. Certo, un ordine papale non era che una semplice formalità.
Dopo tutto, il Cardinale Cassidy era il capo di un Concilio Pontificio
e di conseguenza agiva con l'autorità papale, non è vero?!
Non solo, ma il documento era stato recapitato da un Nunzio pontificio.
Perciò, aveva tutte le apparenze di essere un ordine
papale, anche se non conteneva alcun vero ordine del Papa.
Uno dei prelati
che ricevette la Dichiarazione di Balamand per mezzo di un
Nunzio fu il Cardinale Arcivescovo di Lvov in Ucraina, Sua Eminenza
Myroslav Lubachivsky. Il Cardinale Lubachivsky scrisse al Cardinale
Cassidy per assicurargli che:
“Mi impegno,
assieme ai miei fratelli vescovi, al clero e ai fedeli ad applicare
le regole pratiche del Documento di Balamand al meglio delle nostre
possibilità. Questo include anche ... di non tentare di
fare passare i fedeli da una Chiesa all'altra ...”.5
Quant'è
penoso notare che il 24 aprile 1990, il Cardinale Lubachivsky aveva
scritto a Padre Gruner, incoraggiando il suo lavoro per diffondere la
consapevolezza del bisogno della Consacrazione Collegiale della Russia,
che lui era chiaramente d'accordo non essere stata effettuata nel 1984
come invece stavano ora asserendo le forze anti-Fatima:
“Voglio ringraziarLa
per tutto quello che sta facendo per la Chiesa e per il suo continuare
a diffondere il completo messaggio di Fatima; in particolare per
l'insistenza sull'urgente bisogno di avere la Russia consacrata da
tutti i vescovi della Chiesa insieme con il Santo Padre. Sia
certo delle mie preghiere e delle preghiere del popolo ucraino per
tutto quello che sta facendo per salvare la Russia.”6
Solamente tre
anni dopo, questo stesso prelato si sarebbe sentito in obbligo di dimenticare
la conversione della Russia, sulla base di una dichiarazione non impegnativa
fatta da una commissione teologica in un incontro in Libano, negoziata
da un burocrate vaticano di un livello gerarchico non più elevato
del suo. E questo a dispetto del fatto che era la Russia atea ad aver
commesso il genocidio di 20 milioni della sua stessa gente e ad averla
derubata dei suoi preti, dei suoi vescovi e delle sue chiese. Semplicemente
perché un Nunzio gli aveva recapitato un documento da
parte dell'apparato vaticano, questo principe della Chiesa abbandonò
immediatamente ogni tentativo di esercitare la sua missione divina di
promuovere il ritorno — sì, il ritorno — dell'Ortodossia
ucraina alla sola vera Chiesa di Cristo. Invece, egli ora era d'accordo
nel considerare gli insegnamenti perenni del Magistero sullo stato spirituale
degli scismatici proprio come il documento di Balamand diceva che dovessero
considerarsi: “la ecclesiologia superata del ritorno alla Chiesa Cattolica.”
E così
un semplice decreto burocratico diventò la linea di condotta
della Santa Chiesa Cattolica nell'Europa orientale. Accadde poi che
i Vescovi cattolici dissero ad interi villaggi desiderosi di ritornare
a Roma, che un ritorno non era più necessario. No, essi dovevano
rimanere nella chiesa scismatica nella quale i loro antenati
erano stati trapiantati forzatamente dai barbari comunisti. La crisi
era finita. Missione compiuta. Il mondo era salvo per l'Ostpolitik
e l'ecumenismo mondiale. Senza le Consacrazione Collegiale, che
avrebbe fatto della conversione della Russia una certezza, il documento
di Balamand era tutto ciò di cui c'era bisogno per fare sì
che essa non avvenisse.
La Dichiarazione
di Balamand fa venire in mente un altro tragico sbaglio della diplomazia
vaticana nel quale la sconfitta fu strappata dalle fauci della vittoria:
proprio mentre i Cristeros alla metà degli anni Venti
sembravano essere sul punto di rovesciare le sorti nel conflitto che
li opponeva ai rivoluzionari massonici che stavano devastando il Messico,
l'ambasciatore degli Stati Uniti Morrow e i rappresentanti del Vaticano
negoziarono un accordo secondo il quale avrebbero deposto le armi in
cambio di promesse di carta di amnestia e rispetto per la libertà
religiosa dei Cattolici.7 Ubbidendo all'ordine del Vaticano,
i Cristeros deposero le armi, solo per essere braccati e massacrati
dai Massoni.8 I corpi di preti e laici fedeli avrebbero adornato
alberi e pali telefonici in Messico per molti anni a venire.
Il disastro
di Balamand, come il tradimento in Messico, dimostra come il Corpo Mistico
viene trascinato a terra e immobilizzato da migliaia di corde lillipuziane
che partono da segreterie, consigli e commissioni vaticane che non formano
alcuna parte della costituzione divina della Chiesa. Esso simboleggia
il modus operandi per mezzo del quale la virtù dell'obbedienza
di ecclesiastici fedeli come il Cardinale Lubachivsky è sfruttata
dai burocrati che emanano documenti che hanno l'apparenza di
un comando, ma che in realtà non comandano nulla. Questi ordini
pieni di niente hanno acquisito il potere di negare la Tradizione, e
anche di annullare le parole chiare e semplici della Madre di Dio.
Fu lo stesso
Padre Gruner che dissotterrò un altro esempio spettacolare di
questo fenomeno nel maggio del 1995, durante un discorso pubblico del
Cardinale Alfons Stickler sulla Messa Latina Tradizionale. Rispondendo
a una domanda scritta di Padre Gruner, il Cardinale rivelò alle
persone presenti che nel 1986 un gruppo di nove cardinali della Curia
riuniti dallo stesso Papa Giovanni Paolo II, tutti dottori in Legge
Canonica, avevano votato 8 a 1 in sessione a porte chiuse che il Papa
Paolo VI non aveva mai veramente ordinato la soppressione della Messa
Tradizionale, e che la sua celebrazione non aveva mai cessato di
essere completamente lecita ai sensi del Diritto Canonico.9
Cosa incredibile, il Papa non era stato capace di determinare che cosa
il suo predecessore avesse veramente ordinato nel promulgare la Nuova
Messa. Infatti l'effettiva soppressione della Messa Tradizionale fu
compiuta interamente per mezzo di decreti di commissioni e congregazioni
vaticane, e non da un esplicito atto solenne di Paolo VI. Come mise
in luce il voto dei Cardinali, burocrati avevano cancellato
l'intera tradizione liturgica del Rito romano, senza un singolo vero
ordine del Papa mirante a sopprimerla!
Così
è stata governata la Chiesa Cattolica negli ultimi trent'anni.
§
Al principio
dell'estate del 1994, un anno dopo Balamand, la notizia del progetto
dell'Apostolato di organizzare una conferenza in Messico sul Messaggio
di Fatima giunse all'orecchio dei burocrati della Segreteria di Stato,
e i campanelli d'allarme cominciarono di nuovo a suonare: Che? —
un raduno di vescovi per discutere la “conversione” della Russia, dopo
che i rappresentanti del Vaticano avevano appena negoziato un accordo
promettendo di non convertire i Russi? Era intollerabile.
I primi impiegati
del Segretario di Stato ad essere mobilitati in qualsiasi crisi sono
i Nunzi. Se i Nunzi fossero mobilitati su scala mondiale contro un solitario
prete canadese e il suo apostolato Mariano, potrebbero rappresentare
una forza formidabile perfettamente in grado di annientare i piani per
la conferenza messicana. Impensabile? Avrebbe dovuto esserlo. Ma è
esattamente ciò che accadde durante i mesi dell'estate e autunno
del 1994.
Note:
1. Iain Colquhoun, “What Happened in 1929”
[Cosa è accaduto nel 1929], in The Fatima Crusader,
n°47, estate 1994, p.29.
2. Ibid.
3. Eastern Churches Journal, vol.1,
pp.18-25.
4. La seconda sezione del Segretariato
di Stato ha la specifica funzione di allacciare e intrattenere relazioni
con i governi civili. Le funzioni della seconda sezione sono descritte
nei dettagli nell'Annuario Pontificio (1997) p. 1814.
5. Eastern Churches Journal, op.
cit., p.34.
6. The Fatima Crusader, n°33,
estate 1990, p.11.
7. Solange Hertz, Beyond Politics
[Oltre la politica], Santa Monica, California, 1995, p.170.
8. Ibid.
9. Catholic Family News, agosto
1995, p.13.