Capitolo 19
La Grande Amnesia
Nel corso della
storia i rivoluzionari hanno sempre cercato di seppellire il passato.
Per ogni persona che dimentica il suo passato c'è una persona
che non ha alcuna concezione del suo presente o del suo futuro. Le vittime
della rivoluzione, come le vittime di un'amnesia, sono costrette ad
accettare un nuovo presente e un nuovo futuro che non hanno scelto.
Cos'altro potrebbero fare, avendo perso il ricordo delle loro origini?
È possibile
che anche la Chiesa, comunità umana e divina, possa soffrire
dell'amnesia nata dalla rivoluzione? Che la Chiesa non possa mai insegnare
l'errore è una certezza che ci è stata assicurata dalla
promessa di Nostro Signore della Sua divina assistenza fino alla consumazione
del mondo. Ma Nostro Signore non ci ha mai promesso che i membri della
Sua Chiesa non avrebbero mai dimenticato, anche se solamente per un
breve periodo della storia, ciò che essi si erano fatti carico
di ricordare e tramandare. Da tale dimenticanza è sorto il dubbio
di Pietro e il tradimento di Cristo, la diffusione dell'eresia di Ario
in tutta la Chiesa durante il regno di Papa Liberius e le altre crisi
grandi e piccole della storia della Chiesa.
San Tommaso
d'Aquino, il più grande dei dottori della Chiesa Cattolica, ha
insegnato nella sua Summa Theologica che, durante la storia
della salvezza, Dio nei periodi di oblìo ha mandato i profeti
alla Sua gente, “non date una nuova dottrina, ma ricordate ai fedeli
ciò che essi devono fare per salvare le loro anime.”1
Per questa ragione San Paolo ci consigliò: “Non disprezzate le
profezie; ritenete ciò ch'è buono.”2 E anche
nel 1917, Dio mandò la Sua Beata Madre a Fatima per ricordare
allo smemorato “uomo moderno” ciò che deve fare per salvare la
sua anima:
“Voi avete
visto l'inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per
salvarle, Dio desidera stabilire nel mondo la devozione al Mio
Cuore Immacolato. Se ciò che vi dico sarà fatto, molte
anime verranno salvate e vi sarà la pace ... Alla fine,
il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà
la Russia, che si convertirà e al mondo verrà
garantito un periodo di pace ...”3
Per un certo
tempo i fedeli prestarono ascolto, anche se la gerarchia ecclesiastica
non aveva effettuato la Consacrazione della Russia. La devozione all'Immacolato
Cuore di Maria crebbe come non mai nella storia della Chiesa, così
come il numero dei convertiti, fino al cruciale anno 1960.
Nel 1960 l'intero
mondo cattolico attendeva la rivelazione del Terzo Segreto di Fatima.
Eppure nel febbraio di quell'anno Papa Giovanni XXIII chiuse a chiave
il testo del Segreto in un cassetto di uno scrittoio dei suoi appartamenti
pontifici, accantonandolo, in una conversazione privata, come irrilevante
per il suo pontificato. Dimenticando Fatima (di cui pubblicamente non
disse quasi nulla), Papa Giovanni guardò il vasto pubblico di
vescovi che si erano raccolti nell'aula della Basilica di
San Pietro nel primo giorno del Concilio, che era giunto inaspettato
per tutti. E così ebbe inizio la Grande Amnesia.
Quattro anni
dopo la conclusione del Concilio, Papa Paolo VI fece un annuncio sbalorditivo:
l'antica liturgia latina del Rito Romano, proveniente dagli stessi Apostoli
e considerata sacrosanta da tutti i Papi per più di 1.900 anni,
veniva spazzata via in poche settimane per fare posto a un nuovo rito
della Messa pronunciato nelle lingue nazionali, arrangiato frettolosamente
da una commissione che aveva sollecitato i consigli di sei ministri
protestanti.4 Il 26 novembre 1969, in un discorso pubblico
senza precedenti, Papa Paolo VI parlò come nessun papa aveva
mai parlato prima, insistendo affinché la Chiesa letteralmente
dimenticasse il proprio passato liturgico:
Un nuovo
rito della Messa: un cambiamento nella venerabile tradizione protrattasi
per secoli. Questo è qualcosa che riguarda in maniera
profonda il nostro patrimonio religioso ereditario, che sembrava
godere del privilegio di essere intoccabile e saldo ...
Non più il latino, ma le lingue parlate saranno il linguaggio
principale della Messa ... Noi ci stiamo separando dal linguaggio
dei secoli cristiani; stiamo diventando come intrusi profani
(!) nella riserva letteraria della parola sacra ... Cosa possiamo
mettere al posto di quel linguaggio degli angeli? Stiamo mettendo
fine a qualcosa di inestimabile valore ...5
Non si può
dire che Papa Paolo VI fosse consapevole di essere un rivoluzionario.
Nessuno sulla terra può giudicare la disposizione d'animo del
Pontefice Romano. Eppure le stesse parole del Papa esprimono in modo
oggettivo un intento rivoluzionario, qualunque possa essere stato il
suo fine personale. A pochi anni dall'inesplicabile richiesta di Papa
Paolo VI, cioè che i fedeli abbandonassero la vera forma del
culto divino affermatosi attraverso i secoli, la calamità dell'oblìo
avrebbe investito l'intera Chiesa. Nel giugno del 1972 Papa Paolo VI
misurò la devastazione e pronunciò il suo famoso lamento:
“(D)a un luogo o da un altro il fumo di Satana è penetrato nel
tempio di Dio ...”6 Da un luogo o da un altro.
Mentre nel 1978
Papa Paolo VI lasciava questo mondo, molto di ciò che costituiva
la grandezza della Chiesa come istituzione visibile era già scomparso
nell'incredibile dimenticatoio conosciuto come “il rinnovamento del
Vaticano II”. Mandati dal Papa stesso, uomini sconsiderati penetrarono
nella casa di Dio mentre eravamo addormentati e portarono via tutto
il mobilio, sostituendo il patrimonio divino delle ere con le loro grezze
invenzioni. E quando, al risveglio, scoprimmo ciò che era successo,
ci venne detto che dovevamo rallegrarci per la perdita di ogni prezioso
possedimento e celebrare il “rinnovamento” della nostra casa.
I cattolici
che, nel novembre del 1996, parteciparono alla Terza Conferenza di Fatima
indetta dall'apostolato, dovettero tracciare (almeno per sé stessi)
una linea di demarcazione al bordo del turbinante vortice della “riforma”
postconciliare, che aveva appena vomitato l'orripilante spettacolo di
ragazze con la pettinatura a coda di cavallo che prestavano servizio
accanto all'altare di Dio. Tra i fedeli raccolti a Piazza Euclide si
poteva quasi avvertire l'aleggiare di un pensiero comune: “Non Fatima.
No, non Fatima”. Essi erano giunti a Roma per stringersi intorno alla
memoria di Nostra Signora di Fatima con tutta la loro forza, per non
far scomparire anch'Essa nel vortice.
Dopo tutto,
soltanto ottanta anni fa Nostra Signora apparve alla Cova da Iria per
consegnare un messaggio divino per la nostra era, reso autentico da
un prodigioso miracolo pubblico di cui non si era mai visto l'eguale
nella storia del mondo. Il Miracolo del Sole non è una pia leggenda
dell'antichità cattolica, ma uno splendido fatto storico avvenuto
nel ventesimo secolo, di cui persino Hollywood è stata costretta
ad ammetterne la verità in un popolare film. Gli eventi di Fatima,
inoltre, sono avvenuti durante la vita di quasi ogni vescovo che aveva
partecipato al Concilio Vaticano Secondo.
Il Messaggio
di Fatima fu consegnato e autenticato da un miracolo per ricordare al
mondo, in un periodo di pericolo senza precedenti per le anime, che
Cristo ha fondato la Sua Chiesa per salvare le anime dalle
fiamme dell'Inferno attraverso l'intercessione della Sua Immacolata
Madre. Ma oggigiorno sembra che il Vaticano non ricordi più di
parlare nello stesso modo in cui Nostra Signora aveva parlato a Fatima,
soltanto 45 anni prima dell'inizio del Vaticano II. Non sono stati dimenticati
solamente gli aspetti esteriori della Fede, ma anche molte parole attraverso
le quali la Fede viene espressa. Le semplici parole cattoliche che Nostra
Signora pronunciò a Fatima — “inferno”, “le anime dei poveri
peccatori”, “immacolato”, “per salvarle”, “le anime verranno salvate”
— sono scomparse dai testi delle dichiarazioni vaticane postconciliari.
Il loro posto è stato preso da parole nuove e strane: “ecumenismo”,
“dialogo”, “collegialità”. In meno di una generazione queste
nuove parole, completamente sconosciute alla Chiesa prima del 1960,
divennero i concetti dominanti del pensiero postconciliare, nonostante
il fatto allarmante che, in verità, nessuno sappia esattamente
cosa significhino.
Padre Gruner
è solamente uno dei milioni di cattolici che si sono accorti
delle terribili omissioni nel linguaggio della Chiesa postconciliare:
esso non parla più al mondo di morte, giudizio, paradiso, inferno,
purgatorio. Le Ultime Cose, che per quasi 2.000 anni prima del Concilio
hanno contenuto il vero nucleo dell'evangelismo e della catechesi della
Chiesa, non vengono più menzionate dalla maggior parte degli
ecclesiastici postconciliari. Oggigiorno, la predicazione delle Ultime
Cose si trova quasi interamente sulle pagine dei libri spirituali pubblicati
prima del Vaticano II e che vengono distribuiti da pochi apostolati
cattolici privati, come quello diretto da Padre Gruner.
Nel 1994 il
giornalista italiano Vittorio Messori sottopose a Papa Giovanni Paolo
II una serie di domande scritte cui egli dette risposta. L'“intervista”
che ne scaturì venne pubblicata, con la firma del Papa, in un
best-seller intitolato Attraverso la soglia della speranza.
Uno dei quesiti posti al Papa si riferiva proprio a questo misterioso
e inaudito silenzio della Chiesa postconciliare sulle Ultime Cose:
Di recente,
nella Chiesa, le parole si sono moltiplicate. Sembra che negli ultimi
vent'anni siano stati prodotti, a ogni livello della Chiesa, più
‘documenti’ che negli interi venti secoli precedenti. Eppure
ad alcuni è sembrato che questa Chiesa così loquace
taccia invece su ciò che è più essenziale: la
vita eterna ... Perché tanti ecclesiastici fanno interminabili
commenti su problemi di attualità, ma quasi mai ci parlano
dell'eternità, dell'unione finale con Dio che, come la
fede insegna, rimane la vocazione dell'uomo, il suo destino e il fine
ultimo?7
Rispondendo
alla grave accusa contenuta in questa domanda, il Papa, non senza nostalgia,
rievocò l'insegnamento preconciliare della Chiesa sulle Ultime
Cose. Sua Santità scrive al passato, come se la componente più
essenziale dell'insegnamento della Chiesa fosse una sorta di eredità
andata perduta e che non può più essere recuperata, neppure
dal Papa:
Ricordiamoci
che, fino a non molto tempo fa, nelle prediche tenute durante i ritiri
o le missioni, le Ultime Cose, morte, giudizio, paradiso, inferno,
purgatorio, furono sempre una norma del programma di meditazione e
i predicatori sapevano come parlare di esse in modo efficace e suggestivo.
Quante persone venivano attirate alla conversione e alla confessione
da queste prediche sulle Ultime Cose!
Dobbiamo inoltre
riconoscere che questo stile pastorale era profondamente personale:
‘Ricordate che alla fine vi presenterete davanti a Dio con la vostra
intera vita. Prima il Suo giudizio stabilisce che siete responsabili
di tutte le vostre azioni, quindi sarete giudicati non solo per le
vostre azioni e le vostre parole ma anche per i vostri pensieri, persino
quelli più segreti’. ... Si può dire che queste
prediche, che corrispondono perfettamente al contenuto della Rivelazione
nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, giungevano direttamente nel profondo
del cuore del più intimo mondo dell'uomo. Esse scuotevano la
sua coscienza, lo facevano cadere in ginocchio, lo conducevano davanti
alla grata del confessionale, avevano, da sole, un effetto profondo
e salvifico.8
Avendo osservato
ciò che è lampante, che l'insegnamento tradizionale delle
Ultime Cose convertiva molte anime, il Papa ammetteva con Messori che
“nessuno parla più di queste cose nell'evangelizzazione,
nella catechesi e nelle omelie ...”. Vale a dire che la Chiesa non parla
più affatto di esse. Eppure il Papa non sembra riconoscere in
questa stupefacente innovazione una particolare emergenza per la Chiesa,
ma solamente un cambiamento del suo “stile pastorale”.
Ma se lo “stile
pastorale” della Chiesa non è più “profondamente personale”,
se dopo 2.000 anni essa ha improvvisamente cessato di parlare a ognuno
delle realtà della morte, del giudizio, del paradiso, dell'inferno
e del purgatorio, allora cosa insegna oggi agli uomini in modo che essi
possano salvare le loro anime? La replica del Papa a Messori è
enigmatica e inquietante:
Si può
dire che fino a poco tempo fa (cioè per i primi 1.962 anni
della storia della Chiesa) la catechesi e la predicazione della Chiesa
erano incentrate su un'escatologia individuale profondamente radicata
nella Rivelazione Divina. La visione proposta dal Concilio, comunque,
è stata quella di una escatologia della Chiesa e del mondo.9
Cosa comprendono
i fedeli di questo? Se l'insegnamento delle Ultime Cose è “profondamente
radicato nella Rivelazione Divina”, allora perché è stato
bruscamente sostituito con una “visione proposta dal Concilio”? Ma è
stato davvero sostituito? “L'escatologia della Chiesa e del mondo”10
esclude l'insegnamento tradizionale delle Ultime Cose? Altrimenti perché
il Papa dovrebbe citare la “visione” del Concilio per spiegare a Messori
la ragione per cui l'insegnamento delle Ultime Cose è scomparso
dalla Chiesa postconciliare?
E cosa significa
realmente questa “escatologia della Chiesa e del mondo” per l'individuo
che deve ancora rifiutare il peccato mortale e per salvarsi deve vivere
una vita di fede sovrannaturale? La visione escatologica del Concilio
è qualcosa di più di un'astrazione ingannevole che fa
sì che i pastori ignorino il pericolo incombente sulle anime?
Come il Papa ammetteva con Messori, questo è esattamente ciò
che è:
Possiamo chiederci
se l'uomo, con la sua vita individuale, la sua responsabilità,
il suo destino, il suo personale futuro escatologico, il suo paradiso
o inferno, non finisca per perdersi in questa dimensione cosmica.
Riconoscendo le buone ragioni che conducono alla sua domanda, è
necessario rispondere onestamente di sì. In una certa misura
l'uomo si perde; ciò vale anche per i predicatori, i catechisti,
gli insegnanti; e come risultato, essi non hanno più il coraggio
di predicare la minaccia dell'inferno ...(enfasi aggiunta)11
Nonostante queste
ammissioni estremamente inquietanti, il Papa chiaramente ritiene la
“visione” del Concilio come una cosa positiva. Ma è
positiva? Oppure è possibile che questa perdita di interesse
senza pari per il destino eterno dell'anima individuale sia la vera
calamità predetta nel Terzo Segreto di Fatima? Suor Lucia parlò
di un “disorientamento diabolico” nella Chiesa postconciliare.12
E quale sarebbe, per i pastori consacrati, un disorientamento più
diabolico che perdere di vista la morte, il giudizio, il paradiso, l'inferno
e il purgatorio?
Il quesito rivolto
al Papa da Messori ha soltanto sfiorato una grande e terribile verità
che può essere osservata nascosta nell'ombra della facciata dipinta
del “grande rinnovamento del Vaticano II”. Vi sono tuttora molti cattolici
che non hanno dimenticato lo stato della Chiesa prima del Concilio.
Come Padre Gruner, essi ricordano i seminari e i conventi pieni, una
liturgia maestosa, le chiese parrocchiali stipate ogni domenica fino
al limite massimo. No, essi non ricordano un paradiso ecclesiastico
in cui ogni membro della Chiesa aveva il fervore di un santo. Ma ricordano
che la Chiesa, nella sua interezza, aveva vigore; che i suoi predicatori
avevano “il coraggio di predicare la minaccia dell'inferno”; e che i
suoi membri credevano nell'inferno e difendevano la legge morale, anche
se soltanto con l'imperfetta contrizione nata dalla paura dell'inferno.
Ed essi ricordano che questa Chiesa, una volta vigorosa, operava molte
conversioni. Fino al 1960. Fino a quando il Terzo Segreto di Fatima
venne chiuso nel cassetto dello scrittoio di Papa Giovanni, invece di
essere rivelato ai fedeli come i superiori di Suor Lucia le avevano
promesso.
I cattolici
che ricordano ciò che era la Chiesa soltanto trentotto anni fa,
non sono preparati a consegnare l'intero passato preconciliare all'oblio,
acconsentendo a una nuova vaga visione del Concilio e a ricordare con
nostalgia l'antico “stile pastorale” della Chiesa. La Chiesa deve essere
ancora ciò che era prima del Concilio. I cattolici che ancora
ricordano hanno tramandato questa memoria ai loro figli; e i loro figli
sono cresciuti fino ad avere essi stessi dei figli. Sulla superficie
di questa terra tre generazioni di cattolici ne custodiscono ancora
il ricordo, anche se essi costituiscono una minuscola minoranza di coloro
che oggi si definiscono cattolici.
Coloro che ancora
ricordano, compreso Padre Nicholas Gruner, fanno la stessa domanda posta
al Papa da Messori — domanda che crea in alcuni burocrati del Vaticano
un imbarazzo intollerabile. Essi vogliono sapere come sia potuto accadere
che una Chiesa incaricata per diritto divino di salvare le anime dall'inferno
non menzioni più l'inferno. Essi vogliono sapere, molto
semplicemente, perché la Chiesa ha dimenticato come parlare nello
stesso modo in cui parlò Nostra Signora di Fatima.
§
Dall'eterna
prospettiva della Santa Chiesa Cattolica non vi è “modernità”
di cui parlare; non vi è un periodo un cui la Chiesa sia stata
costretta a riconoscere che l'uomo è infine “progredito” al punto
che in lui vi sia qualcosa di talmente nuovo che la Chiesa deve imparare
e assimilare al suo insegnamento. L'uomo non potrà mai progredire
minimamente oltre ciò che la Chiesa ha sempre saputo sulla sua
natura. Perché la natura umana non cambia e ciò che la
Chiesa sa dell'uomo le è stato rivelato da Dio. La creatura che
Dio ha modellato da un pezzo di argilla può raccontare a Dio
qualcosa di nuovo su di sé?
L'antico atteggiamento
della Chiesa verso le ambiziose rivendicazioni di “modernità”
dell'uomo è soltanto un riflesso dell'eterno atteggiamento di
Dio. Nel corso della storia della salvezza gli uomini hanno presentato
le loro Torri di Babele al loro Creatore, chiedendo in modo impudente
il riconoscimento delle loro grandi imprese, per poi vederle sgretolarsi
sotto il soffio martellante dell'ira divina. Cos'altro c'è, quindi,
di nuovo?
Nel 1864, soltanto
settantacinque anni dopo la rivoluzione francese, la versione corrente
della Torre di Babele stava già cominciando a sorgere nel mondo.
L'“uomo moderno” annunciava dappertutto, persino nei paesi cattolici,
la sua definitiva emancipazione da Dio e dalla Sua Chiesa. In risposta,
Papa Pio IX promulgò il suo Sillabo degli errori, dichiarando
la sua intenzione di “svelare e condannare tutte quelle eresie ed errori
... che si oppongono alla salvezza eterna dell'uomo (che) i più
acerrimi nemici della nostra religione, ingannando le persone e mentendo
con malizia, disseminano ... per mezzo di libri pestilenziali, opuscoli
e giornali sparsi per tutto il mondo”. Sua Santità condannò
un intero elenco di false proposizioni che sono le vere pietre miliari
della “civiltà moderna” — qualsiasi cosa che vada dalla sfrenata
“libertà di culto” per false sette, alla “libertà di coscienza”,
alla “libertà di stampa”, all'abolizione del potere indiretto
della Chiesa sugli affari temporali.13
Nel #80 del
Sillabo, Papa Pio IX condannò specificamente come errore
la proposizione che “Il Romano Pontefice può, o dovrebbe, riconciliarsi
e venire a patti con il progresso, il liberalismo e la civiltà
moderna”. E con questo egli ripeteva semplicemente quanto affermato
da ognuno dei suoi predecessori. Perché il Vicario di Cristo
dovrebbe onorare l'ultima versione della Torre di Babele quando Dio,
prima o poi, la ridurrà in macerie?
Non vi è
alcuna superbia umana nel perenne sdegno della Chiesa per le rivendicazioni
della “civiltà moderna”. L'effimera modernità è
sempre stata trasparente per la Chiesa; essa ha esaminato attentamente
ogni età per vedere sempre la stessa cosa: un mondo pieno di
peccatori che rischiano le fiamme dell'inferno. A Fatima, all'inizio
del ventesimo secolo, Nostra Signora ha detto altrettanto: “Voi avete
visto l'inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarli,
Dio desidera stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato”.
Ma nel 1960
il Terzo Segreto di Fatima venne rinchiuso in un cassetto dello scrittoio
papale. E poi giunse il Vaticano II.
Il documento
conciliare Gaudium et spes reca l'inquietante sottotitolo
“Costituzione pastorale della Chiesa nel mondo moderno”. Per
la prima volta nella storia della Chiesa un Concilio si è degnato
di considerare una particolare epoca come moderna distinguendola
da tutte le precedenti ere della storia umana. La stessa frase “la Chiesa
nel mondo moderno” è un'implicita concessione allo Zeitgest
del ventesimo secolo, che affermava che “l'uomo moderno” era infine
diventato maggiorenne, e che la Chiesa era obbligata a considerare lui,
i suoi “diritti” e il suo “mondo moderno” in una nuova luce. Che questo
fosse il vero tenore del Gaudium et spes sarebbe stato confermato
addirittura dal Cardinale Ratzinger:
“La sensazione
che ora, infine, il mondo dovrebbe, o potrebbe, essere cambiato, migliorato
e reso più umano — questa sensazione si è impadronita
in modo evidente di loro (i Padri del Concilio) al punto che non
si poteva resistere ... Predominava una sensazione di euforia
e frustrazione al contempo. Euforia, perché sembrava che nulla
fosse impossibile per questo Concilio, che aveva la forza di mettere
fine agli atteggiamenti da secoli profondamente radicati; frustrazione,
perché tutto ciò che era stato fatto finora non
contava per l'umanità, aumentando soltanto il desiderio
di libertà, di apertura, di tutto ciò che fosse
totalmente diverso.14
Il Concilio,
quindi, “mettendo fine agli atteggiamenti da secoli profondamente radicati”,
anelando di soddisfare il desiderio “dell'uomo moderno” per qualcosa
di “totalmente diverso”, decise di celebrare l'uomo e le sue grandi
doti, di ammirare la sua tecnologia e i suoi “diritti” recentemente
scoperti. Il Concilio avrebbe dichiarato che “L'uomo è sulla
strada di uno sviluppo più completo della sua personalità
e di una crescente rivendicazione dei propri diritti.”15
Questa “nuova era” dell'uomo non solo non è stata condannata
per le sue abominevoli offese contro la legge di Dio, compresi il comunismo
e l'aborto, ma deve invece essere ammirata: “(N)oi possiamo parlare
di una nuova era nella storia dell'umanità ... (N)oi siamo testimoni
della nascita di un nuovo umanesimo, in cui l'uomo è determinato
prima di tutto dalla responsabilità verso i suoi fratelli e verso
la storia.”16 Il Concilio avrebbe persino dichiarato, con
una imprecisione quasi stordito, che “la razza umana è passata
da un concetto di realtà alquanto statico a uno più dinamico
e in evoluzione.”17
Queste opinioni
erano ingenue in modo sbalorditivo, considerando che gli orrori di questo
secolo imperversavano fuori dall'aula di San Pietro. Il Messaggio
di Fatima è che il “mondo moderno” deve ascoltare la Chiesa,
implorare perdono e fare penitenza per i suoi gravissimi peccati, al
fine di evitare un castigo per il mondo intero. Ma il messaggio di Gaudium
et spes è che la Chiesa deve prestare ascolto al “mondo
moderno” e porre rimedio al fatto di essere stata tanto insensibile,
per così lungo tempo, alle sue necessità. A tal fine,
il documento dichiara che sacerdoti e vescovi “dovrebbero prepararsi
a fare la loro parte nell'instaurare un dialogo con il mondo
e con gli uomini di tutte le sfumature di opinioni.”18 E
cosa si intendeva esattamente con “instaurare un dialogo con il mondo”?
Nel corso dei precedenti 2.000 anni la Sposa di Cristo è forse
restata in silenzio? Solo ora la Chiesa, dopo il Vaticano II, imparava
come parlare all'uomo?
Da ciò
emerge soprattutto questo: dopo la promulgazione di Gaudium et spes
la Chiesa, da sempre conosciuta come mater et magister
— madre e insegnante — avrebbe dovuto, in modo improvviso e misterioso,
cessare di parlare al mondo con l'autorità di un'istituzione
fondata per volontà divina cui il mondo doveva dare ascolto.
Ora sarebbe stata lei ad ascoltare, con maggiore attenzione,
tutte le cose tanto importanti che “l'uomo moderno” aveva da dirle.
L'esempio forse
più impressionante dell'eccessiva disponibilità del Concilio
ad ascoltare, è l'opinione espressa nel Gaudium et spes:
“Nella cura pastorale, deve essere fatto un uso adeguato non soltanto
dei principi teologici, ma anche delle scoperte delle scienze secolari,
in particolare della psicologia e della sociologia, cosicché
i fedeli possano essere portati a una vita di fede più matura
e adeguata.”19 Più matura e adeguata? Davvero il Concilio
insegnava che la fede dei cattolici, una fede nutrita da sette sacramenti,
dalle preghiere dei santi e dal sangue dei martiri, per venti secoli
era stata meno adeguata e matura di quanto potrebbe esserlo con l'aiuto
della psicologia e della sociologia? Davvero i fedeli si aspettavano
di credere che la Chiesa fondata da Dio Stesso avesse ora necessità
di consultare chi pratica pseudo-scienze di recente invenzione che considerano
l'uomo un soggetto senza anima immortale o destino eterno? Cosa ha da
dire sulla vita della Fede, alla Sposa di Cristo, gente dello stampo
di Sigmund Freud o di Margaret Mead? E, secondo il Concilio, i pastori
consacrati quale delle molte scuole di psicologia o sociologia in contrasto
tra loro dovrebbero consultare nella cura delle anime? Il Concilio non
ha espresso un parere preciso. Né aveva la minima competenza
per farlo, perché Nostro Signore non ha dato alla Chiesa l'incarico
di essere un punto di riferimento per psicologi e sociologi. L'incarico
divino è predicare il Vangelo e amministrare i Sacramenti che
Dio ha dato agli uomini come unico balsamo veramente efficace per le
loro anime ferite.
Il Concilio
avrebbe riconosciuto i “problemi” del “mondo moderno” attraverso l'esaltazione
dei suoi presunti progressi. Eppure Gaudium et spes non ha
detto nulla sul più grave di questi problemi: il comunismo nel
mondo, i cui adepti stavano uccidendo, torturando e imprigionando i
cattolici proprio nel momento in cui il documento è stato promulgato.
L'Accordo Vaticano-Mosca ha garantito che il Concilio, il cui fine era
indirizzare il “mondo moderno”, trascurasse, in modo assurdo, di condannare
e persino di menzionare la minaccia più grave per la sopravvivenza
dello stesso mondo.
Complessivamente,
come ha osservato il Cardinale Ratzinger, in Gaudium et spes
“l'atteggiamento di riserva critica verso le forze che hanno lasciato
la loro impronta sul mondo moderno deve essere sostituito da un risoluto
compromesso con il loro movimento.”20 Ma che ne
è stato del #80 del Sillabo di Pio IX, che condannava
proprio il concetto secondo cui la Chiesa doveva “venire a patti
con il progresso, il liberalismo, e la civiltà moderna”?
Come la liturgia romana e l'insegnamento delle Ultime Cose, il Sillabo
è stato dimenticato nella Grande Amnesia. Come spiega Ratzinger:
Se è
auspicabile offrire un attento esame del testo nella sua interezza,
potremmo dire che (insieme ai testi sulla libertà religiosa
e sulle religioni del mondo) esso (Gaudium et spes) è
una revisione del Sillabo di Pio IX, una sorta di contro-sillabo
... Possiamo qui affermare con soddisfazione che il testo serve
come contro-sillabo e, in quanto tale, rappresenta da parte
della Chiesa il tentativo di una riconciliazione ufficiale con
la nuova era inauguratasi nel 1789 ...21
Quindi ciò
che Pio IX ha solennemente condannato come errore è stato ufficialmente
accettato dal “contro-sillabo” (!) di Gaudium et spes. Il Papa
si opponeva al Concilio, e l'insegnamento del Papa è stato “revisionato”
per riconciliare la Chiesa con “la nuova era inauguratasi nel 1789”
— un'era che ha avuto inizio quando Robespierre e Marat riempirono le
chiatte di sacerdoti e suore, di madri e figli e le affondarono nella
Loira, massacrando, durante la Rivoluzione Francese, un milione di cattolici.
Come potrebbe
la Chiesa tentare una “riconciliazione ufficiale” con un'era che ha
avuto inizio con il genocidio dei cattolici francesi e prosegue con
il genocidio dei cattolici dell'Unione Sovietica? Come potrebbe la Chiesa
giungere a “un risoluto compromesso” con una civiltà in cui è
stato troncato ogni legame vitale tra Chiesa e Stato e in cui persino
gli stati cattolici hanno abbracciato proprio l'errore condannato da
Pio IX nel Sillabo: “Attualmente non è più opportuno
mantenere la religione cattolica come unica religione di Stato, escludendo
tutte le altre forme di culto.”22
Queste obiezioni
conducono a un quesito fondamentale sul Concilio stesso: se Gaudium
et spes “ha riveduto” le solenni condanne del Sillabo,
la Chiesa non aveva contraddetto i propri insegnamenti principali? La
Chiesa stessa aveva quindi errato? La risposta, naturalmente, è
no. Poiché lo stesso Concilio ha dichiarato che “In vista dello
scopo pastorale del presente Concilio, questo sacro Sinodo definisce
questioni riguardanti la fede e la morale come vincolanti per la Chiesa
solamente quando il Sinodo lo dichiari apertamente.”23
Il Vaticano II è stato il primo Concilio nella storia della Chiesa
a rinuncia l'autoritá dei propri documenti. Ciò fu un
sollievo non di poco conto per molti Padri del Concilio, preoccupati
per le strane ambiguità e per i nuovi atteggiamenti che permeavano
Gaudium et spes e gli altri testi conciliari. Il vescovo irlandese
Thomas Morris, per esempio, poco prima di morire avrebbe confidato a
un giornalista che “Fui sollevato quando ci venne detto che questo Concilio
non mirava a definire o a dare affermazioni definitive sulla dottrina,
perché un'affermazione sulla dottrina deve essere formulata con
grande attenzione e io avrei dovuto considerare i documenti del Concilio
come provvisori e passibili di riforma.”24
In nessuna parte
del Gaudium et spes il Concilio “dichiara apertamente” che
stava definendo una qualsiasi dottrina per vincolare i fedeli, o che
stava effettivamente annullando il Sillabo. Ciò che
il Concilio ha azzardato (come ha osservato Ratzinger) è stato
un semplice “tentativo” di riconciliare la Chiesa con “la nuova era
inauguratasi nel 1789”. Un tentativo non è una dottrina, e Gaudium
et spes non era, palesemente, una dichiarazione dottrinale, ma
un'esercitazione di commenti sociologici da parte di vescovi che non
erano stati incaricati di insegnare sociologia. Non vi è davvero
alcuna contraddizione, quindi, tra ciò che l'autentico Magistero
ha sempre insegnato e ciò che il Concilio ha “tentato” con Gaudium
et spes, perché un “tentativo” non è un insegnamento.
E l'insegnamento costante dell'autentico Magistero non si
è mai contraddetto. Nessun cattolico è vincolato a seguire
un “tentativo” o un “tentato” insegnamento.
Eppure questo
excursus non dottrinale sulla modernità, come gli altri
documenti di questo Concilio pastorale, ha ottenuto in qualche modo
la qualifica di dogma nell'amnesia postconciliare, cancellando il ricordo
di tutto il vero insegnamento dottrinale che l'aveva preceduto. Proprio
come la “visione” conciliare di Lumen gentium ha eclissato
l'insegnamento tradizionale sulle Ultime Cose, così Gaudium
et spes ha eclissato la tradizionale opposizione della Chiesa
al “mondo moderno” e alle sue “libertà”. Persino il Cardinale
Ratzinger, il difensore della dottrina del Papa, si è sentito
in dovere di fare una protesta pubblica contro questa ingannevole esagerazione
dell'importanza del Concilio nella storia della Chiesa:
“Il Concilio
Vaticano Secondo non deve essere considerato come parte dell'intera
tradizione vivente della Chiesa, ma come la fine di una Tradizione,
un ripartire da zero. La verità è che questo particolare
Concilio non ha affatto definito un dogma, ma ha scelto deliberatamente
di restare a un livello modesto, come un semplice concilio pastorale;
eppure molti ritengono che si sia trasformato in una sorta di dogma
superiore che elimina l'importanza di tutto il resto.”25
Quindi la crisi
attuale non è stata provocata da un difetto della dottrina, ma
da una perdita di memoria che ha fatto sì che il Concilio venisse
considerato come “la fine di una Tradizione, un ripartire da zero”.
Forse è stato proprio questo sviluppo a condurre a Fatima in
qualità di profeta addirittura la Madre di Dio. Nostra Signora
venne a Fatima sapendo cosa sarebbe accaduto alla Chiesa durante la
vita dei bambini che sarebbero diventati i vescovi del Vaticano II.
Essa venne per ricordare loro le semplici cose che essi devono insegnare
al mondo affinché gli uomini possano salvare le loro anime. Cosa
aveva necessità di dire al “mondo moderno” il Concilio Vaticano
Secondo che Nostra Signora non avesse già detto a Fatima? Pentitevi.
Fate le comunioni di Riparazione. Fate sacrifici. Consacrate la Russia
e stabilite nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Fate queste
cose per scongiurare l'annientamento delle nazioni.
Eppure i Padri
del Concilio non hanno fatto menzione di queste cose. Essi, invece,
emanarono un documento che ci esortava a “scrutare i segnali dei tempi”,26
ignorando il grande segnale di Fatima e il grande male del quale Nostra
Signora aveva predetto la diffusione in tutto il “mondo moderno” se
non si fosse tenuto conto delle Sue richieste di Fatima.
E sembra quindi
che l'abbagliante “mondo moderno” della scienza e della tecnologia induca
persino gli uomini di Chiesa a comportarsi come se davvero la Fede del
ventesimo secolo non possa essere così semplice come capirono
invece quei tre semplici pastorelli portoghesi. Certamente, in questa
era illuminata di psicologia e sociologia, di ecumenismo e “dialogo
tra le religioni”, la salvezza è una questione molto più
complicata del semplice pregare per l'intercessione dell'Immacolato
Cuore di Maria per salvare “le povere anime” dal “fuoco dell'inferno”.
Certamente, una volta finito di ponderare tutte le sfumature
recentemente sviluppatesi sulla questione della salvezza, di esaminare
le elaborate scuse psicologiche che ultimamente gli uomini hanno scoperto
per giustificare i loro peccati, possiamo sicuramente collocare il Messaggio
di Fatima nella categoria delle pie tradizioni.
Il “mondo moderno”
mette in ridicolo concetti “esagerati” quali le anime che bruciano per
sempre nel fuoco dell'inferno. Il mondo moderno dice: “L'inferno è
una violazione dei diritti umani. Chi è questo Dio che ci costringe
a credere con la minaccia delle fiamme dell'inferno? Non vogliamo nemmeno
sentirne parlare”. I moderni ecclesiastici, che hanno “stabilito il
dialogo” con il mondo e non esercitano più un insegnamento autorevole,
pensano di non potersi più indurre ad affermare che Dio dannerà
nell'inferno chiunque muoia in uno stato di peccato mortale. Essi hanno
“perduto il coraggio di predicare la minaccia dell'inferno”, come lo
stesso Papa ammette. E cosa farà il Vaticano per questa perdita
di coraggio nella Chiesa? La risposta non è chiara, perché
ancora non è stato detto nulla sull'inferno da parte dello stesso
Vaticano postconciliare.
§
Gli annali di
questo secolo sono pieni di ciance sui “diritti umani”, diritto a questo
e diritto a quello, dichiarati in infiniti trattati, statuti, dichiarazioni
e discorsi da fautori e agitatori dell'incomparabilmente ambizioso “mondo
moderno”. Da quando Nostra Signora apparve a Fatima nel 1917, gli uomini
che ignorano il Suo divino messaggio si stanno piacevolmente intrattenendo
con una sinfonia terrena di “diritti umani”. La sinfonia è stata
costruita fino a un assordante crescendo, mentre il rumore proveniente
dalla buca dell'orchestra ha coperto i pianti e le grida indistinte
di centinaia di milioni di vittime condotte al macello nei gulag e nei
luoghi in cui si pratica l'aborto, che sono i monumenti di questa era
di depravazione umana senza eguale.
Anche i padri
del Concilio Vaticano Secondo sono colpiti da tutto questo chiasso moderno
sui “diritti umani”, avendo dichiarato nel Gaudium et spes
che “l'uomo è sulla strada di uno sviluppo più completo
della sua personalità, e di una crescente rivendicazione dei
propri diritti ...”27 La folle orchestra continua a suonare,
i musicisti si dilettano con la loro musica fragorosa ma priva di vita,
e persino i membri della Chiesa applaudono.
Fino a non molto
tempo fa gli uomini normalmente capivano che i “diritti umani” non avevano
significato a meno che non provenissero da un Dio onnipotente e vendicativo,
cui gli uomini dovevano obbedire pena la dannazione eterna. Una volta
che il concetto di “diritti umani” viene separato da Dio come autore
della vita e giudice supremo di tutti gli offese, con quale fondamento
si può stabilire che vi è un “diritto” a qualcosa, persino
un diritto alla vita? Come si può insistere sulla “dignità
della persona”? Cosa significa “dignità umana” senza Dio? Nulla
più di ciò che gli uomini convengono che essa significhi.
Senza Dio non vi sono veri diritti, ma solo accordi. E qualora gli accordi
diventino scomodi, le porte dei gulag e delle cliniche dell'aborto si
spalancano.
Chi è
questo Dio che ci dà i nostri diritti e li protegge con la Sua
autorità divina? Egli è il Dio Che fu crocifisso e morì
per i nostri peccati. Egli è Cristo Re:
“Egli umiliò
se stesso ancor di più, facendosi obbediente fino alla morte,
e alla morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò
il nome che è sopra ogni altro nome, affinché nel nome
di Gesù si pieghi ogni ginocchio in cielo, terra e negl'inferi,
ed ogni lingua confessi che Cristo Gesù è il Signore,
a gloria di Dio Padre” (Fil. 2: 8-11).
Qui ci si imbatte
ancora in un altro settore della Grande Amnesia: il costante insegnamento
della Chiesa prima del Concilio sulla Regalità Sociale di Gesù
Cristo. Padre Gruner è uno tra gli ormai pochi fedeli che ancora
ricorda che l'11 dicembre 1925 Sua Santità Papa Pio XI proclamava
la Festa di Cristo Re nell'enciclica Quas Primas. Ciò
avvenne soltanto otto anni dopo l'ultima apparizione di Nostra Signora
a Fatima, e proprio il giorno dopo Nostro Signore giunse a Pontevedra
per chiedere i Cinque Primi Sabati di Riparazione per i sacrilegi contro
il Cuore Immacolato di Sua Madre. Ciò avvenne anche a soli trentasette
anni dalla prima sessione del Vaticano Secondo. Eppure questa grande
enciclica del ventesimo secolo sembrerebbe distante centinaia di anni,
in questa stupefacente distorsione del tempo del periodo postconciliare.
Nella Quas
Primas Pio XI ammonì il mondo che “la società umana
sta scivolando verso la sua rovina” poiché essa aveva rifiutato
la Regalità Sociale di Cristo su tutti gli uomini e su tutte
le nazioni. Sua Santità dichiarava ai governanti di tutto il
mondo che se essi “desiderano preservare la loro autorità, per
promuovere e accrescere la prosperità dei loro popoli, non debbono
trascurare il dovere pubblico di riverenza e obbedienza al
ruolo di Cristo.”28 Sua Santità confermava così
l'insegnamento di tutti i suoi predecessori,29 che a loro
volta confermavano ciò che Nostro Signore Stesso aveva dichiarato
prima della Sua Ascensione in Cielo:
Mi è
stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate, dunque,
e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del
Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare
tutto ciò che vi ho comandato ... (Matt. 28: 18-20)
Quanto la Chiesa
ha sempre insegnato sulla Regalità Sociale di Cristo è,
come tutto il resto del suo insegnamento, completamente conforme al
buon senso. Perché se Cristo è Dio, allora la ragione
stessa dimostra che non soltanto gli individui, ma le società
che essi formano, sono in debito verso Cristo Re. Ritenere che i singoli
uomini dovrebbero essere cattolici, ma non le loro società, è
soltanto un insulto a Dio, Autore sia dell'uomo che della società.
Ciò spiega perché Papa Leone XIII non ha esitato a dichiarare
al “mondo moderno” che la Chiesa ha sempre creduto al suo posto legittimo
nell'ordine sociale.
Poiché,
dunque, la professione di una religione è necessaria nello
stato, quella religione deve essere professata come l'unica vera,
e deve essere riconosciuta senza difficoltà, in particolare
negli stati cattolici, perché il marchio della verità
è stato impresso su di essa.30
Per ricordare
a tutte le nazioni il loro dovere pubblico di obbedienza e riverenza
a Cristo, Pio XI compose un atto di Consacrazione dell'intera razza
umana al Sacro Cuore, ordinando che esso venisse incluso nel Messale
Romano ed eseguito in ogni chiesa parrocchiale ogni anno, il nuovo giorno
di festa. Le parole della Consacrazione rivelano tutta l'impavida Cattolicità
del Vaticano preConciliare:
Che Tu sia
Re, o Signore, non solo dei fedeli che non Ti hanno mai abbandonato,
ma anche dei figlioli prodighi che Ti hanno abbandonato ... Che Tu
sia Re di tutti coloro che sono ancora avvolti dall'oscurità
dell'idolatria e dell'Islamismo, e non rifiutare di trarli alla luce
del regno di Dio. Volgi i Tuoi occhi misericordiosi verso i figli
di quella razza, una volta che Tu hai scelto il popolo. Da molto essi
invocano su se stessi il Sangue del Salvatore, che possa ora scendere
su di loro in un lavacro di redenzione e di fede.31
Ma il “mondo
moderno” è diventato persino più moderno da quando le
porte di bronzo si chiusero sul Vaticano Secondo. Settantatre anni dopo
la promulgazione di Quas Primas, gli uomini di tutto il mondo
stanno dando gli ultimi ritocchi a quel grande formicaio globale conosciuto
come il Nuovo Ordine Mondiale. Quando sarà finito, sarà
la più grande conquista dell'uomo moderno: una economia globale
controllata da un governo globale che non conosce confini nazionali.
Naturalmente il nuovo ordine non sarà cattolico, e cristiano
neppure di nome. Sarà completamente senza Dio nelle sue leggi
e istituzioni.
Una delle ragioni
per cui Padre Gruner è stato per così lungo tempo preso
di mira da alcuni burocrati vaticani è che l'Apostolato (a differenza
del neutralizzato Blue Army) desidera pubblicare la verità sulla
reazione del Vaticano all'emergere del Nuovo Ordine Mondiale. E la terribile
verità è la seguente: il Vaticano lo sostiene in linea
di principio e lo ha sostenuto fin dal Concilio. Naturalmente vi sono
dichiarazioni vaticane che, di quando in quando, condannano il regime
universale di aborto e contraccezione del nuovo ordine, e mettono in
guardia contro la creazione di “ineguaglianze” nella nuova economia
globale. Ma l'idea di un Nuovo Ordine Mondiale — un solo governo,
una sola economia e un solo sistema di giustizia — non incontra alcuna
obiezione da parte del Vaticano postconciliare. Al contrario, i burocrati
vaticani stanno favorendo la sua formazione.
Ciò non
costituisce una sorpresa per chiunque abbia studiato Gaudium et
spes e le dichiarazioni pertinenti dei papi postconciliari. Gaudium
et spes è, in effetti, uno statuto virtuale per il sostegno
della Chiesa all'emergente governo mondiale. In una delle sue molti
opinioni al di fuori del campo della fede e della morale, il documento
dichiara la “messa al bando” della guerra:
“... senza
dubbio richiede la costituzione di qualche autorità pubblica
universale ... dotata di un potere effettivo per salvaguardare,
nell'interesse di tutti, la sicurezza, la considerazione per la giustizia
e il rispetto dei diritti.”32
Non sembra riguardare
il Concilio il fatto che una tale “autorità pubblica universale”
non avrebbe princìpi cattolici, ma sarebbe controllata in tutti
i punti chiave da atei oppure da non cristiani che rifiutano Cristo
e la Sua Chiesa. Il Concilio non fa parola di questo evidente problema.
Ma Paolo VI parlò.
Il 4 ottobre
1965, durante la sessione finale del Concilio, Papa Paolo VI andò
a New York per rendere omaggio all'emergente “autorità pubblica
universale” proprio nel suo centro: le Nazioni Unite. Con grande gioia
dei delegati delle Nazioni Unite, il Vicario di Cristo elogiò
la Torre di Babele del ventesimo secolo come “questa nobile istituzione”
e “l'ultima grande speranza per la concordia e la pace.”33
L'ultima grande speranza? Che ne è, allora, della Santa
Chiesa Cattolica, fondata proprio dallo Stesso Principe di Pace per
portare la pace sulla terra agli uomini di buona volontà? E che
ne è del Messaggio di Fatima, Il Piano di pace del Cielo per
questa epoca, consegnato personalmente al mondo dalla Madre di Dio durante
la vita di Paolo VI? Paolo VI non parlò di Fatima quel giorno
alle Nazioni Unite. Invece, accompagnato dal fragoroso applauso dell'Assemblea
Generale, egli appose il suggello di approvazione del Vaticano a un
governo mondiale di senzadio, amministrato dal tempio di acciaio e vetro
del Nuovo Ordine Mondiale:
“Confidiamo
unanimi che questa istituzione si sviluppi e che la sua
autorità aumenti ...”34
E così
è stato. Dopo il Concilio, il Vaticano è stato un osservatore
permanente presso le Nazioni Unite. Gli stessi burocrati Vaticani che
amministrano l'Ostpolitik hanno negoziato la firma del Vaticano
su molti trattati O.N.U., compresi i deplorevoli accordi della Conferenza
di Pechino e il “Convegno O.N.U. sui Diritti dell'infanzia”, che non
menziona il diritto dell'infanzia a nascere. Il Vaticano firma questi
manifesti umanistici con alcune “riserve”; ma li firma, legittimando,
quindi, il terrificante concetto che l'O.N.U. è una valida associazione
morale che dovrebbe esercitare l'autorità su tutto il genere
umano.
Più gli
avvertimenti di Nostra Signora a Fatima si allontanano dalla memoria
del Vaticano, più saldo è il suo abbraccio alla struttura
(se non agli eccessi morali) del Nuovo Ordine Mondiale. Trent'anni dopo
l'omaggio di Paolo VI all'O.N.U., fu la volta di Papa Giovanni Paolo
II. Il 5 ottobre 1995, rivolgendosi all'Assemblea Generale, egli proclamò
la “stima della Sede Apostolica e della Chiesa Cattolica
per questa istituzione” e dichiarò l'O.N.U., promotore
di aborto, contraccezione e umanesimo ateo, “un grande strumento per
armonizzare e coordinare (!) la vita internazionale.”35 Proclamò
anche: “Le Nazioni Unite hanno il compito storico, e grave, di promuovere
questo salto qualitativo nella vita internazionale.” Affermazione alla
quale un semplice membro dei fedeli potrebbe istintivamente replicare:
“Dio non voglia!”
Come l'apostolato
di Padre Gruner ha osservato in molte sue pubblicazioni, invece di favorire
un “salto qualitativo nella vita internazionale”, si sta sovvenzionando
un regime mondiale di aborto e contraccezione, imponendo i programmi
di controllo della popolazione persino ai popoli della Bolivia e delle
Filippine. Anche Padre Paul Marx, il fondatore dell'Internazionale per
la Vita Umana, non ha temuto di condannare l'O.N.U.: “Di gran lunga
— con la sola eccezione dello stesso Satana — oggigiorno la più
grande minaccia alla santità della vita umana e della famiglia
sono i nuovi programmi delle Nazioni Unite/governo mondiale ... le Nazioni
Unite stanno già disponendo le basi per il controllo mondiale
della popolazione con qualsiasi mezzo.”36 Persino il Cardinale
Ratzinger, al tramonto della sua carriera, si sarebbe dissociato dai
suoi confratelli vaticani e avrebbe ammesso pubblicamente la semplice
verità che Padre Gruner e l'apostolato avevano proclamato fin
dal principio: le Nazioni Unite sono un'organizzazione malvagia con
un ordine del giorno malvagio. Nella prefazione a un libro intitolato
The Gospel in the Face of World Disorder (Il Vangelo di
fronte al disordine del mondo), Ratzinger avvertiva che l'O.N.U.
sta promuovendo un “nuovo ordine mondiale”, “un uomo nuovo”, “un nuovo
mondo” e “una nuova antropologia”. E ciò che è più
pericoloso da parte dell'O.N.U., osservava Ratzinger, è che il
suo ordine del giorno non è un sogno utopistico ma un incubo
che potrebbe facilmente divenire realtà: “[I] sogni marxisti
erano un'utopia. Questa filosofia (dell'O.N.U.), al contrario, è
molto realistica.”37
Il motivo per
cui due Papi avrebbero espresso una così alta stima per una istituzione
che sta promuovendo un genocidio mondiale nello stesso grembo materno
rimane un grande mistero, un mistero che l'Apostolato desidererebbe
esplorare. Forse i papi conciliari hanno sostenuto l'O.N.U. perché
i loro consiglieri del Segretariato di Stato Vaticano li hanno convinti
che l'influenza papale poteva in qualche modo avere un benefico effetto
su un'istituzione malvagia. In tal modo, il Cardinale Casaroli convinse
Paolo VI ad abbandonare la forte opposizione della Chiesa al comunismo
a favore dell'Ostpolitik, anche se Paolo VI, a quanto si dice,
era dilaniato da questa decisione.38 Eppure il concetto che
i membri della Chiesa dovrebbero partecipare a organizzazioni malvagie
per “migliorarle” è proprio lo stesso concetto condannato da
Pio XI nella sua enciclica Divini Redemptoris. Riconoscendo
che un albero cattivo non produrrà mai buoni frutti, ma porterà
soltanto veleno a coloro che vi si avvicineranno, Sua Santità
ha proibito a qualunque cattolico di partecipare a movimenti sociali
apparentemente benigni promossi dai comunisti:
“Sotto vari
nomi che non richiamano il comunismo ...[e]ssi invitano i cattolici
a collaborare con loro nel campo dei cosiddetti umanitarismo e carità;
e a volte con propositi che sono in perfetta armonia con lo spirito
Cristiano e con la dottrina della Chiesa ... Pensate a questo, Venerabili
Confratelli, che i Fedeli non permettono di essere ingannati! Il comunismo
è intrinsecamente sbagliato, e chiunque voglia salvare la civiltà
Cristiana non può assolutamente collaborare con esso, in qualsiasi
attività.”39
Come il comunismo,
l'O.N.U. è un albero incomparabilmente cattivo, radicato in modo
irremovibile nell'anima secolare e umanistica della civiltà del
ventesimo secolo. Eppure la ricerca del Vaticano di una “civiltà
dell'amore” sotto i suoi rami sembra essere diventata inesorabile. I
rappresentanti vaticani inseguono l'illusione non solo attraverso l'O.N.U.,
ma anche con le innumerevoli conferenze e incontri di preghiera patrocinati
dal Vaticano con quelli che ora chiamano “i rispettati leader delle
religioni del mondo.”40
Padre Gruner
è stato quasi l'unico a osservare che il Vaticano post-conciliare
non parla più al mondo della Regalità Sociale di Cristo
sull'intera razza umana, compresi musulmani ed ebrei. Laddove Pio XI
condannava l'Islam come un'oscurità dal la quale le anime dovevano
essere tratte in salvo per mezzo della luce di Cristo, circa 72 anni
più tardi, nel 1997, il “Concilio Pontificio sul dialogo interreligioso”
avrebbe dichiarato che cattolici e musulmani dovevano “condividere la
loro fede” e che la “Chiamata all'Islam” e la “Missione Cristiana” dovevano
essere condotte “in uno spirito di collaborazione (!) e come un atto
utile per l'umanità”. Si potrebbe perdonare ai fedeli se avessero
chiesto come era possibile che una religione di oscurità, i cui
errori la Chiesa aveva combattuto per tredici secoli, fosse diventata
improvvisamente “un atto utile per l'umanità” con cui i cattolici
dovevano ora collaborare.
Padre Gruner
e l'apostolato non hanno esitato a indicare l'allarmante velocità
con cui la Consacrazione dell'umanità al Sacro Cuore di Gesù
era scomparsa dai programmi del Vaticano, insieme alla Consacrazione
della Russia all'Immacolato Cuore di Maria. I Cuori di Gesù e
Maria non sono tra le questioni d'attualità degli emissari vaticani
che percorrono le splendenti scorciatoie del Nuovo Ordine Mondiale e
camminano negli atri dell'O.N.U. Gli argomenti principali di discussione
sono oggi “i diritti umani”, “il dialogo”, e “la civiltà dell'amore”.
Il nuovo approccio
del Vaticano al mondo risulta evidente in modo impressionante in una
ricerca di parole chiave nell'archivio vaticano su Internet: si possono
trovare non meno di 52.000 voci sul “dialogo”, 2.000 sui “diritti umani”
e 1.000 sulla “civiltà dell'amore” — ma non una sola voce sul
Regno di Cristo, oppure sulla Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato.41
Nelle dichiarazioni vaticane non si fa più alcuna menzione dell'imperativo
divino “che nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio (e) ogni
lingua confessi che il Signore Cristo Gesù è in gloria
di Dio Padre”. Questo insegnamento è scomparso senza lasciare
tracce. Il nuovo vocabolario ha cancellato completamente quello vecchio.
La “civiltà
dell'amore” è una frase, stando a quanto si dice, coniata da
Paolo VI. In pratica questo concetto sembra significare un'utopia amministrata
dall'O.N.U. in cui persone di tutte le religioni, o di alcuna religione,
in qualche modo raggiungono un accordo attraverso il “dialogo” per rispettare
i “diritti umani” e “la dignità della persona”. Si suppone che
questa fioritura universale di umanitarismo altruistico avvenga senza
la grazia soprannaturale di conversione alla Fede Cattolica, o di qualsiasi
riconoscimento da parte delle società del Regno di Cristo Re.
Papa Giovanni Paolo II riassunse il nuovo concetto nel suo discorso
del 1995 alle Nazioni Unite:
“Le Nazioni
Unite hanno il compito storico, e grave, di promuovere questo salto
qualitativo nella vita internazionale ... per mezzo di valori incoraggianti,
di atteggiamenti e iniziative concrete di solidarietà ... La
risposta alla paura che offusca l'esistenza umana alla fine del ventesimo
secolo è lo sforzo comune di costruire la civiltà dell'amore,
fondata sui valori universali di pace, solidarietà, giustizia
e libertà ...”42
Alla “Giornata
Mondiale di Preghiera per la Pace” tenuta ad Assisi nel 1986, i cattolici
furono testimoni del tentativo forse più ambizioso tra quanti
erano stati compiuti dal Vaticano postconciliare, di manifestare una
“unità” inesistente tra i membri del Corpo Mistico e gli aderenti
a false religioni, le stesse religioni deplorate da Pio XI nella sua
Consacrazione del mondo al Sacro Cuore di Gesù. Conformandosi
perfettamente al nuovo ordine del giorno del Vaticano, il Cardinale
Arinze, capo del Segretariato Vaticano per le Religioni Non Cristiane,
dichiarò che “per costruire la pace nel mondo abbiamo necessità
delle Nazioni Unite”. Il Cardinale Arinze elogiò il “passo
senza precedenti” del Papa di chiamare a raccolta ad Assisi “i leader
di tutte le religioni del mondo, cristiane o altro, per pregare per
la pace nel mondo.”43 Il Cardinale non ha spiegato quale
sorta di “pace” sperava di ottenere attraverso le preghiere di “religioni”
che assolvono proprio quei peccati che fanno abbattere la collera di
Dio sul mondo. La guerra è una punizione per il peccato, disse
a Fatima Nostra Signora ai tre fanciulli. Ma il Nuovo Ordine Mondiale
incoraggia il peccato affermando che ciò avviene per la pace.
Ormai il Vaticano neanche suggerisce che questi “leader” delle “religioni
del mondo” sono falsi pastori che predicano l'aborto, la contraccezione,
il divorzio, la poligamia, le donne “sacerdote”, la reincarnazione di
esseri umani in animali, il culto di idoli e innumerevoli altre menzogne,
superstizioni e abominii davanti a Dio. Invece di mettere in guardia
gli uomini di fuggire i falsi pastori, il Vaticano ne invitava ad Assisi
quanti più poteva per “pregare per la pace”.
Verso la conclusione
degli scandalosi eventi avvenuti durante la “Giornata Mondiale di Preghiera
per la Pace”, il Papa, tenendo in mano un vaso con una pianta, si ergeva
in una sorta di fila di ballerini di avanspettacolo insieme a protestanti,
musulmani, ebrei, buddisti, induisti, animkgisti, amerindiani, confuciani,
scintoisti e zoroastriani, tutti disposti in un grande semicerchio fuori
dalla Basilica di San Francesco. Il Vicario di Cristo venne ripreso
dalle telecamere proprio come se fosse uno dei tanti “rispettati rappresentanti
delle religioni di tutto il mondo”, su un piede di parità davanti
a Dio nella “ricerca della pace”. Undici anni più tardi la Basilica
tremò per tre terremoti che fecero crollare la cupola della Basilica
e ne frantumarono l'altare. Per coloro che non patirono la Grande Amnesia,
l'altare frantumato fu un segno facilmente comprensibile.
Quando i vuoti
atti di Assisi ebbero termine, i “rispettabili rappresentanti delle
religioni di tutto il mondo” fecero ritorno nei loro paesi e ripresero
rapidamente l'antica opposizione al Regno di Cristo Re. In India, dalla
“Giornata Mondiale della Preghiera per la Pace”, i fanatici induisti
uccisero sacerdoti e suore quasi ogni anno, mentre militanti musulmani
del Pakistan sparavano a vista sui cristiani. Quando, in India, il governo
nazionalista induista fece esplodere tre bombe atomiche nel sottosuolo,
la gente di Nuova Delhi danzava nelle strade, gridando preghiere alle
loro divinità indù.44 (Forse ad Assisi i “rispettati
rappresentanti” della religione induista pregavano Shiva, il dio indù
della distruzione). Alcuni giorni più tardi il Pakistan fece
esplodere a sua volta delle bombe atomiche, che annunciavano una corsa
al riarmo con l'India. Nel frattempo, in Israele, gli ebrei che commettevano
il “crimine” di diventare cristiani venivano abitualmente privati della
cittadinanza.
E questa è
“la civiltà dell'amore”. Eppure nessuno che ricordi l'insegnamento
di Papa San Pio X su tali concetti, avrebbe potuto predire il disastro
di questo fosco sostituto moderno del Regno di Cristo. Fu San Pio X
a condannare in una infuocata lettera apostolica proprio l'idea di una
fratellanza con religioni diverse, chiamandola “un miserabile effluente
del grande movimento di apostasia organizzato in ogni paese
per costituire un'Unica Chiesa Mondiale ...” E fu
lui, l'unico papa canonizzato degli ultimi 450 anni, il cui corpo giace
incorrotto nella Basilica di San Pietro, che ricordò al mondo
con grande energia un fatto storico essenziale che il Vaticano di oggi
sembra aver dimenticato: che l'unica “civiltà dell'amore” che
il mondo abbia mai conosciuto “è la civiltà Cristiana,
è la Città Cattolica.”45
Come potrebbe
essere altrimenti? Perché fu Nostro Signore Stesso a dirci che
Egli era giunto a portare non la pace, ma la spada. La spada della Cristianità
che tracciava una incancellabile linea di demarcazione attraverso il
mondo e i secoli tra coloro che avrebbero seguito il Signore e coloro
che non lo avrebbero fatto. Essendo privi della grazia del Santo Battesimo
(o avendo rifiutato di riceverlo) gli uomini che non Lo seguono inevitabilmente
distruggono la pace nel mondo con la loro malizia o la loro indifferenza
verso Cristo Re: “Chi non è con Me è contro di Me; e chi
è contro di Me verrà disperso”. Ecco perché
Pio XI dichiarò nella sua enciclica Ubi Arcano Dei
che “Abbandonando Dio e Gesù Cristo gli uomini sono sprofondati
negli abissi del male ... L'unico rimedio a questo stato di
cose è la pace di Cristo poiché la pace di Cristo è
la pace di Dio, che non potrebbe esistere se essa non imponesse il rispetto
per la legge, l'ordine e i diritti dell'autorità”.
Alla luce di
Fatima e del costante insegnamento della Chiesa prima del Concilio,
alcuni ovvi interrogativi si pongono da soli a qualsiasi cattolico che
valuti l'attuale programma del Vaticano: come potrebbe esservi una “civiltà
dell'amore” senza la Regalità Sociale di Cristo e l'obbedienza
agli autorevoli insegnamenti della Sua Chiesa? Come il Concilio di Trento
ha infallibilmente stabilito: “Chiunque affermi che Gesù Cristo
è stato mandato da Dio agli uomini come il Redentore Cui affidarci,
e non anche come un legislatore Cui obbedire; che sia colpito da anatema”.46
E potrebbe mai questa civiltà risorgere senza il trionfo dell'Immacolato
Cuore di Maria e la Conversione della Russia? Senza la grazia del battesimo,
e le virtù soprannaturali di fede, speranza e carità che
sono i doni di Cristo attraverso la Sua Santa Chiesa, come potrebbero
gli uomini essere buoni per un qualsiasi periodo di tempo, o almeno
abbastanza buoni per un periodo di tempo sufficiente a costruire una
“civiltà dell'amore”? Dopo tutto, se gli uomini avessero potuto
costruire una “civiltà dell'amore” senza la grazia di Cristo
e l'appartenenza alla Sua Chiesa, che necessità c'era per Lui
di essere appeso a quella sciagurata croce?
Ma gli uomini
non possono vivere in vera giustizia e pace se non attraverso la grazia
di Dio conquistata per noi sul Calvario dalla morte di Gesù Cristo
sulla croce. Contro l'eresia semi-Pelagiana di divinità senza
la grazia di Cristo, Trento ha infallibilmente decretato: “Se qualcuno
afferma che la grazia di Dio attraverso Gesù Cristo è
data soltanto per questo, che l'uomo può essere in grado di vivere
più facilmente in modo giusto e meritare la vita eterna, come
se dalla libera volontà senza grazia egli fosse in grado di fare
entrambe benché davvero a malapena e con difficoltà; che
sia colpito da anatema”.
Ciò che
dovrebbe risultare ovvio fin dal principio del nuovo programma è
che senza Cristo e la Sua Chiesa, la “civiltà dell'amore” può
soltanto trasmettere la “cultura della morte” condannata dal Papa. La
“civiltà dell'amore” e la “cultura della morte” sono, infatti,
una cosa unica e uguale, non importa con quanto vigore Papa
Giovanni Paolo II abbia cercato di separarle. Una civiltà che
rifiuta di sottomettersi a Cristo e alla Chiesa è una civiltà
che si è assicurata la propria morte.
I cattolici
che sollevano queste obiezioni in comunicazioni private al Vaticano
non ricevono risposta. Le loro domande vengono messe da parte con una
educata dichiarazione di ricezione, inoltrate a un diverso ufficio vaticano
o semplicemente ignorate. Di fronte al monolitico silenzio del Vaticano,
Padre Gruner e l'apostolato hanno sollevato pubblicamente gli stessi
interrogativi. Anch'essi non hanno ricevuto una risposta diretta. Ma
l'implicita replica dei burocrati vaticani che si oppongono a Padre
Gruner e al suo lavoro è questa: tu e il tuo apostolato verrete
messi a tacere.
§
Trentotto anni
dopo che la Regalità di Cristo venne sostituita dalla “civiltà
dell'amore”, alcune conclusioni si propongono da sole: l'apparato vaticano
postconciliare è imbarazzato dal continuare a dire al mondo che
le povere anime verranno salvate dall'inferno per l'intercessione del
Cuore Immacolato di Maria e che senza la Sua intercessione le anime
si perderanno per sempre? Il Vaticano si vergogna della pietà
innocente del Messaggio di Fatima in tutta la sua pura e semplice Cattolicità?
La storia di Fatima deve essere riposta su uno scaffale come il libro
di un bambino all'ora di dormire, non può più essere letta
ad alta voce agli adulti del “mondo moderno” esattamente come è
stata scritta, per timore che i nostri moderni ecclesiastici appaiano
ridicoli?
Al “mondo moderno”
e agli ecclesiastici che gli prestano rispetto umano, Fatima può
davvero sembrare una cosa per bambini. E così è. Poiché
ogni uomo è un bambino di fronte a Dio, e tutta la storia della
salvezza ci dice che i bambini di Dio soffrono spaventose conseguenze
ogni qualvolta iniziano a travestirsi da adulti, e specialmente nel
“mondo moderno”. Per questa ragione Nostro Signore ci ha insegnato che
il Paradiso è un luogo riservato a coloro che comprendono esattamente
che essi sono bambini, che devono accettare con l'umiltà
di un bambino il semplice, inalterabile linguaggio del Cielo: “In verità
vi dico: chi non riceverà il regno di Dio come un fanciullo,
non c'entrerà” (Marco, 10:15). Anche per questa ragione il Messaggio
di Fatima venne confidato a dei fanciulli per edificare gli adulti.
I tre fanciulli
che quell'estate si inginocchiarono presso il leccio a Cova da Iria,
non molto tempo prima del Vaticano Secondo, ricevettero da Maria Immacolata
proprio l'immacolata semplicità — la semplicità della
Fede che Nostra Signora sapeva sarebbe stata rapidamente oscurata in
un'era contraddistinta dal marchio di una falsa e mortale sofisticazione.
La grande ironia dei nostri tempi sarà che le sue legioni di
individui sofisticati, che credono di aver raggiunto l'età adulta
dell'umanità, non saranno neanche bambini, ma neonati urlanti
che respingono il nutrimento spirituale della Santa Madre Chiesa.
Questo è
ciò che Padre Nicholas Gruner ha sempre compreso su Fatima. Nella
sua celeste economia di parole, il Messaggio di Fatima è la somma
di tutto ciò che è stato dimenticato nella Grande Amnesia:
la liturgia Romana, che custodiva gelosamente il Sacrificio riparatorio
della Messa offerta i Primi Sabati; le Ultime Cose, che ricordavano
agli uomini il loro destino eterno; il diritto divino della Chiesa di
insegnare al mondo con la perentoria autorità di Dio Stesso;
la Regalità di Cristo; il trionfo dell'Immacolato Cuore di Maria
in una civiltà cattolica.
Padre Gruner
non è il solo a comprendere quanto è andato perduto con
la perdita di Fatima. Al mondo vi sono ancora vescovi, sacerdoti e laici
che non condividono la sofisticazione imperante, che non soccombono
alla Grande Amnesia. Eppure si tratta di una quantità esigua
in modo allarmante, poiché la rivoluzione postconciliare ha reclamato
molti milioni di vittime. Nel 1999 il numero dei sacerdoti di tutto
il mondo è inferiore di 50.000 rispetto a 39 anni fa,
nonostante l'enorme crescita della popolazione mondiale. I seminari
e i conventi sono quasi vuoti.47 La grande maggioranza di
coloro che ancora si ritengono cattolici considera solamente come “opinioni
del Papa” gli insegnamenti del Magistero sul matrimonio e sulla procreazione,
mentre la quantità di aborti e divorzi tra i cattolici di nome
è uguale a quella tra i protestanti e gli ebrei. La gente non
sembra temere più le fiamme dell'inferno e anche la Chiesa non
ne fa più menzione. Ma a Fatima Lucia, Jacinta e Francisco videro
le fiamme dell'inferno per alcuni istanti, istanti di terrore che li
resero santi. E ora il mondo che ignora l'inferno, cui l'inferno non
viene più ricordato dal Vaticano stesso, sta avviandosi, in modo
evidente, verso i preparativi finali per la sua distruzione.
Come disse Suor
Lucia di Fatima: “Padre ... la mia missione è indicare a ciascuno
il pericolo imminente di perdere le nostre anime per tutta l'eternità,
se continuiamo a ostinarci nel peccato. Padre, per fare penitenza non
dovremmo attendere un appello al mondo che giunga da Roma da parte del
Santo Padre. Né dovremmo attendere il richiamo alla penitenza
da parte dei vescovi delle nostre diocesi, né da parte delle
congregazioni religiose. No! Nostro Signore ha già impiegato
molto spesso questi mezzi e il mondo non vi ha prestato attenzione.
Ecco perché, ora, è necessario per ciascuno di noi iniziare
a correggersi spiritualmente. Ognuno deve salvare non soltanto la propria
anima ma anche tutte le anime che Dio ha posto sul nostro cammino.”48
Questi sono
i fatti che costringono Padre Gruner a continuare a farsi carico di
un apostolato che ha attirato interminabili persecuzioni su di lui e
su coloro che assistono nella sua opera. Egli ricorda. E poiché
ricorda, è un nemico della Rivoluzione il cui scopo è
l'annullamento del ricordo e la creazione di un nuovo futuro — un futuro
ignaro della sostanza del passato. Un futuro senza Fatima.
Note:
1. San Tommaso d'Aquino, Summa Theologica,
II, II, Q 174 art. 6.
2. 1 Ts. 5: 20,21.
3. Fatima in Lucia's Own Words
(Sister Lucia's Memoirs) Fatima, 1976 p. 162. [Lucia racconta Fatima.
Memorie, lettere e documenti di Suor Lucia, Brescia 1987.]
4. Davies, Michael. Pope Paul's New
Mass [La nuova messa di Papa Paolo]. Angelus Press: Kansas City,
p. 585.
5. Udienza di Papa Paolo VI, 26 novembre
1969.
6. Discorso del 30 giugno 1972, citato
in Romano Amerio. Iota Unum. Sarto House: Kansas City (1996),
p. 6.
7. Crossing the Threshold of Hope.
Alfred A. Knopf. New York, 1994, pg.178. [Varcare la soglia
della speranza, Milano 1994].
8. Ibid. pp. 179-180.
9. Ibid. p. 180.
10. Ibid. p. 181.
11. Ibid. p. 183.
12. The Whole Truth About Fatima
[Tutta la verità su Fatima], Vol. III The Third Secret
[Il Terzo Segreto], Frère Michel de la Sainte Trinité,
pg. 755, Buffalo, 1990.
13. Quanta Cura, nn.1, 6; Sillabo
degli errori di Pio IX.
14. Joseph Cardinale Ratzinger. Principles
of Catholic Theology. Ignatius Press: 1987, p. 380. [ed. it. Elementi
di teologia fondamentale, Brescia 1986].
15. Gaudium et spes,
n. 41.
16. Ibid. n. 54.
17. Ibid. n. 5.
18 Ibid. n. 18.
19. Ibid. n. 12.
20. Ratzinger, op. cit. p. 380.
21. Ibid. p. 382.
22. Sillabo degli errori di Pio
IX, n. 77.
23. Nota teologica alla Lumen Gentium,
16 novembre, 1964.
24. Intervista del Vescovo Morris di Kieron
Wood, Catholic World News, 27 settembre 1997, a www.cwnews.com\news\viewrec.cfm?
RefNum= 4091.
25. Discorso del luglio 1988 a Santiago,
Cile, citato in Latin Mass magazine, Primavera 1998, p. 23.
26. Gaudium et spes, n. 4.
27. Ibid. n. 41.
28. Quas Primas, n. 18.
29. Leo XIII, Annum Sacrum, Libertas
Humana, Immortale Dei; S. Pio X, Vehementer Nos; Gregorio
XVI, Mirari Vos; Pio XI, Adeo Nota, e molti altri.
30. Libertas Humana.
31. Quas Primas, atto di Consacrazione
allegato.
32. Gaudium et spes, n. 82.
33. Discorso di Paolo VI alle Nazioni Unite,
4 ottobre 1965.
34. Ibid.
35. Discorso di Giovanni Paolo II alle
Nazioni Unite, 5 ottobre 1995.
36. L'Osservatore Romano, 28
maggio 1997, p. 11.
37. V. il sito Web del Vaticano a www.vatican.va
38. Catholic World News Report, 24 novembre
1997, www.cwnews.com\news\viewrec.cfm? RefNum= 6363.
39. Divini Redemptoris.
40. The Wanderer, 18 giugno 1998,
p. 3.
41. V. il sito Web del Vaticano a www.vatican.va
42. Discorso di Giovanni Paolo II alle
Nazioni Unite, 5 ottobre 1995.
43. Assisi: Giornata mondiale di preghiera
per la pace. Commissione pontificia Justitia et Pax. Città
del Vaticano, 1987, p. 137.
44. Ibid, p. 39.
45. Il nostro mandato apostolico contro
il Sillon, Sezione II, Papa S. Pio X, 1910.
46. Concilio di Trento, Canoni sulla giustificazione,
Sezione 6, Canone 21.
47. New York Times, 17 maggio
1998, Sez. 4, p. 1.
48. Per il testo di questa intervista di
Suor Lucia con Padre Fuentes a Coimbra, v. La Verdad Sobre el Secreto
de Fàtima, p. 107. Il Reverendo Sanchez, Arcivescovo di
Vera Cruz, concesse l'imprimatur per la suddetta intervista del 26 dicembre1957.
V. anche Frère François de Marie des Anges, Fatima:
Tragedy and Triumph [Fatima: Tragedia e trionfo], pp. 26-32; anche,
Frère Michel de la Sainte Trinité, The Whole Truth
About Fatima, Vol. III, The Third Secret, pp. 504-509.
p. 107. Il Reverendo Sanchez, Arcivescovo di Vera Cruz, concesse l'imprimatur
per la suddetta intervista del 26 dicembre1957. V. anche Frère
François de Marie des Anges, Fatima: Tragedy and Triumph
[Fatima: Tragedia e trionfo], pp. 26-32; anche, Frère Michel
de la Sainte Trinité, The Whole Truth About Fatima, Vol.
III, The Third Secret, pp. 504-509.