Imagemap Home Bio Book Controversy Frequently Asked Questions Work Resources Click Here!
 

Capitolo 18

Il finale della partita

       “Ricorda, o Misericordiosissima Vergine Maria, che non si seppe mai di alcuno che implorando il Tuo soccorso o chiedendo la Tua intercessione fosse lasciato senza aiuto.

       Alcuni mesi dopo la pubblicazione della Lettera Aperta, Padre Nicholas Gruner seppe che non era stata lasciato senza aiuto da Colei a cui aveva dedicato il suo intero sacerdozio. Il 4 novembre 1995, Sua Eccellenza Saminini Arulappa, Arcivescovo di Hyderabad, in India, porse a Padre Gruner un decreto formale che lo incardinava nella sua diocesi.1 I due uomini stavano nella Chiesa di Santa Maria. Era il primo sabato del mese. E a nemmeno dieci passi di distanza c'era la statua della Madonna Pellegrina dell'Apostolato, benedetta da Papa Paolo VI, di cui Padre Gruner era stato il custode durante quasi 20 anni di viaggi per la causa della Madonna di Fatima.

       Era, giustamente, un pellegrinaggio Mariano che aveva portato Padre Gruner in quel giorno nei precinti affollati di Hyderabad e della Chiesa di Santa Maria. Nel corso degli anni Padre Gruner aveva fatto numerosi pellegrinaggi in India, dove centinaia di migliaia di fedeli indiani si erano radunati per vedere la statua, per ricevere Rosari e Scapolari e per sentir predicare Padre Gruner nel suo modo tranquillo sul Messaggio di Fatima.

       A Hyderabad, l'Apostolato mantiene un orfanotrofio che si prende cura di 50 giovani anime. Il benessere di questi bambini è una delle tante cose a rischio nella lotta canonica che ebbe inizio quando i burocrati tirarono i fili della loro marionetta, e il Vescovo di Avellino richiamò all'improvviso Padre Gruner, dopo un'assenza autorizzata di oltre sedici anni.

       Il Piano per l'incarcerazione di fatto di Padre Gruner ad Avellino, naturalmente, dipendeva interamente dalla ragione pretestuosa che, avendo Padre Gruner “mancato” di trovare un'altra diocesi che lo accettasse, doveva ritornare nella diocesi di Avellino. Ma ora c'era il terzo vescovo benevolente in fila per offrire a Padre Gruner l'incardinazione fuori da Avellino. I burocrati avevano “persuaso” i primi due vescovi a ritirare le loro offerte abbastanza facilmente; i Nunzi avevano compiuto la loro opera di influenza attraverso canali secondari. Questa volta però, niente di meno che un Arcivescovo con 25 anni di servizio, era arrivato fino ad emanare un decreto formale di incardinazione per Padre Gruner, apertamente, prima che i burocrati potessero raggiungerlo.

       Ma l'Arcivescovo aveva fatto molto di più che semplicemente incardinare Padre Gruner nella sua arcidiocesi. Con la completa autorità della sua posizione, il prelato aveva esteso la sua protezione all'intero Apostolato e aveva condannato i burocrati che stavano cercando di distruggerlo:

       “Io ti accordo tutte le facoltà di cui hai bisogno per continuare sulla terra la missione datati da Dio. Forze maligne hanno cospirato per distruggere la tua opera d'amore. Ma tu prosegui avendo fiducia nel Signore. Il Suo amore è incrollabile ed Egli non verrà mai meno, quand'anche tu abbia a patire tribolazioni e persino persecuzioni ... Le forze della burocrazia non possono soffocare l'opera di Dio. Io prego che tu continui nella tua missione divina malgrado i grandi contrasti.”2

       Il decreto dell'Arcivescovo fu una “bomba” canonica. Proprio nel momento in cui i burocrati erano quasi riusciti, eludendo accuratamente il Codice di Diritto Canonico, a neutralizzare la loro vittima, l'Arcivescovo l'aveva salvata con il tocco di una penna. Per peggiorare le cose, l'Arcivescovo aveva appena provveduto a una conferma oggettiva, in un documento ecclesiastico ufficiale, che “forze della burocrazia” erano impegnate in manovre illecite contro Padre Gruner.

       Il Piano era ad un punto morto. Non si poteva più ordinare a Padre Gruner di ritornare ad Avellino per aver “mancato” di trovare un altro vescovo, quando un Arcivescovo lo aveva appena incardinato con decreto formale che i burocrati non avrebbero potuto revocare. Il Codice di Diritto Canonico e, ancor meno, la divina costituzione della Chiesa, non davano loro assolutamente alcun potere di dettare a un Arcivescovo la decisione su chi egli potesse incardinare nella sua propria diocesi; e lo sapevano. Ma avevano uno strumento a loro disposizione: la paura.

       La visita inaspettata di un Nunzio pontificio può intimidire anche un Arcivescovo. Quando le serrature della sua valigetta portadocumenti scattano, è cosa naturale sentire una leggera morsa d'apprensione per quello che potrebbe esserci all'interno. Nel mese di gennaio del 1996, il Nunzio pontificio in India, l'Arcivescovo Zur Giorgio, salì a bordo di un aereo e volò da Delhi a Hyderabad: un impiego assai insolito di soldi e tempo per un ambasciatore vaticano con molti altri urgenti doveri di Stato. L'unico scopo del Nunzio nel fare questo viaggio straordinario era quello di incontrare l'Arcivescovo Arulappa per discutere di Padre Gruner. Era un incontro molto urgente, tanto urgente che non poté nemmeno aspettare che l'Arcivescovo si riprendesse da un'operazione chirurgica al cuore che aveva appena subito. Al termine dell'incontro, l'Arcivescovo aveva già cominciato a guardare alla faccenda dell'incardinazione di Padre Gruner in modo alquanto diverso. Aveva paura. E chi potrebbe biasimarlo? Non aveva guardato dietro la tenda del Mago di Oz.

       Il 31 gennaio 1996, Padre Gruner ricevette una lettera dall'Arcivescovo che gli chiedeva se disponesse di un decreto di “escardinazione” dalla diocesi di Avellino, che lo rendeva libero dalla giurisdizione del suo vescovo.3 Si trattava in realtà di un requisito tecnico per il trasferimento. Ma, grazie alla provvidenza, il vescovo di Avellino aveva emesso proprio un tale decreto a favore di Padre Gruner nel 1989, prima che i burocrati cominciassero a muovere i fili del suo ancor più compiacente successore. Padre Gruner aveva ancora il documento nel suo archivio. Fece recapitare a mano il decreto di escardinazione a Hyderabad. I requisiti tecnici erano completi. Egli era ora un prete dell'Arcidiocesi di Hyderabad, o almeno, secondo il Codice di Diritto Canonico. Per qualunque altro prete del mondo la faccenda sarebbe finita lì. Ma per Padre Nicholas Gruner il Codice di Diritto Canonico non era più in funzione. Nel suo caso, i burocrati lo avevano sospeso.

       La Lettera Aperta al Papa e l'intervento benevolente dell'Arcivescovo di Hyderabad avevano mostrato ai cacciatori che la loro preda non era senza risorse. Padre Gruner non si sarebbe “veciso” cosí facilmente. Qualcosa teneva questo prete in piedi e lo spingeva avanti. La preda, allora, doveva essere semplicemente schiacciata a morte, meno elegantemente di come si era previsto, dal vasto apparato al loro comando. Naturalmente, questo avrebbe richiesto ulteriori azioni al di fuori dei canali normali del Diritto Canonico, ma Il Piano non poteva essere completato altrimenti. La legge della Chiesa non era d'aiuto ai cacciatori, e quindi doveva essere accantonata. Tuttavia, l'apparenza di ubbidienza alla legge doveva essere mantenuta per quanto riguardava “la facciata” dell'operazione. Non potevano fare brutta figura.

       Quello che accadde durante i sei mesi seguenti fu una campagna internazionale, coordinata, di azioni punitive che non trova uguali in nessuno dei trattamenti di cui un sacerdote sia mai fatto oggetto, nemmeno gli eretici e gli omosessuali che con soddisfazione infestano i seminari e le parrocchie del Nord America senza che Roma li disturbi minimamente.

       Gennaio 1996. I Nunzi pontifici portano con sé una nuova “dichiarazione” dell'Arcivescovo Sepe, il Segretario della Congregazione per il Clero, a ogni vescovo del mondo. Concerne l'imminente Conferenza di Fatima a Roma, organizzata dall'Apostolato, e annunciata nella Lettera Aperta. Il decreto di Sepe è un'inimmaginabile parodia del Diritto Canonico: l'interdizione in tutta la Chiesa Cattolica di un prete che non ha fatto niente di male:

       “Il caso Gruner ha una lunga storia e di conseguenza ci sono volumi di pratiche negli archivi di questa Congregazione.”

       Che cos'è esattamente “il caso Gruner”? E cosa contengono quei “volumi di pratiche” presso la Congregazione per il Clero? Sepe non lo dice. Meglio creare la falsa impressione che ci debba essere qualcosa di terribile in quei documenti.

       “Anche questa conferenza [a Roma] include piani per un numero di attività che il reverendo Gruner ha sviluppato senza alcun permesso ecclesiastico ...”

       Quale “permesso ecclesiastico” è necessario per tenere una conferenza su Fatima? Nessuno, naturalmente, ma questo Sepe non lo dice. La Menzogna Letteralmente Vera viene lanciata per tutto il mondo di nuovo. In una chiesa brulicante di conferenze e seminari — nessuno dei quali con “permesso ecclesiastico” e molti condotti da eretici fulminanti — solo un convegno consuma l'attenzione dell'Arcivescovo Sepe e dei suoi compagni burocrati al Vaticano: una conferenza a Roma dedicata al Messaggio di Fatima.

       “Affinché questo prete non possa continuare le sue dannose attività, il Vescovo di Avellino, il 31 gennaio 1994, gli ordinò di ritornare nella diocesi entro un mese.”

       Di quali “dannose attività” era colpevole Padre Gruner? L'Arcivescovo Sepe non ha particolari da offrire. E nemmeno li aveva il Vescovo di Avellino, nel suo ordine di richiamo per Padre Gruner, lo stesso ordine che l'Arcivescovo Sepe medesimo aveva orchestrato bloccando l'incardinazione di Padre Gruner in ogni altra diocesi, eccetto Avellino.

       “A questo punto non c'è altro da fare che ... chiedere ai vescovi del Suo paese di non accettare l'invito di Padre Gruner e di evitare di fare qualsiasi cosa, in questa spiacevole situazione, che peggiori le cose.”4

       Perché esattamente questa situazione è “spiacevole”? Cosa accadrebbe a qualsiasi vescovo che “peggiori le cose” se dimostrasse il suo appoggio per Padre Gruner? Meglio lasciare la minaccia sub rosa. Fine della lettera.

       Che cosa aveva fatto veramente Padre Gruner per meritarsi questa incredibile comunicazione rilasciata ad ogni vescovo cattolico del mondo? Anche una lettura superficiale della lettera dell'Arcivescovo Sepe avrebbe rivelato la risposta: niente, assolutamente niente. Cioè niente che egli potesse menzionare apertamente e onestamente. Perché non era possibile ammettere semplicemente che le “attività dannose” nelle quali Padre Gruner si era impegnato per tutta la sua vita di sacerdote, non erano nient'altro che insegnare e predicare il Messaggio di Fatima inviato dal Cielo, specialmente la sua dichiarazione divenuta intollerabile che la Russia debba essere consacrata al Cuore Immacolato e debba essere convertita all'unica vera religione, così che il mondo possa essere salvato dagli errori della Russia.

       26 gennaio 1996: Il Vescovo di Avellino emette un “ammonimento” a Padre Gruner che egli deve ritornare perché “vani sono stati i vari interventi scritti dei miei predecessori ... con i quali ti si invitava a cercare un altro vescovo”.5 Padre Gruner manda due lettere nel mese di febbraio, facendo notare che è stato incardinato nell'Arcidiocesi di Hyderabad e che pertanto ha trovato un altro vescovo, e quindi non deve più ritornare ad Avellino. Il Vescovo non dà alcuna risposta. Chiaramente sta aspettando ulteriori ordini su che cosa dire circa Hyderabad.

       Febbraio 1996. Una copia del decreto della Segnatura Apostolica che conferma il primo ordine di ritornare ad Avellino viene pubblicata nel periodico Soul, organo dell'“Apostolato Mondiale di Fatima”, la nuova versione “Fatima Leggera” di quella che una volta era la militante Blue Army, che ora ha legami diretti con i burocrati vaticani anti-Fatima. Stranamente però, Padre Gruner non ha ancora ricevuto una copia del decreto, benché l'“Apostolato Mondiale di Fatima” l'abbia ottenuta dalla Conferenza Episcopale Canadese. Il decreto è accompagnato da un calunnioso “esposto”, zeppo di errori, scritto da E. William Sockey III, che descrive Padre Gruner come un prete disobbediente e scismatico senza facoltà sacerdotali.6 Nel corso dello stesso mese, un affiliato locale dell'“Apostolato Mondiale di Fatima” pubblica lo stesso decreto, ma include anche un paragrafo inventato che condanna Padre Gruner e che non appare in nessuna parte del documento originale.7

       Marzo 1996. I burocrati attaccano il problema Hyderabad: l'Arcivescovo Arulappa riceve una lettera dal Cardinale Sanchez che lo avverte di non incardinare Padre Gruner, anche se egli lo ha già fatto.8 La lettera é stato completamente al di fuori dei canali appropriati del Diritto Canonico. Il Cardinale Sanchez non ha assolutamente alcuna autorità per proibire ad un Arcivescovo di incardinare un prete validamente ordinato. Ma lo fa comunque. Chi potrebbe fermarlo? Tre mesi dopo, l'assillato Arcivescovo scrive a Padre Gruner: “Ti chiedo di capire la mia difficile situazione nelle presenti circostanze. Spero che, se Dio vuole, si potrà trovare una soluzione soddisfacente.”9 Egli svela anche, per mezzo del suo assistente, che teme rappresaglie contro tutta la sua arcidiocesi per il suo sostegno a Padre Gruner.10 Purtuttavia, l'Arcivescovo non avrebbe mai veramente ritirato il decreto di incardinazione. Dovevano esserci basi per farlo, e un'udienza in cui Padre Gruner potesse presentare la sua difesa.

§

       Entro la metà della primavera del 1996, a soli sei mesi dalla Conferenza di Roma, i burocrati furono pronti ad porre in atto la fase finale del Piano. Cominciò il 16 maggio 1996. In quella data il Vescovo di Avellino emanò un ulteriore decreto avvertendo Padre Gruner che, a meno di un suo ritorno nella diocesi di Avellino entro 29 giorni, egli sarebbe stato sospeso dal santo sacerdozio.11 Il decreto asseriva che la questione era stata decisa il giorno prima a un'“udienza” alla quale Padre Gruner non era stato invitato. In realtà, era stata decisa anni prima negli uffici di certi burocrati vaticani.

       Sì, ma l'incardinazione di Padre Gruner nell'Arcidiocesi di Hyderabad? Non lo aveva posto fuori dalla giurisdizione del Vescovo di Avellino? Il decreto del 16 maggio rivelò lo stratagemma scelto dai burocrati per affrontare quel particolare problema: l'incardinazione a Hyderabad venne dichiarata tamquam non existens: non esisteva! Sparita!

       Ma su quali basi l'incardinazione a Hyderabad era stata dichiarata inesistente? Secondo il decreto del 16 maggio, Padre Gruner non era stato “lasciato libero canonicamente” di essere incardinato lì. E perché non era stato “lasciato libero canonicamente”? Perché gli era stato ordinato di ritornare ad Avellino. Ma perché gli era stato ordinato di ritornare ad Avellino? Perché non aveva trovato un altro vescovo. Ma non era l'Arcivescovo di Hyderabad un altro vescovo? Sì, ma la sua incardinazione di Padre Gruner era inesistente. Il classico argomento circolare. Grossolano. Ridicolo. Ma avrebbe funzionato fino a quando non se ne fosse trovato uno migliore. La cosa principale era realizzare finalmente l'obiettivo del Piano: esiliare o spretare Padre Nicholas Gruner, predicatore dell'inaccettabile Messaggio di Fatima.

       Padre Gruner presentò un appello davanti alla Congregazione per il Clero contro il decreto assurdo del 16 maggio. In quella sede, di nuovo, il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe, i suoi boia, furono anche i suoi giudici. Questa volta però Padre Gruner chiese che fossero ricusati. Forse anche loro avrebbero riconosciuto l'assurdità, se non l'ingiustizia, di sedere in qualità di giudici in una causa che essi da anni dirigevano da dietro le quinte. Alla richiesta di ricusazione, i giudici avevano pronta la risposta: “La richiesta di squalificazione non può essere presa in considerazione perché non è prevista dalla legge.”12 In altre parole, Padre Gruner non aveva diritto ad un giudice imparziale! Ma il diritto ad un giudice imparziale è previsto dalla “legge”, precisamente dal Canone 1449. Inoltre, la legge naturale, il buonsenso e la decenza elementare dettano a tutti che un uomo non può giudicare un caso in cui è la parte avversaria. Ma il canone 1449, la legge naturale, il buon senso e la decenza elementare erano ostacoli Al Piano. I burocrati semplicemente li gettarono a mare.

       Il 20 settembre 1996, due mesi prima della Conferenza di Roma, il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo ribadirono il decreto del Vescovo di Avellino. Confermarono cioè le loro manipolazioni della marionetta i cui fili tiravano, almeno, dal gennaio del 1994.

       La Partita Finale era arrivata ora a poche torri e poche pedine sulla scacchiera, e i pezzi rimasti erano chiaramente in favore dei suoi avversari. Le mosse rimaste sembravano ormai poche, e anche troppo calcolabili in favore dell'altra parte, ma Padre Gruner li forzò a fare ogni mossa fino allo scacco matto. Lo fece non per una caparbietà perversa, ma per la causa della Madonna di Fatima, e perché non rientrava nel suo carattere permettere che la verità fosse soggiogata dalle regole disoneste di una partita truccata. Egli spiegò più tardi:

       “Se fosse stata solo una questione della mia rovina personale, forse non ci sarebbere stato bisogno di una tale resistenza. Ma rovinarmi non li interessa di per sé. Il loro vero scopo è mettere a tacere un messaggio che non vogliono sentire e che non vogliono sia sentito da altri: il Messaggio di Fatima in tutta la sua sconvenienza politica. La verità. — È l'unico motivo per cui si interessano a me. In tutta la documentazione del cosiddetto ‘caso Padre Gruner’ cui fa riferimento l'Arcivescovo Sepe nella sua lettera a ogni vescovo del mondo, non si trova nulla che dica esattamente quello che si presume io abbia fatto per giustificare azioni contro di me che nemmeno i peggiori eretici nella Chiesa odierna hanno subito. Come possono dire che è la verità che li offende così tanto? È la verità che è in gioco. E per questo debbo resistere con tutti i mezzi che la legge della Chiesa mi offre.”

       Il 15 novembre 1996, il giorno stesso in cui salì a bordo dell'aereo diretto a Roma, Padre Gruner presentò ricorso in appello alla Segnatura Apostolica contro la decisione della Congregazione. Nemmeno i burocrati poterono far niente per alterare la norma fondamentale del Diritto Canonico in base alla quale l'appello previene la messa in atto di ogni punizione minacciata. Così, non ci sarebbe stata né la sospensione dal sacerdozio, né l'obbligo di ritornare ad Avellino. Quando arrivò a Roma per parlare davanti alla terza Conferenza di Fatima organizzata dall'Apostolato, Padre Nicholas Gruner era, come lo era sempre stato, un prete con le carte in regola.

       E quando arrivò, recava con sé un documento che non conosceva precedenti tanto quanto l'illegale campagna globale contro di lui, messa in atto dai burocrati, e che pure era un documento autorizzato espressamente dal Codice di Diritto Canonico promulgato dallo stesso Papa Giovanni Paolo II. Il documento, insieme al ricorso presentato alla Segnatura, avrebbe portato nuove complicazioni nella Partita Finale, prolungandola in modi affatto imprevisti dagli avversari.

§

       18 novembre 1996. Roma. La Terza Conferenza di Fatima dell'Apostolato ha inizio. Sul lato opposto di piazza Euclide, dove si trova l'albergo in cui si tiene la Conferenza, c'è un'imponente chiesa parrocchiale in stile greco-romano. Sulla sua curva facciata di pietra si legge un'iscrizione in latino: In Honorem Immaculati Cordis B.V. Mariae Reginae Pacis [“In Onore del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria, Regina della Pace”], la scritta è uno di quei segnali indicatori lungo le strade della Provvidenza che incoraggiano lo stanco viaggiatore.

       Ora lo strano interesse dei burocrati per il prete canadese e il suo apostolato Mariano era diventato quasi ridicolo. Dieci mesi prima i Nunzi avevano recapitato la lettera urgente dell'Arcivescovo Sepe a tutti i vescovi del mondo, dichiarando che la Conferenza “non aveva il permesso dell'autorità ecclesiastica”. Una settimana prima dell'inizio della Conferenza i Nunzi fecero recapitare ancora un altro bollettino con ordine di precedenza all'intero episcopato mondiale. Questo qui veniva da parte del Cardinale Gantin, Prefetto della Congregazione per i Vescovi, e comunicava la notizia allarmante che:

       “Padre Gruner ha convocato la Terza Conferenza Internazionale su ‘La Pace Mondiale e il Cuore Immacolato di Maria’ da tenersi a Roma dal 18 al 23 novembre 1996; essa è assolutamente priva dell'approvazione dell'autorità ecclesiastica.”

       La Menzogna Letteralmente Vera aveva ricevuto un'enfasi rafforzata in quest'ultimo comunicato: la Conferenza si sarebbe tenuta assolutamente senza “l'approvazione dell'autorità ecclesiastica”. E, poiché era assolutamente senza approvazione, nessun vescovo sarebbe potuto andare a Roma per discutere la Pace Mondiale e il Cuore Immacolato di Maria. Ma, dato che nessuna approvazione ecclesiastica era necessaria in primo luogo, perché precisamente i vescovi sarebbero dovuti starne lontani? Beh, a causa della “situazione” e delle “attività” di Padre Gruner, suggeriva il comunicato. Quale “situazione” e quali “attività”?

       I burocrati avevano già visto ciò che succede ai vescovi a cui viene fornito il Messaggio di Fatima nella sua interezza: ascoltano. E quando hanno ascoltato, hanno la tendenza ad appoggiare l'opera dell'Apostolato facendo conoscere ai fedeli la natura urgente del Messaggio nella sua totalità, malgrado le sue implicazioni negative per il vasto schema umano compreso nell'Accordo Vaticano-Mosca, nella Ostpolitik e nella Dichiarazione di Balamand.

       Alla Conferenza del 1992 a Fatima, 60 vescovi avevano gentilmente insistito che il Vescovo di Fatima desse la sua approvazione al convegno. Dopo che Padre Gruner era stata assalito nella sagrestia del Santuario di Fatima da malviventi assoldati dal Rettore, due prelati che avevano partecipato alla Conferenza promisero di presentare una petizione al Papa, affinché il Vescovo di Fatima si dimettese, visto che chiaramente aveva perso il controllo del Santuario. Tre mesi dopo, il Vescovo di Fatima fu rimosso. L'Apostolato era stato forse ascoltato con simpatia dal Papa?

       Alla Conferenza nel 1994 in Messico, i vescovi riuniti avevano steso e approvato 14 Risoluzioni che costituiscono una vera e propria Carta per la promulgazione dell'intero Messaggio di Fatima, incluse la Consacrazione della Russia e la rivelazione del Terzo Segreto. Le Risoluzioni erano una dichiarazione di militanza cattolica senza compromessi in un'era di compromessi ecclesiastici e di ritirate. Le 14 Risoluzioni furono pubblicate a Roma il 12 luglio 1995, come parte della Lettera Aperta al Papa. Non si era reso conto il Papa del consenso di questi vescovi?

       Nell'autunno del 1996 i burocrati non avevano potuto non notare che la Conferenza e le attività relative dell'Apostolato avevano raccolto l'appoggio di circa 1200 vescovi, circa il 30 per cento dell'intero episcopato mondiale, per la Consacrazione collegiale della Russia. La Conferenza di Roma non poteva essere interdetta con nessun mezzo legittimo, perché non era passibile di alcuna obiezione né dal punto di vista dottrinale né da quello canonico o morale ... né i burocrati potevano asserire altrimenti in modo credibile. Ma non sarebbe stato assolutamente tollerabile pensare che un piccolo gruppo di vescovi, preti e laici dovesse circonvenire l'Accordo Vaticano-Mosca, la Ostpolitik e le Dichiarazioni di Balamand, che i burocrati evidentemente consideravano indirizzi politici migliori delle parole della Regina del Cielo. E perciò la Terza Conferenza dei Vescovi si profilava minacciosa nel radar burocratico: il completo Messaggio di Fatima stava per essere discusso di nuovo. Presenti i vescovi. Ancora una volta, perciò bisognava prendere provvedimenti.

       Come per la Conferenza del Messico, l'apparato dei Nunzi era riuscito a bloccare il rilascio dei visti per molti vescovi che si erano impegnati ad essere a Roma. Ma, come in Messico, un gruppetto di prelati decisi evitò le restrizioni diplomatiche e arrivò alla Conferenza. Tra questi c'era Sua Eccellenza Benedict To Varpin, Arcivescovo di Madang, in Papua Nuova Guinea. Si era messo in viaggio nonostante una serie apparentemente interminabile di telefonate, fax e lettere da parte del Nunzio, che faceva pressione su di lui affinché non andasse.13 Durante il tragitto dall'aeroporto Leonardo da Vinci a Piazza Euclide, l'Arcivescovo To Varpin spiegò che aveva visto abbastanza carneficine tra le fazioni combattenti della sua stessa nazione insulare da capire che non c'era modo di mantenere le promesse della Madonna di Fatima. Era venuto a Roma per scoprirne la ragione. Nei giorni seguenti avrebbe saputo la risposta.

       E così vennero per la terza volta: vescovi, preti, e laici da tutto il mondo. Un gruppo modesto, invero, ma grande abbastanza da causare la mobilitazione di un apparato mondiale contro la riunione. Una cosa curiosa. O meglio, nemmeno tanto curiosa se si considera che la lista degli argomenti che dovevano essere discussi dagli oratori della Conferenza sembrava di per sé un Indice degli Argomenti Proibiti nella Chiesa odierna:

       “La Richiesta del Cielo della Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato”

       “Il Messaggio di Fatima impone un Obbligo alla Chiesa”

       “Il Terzo Segreto di Fatima e la Guerra contro la Chiesa”

       “Si è Convertita la Russia?”

       “L'aspetto del Mondo sotto il Regno di Maria”

       “Al di fuori della Chiesa non c'è Salvezza”

       “Il Complotto per Costringere al Silenzio Nostra Signora”

       “Impazienza Divina”

       “I Cinque Primi Sabati”

       “Come evitare l'Inferno e ridurre il Purgatorio”

       “Il nuovo paganesimo e globalismo contro i principii di una Nazione Cattolica”

       “Una Chiesa Mondiale prevista per l'anno prossimo”

       “L'inganno della perestroika”

       Oggigiorno, in tutto il mondo, conferenze, congressi e “seminari” dedicati a minare la Santa Chiesa Cattolica si riuniscono e disseminano i loro errori con impunità: donne preti, la fine del celibato sacerdotale, l'‘uscita allo scoperto’ del clero omosessuale, cambiamenti negli insegnamenti sul matrimonio e la procreazione, celebrazione delle comunità ‘omosessuali e lesbiche’, linguaggio complessivo, stregonerie, elezione popolare del Papa, uso di sondaggi e petizioni per determinare la dottrina cattolica: le eresie e le assurdità discusse liberamente, diffuse e richieste sono senza numero.

       Questa situazione senza precedenti nella Chiesa, suggerì un esperimento di pensiero a più di uno tra quelli che erano venuti a piazza Euclide quella settimana di novembre: supponiamo che si fossero riuniti, non per discutere il Messaggio di Fatima, ma per crogiolarsi in un ennesimo festival di eretici. Che cosa avrebbero fatto i Nunzi del mondo per fermarli? I risultati dell'esperimento comparivano quasi immediatamente nella mente: i Nunzi non avrebbero fatto nulla. Infatti, non ci sarebbero stati comunicati dalle Congregazioni del Vaticano da recapitare a ogni vescovo del mondo; né si sarebbe ordinato ai Nunzi di dedicarsi all'assiduo lavoro di negare visti di viaggio ai discendenti degli Apostoli. Il sonno dei burocrati di fronte al caos ecclesiastico sarebbe continuato sereno.

       A partire dal 1965 esattamente un solo Cattolico è stato scomunicato dal Vaticano per eresia: un oscuro e ridicolmente maldestro “teologo” dello Sri Lanka. Gli eretici sottile, che rappresentano il vero pericolo per la fede, sono rimasti nascosti nei seminari e nelle università in tutta la Chiesa. Nel frattempo, in una libreria a solo pochi passi dal perimetro della Città del Vaticano, si possono comprare testi di teologia che sostengono un numero imprecisato di tesi un tempo condannate. Folle adoranti salutano il Papa durante i suoi vari cortei in macchina, ma quando vanno a casa ignorano i suoi insegnamenti sulla contraccezione, sul divorzio, sulle seconde nozze. Gli esperti di sondaggi che hanno intervistato gli ammiratori del Papa all'uscita dalle Messe all'aperto negli stadi di calcio, trovano che molti “non sono d'accordo” con il Papa anche su altre materie di Fede.

       Nei 35 anni da quando il Portone di Bronzo si chiuse sul Vaticano II, lo schiamazzo del dissenso proveniente sia dal clero che dal mondo laico è diventato la linea di base: un costante “rumore bianco” come le scariche statiche sullo schermo televisivo quando una stazione ha terminato le trasmissioni. Come ognuno che si sia addormentato con quel rumore nel sottofondo sa, è un rumore molto soporifero. Oggi sembrerebbe che solo un certo concorso di ortodossi zelanti sia capace di produrre un suono che si elevi al di sopra delle scariche statiche e che svegli un burocrate o due nel Vaticano. Perché un'ortodossia zelante non si accontenta di attribuire la crisi nella Chiesa semplicemente al Peccato Originale e di non fare più domande. Coloro che amano la loro Chiesa di un amore tenace sono inclini a far domande su ciò che è andato male; e le domande invariabilmente conducono a Fatima e poi a Roma.

       Il clero e i laici riuniti a piazza Euclide erano perciò venuti, per meditare su domande imbarazzanti: Perché la Chiesa era affondata in questo stato precipitoso di caos? Perché, ottant'anni dopo l'apparizione della Vergine nella Cova da Iria, le promesse di Nostra Signora non erano state realizzate? Perché, al contrario, i santi pastori avevano permesso che quelle promesse recedessero oltre la memoria di quasi tutti, mentre il mondo soggiaceva a un crescente olocausto del nascituro e a una violenta disintegrazione di nazioni che la Chiesa sembrava incapace di arrestare, non importa quanti viaggi il Papa compisse nelle regioni disastrate.

       Questi Cattolici erano venuti a Roma a considerare anche qualcos'altro: una questione che forse era stata la causa prima dell'agitazione dei burocrati che avevano cercato di impedire ai vescovi di partecipare.

       Circa 40 anni prima il Vescovo ausiliario di Fatima, aveva alzato contro luce una busta sigillata e cercato di decifrarne il contenuto scritto all'interno. Aveva contato 24 righe vergate su un pezzo di carta ma non era riuscito a leggerle: il Terzo Segreto di Fatima. Quelle 24 righe erano state scritte da Suor Lucia dopo tre mesi di terrore all'idea di affidarle alla carta. Dopo il 2 gennaio 1944, quando la Vergine era apparsa di nuovo per dirle che era il volere del Cielo, Suor Lucia era stata finalmente capace di scrivere il Segreto e di consegnarlo in una busta sigillata al Vescovo di Fatima.

       Il Terzo Segreto avrebbe dovuto essere rivelato al mondo non più tardi del 1960. Suor Lucia aveva spiegato che entro quella data il significato del Segreto “sarebbe stato più chiaro”. Il Segreto fu recapitato in Vaticano sotto sigillo nell'aprile del 1957, e i fedeli del mondo aspettarono. Nel febbraio del 1960 Papa Giovanni XXIII, dopo aver letto il Segreto, suscitò grande costernazione in tutto il mondo annunciando attraverso un anonimo comunicato alla stampa, di cui nessuno si assunse la responsabilità, che il Segreto non sarebbe stato rivelato quell'anno e forse mai. Papa Giovanni Paolo II e il Cardinale Ratzinger hanno da allora letto il Segreto, insieme a numerosi altri membri dell'attuale gerarchia, ma nessuno ne ha divulgato il contenuto.

       Da quanti hanno letto il Segreto è stato detto, a volta a volta: che è sensazionale e che non lo è; che non è apocalittico e che concerne quello che è già rivelato nel Libro dell'Apocalisse; che non predice una catastrofe mondiale e che predice la perdita repentina di milioni di vite. L'unica cosa che non ci è stata detta — come invece è accaduto nel caso di ogni altro ammonimento Mariano del secolo passato, non importa quanto terribile — è ciò che il Terzo Segreto dice realmente.

       C'è la comune percezione tra i Cattolici che il mondo cominciò ad andare in pezzi sul serio nel 1960. Questo è l'anno che — considerato a posteriori — sembra segnare una grande frattura, oltre la quale gli avanzi esausti della Cristianità persero la loro forza residua per reprimere il male, e tutto quello che era stato impensabile diventò all'improvviso comportamento commune. L'anno prima, Papa Giovanni aveva convocato il suo Concilio con la promessa che avrebbe marcato l'apertura della Chiesa al “mondo moderno”. Egli illustrò la sua intenzione in un famoso episodio: un giornalista aveva chiesto che cosa Sua Santità sperasse di realizzare al Concilio, al che il Pontefice attraversò la stanza e aprì una finestra. Sì, quella vecchia e ammuffita Chiesa Cattolica aveva bisogno di un po' di aria fresca.

       Il 30 giugno del 1972, tredici anni dopo che Papa Giovanni aveva aperto la finestra, Papa Paolo VI lamentò che “da una parte o da un'altra, il fumo di Satana è entrato nella Chiesa”.14 Anche Papa Paolo aveva letto il Terzo Segreto. Egli sarebbe morto indossando un cilicio, si dice, dopo aver pianto per l'apertura di una fabbrica di aborti a Roma. Come gli altri che hanno letto il Segreto, Papa Paolo non ne rivelò il contenuto; ma chi potrebbe dubitare che il suo commento tremendo e assolutamente senza precedenti sullo stato della Chiesa riflettesse qualcosa di quelle 24 righe scritte da Suor Lucia? Suor Lucia aveva detto che il significato del Segreto sarebbe stato più chiaro nel 1960. Molti Cattolici partecipanti alla Conferenza e milioni di altri in tutto il mondo avevano a lungo sospettato di saperne il perché: perché il Segreto prediceva un disastro senza precedenti nella Chiesa Cattolica a cominciare da quell'anno.

       Nei decenni prima del Concilio, una successione di Papi Pio ci aveva avvertito delle insidie future che minacciavano la barca di Pietro. Dopo il 1960 tutti quegli ammonimenti sarebbero stati dimenticati:

  • Nella sua enciclica Quanta Cura e nel suo Sillabo degli errori del mondo moderno, Pio IX aveva condannato il concetto moderno della “libertà religiosa” come un diritto proprio di ogni uomo ed essenziale per una società giusta. Dopo il Concilio quel medesimo concetto fu abbracciato da gran parte della gerarchia vaticana.
  • In Pascendi , Pio X condannò il modernismo come “la sintesi di tutte le eresie”, prescrivendo il Giuramento contro il Modernismo per tutti i preti e i teologi. Dopo il Concilio, il Giuramento fu abbandonato e i modernisti occuparono posizioni chiave in tutta la Chiesa.
  • In Mortalium animos, Pio XI condannò l'ancora giovane “movimento ecumenico” come una minaccia ai veri fondamenti della Fede cattolica e proibì ogni partecipazione Cattolica ad esso. Dopo il Concilio molti burocrati vaticani abbracciarono il movimento ecumenico.
  • In Mediator Dei, Pio XII condannò gli innovatori che cercavano di rivedere drasticamente e di rendere nelle lingue nazionali “l'augusto Sacrificio della Messa”. Dopo il Concilio, l'antica liturgia in latino del Rito romano fu abbandonata di punto in bianco a favore di un nuovo rito senza precedenti della Messa, interamente nella lingua locale.
  • Nel suo messaggio natalizio per il 1957, Pio XII aveva ripetuto l'insegnamento costante della Chiesa che il dialogo con il comunismo è impossibile perché non condivide uno stesso linguaggio con il Cristianesimo e confermato la scomunica per ogni Cattolico che votasse per il Partito comunista o ne divenisse membro. Nel 1962 il Cardinale Tisserant incontrò il prelato comunista Nikodim della Chiesa Ortodossa, un agente del KGB, e impegnò la Chiesa Cattolica nell'Accordo Vaticano-Mosca, promettendo che nell'imminente Concilio non ci sarebbe stata alcuna denuncia del Comunismo. Dopo l'inizio del Concilio, Papa Giovanni XXIII, in Pacem in Terris, suggerì che uno poteva essere membro del movimento comunista, come fenomeno storico in progresso, senza necessariamente abbracciare principii che erano stati condannati.

       Anche se nessuno di questi capovolgimenti della politica della Chiesa compromise direttamente il deposito della Fede o negò il carisma dell'infallibilità del Papa, mai nel passato il giudizio costante di così tanti papi in così tante questioni era stato in pratica così completamente rovesciato. Ogni rovesciamento accadde entro pochi anni dal 1960.

       Se il Terzo Segreto di Fatima chiama in causa il periodo post-conciliare — la distruzione senza precedenti della liturgia romana, il crollo universale della disciplina della Chiesa, l'epidemia di dissenso, l'ammorbidirsi dell'opposizione inflessibile della Chiesa contro il comunismo — allora la sua divulgazione equivarrebbe a togliere il sigillo ad un atto formale di accusa del Cielo nei confronti del governo della Chiesa dal Vaticano II in poi. L'accusa formale coinvolgerebbe alcuni degli stessi burocrati che avevano cercato di interdire la Conferenza. Condannerebbe quel che è stato fabbricato dagli architetti dell'Accordo Vaticano-Mosca, della Ostpolitik e di Balamand, che ancora camminano per i corridoi del Vaticano. Quelli implicati nell'accusa formale farebbero naturalmente tutto quanto in loro potere per prevenire che il sigillo venga spezzato.

       In ciò, dunque, sta il cuore della costante opposizione dei burocrati all'opera di Padre Nicholas Gruner; dacché niente in questo sacerdote dai modi gentili potrebbe spiegare la concentrazione di forze contro di lui. Il cuore della faccenda è semplicemente questo: vedere la crisi nella Chiesa dal punto di vista di Fatima significa inevitabilmente comprendere che la crisi è un fallimento dell'alta gerarchia.15 Essere nella Cova da Iria e guardare in direzione di Roma nel 1996 è vedere che la premonizione di Pio XII, pronunciata sull'orlo di quella grande linea di demarcazione che fu il 1960, era una vera profezia:

       “Sono preoccupato dal messaggio della Beata Vergine a Lucia di Fatima ... Verrà il giorno in cui il mondo civile negherà il suo Dio, quando la Chiesa dubiterà come dubitò Pietro. Essa sarà tentata di credere che l'uomo è diventato Dio.”16

       20 novembre 1996. Sala delle Udienze Paolo VI. Se si cammina per la via Aurelia, lungo il muro meridionale della Città del Vaticano, si vede qualcosa di veramente sorprendente sporgere dalla sommità del muro: un'enorme conchiglia di cemento con un tetto spiovente, e con un grande ovoide schiacciato inserito nel muro che funge da finestra, il concetto moderno di un lucernario, con i suoi montanti di cemento che descrivono ondulazioni controbilanciate che si incontrano nel centro e si annullano. Avrete riconosciuto la Sala delle Udienze Paolo VI di Nervi, un tributo Vaticano alla grande epoca del rinnovamento architettonico: gli anni Sessanta.

       I partecipanti alla Conferenza si recavano quel giorno nella sala delle udienze per incontrare il loro Papa. Una volta all'interno, sarebbero rimasti sgomenti, perché il luogo è in verità spaventoso. Il vasto spazio sterile è orientato verso il basso, verso il palcoscenico dove il Vicario di Cristo appare per la sua udienza generale del mercoledì. Il custode delle Chiavi del Regno dei Cieli dovrà guardare verso l'alto in direzione degli spettatori, mentre essi guardano verso il basso nella sua direzione. L'enorme distesa di pavimento in cemento è costellato di migliaia di piedistalli d'acciaio sui quali migliaia di piccoli sedili senza braccioli si issano come funghi. Sotto ciascun sedile c'è qualcosa di molto curioso: una grata di metallo del tipo usato per i tombini. Si lava la sala delle udienze papali con il tubo di gomma?

       Dopo che la sala fu completata nel 1971 le udienze papali non furono più tenute nella Basilica di San Pietro. La sala delle udienze del Vicario di Cristo in quest'epoca post-conciliare è priva di qualsiasi segno della Fede Cattolica. È un salotto scarsamente ammobiliato per una conversazione con il mondo, disegnata in modo da non offendere né mettere in soggezione gli ospiti non Cattolici.

       E poi c'è La Cosa. In fondo all'enorme palcoscenico della sala delle udienze, estesa per quasi tutta la sua non poca larghezza, si trova una massa di pezzi di metallo contorti, che ricorda un cespuglio spinoso; e nel mezzo del cespuglio spinoso c'è l'enorme figura di un uomo emaciato, le membra e il torso grottescamente lunghi e sottili, i capelli raccolti in una corda ondulante che si snoda alla sua sinistra, come se la figura fosse succhiata dentro un vuoto che si trova oltre la scena. La Cosa è raccapricciante. La Cosa è la “Resurrezione di Cristo” di Pericle Fazzini.

       Presto il Papa entrerà dalla parte sinistra del palcoscenico, si siederà davanti a questa mostruosità imbarazzante, e pronuncerà il suo settimanale discorso d'udienza. Ma prima i prelati che sono venuti per vedere il Papa saranno fatti sedere sul palcoscenico. Tra loro ce ne sono due che stanno partecipando alla Conferenza a piazza Euclide: l'Arcivescovo To Varpin e il Vescovo José Alfonso Ribeiro.

       Il Papa arriva sulla scena, ed è chiaro che è terribilmente malato. Si trascina quando cammina e si tiene molto curvo. Il suo viso è inespressivo. I suoi arti appaiono rigidi, al punto che deve lasciarsi cadere indietro nella sedia papale. La sua mano sinistra trema in modo incontrollabile, e le sue parole sono pronunciata in modo indistinto, tanto che si riesce a malapena a seguire il suo breve discorso. Il Vaticano ha smesso di negare che il Papa ha il morbo di Parkinson, e infatti la descrizione medica tipica del progresso del male coincide con la descrizione dell'uomo che sta sul palcoscenico:

       Il male comincia con il tremito di una mano da 4 a 8 hz. Il tremito è massimo in istato di riposo. Mani, braccia e gambe, nell'ordine, normalmente sono le più colpite. Seguono una rigidità progressiva, lentezza e povertà di movimenti, difficoltà nell'iniziare i movimenti ... Il viso diventa come una maschera, con la bocca aperta, e diminuisce il battito delle palpebre ... il portamento diventa curvo ... I pazienti trovano difficoltà nell'iniziare a camminare; l'andatura diventa strascicata con passi brevi, e le braccia sono tenute piegate all'altezza della vita e non oscillano con il passo ... [ Merck Manual, sedicesima edizione, pag. 1496]

       Per tutto il 1996, nei suoi discorsi alle udienza, il Papa era sembrato andare nella direzione di una definizione infallibile di Maria come Mediatrice di Tutte le Grazie e Coredentrice. Nel succedersi delle udienze, discorso dopo discorso, il Santo Padre aveva cominciato a spiegare le virtù di Maria, come se volesse istruire i fedeli in vista di una definitiva dichiarazione solenne del Suo ruolo nel sistema della salvezza. La preparazione sarebbe dovuta essere veramente intensa, perché la definizione infallibile di questo dogma Mariano avrebbe potuto scatenare nelle forze dell'ecumenismo mondiale una tempesta di proteste che avrebbe fatto apparire, al confronto, il dissenso mondiale suscitato da Humanae Vitae una vera obbedienza al Papa.

       Se il Pontefice avesse proclamato che Maria è Mediatrice e Coredentrice, avrebbe ricordato al mondo che la Chiesa Cattolica è diversa in essenza, non solo in apparenza, da qualsiasi altra organizzazione sulla terra che voglia chiamarsi chiesa. Nessuna istituzione umana potrebbe possedere tale audacia da muoversi così controcorrente rispetto alla cultura del momento. E, ironia, avrebbe portato ad una fermata brusca e stridente la stessa ‘avventura ecumenica’ alla quale aveva sposato il suo pontificato.

       Ma tali sorprese non sono rare nella storia della Chiesa, data l'influenza dello Spirito Santo sul suo corso. Il mondo fu sorpreso ed offeso quando Papa Paolo VI, agendo contro il parere dei suoi stessi consiglieri, affermò il costante insegnamento del Magistero contro l'atto contraccettivo. Uno stesso sentimento di oltraggio accolse il Sillabo degli Errori di Pio IX, scritto dal già liberale pontefice dopo che egli era stato spinto fuori dal palazzo del Quirinale nel 1848 dall'esercito massonico di Mazzini, ed era scappato travestito, temendo per la propria vita, poiché il suo segretario personale era stato colpito a morte da un proiettile. Per mezzo di tali sorprese lo Spirito Santo governa la Chiesa in tempi di crisi gravissima.

       Ci sono senza dubbio dei burocrati tra i consiglieri del Papa che si oppongono risolutamente alla definizione Mariana: “Santo Padre, sarebbe inopportuno. Le conseguenze per l'ecumenismo sarebbero disastrose. Vi consigliamo di attendere, Santo Padre.” Molti di coloro che assistevano al congresso, incluso lo stesso Padre Gruner, poterono constatare che, riguardo alla Consacrazione Collegiale della Russia, quegli stessi consiglieri esprimevano la stessa opinione. Il 18 maggio 1936, Suor Lucia aveva riferito a Padre José Bernardo Goncalves, S.J., il suo consigliere spirituale, una conversazione confidenziale con il Nostro Signore nel corso della quale Egli aveva detto: “Prega molto per il Santo Padre. Egli la concederà (la Consacrazione Collegiale della Russia) ma allora sarà tardi.” Il 20 novembre 1996, nella Sala delle Udienze Paolo VI, era in effetti molto tardi, ma non troppo tardi.

       Se il Papa avesse proclamato l'infallibilità di questo dogma Mariano, avrebbe senza dubbio ridotto il terreno conquistato dai rivoluzionari post-conciliari. Ma se avesse insistito sulla Consacrazione della Russia avrebbe completamente annientato la Rivoluzione e instaurato il Regno di Maria, come Ella aveva promesso a Fatima richiamandosi all'autorità del Suo Divino Figlio. Avrebbe posto fine all'era dell'oscurità predetta da Pio XII e preannunciata nel Terzo Segreto; il tempo in cui “la Chiesa stessa, come Pietro, avrebbe dubitato.” La consacrazione della Russia era la grande speranza di quelli che erano giunti a Roma per la Terza Conferenza Internazionale di Fatima; era la loro preghiera per il Papa malato.

       L'udienza papale si avviava alla conclusione, e diversi gruppi, inclusi alcuni Battisti texani, balzavano in piedi e ondeggiavano, cantavano e ululavano udendo risuonare i loro nomi durante la lettura dell'elenco dei partecipanti. In un'epoca in cui il Papa è considerato una celebrità, piuttosto che il Vicario consacrato del Dio dell'Universo, le udienze papali sono divenute simili a feste di scuola media. Cosa altro dovremmo aspettarci di vedere, in un luogo che assomiglia in tutto a un enorme auditorium di scuola media?

       Tuttavia, mentre l'udienza stava per concludersi, accadde qualcosa che fece rammentare almeno per un momento agli spettatori della festa l'antica unità del culto divino distrutto dalle “riforme” postconciliari: il Santo Padre pregava in latino. Tra la grande folla non erano pochi quelli che ancora lo ricordavano, e le maestose parole si levarono in alto, verso il Cielo: advéniat regnum tuum: fiat voluntas tua, sicut in caelo, et in terra.17 Non si giunse all'Ave Maria per non offendere i Protestanti presenti all'udienza, ma per un breve istante si ritrovò il culto Cattolico nell'unità della Fede. Si diffuse inoltre un senso di rammarico per la perdita di tutto quello che era stato abbattuto e distrutto dai venti impetuosi penetrati all'interno della Chiesa dalla finestra aperta da Papa Giovanni.

       I membri della Conferenza erano venuti per vedere il loro Papa, ma avevano anche un altro obiettivo. Essi erano venuti infatti anche per esercitare un diritto accordato da Dio e rigorosamente riconosciuto come tale da due Concili Ecumenici: il diritto del fedele di chiedere al Supremo Pontefice la riparazione dei torti commessi da uomini di Chiesa.

       Alla fine dell'udienza un corteo di prelati e di disabili si diresse verso il palco per ricevere il saluto personale del Papa. L'Arcivescovo To Varpin e il Vescovo Ribeiro, giunti al cospetto del Papa, gli porsero entrambi un documento. Quindi Joseph Cain, un operatore dell'Apostolato che spingeva la sedia a rotelle di un membro laico della Conferenza, offrì al Papa un altro documento che accompagnava i primi due.

       Quest'ultimo documento era specificamente legittimato dai Canoni 1389 e 1405 del Codice Canonico, promulgato dallo stesso Giovanni Paolo II. Era un libellus, una denuncia canonica. Gli imputati erano il Cardinale Sanchez, l'Arcivescovo Sepe e tutti quelli che avevano assecondato i loro tentativi diretti a distruggere Padre Nicholas Gruner e l'Apostolato. I querelanti erano Padre Gruner e molti laici che dirigevano l'Apostolato e che avevano dedicato la loro vita alla sua attività.

       Il libellus presentava nei dettagli la prova dell'infrazione che il Canone 1389, decretato dal loro Papa, era diretto a punire: l'abuso del potere ecclesiastico da parte degli alti prelati. Esso esponeva minuziosamente l'illecita esecuzione del piano; l'ingerenza senza precedenti nei diritti e nella giurisdizione dei caritatevoli vescovi che desideravano accettare nelle loro diocesi Padre Gruner o assistere alle Conferenze di Fatima; l'oltraggioso tentativo di proibire in tutta la Chiesa l'attività di un sacerdote Mariano e di un'associazione Mariana di fedeli religiosi e laici che non aveva alcun torto. E, alla fine, il libellus chiedeva la riparazione dei torti causati dalle azioni di coloro che avevano abusato dell'autorità delle loro alte cariche ecclesiastiche per annientare quel sacerdote e quell'Apostolato, mentre l'eresia e lo scandalo imperversavano nella Chiesa.

       Secondo il Canone 1405 questo caso era di esclusiva competenza del Romano Pontefice. Solo Papa Giovanni Paolo II poteva giudicarlo. E ora un arcivescovo, un vescovo e un umile giovane che spingeva una sedia a rotelle lo avevano sottoposto al Pontefice. Esso si trovava dunque davanti alla Prima Sede. Non sarebbero stati giudici prevenuti a pronunciarsi sulla legittimità delle loro stesse azioni illecite. Il giudice sarebbe stato il Papa — che nella Chiesa è il giudice dei giudici. Nel senso più rigoroso dell'espressione, quindi, i cacciatori erano divenuti i cacciati.

       Prima di essere ricevuto dal Papa, Padre Gruner presentò una copia del libellus a un insigne Monsignore che risiedeva a Roma, un santo ecclesiastico di grande erudizione che aveva costruito una nicchia nella quale ripararsi dalla tempesta postconciliare. Questo Monsignore aveva partecipato alla stesura del Canone 1405. Quando lesse il libellus sorrise e confermò che il Canone 1405 era stato scritto proprio per la riparazione di questo genere di torti. Padre Gruner lo aveva interpretato bene e aveva seguito una procedura corretta.

§

       La Terza Conferenza Internazionale di Fatima che era durata tre giorni terminò con la benedizione dei vescovi presenti. Furono distribuite le copie della statua del Pellegrino e venne recitato il Memorare. Coloro che avevano partecipato alla Conferenza tornarono alle loro case e alle loro diocesi sparse in tutto il mondo, con il rinnovato impegno di mantenere vivo il Messaggio di Fatima. Il Messaggio non sarebbe morto con loro.

       Nel corso dei successivi sei mesi Padre Gruner sarebbe tornato due volte a Roma per cercare dei canonisti che non avessero timore di difenderlo nella sua resistenza Al Piano di persecuzione. Molti, in un primo momento interessati, dopo essersi consultati con i burocrati dei tribunali del Vaticano, precipitosamente rifiutarono l'incarico. Padre Gruner chiese l'intercessione di Sant'Antonio di Padova.

       Prima di ritornare in Canada per attendere il risultato del Finale della partita, Padre Gruner avrebbe ricevuto un'altra sorpresa dai suoi avversari dell'altra sponda. Egli aveva trovato il proverbiale “fucile fumante”. In Canada, nel corso della causa civile, era stata scoperta negli archivi dell'arcivescovo di Toronto una lettera rivelatrice, datata 27 ottobre 1989, del Cardinale Agustoni, Prefetto della Segnatura Apostolica, che, nel 1989, rivestiva la carica di Segretario della Congregazione per il Clero. Questa lettera, redatta interamente in italiano e destinata al vescovo di Avellino, ordinava segretamente a quest'ultimo di revocare a Padre Gruner il permesso di risiedere fuori della diocesi, e di richiamarlo ad Avellino, minacciare di sospenderlo e, in caso di necessità, privarlo del sacerdozio, per ridurlo al silenzio. Quindi raccomandava al vescovo di comportarsi come se queste misure fossero un'idea sua e non del cardinale. Il giudice che stava per pronunciarsi sul caso di Padre Gruner presso la Segnatura Apostolica era colui che aveva progettato Il Piano.

       Il Codice Canonico prevede che ogni richiesta di ricusazione di un cardinale che svolge la funzione di giudice presso un tribunale ecclesiastico debba essere indirizzata direttamente al Papa.18 Padre Gruner allora inviò al Papa, da un ufficio postale romano, la copia della lettera del 1989 del Cardinale Agustoni e implorò Sua Santità di sottrarre il caso al cardinale. La cosa puzzava tanto che neppure i burocrati poterono nasconderla. Alcuni giorni più tardi venne annunciata la notizia che il Cardinale Agustoni si era dimesso; era la prima volta nella storia della Segnatura Apostolica che il suo Cardinale Prefetto veniva ricusato. Un altro evento privo di precedenti nel caso senza precedenti di Padre Nicholas Gruner.

       La Segnatura, senza il Cardinale Agustoni, si sarebbe ora pronunciata su i due ricorsi presentati da Padre Gruner: il primo era un ricorso contro l'originaria sentenza della Segnatura che gli confermava l'ordine di ritornare ad Avellino, sentenza alla quale Padre Gruner si era infine sottomesso. Il secondo era invece un ricorso contro l'ordine del 1996 che gli ingiungeva di tornare ad Avellino, ordine che non teneva in nessun conto il fatto che Padre Gruner era stato accettato dall'arcivescovo di Hyderabad nella sua diocesi. C'era poi la denuncia canonica sottoposta al Papa. Il Finale era divenuto molto più complicato di quello che i suoi avversari si erano immaginati. Probabilmente là in alto la Nostra Signora di Fatima guardava la scacchiera e sorrideva.

       Padre Gruner aveva fatto tutto quello che era umanamente possibile nell'ambito della legge della Chiesa. Ora era giunto per lui il momento di tornare a casa. Di aspettare. Di lavorare. E soprattutto di pregare.

 


Note:

1.   Christopher A. Ferrara: “Archbishop Shows There is a Conspiracy Against This Priest” [C 'è una cospirazione contro questo sacerdote], in The Fatima Crusader, n°54, inverno 1997, pp.73-74.

2. Ibid., pp. 74-75.

3. La lettera del 10 gennaio 1996 dell'Arcivescovo Arulappa fa parte dell'archivio dei documenti personali di Padre Gruner.

4. Citazione dalla lettera dell'Arcivescovo Carlos Curis, Pronunzio Apostolico del Canada, n° di protocollo 8007/95, ripresa dalla lettera originale dell'Arcivescovo Sepe.

5. La comunicazione del 26 gennaio 1996 inviata dal Vescovo di Avellino a Padre Gruner fa parte dell'archivio dei documenti personali di Padre Gruner.

6. Soul Magazine, vol.47, n°1.

7. Padre Zweber del locale capitolo di Saint Paul, Minneapolis, Bollettino della Blue Army.

8. Christopher A. Ferrara, op. cit., p.75.

9. La lettera inviata dall'Arcivescovo Arulappa a Padre Gruner fa parte dell'archivio dei documenti personali di Padre Gruner.

10. Christopher A. Ferrara, op. cit., p.76.

11. Ibid.

12. Il decreto del 20 settembre 1996, n° prot. 96002499, della Congregazione per il Clero, firmato dall'Arcivescovo Sepe e dal Cardinale Sanchez, p.11.

13. S.E. Benedict To Varpin, “Welcome to Fatima 2000,” in The Fatima Crusader, n°54, inverno 1997, p.32.

14. Papa Paolo VI, discorso del 29 giugno 1972; vedi anche Frère François de Marie des Anges, Fatima: Tragedy and Triumph, p.273.

15. Amerio, Iota Unum, Sarto House, Kansas City, MO, 1996, p.6. Pubblicato per la prima volta in Italia nel 1985.

16. Mons. Roche, Pie XII devant l'histoire, pp.52-55; vedi anche Inside the Vatican, gennaio 1997, p.7.

17. Venga il Tuo Regno, sia fatta la Tua Volontà così in cielo come in terra.

18. Conformemente alla corretta interpretazione del canone 1449 la richiesta di ricusazione di un Cardinale deve essere rivolta al Papa stesso. (Cfr. Risposta del PCIV/ 67-84, 01-07-1976, AAS 68 (1976) 635; CLD8 [1973-1977] 1091-1092).

 
    Imagemap Index Links Purchase Book