Capitolo 16
Finestra sull'arena
Roma. 3 luglio
1995, ore 6.30 del mattino. Nei secoli, il Ponte Sant'Angelo ha portato
innumerevoli eserciti dall'una all'altra sponda del Tevere: hanno passeggiato,
inceduto, marciato a passo d'oca sul selciato davanti a Castel Sant'Angelo,
con frequenza straordinaria, portando sulla riva settentrionale del
fiume ogni tipo di determinazione feroce. Ma è dubbio se ci sia
anche solo uno di loro che non abbia sentito incrinarsi la propria risolutezza
quando l'antica strada sotto i suoi piedi lo depositò sul margine
di Piazza San Pietro. La visione in marmo che lo guardava rappresenta
la più formidabile forza sulla terra, il duomo del Pescatore,
l'impareggiabile San Pietro, l'incrocio terreno del Tempo e dell'Eternità.
Per capire la
personalità di Padre Nicholas Gruner, basta immaginarlo, da solo,
un esercito composto di una persona, lasciare il ponte e contemplare
il duomo davanti a lui. Non si può dire che anche lui non sia
intimorito. Nessun mortale può mancare di riconoscere la sua
insignificanza davanti a questo duomo così prezioso che si innalza
nel vero e proprio centro di tutta la Cristianità. Il vecchio
borgo che una volta nascondeva la vista del duomo dal Ponte Sant'Angelo
non c'è più. Oggi la Via della Conciliazione, progettata
per richiesta di Mussolini in risposta al fatto che Pio XI aveva firmato
i Patti lateranensi nel 1929, offre un'ampia vista del profilo meraviglioso
del centro storico della Cristianità. Bramante, Michelangelo,
Della Porta sapevano intimidire.
Roma è
stata il centro di gravità della civiltà così a
lungo che, se dovesse cessare di esistere, la civiltà sarebbe
sbalzata dal suo asse. Innumerevoli profezie intersecantisi da tempo
immemorabile seguitano a predire che la terra sarà buttata giù
dal suo asse. Alcuni interpreti del fenomeno di Fatima leggono il Miracolo
del Sole come una rappresentazione di tale imminente castastrofe, quando
l'ordine verrà restaurato nel mondo attraverso l'intercessione
della Vergine.
Questa mattina
di luglio, il sole nascente riscalda il duomo con una pennellata d'oro.
Nei tempi antichi, i Romani guardavano il sole che passava per il cielo
diretto verso la notte della Lusitania. Oggi il sole osserva i Romani
che stanno ripassando dalla Cristianità alla lunga notte del
paganesimo. La Chiesa è stata fatta cadere dal suo asse e sta
rotando all'impazzata fuori della sua orbita. Solo Cristo può
salvarla. Quando Egli verrà per farlo, come ha promesso, verrà
dall'Oriente, come un bagliore di luce solare. Questo è il motivo
per cui, nel corso dei secoli, le chiese erano costruite rivolte ad
oriente, perché Cristo era la loro speranza. I liturgisti moderni
hanno capovolto tutto. Ora, quando Cristo tornerà, i preti non
Lo vedranno arrivare. Gli volteranno le spalle, intenti a pagare il
tributo alla “dignità dell'uomo”; perché, secondo quello
che si può intravedere al di là della soglia dell'immaginazione
dei teologi modernisti, l'uomo, non Dio, è la nuova speranza.
Il disastro
neo-modernista degli ultimi 35 anni ci ricorda l'ammonimento espresso
da Papa Pio XII alla luce del Messaggio di Fatima:
“Supponiamo,
caro amico, che il comunismo (la Russia e gli errori della Russia,
secondo i termini di Fatima) sia solo la parte più visibile
degli strumenti di sovversione usati contro la Chiesa e le tradizioni
della Rivelazione Divina. Sono preoccupato dai messaggi della
Beata Vergine a Lucia di Fatima ... verrà un giorno in
cui il mondo civile rinnegherà il suo Dio, quando la Chiesa
dubiterà come Pietro dubitò. Essa sarà tentata
di credere che l'uomo è diventato Dio.”1
Padre Nicholas
Gruner non è scosso dalla prospettiva di essere in questa città
tra le città. Ci ha vissuto durante i suoi giorni di seminario
e più tardi, e conosce i suoni, gli odori, il ritmo delle strade.
Sa anche che la Chiesa è stata messa nelle mani degli Italiani,
tra le altre ragioni, per la loro indomabile abilità di sopportare
le vicessitudini del tempo.
Oggi Padre Gruner
condivide una buona parte di quella pazienza. È venuto a Roma
in una missione tra le più coraggiose che abbia mai perseguito
dal giorno in cui si offrì per la prima volta a Nostra Signora
di Fatima. Cammina per le strade come uno che sa di non avere tempo
da perdere. Questa è, naturalmente, la realtà ultima:
non c'è più tempo. Nè per il mondo, né per
la stessa Roma.
Cristo promise
che, al suo ritorno, sarebbe stata una cosa terribile, con tutta la
potenza e la forza del Cielo armato per la battaglia, una cosa più
terrificante del sole che cadde dal cielo alla Cova da Iria. L'umanità
ha una via di scampo: la Vergine. Proprio come a Fatima, quando il sole
ubbidì al Suo comando, la Vergine alla fine ci porterà
al sicuro. Attraverso di Lei, per il Suo tramite solamente, si arriva
a Cristo.
Tutti gli sforzi
di Padre Gruner attraverso gli anni per promuovere la consacrazione
della Russia avevano condotto la sua vita e il suo Apostolato a dover
reggere tutto il peso della burocrazia che pianifica ed opera negli
uffici, nei corridoi e nelle sale di riunione che circondano la grande
Piazza San Pietro. Per secoli il famoso obelisco che ora si erge nel
centro di quella Piazza segnò il punto dove San Pietro fu crocefisso
all'ingiù nel A.D. 67, nell'area che ora occupa la sagrestia.
Poi fu spostato nel punto centrale del nuovo assetto di San Pietro,
ricavato dal Colle Vaticano nel sedicesimo secolo.
Oggi l'obelisco
forma una grande meridiana con il selciato della superficie della piazza.
Al sorgere del sole, l'ombra dell'obelisco punta direttamente verso
il balcone dal quale il Pontefice regnante ha pronunciato la sua benedizione
del Natale e di Pasqua Urbi et Orbi per gli ultimi quattrocento
anni. In cima all'obelisco si erge una croce che contiene una notevole
porzione della Vera Croce che Sant'Elena portò da Gerusalemme.
Ogni giorno, l'ombra della Vera Croce viene disegnata sul selciato dal
passaggio del sole. Innumerevoli pellegrini penitenti si sono messi
deliberatamente immobili in preghiera nella piazza dove l'ombra della
Vera Croce sarebbe passata lentamente sulle loro gambe, braccia, spalle
e testa china.
Quando l'ombra
della Vera Croce si inclina a nord-nord ovest, essa punta esattamente
verso la finestra dell'appartamento papale, conosciuta semplicemente
come ‘la finestra del Papa’, la seconda dall'estremità
del piano superiore. Ogni domenica, il Santo Padre sta in piena vista
dei pellegrini radunati sotto e li guida nell'Angelus da quella finestra.
L'ombra che quotidianamente si proietta sulla finestra ci ricorda che
all'interno c'è un uomo a cui Cristo ha detto: “Ciò che
legherai in terra sarà legato in Cielo; ciò che scioglierai
in terra sarà sciolto in Cielo”.2 Poichè, sì,
quest'uomo è Pietro.
Se l'uomo dietro
la finestra fosse il solo uomo sulla terra che può legare e sciogliere,
tutti gli uomini che capissero la natura del peccato, verrebbero in
questa piazza per non andarsene più. Purtroppo, nella Chiesa
odierna, della vera natura del peccato una larga parte dei membri ha
appena una cognizione. Pure l'uomo che risiede dietro la finestra rimane
il capo terreno di legioni di uomini a cui Cristo, attraverso i Sacri
Ordini, ha esteso lo stesso potere di legare e sciogliere nel confessionale
che Egli aveva dato a Pietro. Padre Nicholas Gruner non è che
uno di loro; ma lì, all'ombra dell'obelisco, si sente a suo agio,
come qualsiasi altro prete che ha calpestato questo selciato attraverso
i secoli, guardando verso quella finestra.
Durante la Seconda
Guerra Mondiale, Pio XII guardò da quella finestra verso una
città stretta nella morsa del governo nazista. L'11 febbraio,
1929, Pio XI guardò dalla finestra nell'anniversario della prima
apparizione dell'Immacolata Concezione di Lourdes, nella direzione del
Palazzo laterano dove Mussolini e l'inviato del Papa, il Cardinale Gasparri,
stavano firmando i Patti lateranensi che ponevano termine alla Questione
Romana, che aveva contrapposto il governo italiano e la Santa Sede,
e ai sessant'anni per i quali il Papa era stato un ‘prigioniero del
Vaticano’. Ma quel pezzo di carta non pose fine al fenomeno della
prigionia del Papa.
Molti Cattolici
oggi credono che il Papa attuale sia un “prigioniero del Vaticano II”.
L'impegno preso verso la Ostpolitik e l'ecumenismo mondiale dai suoi
predecessori e dai loro burocrati lo hanno intrappolato in un giro senza
fine di concessioni fatte a non Cattolici e non Cristiani. I Cattolici
possono avere punti di vista diversi per quel che riguarda l'impresa
ecumenica di Giovanni Paolo II, ma quello che non si può mettere
in dubbio è l'odierna crisi di fede in tutto il mondo.
Tutto questo
fu ammesso senza ambiguità dal Cardinale Prefetto del Santo Uffizio,
ora Congregazione per la Dottrina della Fede. Nel 1985, per la prima
volta nella storia della Chiesa, l'uomo incaricato di difendere la Sua
dottrina per il Papa pubblicò un libro che dichiarava esplicitamente
e ripetutamente che la fede dei Cattolici è sotto un duro attacco
e sta indebolendosi in tutto il mondo. Il Rapporto Ratzinger
venne pubblicato in diverse lingue e più di un milione di copie
ne furono vendute. Nessuno tra gli informati ha confutato la tesi di
Ratzinger. Secondo Padre Alonso e Frate Michel questa crisi di fede
è il punto principale del Terzo Segreto di Fatima. È certo
che molti Cattolici sono d'accordo che la crisi che incombe sulla Chiesa
e nel mondo è il risultato diretto del fatto di non aver adempiuto
alle precise richieste della Madonna.
Anche così,
Padre Nicholas Gruner non ha mai abbandonato la speranza che i suoi
sforzi in favore di Lei, benché piccoli, possano essere di aiuto
per realizzare la cosa tanto necessaria: la pace. Dopo tutto, il Nostro
Signore non disse che la Sua Chiesa sarebbe durata fino all'Età
dell'Acquario e poi sarebbe stata data via dagli acquariani residenti.
Egli disse che sarebbe durata fino alla fine dei tempi.
Fu direttamente
sotto la finestra del Papa, il 13 maggio 1981, appena un po' a est del
nord-nordovest, che Giovanni Paolo II sentì il proiettile di
Mehmet Ali Agca straziargli il corpo. Quel proiettile, tolto dall'addome
di Giovanni Paolo II, adesso si trova nella corona della statua di Nostra
Signora di Fatima che è nella capelhina nella Cova da Iria nel
punto esatto reso sacro dalla Sua presenza nel 1917. Quale più
grande conferma è necessaria per il fedeli che il Messaggio di
Fatima e la crisi nella Chiesa si incrociano nello spazio e nel tempo?
Il 3 luglio
1995, mentre Padre Gruner è in giro per Roma in una missione
privata, l'ombra della Vera Croce sull'obelisco nella piazza sta indicando
la finestra del Papa: sono le 12 e 30. Padre Gruner è più
che consapevole in questo giorno che la Congregazione per il Clero nel
Vaticano, a pochi passi dall'obelisco, ha il compito di sostenere i
diritti dei preti contro l'abuso del potere ecclesiastico. Purtuttavia
un abuso di potere contro di lui ha trovato origine in quella stessa
Congregazione. Non una, ma ben sei volte. Cosa debbono fare i preti
diocesani quando sono i burocrati in quella stessa Congregazione che
li perseguitano? È la difesa di preti i cui diritti non sono
tutelati l'oggetto della missione in cui Padre Gruner è impegnato.
Una rapida camminata
di quindici minuti dall'obelisco, attraverso il ponte che collega Via
San Pio X, giù per Corso Vittorio, ed ecco Piazza della Cancelleria.
Lì, la Segnatura Apostolica si incontra per esaminare gli appelli
relativi alla Congregazione per il Clero. Lì Padre Gruner aveva
presentato il suo appello contro il decreto ‘auto-ratificante’
del Cardinale Sanchez e dell'Arcivescovo Sepe. Ciò che ignorava
in quel giorno di luglio del 1995, era che la Segnatura aveva già
messo in atto la fase successiva del Piano per la sua distruzione;
la punizione per la sua proclamazione del Messaggio Celeste che era
stato “annullato” dai negoziatori teologici a Balamand.
Il decreto della
Segnatura Apostolica, datato 15 maggio 1995, sarebbe ben presto giunto
alle orecchie delle forze anti-Fatima. Sarebbe apparso nel periodico
Soul, la pubblicazione di una organizzazione una volta conosciuta
con il nome di Blue Army, ma che si era cominciata recentemente
a chiamare “L'Apostolato Mondiale di Fatima”, quasi a nascondere il
suo imbarazzo per aver fatto parte in passato della ormai superata Chiesa
Militante. Il Soul, ora debitamente “approvato” dall'“autorità
ecclesiastica”, era diventato il portavoce delle forze che avevano prodotto
l'Accordo Mosca-Vaticano e il tradimento di Balamand. Il Soul
fu felice di annunciare che la Segnatura aveva dato ragione al Cardinale
Sanchez e all'Arcivescovo Sepe: c'era davvero una “giusta causa” per
relegare Padre Gruner nell'oblio della diocesi di Avellino. Egli aveva,
tutto sommato, “mancato” di trovare un altro vescovo che lo accettasse.
Poco importa che la “mancanza” fosse stata orchestrata dagli stessi
Cardinale Sanchez e Arcivescovo Sepe, con un'arrogante sospensione della
corretta procedura canonica. Il Soul non aveva alcun interesse
nella giustizia della faccenda. Quel che contava era dichiarare Padre
Gruner una non-persona, così che la Nuova Fatima, la “Fatima
leggera” dell'opuscolo di Carlos Evaristo, potesse essere venduta porta
a porta ad un pubblico narcotizzato, al posto della cosa vera.
Il decreto della
Segnatura non avrebbe segnato la fine di Padre Gruner, non ancora. Il
suo caso sarebbe ritornato alla Segnatura su nuove basi.
E ci sarebbero
state nuove complicazioni per Il Piano. Quelle complicazioni
avrebbero condotto ad ulteriori appelli canonici che non erano molto
facili a liquidarsi. Sembrava quasi che la Nostra Signora stesse facendo
gentilmente lo sgambetto agli inseguitori di Padre Gruner, mandandoli
a gambe all'aria ogni volta che stavano per afferrare la loro preda.
Tanto tempo
fa, agli incroci della vecchia Gerusalemme, dove la via principale che
parte dalla porta di Damasco va verso il mercato e si incrocia con la
via Dolorosa, il Nostro Signore incontrò Sua Madre. Lì
Maria fece al futuro sacerdozio della Chiesa dono del Suo stesso volere
e agire, per tenere per sempre liberi dal dubbio i sacerdoti. Ella salì
la collina del Calvario seguendoLo. C'è solo un modo per un prete
odierno di conoscere di sicuro quale direzione scegliere nella Chiesa
di oggi. Stare con Maria. Lei non ha dubbi su dove andare. E stare vicino
a quei preti che in modo visibile e aperto La servono. Padre Gruner
era a Roma al Suo Servizio.
Ai piani inferiori,
sotto la finestra del Papa, dietro il Portone di Bronzo, si trova il
Segretariato Vaticano di Stato che già da tempo aveva notato
il prete canadese con il suo seguito mondiale. Quel giorno il suo potere
sembrava ancora più schiacciante, perché il Papa era fuori
Roma. È sempre una cosa che turba sapere che il Papa è
fuori città. C'è un sentimento, riguardo al Papato, che
Pietro dovrebbe stare sempre qui dove la Chiesa di Cristo sul Colle
Vaticano si erge sul luogo esatto in cui il sangue di Pietro bagnò
la terra del Circo di Nerone. Il Pontefice sarebbe ritornato per l'Udienza
generale del mercoledì; ma la sua assenza momentanea suscita
la domanda: “Che cosa è un pontefice?”
“Un costruttore
di ponti” scrisse Anne O'Hare McCormick nei suoi Vatican Journals
[Diari del Vaticano]. “Perché viene da lontano nel tempo
passato e vede più avanti nel futuro di altri capi”, al servizio
di quello che ella chiama “... la sola ininterrotta tradizione rimasta
nel mondo”.
Questo costruttore
di ponti, Giovanni Paolo II, sa di non aver ancora adempiuto al comando
di consacrare la Russia. Il 25 marzo 1984, dopo la sua consacrazione
del mondo al Cuore Immacolato, il Santo Padre disse due volte a Nostra
Signora e a migliaia di fedeli che, benché avesse consacrato
il mondo, ancora non aveva fatto quello che la Nostra Signora di Fatima
ordinava di fare. Quest'affermazione fu ripetuta espressamente il 26
marzo nel quotidiano ufficiale del vaticano, L'Osservatore Romano*.
Proprio questo fatto, più che l'ingiustizia del suo particolare
caso, aveva portato Padre Gruner a Roma per il lavoro che doveva fare.
* (Si veda la foto dell'articolo nella
sezione delle fotografie)
Non solo per
osservazione e per riflessione personali, ma anche in base a notizie
attendibili delle stesse parole del Papa, Padre Gruner è convinto
che il Papa senta il bisogno di un maggior appoggio da parte dei vescovi
cattolici del mondo prima di poter realmente consacrare la Russia come
ha chiesto la Madonna a Fatima. Per questa ragione, Padre Gruner aveva
chiesto e ottenuto la conferma da più di 1500 vescovi del loro
appoggio al comando di Nostra Signora. Se il Papa desse l'ordine di
consacrare la Russia, quei vescovi ubbidirebbero, Padre Gruner ne era
certo. Erano i burocrati, i tecnici di Balamand e dell'Accordo Vaticano-Mosca,
che cercavano di tener lontana dai vescovi la verità completa
su Fatima; erano loro che avevano convinto il Santo Padre che i suoi
vescovi non avrebbero ubbidito. Come fa uno a penetrare questa falange
di burocrati per dire al Papa che i suoi vescovi gli ubbidiranno?
Padre Gruner
arrivò in una tipografia a poca distanza dal Vaticano e si fece
strada fino al retrobottega dove l'impaginazione e la struttura sono
messe a punto. Stese davanti ai tipografi il testo della lettera che
aveva portato a Roma. Li aveva scelti appositamente per la loro abilità,
la loro professionalità e la loro dimestichezza con le lingue,
dato che questa lettera era indirizzata al Santo Padre, allo stesso
Giovanni Paolo II. Non era destinata alla spedizione per posta. Sarebbe
apparsa come “Una lettera aperta al Papa” in un articolo di due pagine
sul più diffuso quotidiano di Roma, Il Messaggero. E
la data di pubblicazione si avvicinava velocemente.
Scavalcare le
teste della burocrazia che circonda il Papa è stato un sogno
di molti preti attraverso i secoli. Pochi ci sono riusciti. Padre Nicholas
Gruner sapeva che doveva riuscirci, poiché era ben consapevole
di rappresentare non solo i membri del suo Apostolato, bensì
l'intero sacerdozio assediato della Chiesa Cattolica. La Lettera Aperta
non avrebbe servita solo alla sua missione, ma a innumerevoli preti
che erano stritolati dal meccanismo inesorabile di rappresaglie e minacce
dei burocrati.
Padre Gruner
non fu intimidito dall'impresa rischiosa. Un prete, egli asserisce sempre,
è nel suo diritto quando esige che la validità della legge
sia confermata. Questo è pure il diritto dei laici. Due concili
ecumenici della Chiesa hanno invero definito come dottrina della Fede
il diritto, appunto, di supplicare il Papa affinché egli corregga
le ingiustizie palesi nella Chiesa.3 Ma come fa uno a esercitare
questo diritto concesso da Dio, quando il Papa è avvolto e imprigionato
da strati di burocrazia che filtrano le suppliche dei fedeli? La Lettera
Aperta sembra il solo modo.
E così,
in un caldo giorno di luglio a Roma, l'influenza della stampa sta per
essere impiegata per perorare un caso davanti all'“ultimo giudice”.
Nessuno, nemmeno Sua Santità, avrebbe potuto lasciar passare
inosservata una richiesta così pubblica, anche se la forma dell'appello
era destinata a pestare i piedi di quasi tutti nella Segreteria di Stato,
nella Congregazione per il Clero e nella Segnatura Apostolica.
Il diritto di
Padre Gruner di compiere questo passo non è mai stato in dubbio:
“È un dogma Cattolico che i preti Cattolici sono membri della
gerarchia e i nostri diritti, datici da Dio nella legge naturale, non
possono esserci moralmente o legalmente tolti da nessuno, nemmeno dal
decreto di un vescovo”.
Né la
falsa “ubbidienza” a burocrati ecclesiastici che avevano ceduto la Romania
e l'Ucraina ai dettami della Dichiarazione di Balamand possono impedire
a Padre Gruner di presentare una supplica al suo Papa in questa maniera.
Egli avrebbe spiegato più tardi che la sua convinzione del diritto,
e del dovere, di una lecita resistenza all'abuso dell'autorità
nella Chiesa si erano formati in lui durante i suoi giorni in seminario:
“Un Monsignore
che stava facendo il suo dottorato in filosofia parlò sul modo
di cambiare la situazione nella Chiesa. ‘Tutto quello che ci vuole’
egli disse ‘è una diocesi di media grandezza, più o
meno cinque pastori, che dicano: “Non siamo d'accordo. Non daremo
la comunione in mano. Noi predicheremo la dottrina cattolica”. Se
solo cinque di loro presentassero un fronte unito, sarebbe
molto difficile per il vescovo toccarli. Egli potrebbe spostarne uno,
punirlo, ma cinque di loro che stanno uniti?’ La persecuzione
di cinque preti parrocchiali che sostengono il Magistero si noterebbe
molto chiaramente. Se parecchie diocesi facessero la stessa cosa,
si creerebbe una volontà di resistere alla corruzione. Ma troppi
preti oggi fanno una virtù della debolezza, adducendo ‘ubbidienza’,
‘umiltà’ e ‘mansuetudine’ come scuse per non sostenere
Dio e la Sua Verità. Davide, nelle Sacre Scritture, dice: ‘arrabbiati
e non peccare’. C'è un tempo giusto per la santa
rabbia. Rabbia non per noi stessi ma per Dio. Se i preti capissero
questo, si opporrebbero e farebbero il loro dovere ...
“... Il loro
dovere per il bene comune è maggiore di quello di una persona
qualunque. Sono membri della gerarchia ed hanno l'obbligo di non rimanere
in silenzio come cani, l'obbligo di parlare francamente e di non preoccuparsi
che certe persone ritengano ciò politicamente scorretto.”
Per tutto il
giorno Padre Gruner va avanti e indietro dal retrobottega, studiando
bozze, sottoponendole ad una analisi meticolosa. Un giorno viene speso
per dare attenzione a dettagli minuscoli: traducendo, ritraducendo,
eliminando errori di ortografia, non lasciando al caso nemmeno un segno
di punteggiatura. La Lettera Aperta è finalmente pronta. È
tardi la sera. La luce del sole si attarda nel cielo di Roma. È
ora di camminare dove santi e apostoli hanno camminato.
§
Roma. San Paolo
fuori le Mura. Mezzanotte. Per secoli questo luogo ha difeso Roma dagli
attacchi provenienti dal mare. Per questo si addice ad accogliere il
massiccio recinto che porta il nome dell'Apostolo dei Gentili. Nel tipico
chiaro di luna romano, la statua incappucciata di San Paolo fissa direttamente
la sagoma di un prete in abito talare al cancello. Strisce sottili di
luce mettono in risalto i due fili della lama della spada che il Santo
tiene alzata.
Duemila anni
di sforzi dei dissidenti dalla Vera Fede non hanno potuto imprimere
nella mente degli uomini l'immagine di San Paolo come di un oppositore
di Pietro. Altre religioni hanno provato ad adottare Paolo come uno
dei loro; gli sforzi protestanti di farlo diventare il loro Paolo sono
costantemente approdati al nulla. L'integrità incrollabile di
Saulo di Tarso resiste a tutti i tentativi di dipingerlo come una persona
sleale. Quando egli sfidò Pietro, fu per amore della purezza
della fede, non per opporsi ad essa.
San Paolo fuori
le Mura è il posto giusto per Padre Nicholas Gruner per riflettere
sul suo sacerdozio, sul suo passato di seminarista, sul suo presente
come promotore del Messaggio di Fatima, e sul futuro che egli dovrà
affrontare, ora che la “Lettera Aperta al Papa” è andata in stampa.
Anch'egli ha patito che la sua lealtà al Papa fosse messa in
discussione dai suoi critici. A quei critici chiede di esaminare il
suo operato attraverso gli anni. Ammette prontamente che, finché
Dio lo permetterà, il suo Apostolato avrà uno scopo inalterabile:
la Consacrazione Collegiale della Russia al Cuore Immacolato di Maria.
Nonostante le critiche senza fine, e il rischio di perdere il suo pubblico,
ha continuato per due decenni a ripetere le parole “la consacrazione
della Russia”, sperando di mantenere vivo quel comando divino davanti
alle menti dei fedeli e della gerarchia.
La sua scelta
è stata fraintesa come un “attacco” contro il Santo Padre. C'è
ragione di credere che Giovanni Paolo II non la pensi affatto in quel
modo. C'è ragione di credere che Padre Gruner sia stato surrettiziamente
destinato all'estinzione dalla burocrazia, proprio perché
il Santo Padre nutre simpatia per la sua opera. Padre Gruner spiega
la situazione in questo modo:
“L'Apostolato
della Madonna di Fatima e la burocrazia sono su una rotta di collisione.
O l'Apostolato indietreggia e smette di proclamare il Messaggio di
Fatima o il Segretario di Stato smetterà di promuovere l'Accordo
Vaticano-Mosca e il tradimento di Balamand.”
L'Accordo Vaticano-Mosca
e la Dichiarazione di Balamand hanno dato al più famelico cacciatore
in tutta la storia campo aperto per inseguire la preda. Uomini sanguinari,
mercanti di potere atei, cercano di ingannare e di controllare tutto
il mondo. Aborto, socialismo, liquidazione del ceto medio, esclusione
di Dio dalle cose pubbliche, immoralità e mancanza di modestia.
Un nuovo ordine
mondiale con una religione mondiale è il fine di questi internazionalisti.
Sono morti nell'anima e operano per imporre la loro stessa empietà,
la loro freddezza e il loro vuoto su tutti noi. Nel loro linguaggio
vogliono proclamare il mondo “privo di Dio”. Quello che essi veramente
vogliono è tiranneggiare tutti gli altri, ma finchè abbiamo
Dio, abbiamo i nostri diritti conferitici da Dio. Se riescono a toglierci
la Fede in Dio, allora riusciranno a renderci schiavi. Il bastione di
difesa numero uno, la Chiesa Cattolica, ha subito attacchi insidiosi
da parte di infiltrati, come San Giuda ci avverte nella sua Epistola.
Quegli intrusi hanno abbassato i ponti levatoi, prosciugato i fossati
e lasciato il gregge in balia dei nemici.
Se il cacciatore
riuscirà a catturare e ad uccidere quasi tutta la preda, dipenderà
naturalmente alla fine dalla corrispondenza del fedele comune con le
grazie che gli sono state date. In qualunque altro secolo eccetto questo,
forse, questo sarebbe stato un elemento attendibile dell'equazione.
Ma l'uomo che siede nel banco della chiesa non è più incoraggiato
ad essere Cattolico romano. Gli si dice che deve scusarsi per 2.000
anni di storia cattolica, che deve imparare ad avere più rispetto
per Martin Lutero, dimenticare la sua eredità liturgica, assumersi
una responsabilità personale per l'olocausto di pazzi, e smettere
di parlare di conversione all'unica vera religione. Che si esiga poi
che egli continui a credere e a rimanere fedele ad una Chiesa che ha
potuto sostenere fermamente capovolgimenti disastrosi come questi, va
sicuramente annoverato tra i grandi enigmi della storia.
Come disse Suor
Lucia: “Il demonio è in vena di sferrare una battaglia decisiva
contro la Vergine. E una battaglia decisiva è la battaglia finale
dove una parte sarà vittoriosa e l'altra sconfitta”. Ogni uomo
deve scegliere una parte. Se sceglie quella di Dio, le sue armi gli
sono state già assegnate. Il Rosario, lo Scapolare del Monte
Carmelo, Sacrifici quotidiani, i Cinque Primi Sabati. Ma l'atmosfera
della Chiesa odierna non propende all'incoraggiamento di devozioni come
queste. Alcuni Cardinali, vescovi, preti schivano qualsiasi cosa che
sappia di pietà pre-1960. Che il Rosario, i Sacrifici quotidiani,
e i Cinque Primi Sabati siano pratiche unicamente Cattolico-romane le
rende totalmente sgradite in certi ambienti della Chiesa. Nell'ecumenico
parco dei divertimenti odierno, tutto va bene purché non sia
Cattolico-romano.
L'ira burocratica
di fronte all'annuncio sul Messaggero si sarebbe accesa perché
aveva dato a Giovanni Paolo II un'opportunità di intervenire
e di decidere una delle battaglie più aspre che infuriano nella
chiesa odierna. E in ciò ha origine la fortissima opposizione
burocratica contro Padre Nicholas Gruner: una tale dimostrazione di
autorità da parte di Giovanni Paolo II avrebbe curato, di colpo,
la paralisi ecclesiastica che deriva dal principio fatalmente difettoso
della collegialità che opera attraverso la burocrazia.
Da parte dei
burocrati invisibili nel Vaticano, la rappresaglia per la pubblicazione
della Lettera Aperta sarebbe stata sicuramente diretta — pesante e feroce
— contro Padre Gruner. Si sarebbero spinti fino a dove avessero potuto,
fino a quando non avessero rischiato di perdere l'anonimato.
“Alla fine Nostra
Signora trionferà,” ripete senza tregua Padre Nicholas Gruner.
“Ma un numero sufficiente di persone deve schierarsi dalla parte giusta.
Se non sei dalla parte di Gesù e Maria, sei dalla parte del Maligno
e dei suoi alleati terreni.”
Lungo il terrapieno
dal cancello d'entrata al cortile di San Paolo fuori le Mura, numerose
macchine di festaioli notturni si godono la tarda notte e la reciproca
compagnia. Mentre Padre Gruner fa ritorno alla sua macchina, sguardi
notano la sua figura vestita con la tonaca che cammina al chiaro di
luna. Per un breve istante, egli sosta immobile, un simbolo del sacerdozio
assediato della Madonna nella Chiesa tormentata di oggi. La tonaca colma
lo spazio di secoli, collegando gli innumerevoli uomini che hanno consumato
le loro vite nell'ordine di Melchisedec. Lui è solamente uno
nella lunga fila di coloro che si sono addossati rischi incalcolabili
per servire il loro Maestro, e per disseminare la Sua Parola preziosa.
Sant'Isacco
Jogues, un vero e proprio specchio che riflette il coraggioso carattere
dello stesso San Paolo, offrì la sua vita per il battesimo degli
indigeni indiani d'America. Niente poté impedirgli dal ritornare
ai suoi Indiani ogni volta possibile, anche se essi lo detestavano al
punto di costringerlo a dormire con i loro cani. Ancora mentre Padre
Jogues era in Nord America, si seppe per tutta l'Europa che quelli che
lo avevano fatto prigioniero gli avevano staccato le dita a morsi. Portavano
via una nocca con un morso, lasciavano che il moncone si rimarginasse
poi gli mordevano via un'altra nocca. Liberato da mercanti olandesi
protestanti, egli ritornò in Francia. Mentre veniva accolto all'ingresso
della sua ex residenza gesuita, era tutto coperto a causa del freddo,
con le braccia strette sotto il mantello per farsi caldo. Quando si
seppe che un missionario era ritornato dall'America ed era nell'ingresso,
il Padre Superiore si precipitò nella stanza e chiese ad alta
voce se lo sconosciuto avesse qualche notizia di Isacco Jogues. Padre
Jogues non rispose. Aprì semplicemente le braccia e tese verso
il Padre Superiore i monconi delle sue dita. Il Padre Superiore cadde
in ginocchio, baciando le mani martoriate e inondò il prete con
le sue lacrime. Poco dopo, Padre Jogues ritornava presso i suoi Indiani
e al suo martirio.
Non c'è
gioia nel mondo odierno per i sacerdoti di Maria. Ma Ella non ne promise
loro alcuna. È strappata a morsi, pezzo per pezzo, ogni giorno,
in quest'epoca della “dignità dell'uomo”, la dignità di
coloro che sono stati ordinati da Dio. Da nessuna parte, nel mondo di
oggi, il sacerdote Mariano può essere sicuro di ricevere il benvenuto.
Nemmeno nella Chiesa che serve. Questa è parte della “persecuzione
della Chiesa” di cui si parlò a Fatima nel 1917. Nessuno che
capisca veramente il messaggio di Fatima può esserne sorpreso.
Una persecuzione dall'interno non avrebbe colpito nessuno prima del
1960. Ma dopo gli ultimi 35 anni di tumulto, menzogne e tradimenti,
nessuno si aspetta che i nemici della Chiesa vengano solamente dall'esterno.
Da San Paolo
fuori le Mura a Santa Cecilia in Trastevere c'è un breve tratto
di strada che porta attraverso le rovine rimaste dopo che la Chiesa
di Cristo conquistò la Roma pagana. Fuori dal cancello di Santa
Cecilia, i rumori di Trastevere ricordano ai turisti che in ogni città
che abbia un'anima c'è una riva sinistra. È davvero appropriato
che la grande Santa che fu martirizzata qui sia la patrona della musica.
Qui, in questa
chiesa, è veramente cominciato tutto per Padre Nicholas Gruner.
In questo luogo suo padre, Malcom, si convertì istantaneamente
al Cattolicesimo tante decine di anni addietro, e qui Santa Cecilia
fu murata dentro a una fornace a vapore perché soffocasse, o
almeno così i persecutori della vergine fedele speravano. Quando
venne tolto il sigillo dalla porta per conoscere il suo destino, ella
sedeva là, respirando liberamente, un mistero immortalato da
artisti che spesso pongono nelle sue mani una calliope. Allora fu decapitata.
Ma sopravvisse ai primi due colpi dell'ascia, rimanendo in vita per
due giorni durante i quali dettò il suo testamento spirituale
e legale. Poi morì. Gli scultori la raffigurano prona, mentre
offre la gola alla lama ancora una volta.
Per quasi sei
anni, Padre Gruner era sopravvissuto alla fornace a vapore in cui i
burocrati lo avevano messo. Ora che la Lettera Aperta stava per essere
pubblicata, rimaneva la domanda: sarebbe riuscito a sopravvivere alla
lama dell'ascia che i burocrati anti-Fatima stavano affilando per lui?
Note:
1. Mons. Roche, Pie XII devant l'histoire,
pp.52-53; vedi anche Inside the Vatican, gennaio 1997, pp.6-7.
2. San Matteo 16,19.
3. Il Secondo Concilio di Lione (1274)
ha stabilito che “chiunque abbia subito un'offesa in materie di
competenza dei fori ecclesiastici, può appellarsi alla Santa
Romana Chiesa e che, in ogni caso che richiede un'indagine ecclesiastica,
si può far ricorso al suo giudizio,” vedi Denzinger, 30°
ed. 466; inoltre secondo il Concilio Vaticano I (1870) “dal momento
che in virtù del Diritto Divino del primato Apostolico il Romano
Pontefice è il capo dell'intera Chiesa, egli deve essere considerato
anche il giudice supremo del fedele, che può ricorrere al suo
giudizio in tutti i casi di competenza della giurisdizione ecclesiastica,”
vedi Denzinger, 30° ed. 1830-1831; vedi anche Codice canonico
del Diritto (1983), cc. 221 e 1405 n°1.