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Capitolo 16

Finestra sull'arena

       Roma. 3 luglio 1995, ore 6.30 del mattino. Nei secoli, il Ponte Sant'Angelo ha portato innumerevoli eserciti dall'una all'altra sponda del Tevere: hanno passeggiato, inceduto, marciato a passo d'oca sul selciato davanti a Castel Sant'Angelo, con frequenza straordinaria, portando sulla riva settentrionale del fiume ogni tipo di determinazione feroce. Ma è dubbio se ci sia anche solo uno di loro che non abbia sentito incrinarsi la propria risolutezza quando l'antica strada sotto i suoi piedi lo depositò sul margine di Piazza San Pietro. La visione in marmo che lo guardava rappresenta la più formidabile forza sulla terra, il duomo del Pescatore, l'impareggiabile San Pietro, l'incrocio terreno del Tempo e dell'Eternità.

       Per capire la personalità di Padre Nicholas Gruner, basta immaginarlo, da solo, un esercito composto di una persona, lasciare il ponte e contemplare il duomo davanti a lui. Non si può dire che anche lui non sia intimorito. Nessun mortale può mancare di riconoscere la sua insignificanza davanti a questo duomo così prezioso che si innalza nel vero e proprio centro di tutta la Cristianità. Il vecchio borgo che una volta nascondeva la vista del duomo dal Ponte Sant'Angelo non c'è più. Oggi la Via della Conciliazione, progettata per richiesta di Mussolini in risposta al fatto che Pio XI aveva firmato i Patti lateranensi nel 1929, offre un'ampia vista del profilo meraviglioso del centro storico della Cristianità. Bramante, Michelangelo, Della Porta sapevano intimidire.

       Roma è stata il centro di gravità della civiltà così a lungo che, se dovesse cessare di esistere, la civiltà sarebbe sbalzata dal suo asse. Innumerevoli profezie intersecantisi da tempo immemorabile seguitano a predire che la terra sarà buttata giù dal suo asse. Alcuni interpreti del fenomeno di Fatima leggono il Miracolo del Sole come una rappresentazione di tale imminente castastrofe, quando l'ordine verrà restaurato nel mondo attraverso l'intercessione della Vergine.

       Questa mattina di luglio, il sole nascente riscalda il duomo con una pennellata d'oro. Nei tempi antichi, i Romani guardavano il sole che passava per il cielo diretto verso la notte della Lusitania. Oggi il sole osserva i Romani che stanno ripassando dalla Cristianità alla lunga notte del paganesimo. La Chiesa è stata fatta cadere dal suo asse e sta rotando all'impazzata fuori della sua orbita. Solo Cristo può salvarla. Quando Egli verrà per farlo, come ha promesso, verrà dall'Oriente, come un bagliore di luce solare. Questo è il motivo per cui, nel corso dei secoli, le chiese erano costruite rivolte ad oriente, perché Cristo era la loro speranza. I liturgisti moderni hanno capovolto tutto. Ora, quando Cristo tornerà, i preti non Lo vedranno arrivare. Gli volteranno le spalle, intenti a pagare il tributo alla “dignità dell'uomo”; perché, secondo quello che si può intravedere al di là della soglia dell'immaginazione dei teologi modernisti, l'uomo, non Dio, è la nuova speranza.

       Il disastro neo-modernista degli ultimi 35 anni ci ricorda l'ammonimento espresso da Papa Pio XII alla luce del Messaggio di Fatima:

       “Supponiamo, caro amico, che il comunismo (la Russia e gli errori della Russia, secondo i termini di Fatima) sia solo la parte più visibile degli strumenti di sovversione usati contro la Chiesa e le tradizioni della Rivelazione Divina. Sono preoccupato dai messaggi della Beata Vergine a Lucia di Fatima ... verrà un giorno in cui il mondo civile rinnegherà il suo Dio, quando la Chiesa dubiterà come Pietro dubitò. Essa sarà tentata di credere che l'uomo è diventato Dio.”1

       Padre Nicholas Gruner non è scosso dalla prospettiva di essere in questa città tra le città. Ci ha vissuto durante i suoi giorni di seminario e più tardi, e conosce i suoni, gli odori, il ritmo delle strade. Sa anche che la Chiesa è stata messa nelle mani degli Italiani, tra le altre ragioni, per la loro indomabile abilità di sopportare le vicessitudini del tempo.

       Oggi Padre Gruner condivide una buona parte di quella pazienza. È venuto a Roma in una missione tra le più coraggiose che abbia mai perseguito dal giorno in cui si offrì per la prima volta a Nostra Signora di Fatima. Cammina per le strade come uno che sa di non avere tempo da perdere. Questa è, naturalmente, la realtà ultima: non c'è più tempo. Nè per il mondo, né per la stessa Roma.

       Cristo promise che, al suo ritorno, sarebbe stata una cosa terribile, con tutta la potenza e la forza del Cielo armato per la battaglia, una cosa più terrificante del sole che cadde dal cielo alla Cova da Iria. L'umanità ha una via di scampo: la Vergine. Proprio come a Fatima, quando il sole ubbidì al Suo comando, la Vergine alla fine ci porterà al sicuro. Attraverso di Lei, per il Suo tramite solamente, si arriva a Cristo.

       Tutti gli sforzi di Padre Gruner attraverso gli anni per promuovere la consacrazione della Russia avevano condotto la sua vita e il suo Apostolato a dover reggere tutto il peso della burocrazia che pianifica ed opera negli uffici, nei corridoi e nelle sale di riunione che circondano la grande Piazza San Pietro. Per secoli il famoso obelisco che ora si erge nel centro di quella Piazza segnò il punto dove San Pietro fu crocefisso all'ingiù nel A.D. 67, nell'area che ora occupa la sagrestia. Poi fu spostato nel punto centrale del nuovo assetto di San Pietro, ricavato dal Colle Vaticano nel sedicesimo secolo.

       Oggi l'obelisco forma una grande meridiana con il selciato della superficie della piazza. Al sorgere del sole, l'ombra dell'obelisco punta direttamente verso il balcone dal quale il Pontefice regnante ha pronunciato la sua benedizione del Natale e di Pasqua Urbi et Orbi per gli ultimi quattrocento anni. In cima all'obelisco si erge una croce che contiene una notevole porzione della Vera Croce che Sant'Elena portò da Gerusalemme. Ogni giorno, l'ombra della Vera Croce viene disegnata sul selciato dal passaggio del sole. Innumerevoli pellegrini penitenti si sono messi deliberatamente immobili in preghiera nella piazza dove l'ombra della Vera Croce sarebbe passata lentamente sulle loro gambe, braccia, spalle e testa china.

       Quando l'ombra della Vera Croce si inclina a nord-nord ovest, essa punta esattamente verso la finestra dell'appartamento papale, conosciuta semplicemente come ‘la finestra del Papa’, la seconda dall'estremità del piano superiore. Ogni domenica, il Santo Padre sta in piena vista dei pellegrini radunati sotto e li guida nell'Angelus da quella finestra. L'ombra che quotidianamente si proietta sulla finestra ci ricorda che all'interno c'è un uomo a cui Cristo ha detto: “Ciò che legherai in terra sarà legato in Cielo; ciò che scioglierai in terra sarà sciolto in Cielo”.2 Poichè, sì, quest'uomo è Pietro.

       Se l'uomo dietro la finestra fosse il solo uomo sulla terra che può legare e sciogliere, tutti gli uomini che capissero la natura del peccato, verrebbero in questa piazza per non andarsene più. Purtroppo, nella Chiesa odierna, della vera natura del peccato una larga parte dei membri ha appena una cognizione. Pure l'uomo che risiede dietro la finestra rimane il capo terreno di legioni di uomini a cui Cristo, attraverso i Sacri Ordini, ha esteso lo stesso potere di legare e sciogliere nel confessionale che Egli aveva dato a Pietro. Padre Nicholas Gruner non è che uno di loro; ma lì, all'ombra dell'obelisco, si sente a suo agio, come qualsiasi altro prete che ha calpestato questo selciato attraverso i secoli, guardando verso quella finestra.

       Durante la Seconda Guerra Mondiale, Pio XII guardò da quella finestra verso una città stretta nella morsa del governo nazista. L'11 febbraio, 1929, Pio XI guardò dalla finestra nell'anniversario della prima apparizione dell'Immacolata Concezione di Lourdes, nella direzione del Palazzo laterano dove Mussolini e l'inviato del Papa, il Cardinale Gasparri, stavano firmando i Patti lateranensi che ponevano termine alla Questione Romana, che aveva contrapposto il governo italiano e la Santa Sede, e ai sessant'anni per i quali il Papa era stato un ‘prigioniero del Vaticano’. Ma quel pezzo di carta non pose fine al fenomeno della prigionia del Papa.

       Molti Cattolici oggi credono che il Papa attuale sia un “prigioniero del Vaticano II”. L'impegno preso verso la Ostpolitik e l'ecumenismo mondiale dai suoi predecessori e dai loro burocrati lo hanno intrappolato in un giro senza fine di concessioni fatte a non Cattolici e non Cristiani. I Cattolici possono avere punti di vista diversi per quel che riguarda l'impresa ecumenica di Giovanni Paolo II, ma quello che non si può mettere in dubbio è l'odierna crisi di fede in tutto il mondo.

       Tutto questo fu ammesso senza ambiguità dal Cardinale Prefetto del Santo Uffizio, ora Congregazione per la Dottrina della Fede. Nel 1985, per la prima volta nella storia della Chiesa, l'uomo incaricato di difendere la Sua dottrina per il Papa pubblicò un libro che dichiarava esplicitamente e ripetutamente che la fede dei Cattolici è sotto un duro attacco e sta indebolendosi in tutto il mondo. Il Rapporto Ratzinger venne pubblicato in diverse lingue e più di un milione di copie ne furono vendute. Nessuno tra gli informati ha confutato la tesi di Ratzinger. Secondo Padre Alonso e Frate Michel questa crisi di fede è il punto principale del Terzo Segreto di Fatima. È certo che molti Cattolici sono d'accordo che la crisi che incombe sulla Chiesa e nel mondo è il risultato diretto del fatto di non aver adempiuto alle precise richieste della Madonna.

       Anche così, Padre Nicholas Gruner non ha mai abbandonato la speranza che i suoi sforzi in favore di Lei, benché piccoli, possano essere di aiuto per realizzare la cosa tanto necessaria: la pace. Dopo tutto, il Nostro Signore non disse che la Sua Chiesa sarebbe durata fino all'Età dell'Acquario e poi sarebbe stata data via dagli acquariani residenti. Egli disse che sarebbe durata fino alla fine dei tempi.

       Fu direttamente sotto la finestra del Papa, il 13 maggio 1981, appena un po' a est del nord-nordovest, che Giovanni Paolo II sentì il proiettile di Mehmet Ali Agca straziargli il corpo. Quel proiettile, tolto dall'addome di Giovanni Paolo II, adesso si trova nella corona della statua di Nostra Signora di Fatima che è nella capelhina nella Cova da Iria nel punto esatto reso sacro dalla Sua presenza nel 1917. Quale più grande conferma è necessaria per il fedeli che il Messaggio di Fatima e la crisi nella Chiesa si incrociano nello spazio e nel tempo?

       Il 3 luglio 1995, mentre Padre Gruner è in giro per Roma in una missione privata, l'ombra della Vera Croce sull'obelisco nella piazza sta indicando la finestra del Papa: sono le 12 e 30. Padre Gruner è più che consapevole in questo giorno che la Congregazione per il Clero nel Vaticano, a pochi passi dall'obelisco, ha il compito di sostenere i diritti dei preti contro l'abuso del potere ecclesiastico. Purtuttavia un abuso di potere contro di lui ha trovato origine in quella stessa Congregazione. Non una, ma ben sei volte. Cosa debbono fare i preti diocesani quando sono i burocrati in quella stessa Congregazione che li perseguitano? È la difesa di preti i cui diritti non sono tutelati l'oggetto della missione in cui Padre Gruner è impegnato.

       Una rapida camminata di quindici minuti dall'obelisco, attraverso il ponte che collega Via San Pio X, giù per Corso Vittorio, ed ecco Piazza della Cancelleria. Lì, la Segnatura Apostolica si incontra per esaminare gli appelli relativi alla Congregazione per il Clero. Lì Padre Gruner aveva presentato il suo appello contro il decreto ‘auto-ratificante’ del Cardinale Sanchez e dell'Arcivescovo Sepe. Ciò che ignorava in quel giorno di luglio del 1995, era che la Segnatura aveva già messo in atto la fase successiva del Piano per la sua distruzione; la punizione per la sua proclamazione del Messaggio Celeste che era stato “annullato” dai negoziatori teologici a Balamand.

       Il decreto della Segnatura Apostolica, datato 15 maggio 1995, sarebbe ben presto giunto alle orecchie delle forze anti-Fatima. Sarebbe apparso nel periodico Soul, la pubblicazione di una organizzazione una volta conosciuta con il nome di Blue Army, ma che si era cominciata recentemente a chiamare “L'Apostolato Mondiale di Fatima”, quasi a nascondere il suo imbarazzo per aver fatto parte in passato della ormai superata Chiesa Militante. Il Soul, ora debitamente “approvato” dall'“autorità ecclesiastica”, era diventato il portavoce delle forze che avevano prodotto l'Accordo Mosca-Vaticano e il tradimento di Balamand. Il Soul fu felice di annunciare che la Segnatura aveva dato ragione al Cardinale Sanchez e all'Arcivescovo Sepe: c'era davvero una “giusta causa” per relegare Padre Gruner nell'oblio della diocesi di Avellino. Egli aveva, tutto sommato, “mancato” di trovare un altro vescovo che lo accettasse. Poco importa che la “mancanza” fosse stata orchestrata dagli stessi Cardinale Sanchez e Arcivescovo Sepe, con un'arrogante sospensione della corretta procedura canonica. Il Soul non aveva alcun interesse nella giustizia della faccenda. Quel che contava era dichiarare Padre Gruner una non-persona, così che la Nuova Fatima, la “Fatima leggera” dell'opuscolo di Carlos Evaristo, potesse essere venduta porta a porta ad un pubblico narcotizzato, al posto della cosa vera.

       Il decreto della Segnatura non avrebbe segnato la fine di Padre Gruner, non ancora. Il suo caso sarebbe ritornato alla Segnatura su nuove basi.

       E ci sarebbero state nuove complicazioni per Il Piano. Quelle complicazioni avrebbero condotto ad ulteriori appelli canonici che non erano molto facili a liquidarsi. Sembrava quasi che la Nostra Signora stesse facendo gentilmente lo sgambetto agli inseguitori di Padre Gruner, mandandoli a gambe all'aria ogni volta che stavano per afferrare la loro preda.

       Tanto tempo fa, agli incroci della vecchia Gerusalemme, dove la via principale che parte dalla porta di Damasco va verso il mercato e si incrocia con la via Dolorosa, il Nostro Signore incontrò Sua Madre. Lì Maria fece al futuro sacerdozio della Chiesa dono del Suo stesso volere e agire, per tenere per sempre liberi dal dubbio i sacerdoti. Ella salì la collina del Calvario seguendoLo. C'è solo un modo per un prete odierno di conoscere di sicuro quale direzione scegliere nella Chiesa di oggi. Stare con Maria. Lei non ha dubbi su dove andare. E stare vicino a quei preti che in modo visibile e aperto La servono. Padre Gruner era a Roma al Suo Servizio.

       Ai piani inferiori, sotto la finestra del Papa, dietro il Portone di Bronzo, si trova il Segretariato Vaticano di Stato che già da tempo aveva notato il prete canadese con il suo seguito mondiale. Quel giorno il suo potere sembrava ancora più schiacciante, perché il Papa era fuori Roma. È sempre una cosa che turba sapere che il Papa è fuori città. C'è un sentimento, riguardo al Papato, che Pietro dovrebbe stare sempre qui dove la Chiesa di Cristo sul Colle Vaticano si erge sul luogo esatto in cui il sangue di Pietro bagnò la terra del Circo di Nerone. Il Pontefice sarebbe ritornato per l'Udienza generale del mercoledì; ma la sua assenza momentanea suscita la domanda: “Che cosa è un pontefice?”

       “Un costruttore di ponti” scrisse Anne O'Hare McCormick nei suoi Vatican Journals [Diari del Vaticano]. “Perché viene da lontano nel tempo passato e vede più avanti nel futuro di altri capi”, al servizio di quello che ella chiama “... la sola ininterrotta tradizione rimasta nel mondo”.

       Questo costruttore di ponti, Giovanni Paolo II, sa di non aver ancora adempiuto al comando di consacrare la Russia. Il 25 marzo 1984, dopo la sua consacrazione del mondo al Cuore Immacolato, il Santo Padre disse due volte a Nostra Signora e a migliaia di fedeli che, benché avesse consacrato il mondo, ancora non aveva fatto quello che la Nostra Signora di Fatima ordinava di fare. Quest'affermazione fu ripetuta espressamente il 26 marzo nel quotidiano ufficiale del vaticano, L'Osservatore Romano*. Proprio questo fatto, più che l'ingiustizia del suo particolare caso, aveva portato Padre Gruner a Roma per il lavoro che doveva fare.

* (Si veda la foto dell'articolo nella sezione delle fotografie)

       Non solo per osservazione e per riflessione personali, ma anche in base a notizie attendibili delle stesse parole del Papa, Padre Gruner è convinto che il Papa senta il bisogno di un maggior appoggio da parte dei vescovi cattolici del mondo prima di poter realmente consacrare la Russia come ha chiesto la Madonna a Fatima. Per questa ragione, Padre Gruner aveva chiesto e ottenuto la conferma da più di 1500 vescovi del loro appoggio al comando di Nostra Signora. Se il Papa desse l'ordine di consacrare la Russia, quei vescovi ubbidirebbero, Padre Gruner ne era certo. Erano i burocrati, i tecnici di Balamand e dell'Accordo Vaticano-Mosca, che cercavano di tener lontana dai vescovi la verità completa su Fatima; erano loro che avevano convinto il Santo Padre che i suoi vescovi non avrebbero ubbidito. Come fa uno a penetrare questa falange di burocrati per dire al Papa che i suoi vescovi gli ubbidiranno?

       Padre Gruner arrivò in una tipografia a poca distanza dal Vaticano e si fece strada fino al retrobottega dove l'impaginazione e la struttura sono messe a punto. Stese davanti ai tipografi il testo della lettera che aveva portato a Roma. Li aveva scelti appositamente per la loro abilità, la loro professionalità e la loro dimestichezza con le lingue, dato che questa lettera era indirizzata al Santo Padre, allo stesso Giovanni Paolo II. Non era destinata alla spedizione per posta. Sarebbe apparsa come “Una lettera aperta al Papa” in un articolo di due pagine sul più diffuso quotidiano di Roma, Il Messaggero. E la data di pubblicazione si avvicinava velocemente.

       Scavalcare le teste della burocrazia che circonda il Papa è stato un sogno di molti preti attraverso i secoli. Pochi ci sono riusciti. Padre Nicholas Gruner sapeva che doveva riuscirci, poiché era ben consapevole di rappresentare non solo i membri del suo Apostolato, bensì l'intero sacerdozio assediato della Chiesa Cattolica. La Lettera Aperta non avrebbe servita solo alla sua missione, ma a innumerevoli preti che erano stritolati dal meccanismo inesorabile di rappresaglie e minacce dei burocrati.

       Padre Gruner non fu intimidito dall'impresa rischiosa. Un prete, egli asserisce sempre, è nel suo diritto quando esige che la validità della legge sia confermata. Questo è pure il diritto dei laici. Due concili ecumenici della Chiesa hanno invero definito come dottrina della Fede il diritto, appunto, di supplicare il Papa affinché egli corregga le ingiustizie palesi nella Chiesa.3 Ma come fa uno a esercitare questo diritto concesso da Dio, quando il Papa è avvolto e imprigionato da strati di burocrazia che filtrano le suppliche dei fedeli? La Lettera Aperta sembra il solo modo.

       E così, in un caldo giorno di luglio a Roma, l'influenza della stampa sta per essere impiegata per perorare un caso davanti all'“ultimo giudice”. Nessuno, nemmeno Sua Santità, avrebbe potuto lasciar passare inosservata una richiesta così pubblica, anche se la forma dell'appello era destinata a pestare i piedi di quasi tutti nella Segreteria di Stato, nella Congregazione per il Clero e nella Segnatura Apostolica.

       Il diritto di Padre Gruner di compiere questo passo non è mai stato in dubbio: “È un dogma Cattolico che i preti Cattolici sono membri della gerarchia e i nostri diritti, datici da Dio nella legge naturale, non possono esserci moralmente o legalmente tolti da nessuno, nemmeno dal decreto di un vescovo”.

       Né la falsa “ubbidienza” a burocrati ecclesiastici che avevano ceduto la Romania e l'Ucraina ai dettami della Dichiarazione di Balamand possono impedire a Padre Gruner di presentare una supplica al suo Papa in questa maniera. Egli avrebbe spiegato più tardi che la sua convinzione del diritto, e del dovere, di una lecita resistenza all'abuso dell'autorità nella Chiesa si erano formati in lui durante i suoi giorni in seminario:

       “Un Monsignore che stava facendo il suo dottorato in filosofia parlò sul modo di cambiare la situazione nella Chiesa. ‘Tutto quello che ci vuole’ egli disse ‘è una diocesi di media grandezza, più o meno cinque pastori, che dicano: “Non siamo d'accordo. Non daremo la comunione in mano. Noi predicheremo la dottrina cattolica”. Se solo cinque di loro presentassero un fronte unito, sarebbe molto difficile per il vescovo toccarli. Egli potrebbe spostarne uno, punirlo, ma cinque di loro che stanno uniti?’ La persecuzione di cinque preti parrocchiali che sostengono il Magistero si noterebbe molto chiaramente. Se parecchie diocesi facessero la stessa cosa, si creerebbe una volontà di resistere alla corruzione. Ma troppi preti oggi fanno una virtù della debolezza, adducendo ‘ubbidienza’, ‘umiltà’ e ‘mansuetudine’ come scuse per non sostenere Dio e la Sua Verità. Davide, nelle Sacre Scritture, dice: ‘arrabbiati e non peccare’. C'è un tempo giusto per la santa rabbia. Rabbia non per noi stessi ma per Dio. Se i preti capissero questo, si opporrebbero e farebbero il loro dovere ...

       “... Il loro dovere per il bene comune è maggiore di quello di una persona qualunque. Sono membri della gerarchia ed hanno l'obbligo di non rimanere in silenzio come cani, l'obbligo di parlare francamente e di non preoccuparsi che certe persone ritengano ciò politicamente scorretto.”

       Per tutto il giorno Padre Gruner va avanti e indietro dal retrobottega, studiando bozze, sottoponendole ad una analisi meticolosa. Un giorno viene speso per dare attenzione a dettagli minuscoli: traducendo, ritraducendo, eliminando errori di ortografia, non lasciando al caso nemmeno un segno di punteggiatura. La Lettera Aperta è finalmente pronta. È tardi la sera. La luce del sole si attarda nel cielo di Roma. È ora di camminare dove santi e apostoli hanno camminato.

§

       Roma. San Paolo fuori le Mura. Mezzanotte. Per secoli questo luogo ha difeso Roma dagli attacchi provenienti dal mare. Per questo si addice ad accogliere il massiccio recinto che porta il nome dell'Apostolo dei Gentili. Nel tipico chiaro di luna romano, la statua incappucciata di San Paolo fissa direttamente la sagoma di un prete in abito talare al cancello. Strisce sottili di luce mettono in risalto i due fili della lama della spada che il Santo tiene alzata.

       Duemila anni di sforzi dei dissidenti dalla Vera Fede non hanno potuto imprimere nella mente degli uomini l'immagine di San Paolo come di un oppositore di Pietro. Altre religioni hanno provato ad adottare Paolo come uno dei loro; gli sforzi protestanti di farlo diventare il loro Paolo sono costantemente approdati al nulla. L'integrità incrollabile di Saulo di Tarso resiste a tutti i tentativi di dipingerlo come una persona sleale. Quando egli sfidò Pietro, fu per amore della purezza della fede, non per opporsi ad essa.

       San Paolo fuori le Mura è il posto giusto per Padre Nicholas Gruner per riflettere sul suo sacerdozio, sul suo passato di seminarista, sul suo presente come promotore del Messaggio di Fatima, e sul futuro che egli dovrà affrontare, ora che la “Lettera Aperta al Papa” è andata in stampa. Anch'egli ha patito che la sua lealtà al Papa fosse messa in discussione dai suoi critici. A quei critici chiede di esaminare il suo operato attraverso gli anni. Ammette prontamente che, finché Dio lo permetterà, il suo Apostolato avrà uno scopo inalterabile: la Consacrazione Collegiale della Russia al Cuore Immacolato di Maria. Nonostante le critiche senza fine, e il rischio di perdere il suo pubblico, ha continuato per due decenni a ripetere le parole “la consacrazione della Russia”, sperando di mantenere vivo quel comando divino davanti alle menti dei fedeli e della gerarchia.

       La sua scelta è stata fraintesa come un “attacco” contro il Santo Padre. C'è ragione di credere che Giovanni Paolo II non la pensi affatto in quel modo. C'è ragione di credere che Padre Gruner sia stato surrettiziamente destinato all'estinzione dalla burocrazia, proprio perché il Santo Padre nutre simpatia per la sua opera. Padre Gruner spiega la situazione in questo modo:

       “L'Apostolato della Madonna di Fatima e la burocrazia sono su una rotta di collisione. O l'Apostolato indietreggia e smette di proclamare il Messaggio di Fatima o il Segretario di Stato smetterà di promuovere l'Accordo Vaticano-Mosca e il tradimento di Balamand.”

       L'Accordo Vaticano-Mosca e la Dichiarazione di Balamand hanno dato al più famelico cacciatore in tutta la storia campo aperto per inseguire la preda. Uomini sanguinari, mercanti di potere atei, cercano di ingannare e di controllare tutto il mondo. Aborto, socialismo, liquidazione del ceto medio, esclusione di Dio dalle cose pubbliche, immoralità e mancanza di modestia.

       Un nuovo ordine mondiale con una religione mondiale è il fine di questi internazionalisti. Sono morti nell'anima e operano per imporre la loro stessa empietà, la loro freddezza e il loro vuoto su tutti noi. Nel loro linguaggio vogliono proclamare il mondo “privo di Dio”. Quello che essi veramente vogliono è tiranneggiare tutti gli altri, ma finchè abbiamo Dio, abbiamo i nostri diritti conferitici da Dio. Se riescono a toglierci la Fede in Dio, allora riusciranno a renderci schiavi. Il bastione di difesa numero uno, la Chiesa Cattolica, ha subito attacchi insidiosi da parte di infiltrati, come San Giuda ci avverte nella sua Epistola. Quegli intrusi hanno abbassato i ponti levatoi, prosciugato i fossati e lasciato il gregge in balia dei nemici.

       Se il cacciatore riuscirà a catturare e ad uccidere quasi tutta la preda, dipenderà naturalmente alla fine dalla corrispondenza del fedele comune con le grazie che gli sono state date. In qualunque altro secolo eccetto questo, forse, questo sarebbe stato un elemento attendibile dell'equazione. Ma l'uomo che siede nel banco della chiesa non è più incoraggiato ad essere Cattolico romano. Gli si dice che deve scusarsi per 2.000 anni di storia cattolica, che deve imparare ad avere più rispetto per Martin Lutero, dimenticare la sua eredità liturgica, assumersi una responsabilità personale per l'olocausto di pazzi, e smettere di parlare di conversione all'unica vera religione. Che si esiga poi che egli continui a credere e a rimanere fedele ad una Chiesa che ha potuto sostenere fermamente capovolgimenti disastrosi come questi, va sicuramente annoverato tra i grandi enigmi della storia.

       Come disse Suor Lucia: “Il demonio è in vena di sferrare una battaglia decisiva contro la Vergine. E una battaglia decisiva è la battaglia finale dove una parte sarà vittoriosa e l'altra sconfitta”. Ogni uomo deve scegliere una parte. Se sceglie quella di Dio, le sue armi gli sono state già assegnate. Il Rosario, lo Scapolare del Monte Carmelo, Sacrifici quotidiani, i Cinque Primi Sabati. Ma l'atmosfera della Chiesa odierna non propende all'incoraggiamento di devozioni come queste. Alcuni Cardinali, vescovi, preti schivano qualsiasi cosa che sappia di pietà pre-1960. Che il Rosario, i Sacrifici quotidiani, e i Cinque Primi Sabati siano pratiche unicamente Cattolico-romane le rende totalmente sgradite in certi ambienti della Chiesa. Nell'ecumenico parco dei divertimenti odierno, tutto va bene purché non sia Cattolico-romano.

       L'ira burocratica di fronte all'annuncio sul Messaggero si sarebbe accesa perché aveva dato a Giovanni Paolo II un'opportunità di intervenire e di decidere una delle battaglie più aspre che infuriano nella chiesa odierna. E in ciò ha origine la fortissima opposizione burocratica contro Padre Nicholas Gruner: una tale dimostrazione di autorità da parte di Giovanni Paolo II avrebbe curato, di colpo, la paralisi ecclesiastica che deriva dal principio fatalmente difettoso della collegialità che opera attraverso la burocrazia.

       Da parte dei burocrati invisibili nel Vaticano, la rappresaglia per la pubblicazione della Lettera Aperta sarebbe stata sicuramente diretta — pesante e feroce — contro Padre Gruner. Si sarebbero spinti fino a dove avessero potuto, fino a quando non avessero rischiato di perdere l'anonimato.

       “Alla fine Nostra Signora trionferà,” ripete senza tregua Padre Nicholas Gruner. “Ma un numero sufficiente di persone deve schierarsi dalla parte giusta. Se non sei dalla parte di Gesù e Maria, sei dalla parte del Maligno e dei suoi alleati terreni.”

       Lungo il terrapieno dal cancello d'entrata al cortile di San Paolo fuori le Mura, numerose macchine di festaioli notturni si godono la tarda notte e la reciproca compagnia. Mentre Padre Gruner fa ritorno alla sua macchina, sguardi notano la sua figura vestita con la tonaca che cammina al chiaro di luna. Per un breve istante, egli sosta immobile, un simbolo del sacerdozio assediato della Madonna nella Chiesa tormentata di oggi. La tonaca colma lo spazio di secoli, collegando gli innumerevoli uomini che hanno consumato le loro vite nell'ordine di Melchisedec. Lui è solamente uno nella lunga fila di coloro che si sono addossati rischi incalcolabili per servire il loro Maestro, e per disseminare la Sua Parola preziosa.

       Sant'Isacco Jogues, un vero e proprio specchio che riflette il coraggioso carattere dello stesso San Paolo, offrì la sua vita per il battesimo degli indigeni indiani d'America. Niente poté impedirgli dal ritornare ai suoi Indiani ogni volta possibile, anche se essi lo detestavano al punto di costringerlo a dormire con i loro cani. Ancora mentre Padre Jogues era in Nord America, si seppe per tutta l'Europa che quelli che lo avevano fatto prigioniero gli avevano staccato le dita a morsi. Portavano via una nocca con un morso, lasciavano che il moncone si rimarginasse poi gli mordevano via un'altra nocca. Liberato da mercanti olandesi protestanti, egli ritornò in Francia. Mentre veniva accolto all'ingresso della sua ex residenza gesuita, era tutto coperto a causa del freddo, con le braccia strette sotto il mantello per farsi caldo. Quando si seppe che un missionario era ritornato dall'America ed era nell'ingresso, il Padre Superiore si precipitò nella stanza e chiese ad alta voce se lo sconosciuto avesse qualche notizia di Isacco Jogues. Padre Jogues non rispose. Aprì semplicemente le braccia e tese verso il Padre Superiore i monconi delle sue dita. Il Padre Superiore cadde in ginocchio, baciando le mani martoriate e inondò il prete con le sue lacrime. Poco dopo, Padre Jogues ritornava presso i suoi Indiani e al suo martirio.

       Non c'è gioia nel mondo odierno per i sacerdoti di Maria. Ma Ella non ne promise loro alcuna. È strappata a morsi, pezzo per pezzo, ogni giorno, in quest'epoca della “dignità dell'uomo”, la dignità di coloro che sono stati ordinati da Dio. Da nessuna parte, nel mondo di oggi, il sacerdote Mariano può essere sicuro di ricevere il benvenuto. Nemmeno nella Chiesa che serve. Questa è parte della “persecuzione della Chiesa” di cui si parlò a Fatima nel 1917. Nessuno che capisca veramente il messaggio di Fatima può esserne sorpreso. Una persecuzione dall'interno non avrebbe colpito nessuno prima del 1960. Ma dopo gli ultimi 35 anni di tumulto, menzogne e tradimenti, nessuno si aspetta che i nemici della Chiesa vengano solamente dall'esterno.

       Da San Paolo fuori le Mura a Santa Cecilia in Trastevere c'è un breve tratto di strada che porta attraverso le rovine rimaste dopo che la Chiesa di Cristo conquistò la Roma pagana. Fuori dal cancello di Santa Cecilia, i rumori di Trastevere ricordano ai turisti che in ogni città che abbia un'anima c'è una riva sinistra. È davvero appropriato che la grande Santa che fu martirizzata qui sia la patrona della musica.

       Qui, in questa chiesa, è veramente cominciato tutto per Padre Nicholas Gruner. In questo luogo suo padre, Malcom, si convertì istantaneamente al Cattolicesimo tante decine di anni addietro, e qui Santa Cecilia fu murata dentro a una fornace a vapore perché soffocasse, o almeno così i persecutori della vergine fedele speravano. Quando venne tolto il sigillo dalla porta per conoscere il suo destino, ella sedeva là, respirando liberamente, un mistero immortalato da artisti che spesso pongono nelle sue mani una calliope. Allora fu decapitata. Ma sopravvisse ai primi due colpi dell'ascia, rimanendo in vita per due giorni durante i quali dettò il suo testamento spirituale e legale. Poi morì. Gli scultori la raffigurano prona, mentre offre la gola alla lama ancora una volta.

       Per quasi sei anni, Padre Gruner era sopravvissuto alla fornace a vapore in cui i burocrati lo avevano messo. Ora che la Lettera Aperta stava per essere pubblicata, rimaneva la domanda: sarebbe riuscito a sopravvivere alla lama dell'ascia che i burocrati anti-Fatima stavano affilando per lui?


Note:

1. Mons. Roche, Pie XII devant l'histoire, pp.52-53; vedi anche Inside the Vatican, gennaio 1997, pp.6-7.

2. San Matteo 16,19.

3. Il Secondo Concilio di Lione (1274) ha stabilito che “chiunque abbia subito un'offesa in materie di competenza dei fori ecclesiastici, può appellarsi alla Santa Romana Chiesa e che, in ogni caso che richiede un'indagine ecclesiastica, si può far ricorso al suo giudizio,” vedi Denzinger, 30° ed. 466; inoltre secondo il Concilio Vaticano I (1870) “dal momento che in virtù del Diritto Divino del primato Apostolico il Romano Pontefice è il capo dell'intera Chiesa, egli deve essere considerato anche il giudice supremo del fedele, che può ricorrere al suo giudizio in tutti i casi di competenza della giurisdizione ecclesiastica,” vedi Denzinger, 30° ed. 1830-1831; vedi anche Codice canonico del Diritto (1983), cc. 221 e 1405 n°1.

 

 
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