Capitolo 20
Il Tribunale degli Specchi
Negli ultimi
trentotto anni gli emissari vaticani hanno tenuto conferenze in tutto
il mondo sulla necessità di rispettare i “diritti umani” nella
“civiltà dell'amore”. Ma per quanto riguarda i tribunali vaticani?
Anche la Dichiarazione Universale dei Diritti, così aridamente
umanistica, adottata dall'Assemblea Generale dell'O.N.U. nel 1948, riconosce
che “Ciascuno ha diritto in completa equità a un'udienza giusta
e pubblica da parte di un tribunale indipendente e imparziale, nella
determinazione dei suoi diritti e doveri ...”1 Giovanni Paolo
II ha acclamato la Dichiarazione come “una delle più elevate
espressioni della coscienza umana dei nostri tempi”.
Sembrerebbe,
però, che i giudici dei tribunali vaticani si considerino esonerati
dal criterio di giustizia che il Vaticano predica per gli altri uomini.
Persino i tribunali civili senza Dio riconoscono il diritto a un giudizio
imparziale; il diritto a una specificazione dei capi d'accusa; il diritto
a un'udienza giusta e aperta; il diritto al confronto con i testimoni;
il diritto a fare ricorso avverso una decisione ingiusta davanti a una
corte d'appello imparziale. Per Padre Nicholas Gruner, comunque, nessuno
di questi diritti è sembrato essere operante nelle aule della
Congregazione per il Clero e della Segnatura Apostolica. Quanti altri
sacerdoti caduti in disgrazia sono stati risucchiati da questo vuoto
di diritti umani, e quindi estromessi con la reputazione e con lo stato
sacerdotale distrutti?
Nei documenti
che ha depositato presso la Congregazione e la Segnatura, Padre Gruner
ha fornito la prova incontrovertibile che le procedure canoniche a suo
carico erano una completa mistificazione: che gli ordini che lo richiamavano
ad Avellino non erano gli ordini del vescovo, ma quelli del Cardinale
Agustoni, Prefetto della Segnatura Apostolica, del Cardinale Sanchez,
Prefetto della Congregazione per il Clero, e dell'Arcivescovo Sepe,
il Segretario della Congregazione; tutti loro avevano imposto segretamente
le loro conclusioni proprio sul caso per il quale avevano avuto la carica
di giudici.
Padre Gruner
ha sottolineato come tale interferenza sulla giurisdizione di un vescovo
nella sua stessa diocesi non avesse precedenti negli annali del diritto
canonico, perché la Chiesa ha sempre insegnato che il vescovo
è sovrano nella sua diocesi. Che Agustoni, Sanchez e Sepe fossero
prelati di rango superiore al Vescovo di Avellino non è pertinente.
Essi non avevano diritto di interferire con la divina costituzione della
Chiesa reclutando a forza la Diocesi di Avellino e trasformando il suo
vescovo nel loro fantoccio. Al contrario, si presumeva che la loro funzione
in qualità di membri dei tribunali vaticani dovesse essere quella
di correggere gli abusi di potere da parte dei vescovi, e non di impiegare
un vescovo per commettere essi stessi un abuso.
Le prove di
Padre Gruner comprendono, inoltre, una copia, fortunatamente scoperta,
della lettera del 1989 dal Cardinale Agustoni al Vescovo di Avellino,
che ordinava al vescovo di richiamare Padre Gruner in modo che sembrasse
un'idea dello stesso vescovo. Nel gennaio del 1997 la scoperta di questa
“pistola ancora fumante” ha imposto, infine, l'allontanamento di Agustoni,
impedendogli, quindi ulteriori deliberazioni in merito al caso di Padre
Gruner; per la prima volta nella storia della Segnatura un suo Prefetto
era stato costretto a dimettersi per ragioni di parzialità. Eppure
Agustoni aveva già espresso la sua decisione sfavorevole del
maggio 1995 sostenendo il primo ordine di rientro da parte del Vescovo
di Avellino; proprio l'ordine che lo stesso Agustoni aveva segretamente
ordinato al vescovo di consegnare.
Padre Gruner
ha presentato prove di comportamento giuridico grossolano e indegno
sufficienti per rovesciare qualsiasi verdetto presso un tribunale secolare
civile. Ma i giudici dei tribunali ecclesiastici che stavano attuando
Il Piano per il trasferimento di Padre Gruner evidentemente
restarono impassibili di fronte al fatto che la giustizia della Chiesa
superasse quella degli scribi e dei farisei del potere giudiziario secolare.
No, Il Piano procedeva senza essere ostacolato dai concetti
di “giustizia e solidarietà” che il Vaticano prescriveva per
l'ipotetica “civiltà dell'amore”.
Nel luglio del
1997, alcuni mesi dopo la Terza Conferenza di Fatima svoltasi a Roma,
Padre Gruner riceveva la sentenza della Segnatura Apostolica sul suo
ricorso contro il primo ordine di rientro ad Avellino. Non fu una sorpresa
che l'allontanamento del Cardinale Agustoni non avesse alterato l'esito
predeterminato. La questione venne semplicemente trasferita al braccio
destro di Agustoni, l'Arcivescovo Zenon Grocholewski, Segretario della
Segnatura, che respinse il ricorso con la secca frase latina manifeste
caret quolibet fundamento, evidentemente privo di qualsiasi fondamento,
un modo di dire latino che significa “Rifiutiamo di ascoltare il tuo
caso”.
L'Arcivescovo
Grocholewski era un altro guardiano prevenuto, fermo all'ingresso del
tribunale. Parecchi mesi prima del provvedimento dell'Arcivescovo Grocholewski,
Padre Gruner aveva consultato a Roma il canonista Franco Ligi sull'eventualità
di accettare il suo caso. Ligi è un insigne avvocato che esercita
sia nei tribunali vaticani che presso il sistema giudiziario civile
della Corte Suprema italiana. Dopo aver parlato con Grocholewski presso
gli uffici della Segnatura, Ligi rifiutò di accettare il caso,
dicendo a Padre Gruner che l'Arcivescovo Grocholewski aveva ammesso
senza mezzi termini che il caso, in realtà, non poneva in questione
l'incardinazione di Padre Gruner in questa o quella diocesi, ma riguardava
piuttosto “ciò che egli dice. Egli provoca disaccordo”. Disaccordo
in che senso? C'era qualcosa di falso in quanto Padre Gruner affermava?
O il “disaccordo” di cui Grocholewski si doleva era l'effetto causato
da un sacerdote che dice la verità su Cristo Re e sul trionfo
della Sua Madre Regina, in un'epoca in cui tali argomenti sono divenuti
estremamente imbarazzanti per il Vaticano? Lo Stesso Nostro Signore
non aveva forse predetto che proprio il disaccordo sarebbe sorto dalla
predicazione del Vangelo, come era stato riassunto, con concisione divina,
nel Messaggio di Fatima?
Ligi aveva prontamente
convenuto con Padre Gruner che se il caso avesse realmente riguardato
quanto affermato da Padre Gruner, allora avrebbe dovuto essere trasferito
alla Congregazione per la Dottrina di Fede, dove Padre Gruner avrebbe
potuto difendere ampiamente la sua predicazione e il suo insegnamento.
Naturalmente ciò non è mai accaduto. Un esame dottrinale
dell'opera di Padre Gruner era l'ultima cosa che Grocholewski e i suoi
seguaci esecutori del Piano volevano vedere, poiché
esso avrebbe condotto al proscioglimento del loro obiettivo. Il caso
sarebbe rimasto alla Segnatura. E adesso era nelle mani dell'Arcivescovo
Grocholewski, che con Ligi aveva ammesso apertamente che l'intera procedura
era un pretesto per sopprimere un apostolato che non poteva essere soppresso
altrimenti.
La sentenza
di Grocholewski stabiliva che il ricorso di Padre Gruner era stato rifiutato
per un motivo tecnico: vale a dire perché non era stato presentato
entro quindici giorni dalla decisione presa nel 1995 dal Cardinale Agustoni
di confermare il primo ordine di rientro ad Avellino. Eppure Padre Gruner
non aveva mai ricevuto dagli uffici della Segnatura copia di questa
decisione; quindi come poteva sapere che vi era una decisione contro
cui appellarsi? La risposta data nella sentenza era che l'avvocato di
Padre Gruner ne aveva ricevuto copia. Ma l'anziano canonista era malato
così gravemente che non era riuscito a notificare a Padre Gruner
la decisione per quasi diciassette mesi, e Padre Gruner neppure seppe
di tale decisione finché questa non venne pubblicata mesi più
tardi nel Soul Magazine del Blue Army. Che disdetta! Manifeste
caret quolibet fundamento.
Ma persino le
corti civili amministrate da non credenti permettono alle parti innocenti
di riaprire i casi che non sono comparsi in tribunale per infermità
o negligenza dell'avvocato. Certamente un tribunale della Chiesa Cattolica
dovrebbe essere imparziale almeno quanto i tribunali civili senza Dio
in circostanze simili. Ma non è così. Manifeste caret
quolibet fundamento.
Ma, seriamente,
come ci si poteva aspettare che Padre Gruner si appellasse entro quindici
giorni contro una decisione di cui non era a conoscenza finché
il suo contenuto non apparve, molti mesi dopo, sulla rivista del Blue
Army? Davvero sfortunato. Manifeste caret quolibet fundamento.
Che dire, dunque,
dell'intollerabile ingiustizia dell'intera questione? Padre Gruner aveva
scoperto e presentato alla Segnatura la prova definitiva che il Cardinale
Agustoni fosse l'istigatore segreto dell'ordine di rientro ad Avellino,
consigliando il Vescovo di Avellino di fingere che fosse una sua idea.
Se il Cardinale Agustoni era stato costretto a dimettersi in quel momento
a causa di questa scoperta, non si sarebbe dovuto dimettere prima
di emettere la sua decisione contro Padre Gruner? Come si poteva
permettere ad Agustoni di farla franca con l'inganno di presiedere in
appello quando, in sostanza, le sue azioni simulavano un giudizio imparziale
sull'ordine di rientro “del vescovo”? La sentenza di Agustoni del 1995
non era forse nulla e vuota in quanto frode attuata contro Padre Gruner?
Ci dispiace, è troppo tardi. Manifeste caret quolibet fundamento.
Che ne è,
allora, del diritto di Padre Gruner al suo buon nome? Padre Gruner ha
fatto rilevare che la decisione venne gravata da menzogne facilmente
dimostrabili, compresa l'insinuazione che Padre Gruner fosse un sacerdote
“vagus” (senza un vescovo), mentre in verità egli aveva avuto
il permesso scritto del Vescovo di Avellino di risiedere in Canada.
Perché a Padre Gruner non venne concessa facoltà di riparare
ai danni alla sua reputazione derivati dalla pubblicazione sulla rivista
Soul, diffusa in tutta l'America del Nord, della sentenza “riservata”
di Agustoni? No, niente affatto. Manifeste caret quolibet fundamento.
Perciò
la sentenza di tre pagine di Grocholewski distrusse l'opera di un'intera
vita e il buon nome di un sacerdote cattolico che non aveva commesso
alcuna offesa né contro la fede né contro la morale. Il
contrasto con casi di reale cattiva condotta sacerdotale è stupefacente:
sacerdoti pedofili vengono trasferiti per anni di parrocchia in parrocchia
dai loro vescovi, finché qualcuno tra le loro vittime sporge
denuncia per i crimini commessi o intenta cause civili da milioni di
dollari.2 Predicatori delle più oltraggiose eresie
vengono ignorati, o semplicemente assegnati a un altro pulpito su tardivi
ordini dal Vaticano, rimanendo, tuttavia, sacerdoti di buona reputazione.3
Ma per Padre Nicholas Gruner le ruote della giustizia vaticana continuavano
a macinare con efficienza straordinaria e spietata, tanto da sembrare
che, almeno per lui, la macchina giuridica fosse consapevole, vigile
e determinata a raggiungere un risultato definitivo.
Eppure il caso
non è ancora interamente concluso. Resta da decidere il secondo
ricorso di Padre Gruner alla Segnatura contro il secondo ordine di rientro
da parte del Vescovo di Avellino. Quest'ordine (a differenza del primo)
implicava una reale minaccia di sospensione dal sacerdozio se Padre
Gruner non avesse acconsentito a relegarsi per sempre ad Avellino. Oggetto
del secondo ricorso era esattamente l'incardinazione di Padre Gruner
da parte dell'Arcivescovo di Hyderabad, il terzo prelato che, in meno
di tre anni, si era offerto di scrivere per patrocinare la causa di
Padre Gruner affinché egli operasse in una diocesi amica. Il
Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe, presso la Congregazione per
il Clero, avevano già dichiarato che l'incardinazione a Hyderabad
era “inesistente”. Cosa avrebbe detto la Segnatura dell'incardinazione
scomparsa come per una magia canonica senza precedenti?
Poiché
Padre Gruner attendeva una risposta, il corso degli eventi segnò
la presentazione presso un altro tribunale: il tribunale dell'opinione
pubblica. Quando gli esecutori del Piano avevano fatto trapelare
alla stampa cattolica la sentenza di Agustoni sul primo ricorso, evidentemente
ci si aspettava che l'apostolato di Padre Gruner sarebbe stato colpito
a morte dalla semplice rivelazione apparsa sulla rivista Soul
che “il più alto tribunale ecclesiastico” (cioè il Cardinale
Agustoni) aveva “dichiarato” che Padre Gruner era un “vagus” che non
era “riuscito” a trovare un vescovo che lo incardinasse, e che “disobbediva”,
venendo meno all'ordine di rientrare ad Avellino. Naturalmente Soul
non rivelava che l'unica ragione per cui Padre Gruner non era
“riuscito” a trovare un altro vescovo è che Agustoni et al.,
gli avevano sistematicamente impedito di farlo.
Ma il ricorrere
all'opinione pubblica si sarebbe dimostrato essere un errore grossolano.
La pubblicazione della sentenza su Soul rese possibile una
risposta pubblica da parte di Padre Gruner e dell'apostolato sulla rivista
The Fatima Crusader (Il crociato di Fatima) e altrove. Quando
la gente apprese i particolari del Piano, un'ondata di sdegno
cominciò a levarsi da parte di vescovi, sacerdoti e laici che
ne avevano abbastanza della doppia regola che proteggeva pedofili ed
eretici mentre perseguitava spietatamente un sacerdote Mariano.
Anticipando
l'inevitabile decisione sul secondo ricorso, a metà del 1997
iniziò a circolare, per essere firmata, una seconda Lettera Aperta
a Giovanni Paolo II da pubblicare sulla stampa italiana, che implorava
ancora una volta l'intercessione del Papa nel caso di Padre Gruner.
La reazione fu elettrizzante: in pochi mesi, ventisette vescovi — tra
cui dieci arcivescovi — 1.500 tra sacerdoti e suore e più di
15.000 membri laici avevano firmato la lettera. Il numero di vescovi
che desideravano firmare era aumentato più di tredici volte dalla
prima Lettera Aperta nel 1995.
La campagna
condotta dai burocrati per consegnare Padre Gruner all'oblìo
stava improvvisamente perdendo terreno in maniera piuttosto drammatica;
la stampa che fece trapelare la sentenza della Segnatura riuscì
soltanto a esporre Il Piano a un fulmineo scrutinio
da parte del pubbico. Esaminate dal tribunale pubblico cui essi avevano
scelto di sottostare, le manovre di Sanchez, Sepe e Agustoni vennero
considerate alla stregua di qualsiasi altro abuso di potere.
All'inizio del
febbraio del 1998 Padre Gruner ricevette la risposta al suo secondo
ricorso, contenente il risultato previsto. L'ultima sentenza della Segnatura
(emessa dall'Arcivescovo Grocholewski, in assenza di Agustoni) avvisava
Padre Gruner che il suo ricorso non era neppure stato oggetto di discussione
da parte dei giudici del tribunale. Il ricorso era stato bloccato ancora
una volta sulla scrivania di Grocholewski con la stessa perentoria frase
latina: Manifeste caret quolibet fundamento. Questa volta,
comunque, gli esecutori del Piano si erano sentiti costretti
a cercare di far apparire più rispettabili le loro attività,
alla luce della sfavorevole pubblicità che si era abbattuta su
di loro. Ed ecco fare il suo ingresso il “promotore di giustizia”.
Nel diritto
canonico il “promotore di giustizia” è una terza parte manifestamente
neutrale che valuta i fatti e la legge di un caso ed esprime un'opinione
indipendente sul modo in cui esso andrebbe risolto. In questo caso,
non è sorprendente che il “promotore di giustizia” funzionasse
come il Promotore del Risultato Predeterminato, risultato che era già
stato stabilito nella missiva segreta tra il Cardinale Agustoni e il
Vescovo di Avellino.
All'insaputa
di Padre Gruner il “promotore di giustizia” era pervenuto ad alcune
“conclusioni” in latino riguardo i fatti e la legge persino prima che
la sentenza di Grocholewski fosse stata emanata. Il nuovo avvocato di
Padre Gruner, in accordo ai termini del suo mandato scritto, avrebbe
dovuto rispondere al documento e inoltrarne una copia al suo assistito.
In una sbalorditiva replica della precedente negligenza avvocatizia,
il nuovo avvocato mise semplicemente da parte il documento, non presentando
affatto una risposta e persino non avvisando Padre Gruner della sua
esistenza. Questa fu una negligenza del genere più grossolano,
come se un avvocato civile dopo aver accettato la consegna di documenti
in un processo contro il suo cliente, non riuscendo a rispondere in
tempo all'azione legale, dimenticasse di avvertire il suo cliente fino
all'arrivo di una sentenza in contumacia del costo di milioni di dollari.
Nel caso di Padre Gruner, comunque, l'argomento in gioco, cioè
l'esercizio del suo sacro sacerdozio, era infinitamente più prezioso
di qualsiasi somma di denaro. Una “sentenza in contumacia” in questo
caso ha conseguenze spirituali che vanno ben oltre qualunque previsione
umana. Il “promotore di giustizia” presentò la sua relazione
il 22 novembre 1997 — il giorno della festa di Santa Cecilia, che venne
uccisa in quella data da ripetuti colpi di scure. Padre Gruner avrebbe
appreso di lì a poco che il primo colpo di scure era ricaduto
su di lui.
In quattordici
pagine di contorti ragionamenti il “promotore di giustizia”, senza incontrare
alcuna opposizione da parte del nuovo avvocato, aveva “scoperto” che
era perfettamente giusto e appropriato che un sacerdote con una reputazione
ventennale, che non aveva mai fatto nulla di sbagliato e che, per di
più, aveva trovato tre vescovi favorevoli ad accettarlo nelle
loro diocesi, venisse sottoposto alle seguenti misure: (a) ritorno ad
Avellino entro 29 giorni dalla notifica, dopo aver risieduto in Canada
senza alcuna obiezione per più di 16 anni; (b) immediata distruzione
dell'attività dell'apostolato durata una vita intera, nonostante
tre vescovi fossero assolutamente pronti a promuovere l'apostolato nelle
loro diocesi; (c) il licenziamento di 150 impiegati dell'apostolato;
(d) la cessazione dei sussidi per l'assistenza a più di 50 bambini
orfani che venivano mantenuti dai fondi dell'apostolato; (e) l'abbandono
della sua dimora, dei suoi parenti e delle sue questioni personali in
Canada e (f) la prigionia virtuale a vita, sotto la minaccia della sospensione
dal sacerdozio, in una diocesi straniera il cui vescovo non aveva richiesto
il suo impegno dal 1978!
E perché,
secondo il “promotore di giustizia” questo orrore doveva essere un risultato
“giusto”? Il documento non aveva neppure tentato di sviluppare un fondamento
logico per trattare un sacerdote moralmente retto con durezza tanto
maggiore rispetto ai pedofili errabondi e agli eretici pubblici che
affliggevano la Chiesa postconciliare con una quasi totale impunità.
Tutto ciò che il “promotore di giustizia” poteva offrire era
la semplice conclusione che “Vi erano gravi ragioni per negare una lettera
di escardinazione” da Avellino affinché Padre Gruner potesse
essere incardinato a Hyderabad. E quali erano queste “gravi ragioni”
per negare l'escardinazione? Esse erano “le stesse gravi ragioni per
richiamare Padre Gruner alla diocesi”. Bene, allora quali erano le gravi
ragioni per richiamare Padre Gruner alla diocesi? Passando al paragrafo
successivo, il “promotore di giustizia” aveva semplicemente lasciato
la domanda priva di risposta. Ma la risposta era implicitamente sottintesa,
non solo dal “promotore di giustizia” ma da chiunque altro stesse collaborando
all'esecuzione del Piano; le “gravi ragioni” per richiamare
Padre Nicholas Gruner alla Diocesi di Avellino, e impedirgli di trovare
posto in una qualsiasi altra diocesi al mondo, erano le seguenti: primo,
Padre Gruner era stato di gran lunga troppo efficace, e per troppo tempo,
nel promuovere il Messaggio di Fatima. Secondo, il Messaggio di Fatima
ricordava in modo intollerabilmente imbarazzante che la “civiltà
dell'amore” interconfessionale promossa dagli emissari vaticani non
era esattamente il trionfo dell'Immacolato Cuore che Nostra Signora
aveva proclamato a Fatima. Né era il programma immaginato da
Papa Pio XI quando aveva proclamato la Festa di Cristo Re e pregato
davanti al mondo intero che Dio salvasse gli idolatri, musulmani ed
ebrei, dalle loro tenebre e li portasse alla vera Chiesa.
In breve, Padre
Gruner e l'apostolato erano fastidiosamente insistenti nel ricordare
l'insegnamento di tutti i Papi prima del 1960 sulla Regalità
Sociale di Cristo e sulla Regalità di Maria. Ma questo insegnamento
è stato sostituito dallo “Spirito del Vaticano Secondo”, dall'Ostpolitik
e dall'ecumenismo mondiale, dal “dialogo”, dai “diritti umani” e dalla
“civiltà dell'amore”. Chi stava proponendo il nuovo vocabolario
avrebbe potuto trovarsi troppo a disagio con quello vecchio. Tutti gli
antiquati discorsi preconciliari su re e regine, l'inginocchiarsi di
tutti davanti al Signore, la conversione della Russia e il trionfo dell'Immacolato
Cuore, tutto ciò era irreparabilmente fuori luogo nelle nuove
disposizioni che gli emissari vaticani avevano plasmato insieme a chi
deteneva i poteri terreni e, in particolare, alle Nazioni Unite. Era
quindi necessario mettere a tacere Padre Gruner e l'apostolato, ma in
modo tale da non richiamare alcuna attenzione su problemi fondamentali.
Il “promotore
di giustizia” era stato chiamato a fare più di quanto meramente
riguardasse la sua approvazione al Piano. Perché Il
Piano stava andando disastrosamente male presso il tribunale
dell'opinione pubblica, e i suoi esecutori sapevano certamente che la
seconda Lettera Aperta stava già circolando per essere firmata
tra il clero di tutto il mondo, con un'imminente pubblicazione a Roma.
Dall'inizio del 1994, quando venne emesso il primo ordine di rientro,
Agustoni, Sanchez e Sepe avevano contato sul “gioco dell'incardinazione”
per imporre uno scacco matto che avrebbe esiliato Padre Gruner ad Avellino
o lo avrebbe esposto a sospensione qualora non avesse accettato l'esilio.
Ma ora la situazione si era rovesciata drasticamente: negli ultimi sei
mesi un numero crescente di fautori dell'apostolato, compresi venti
vescovi giustamente adirati, pretendevano di sapere perché, in
una Chiesa infestata dallo scandalo e dall'eresia incontrollati, un
sacerdote perfettamente integro era stato ostacolato dallo stesso Vaticano
nel trovare un vescovo disposto a incardinarlo. Perché, in nome
del cielo, stava accadendo questo?
Gli esecutori
del Piano stavano ora affrontando il loro fallimento cercando
di dare ragioni concrete per tutte le loro inaudite azioni contro questo
sacerdote. Dopo tutto, se Padre Gruner, effettivamente, non aveva agito
in alcun modo contro la fede o la morale, un osservatore ragionevole
avrebbe potuto meravigliarsi del fatto che i suoi persecutori non l'avessero
lasciato in pace e non gli avessero permesso di trovare un altro vescovo,
come fanno tutti i sacerdoti che vengono abitualmente trasferiti da
una diocesi a un'altra attraverso la Chiesa senza alcuna obiezione da
parte del Vaticano, compresi pedofili ed eretici pubblici.
Il “promotore
di giustizia” aveva tentato di risolvere questo fastidioso problema
per i suoi superiori: le sue “scoperte” accertavano che Padre Gruner
aveva fatto davvero qualcosa di sbagliato che giustificava questo duro
trattamento, in quanto egli aveva perpretrato una “frode” ai danni dell'Arcivescovo
di Hyderabad per ottenere la sua incardinazione in quella sede. E in
cosa consisteva esattamente questa “frode”? Secondo il promotore, nel
novembre 1995 Padre Gruner aveva agito in “maniera fraudolenta” con
l'Arcivescovo presentandogli il documento del 1978 emesso dal Vescovo
di Avellino, che gli dava il permesso di essere incardinato in qualsiasi
diocesi lo avesse accettato. E perché era una “frode”? Perché,
secondo il promotore, il documento del 1978 “era già destituito
di tutto il valore giuridico”.
Ma l'affermazione
di “frode” era ovviamente falsa: in primo luogo, Padre Gruner non aveva
presentato all'Arcivescovo di Hyderabad il documento del 1978, anno
della sua incardinazione, né vi era alcuna prova che potesse
sostenerlo. Il “promotore di giustizia” aveva semplicemente “promosso”
a “fatto” un evento inesistente. Per di più, anche se Padre Gruner
nel 1995 avesse presentato il documento del 1978 all'Arcivescovo, a
quel tempo esso non poteva affatto essere “destituito di tutto il valore
giuridico”, in quanto questa opinione non venne espressa dal promotore
fino al novembre del 1997, più di due anni dopo. In sostanza,
il “promotore di giustizia” aveva accusato Padre Gruner di “frode” perché
questi non era riuscito a prevedere il futuro!
Nel tentativo
di dare un senso alle sue assurde accuse, il promotore affermò
inoltre che Padre Gruner sapeva che il documento del 1978 era “destituito
di tutto il valore giuridico” perché era stato “revocato” quando,
il 31 gennaio 1994, l'Arcivescovo di Avellino emise il suo primo ordine
di rientro. Ma il primo ordine di rientro neppure menzionava il documento
del 1978; perciò, nonostante l'ordine di rientro, in base ai
termini originali del documento del 1978, Padre Gruner sarebbe stato
libero di trovare un altro vescovo che lo accettasse. Ed egli aveva
davvero trovato un altro vescovo nell'Arcivescovo di Hyderabad. Soprattutto,
in base al diritto canonico un sacerdote ha il diritto di trasferirsi
in un'altra diocesi qualora vi fosse motivo di maggiore interesse. Ed
era chiaramente motivo di maggiore interesse per Padre Gruner trasferirsi
da una diocesi il cui vescovo gli era palesemente ostile a una diocesi
in cui un vescovo ben disposto si era offerto di accettarlo.
Evidentemente
il Vescovo di Avellino aveva compreso tutto questo: quando Padre Gruner
lo informò con una lettera (all'inizio del 1996) di aver ottenuto
l'incardinazione a Hyderabad e che, perciò, non avrebbe fatto
ritorno ad Avellino, il vescovo per diversi mesi non presentò
alcuna obiezione all'incardinazione.
Tentando di
spiegare in modo soddisfacente questi fatti, il promotore aveva fatto
alcune notevoli considerazioni in merito alle sue “scoperte”: nel marzo
del 1996, circa quattro mesi dopo l'incardinazione nell'Arcidiocesi
di Hyderabad da parte dell'Arcivescovo Arulappa, il Vescovo di Avellino
aveva chiesto un “chiarimento” sullo stato di Padre Gruner al Cardinale
Sanchez della Congregazione per il Clero. Questa era davvero una richiesta
molto strana, in quanto il Cardinale Sanchez avrebbe, di lì a
poco, avuto l'incarico di giudice “imparziale” nell'appello di Padre
Gruner contro il secondo ordine di rientro ad Avellino. Era legittimo
che Sanchez conferisse in privato proprio con il vescovo contro il cui
ordine Padre Gruner si era appellato? Che ne era del mandato di neutralità
di un giudice chiamato a presiedere un ricorso in appello?
Il promotore
scoprì anche che Sanchez, in seguito (precisamente il 18 marzo
1996), aveva consegnato una lettera assolutamente incredibile all'Arcivescovo
Arulappa, lettera il cui testo non era stato ancora visto da Padre Gruner,
ma la cui esistenza veniva ora confermata dal promotore. In questa lettera
Sanchez aveva “informato” l'Arcivescovo che l'incardinazione di Padre
Gruner a Hyderabad era “tanquam non existens”, inesistente. Secondo
il promotore, la lettera di Sanchez riferiva anche come Sanchez stesso
avesse “spiegato” al Vescovo di Avellino che quando il vescovo aveva
emesso il suo provvedimento il 31 gennaio 1994, richiamando Padre Gruner
ad Avellino per la prima volta, egli con quello stesso provvedimento
intendeva “revocare” il permesso del 1978 a Padre Gruner di essere incardinato
in un'altra diocesi, anche se il provvedimento in realtà non
lo diceva! Poiché lo stesso vescovo non aveva dato questa interpretazione
al proprio provvedimento, Sanchez aveva “chiarito la situazione” in
sua vece. In altre parole, il Vescovo di Avellino era stato istruito
segretamente da Sanchez di “intendere”, qualsiasi cosa Sanchez gli avesse
ordinato di “intendere”, anche se ciò fosse avvenuto dopo il
fatto. Il Piano, dunque, aveva forzato non solo l'autorità
del Vescovo di Avellino sulla propria diocesi, ma anche i suoi processi
di idee.
Il “promotore
di giustizia”, quindi, aveva fatto giustizia a dispetto di se stesso.
La rivelazione della lettera di Sanchez aveva scoperto la seconda “pistola
ancora fumante” dell'azione giudiziaria spiegando molte cose: non avendo
potuto opporsi per diversi mesi all'incardinazione di Padre Gruner a
Hyderabad, il Vescovo di Avellino aveva improvvisamente emesso il suo
provvedimento il 16 maggio 1996, dichiarando che l'incardinazione di
Padre Gruner a Hyderabad era “tamquam non existens”, esattamente le
stesse parole che apparivano nella lettera di Sanchez all'Arcivescovo
di Hyderabad. Circa cinque mesi dopo la scoperta della sua esistenza
da parte del promotore, nell'aprile del 1998, Padre Gruner ricevette
infine dall'Arcivescovo Arulappa una copia della lettera di Sanchez.
Soltanto allora Padre Gruner si sarebbe accorto che non era stata copiata
soltanto la frase rivelatrice “tamquam non existens”, ma bensì
un intero paragrafo della lettera di Sanchez era stato preso e posto
interamente nel provvedimento del Vescovo di Avellino del 16 maggio
1996, contenente il secondo ordine di rientro ad Avellino. Le parole
del provvedimento del Vescovo gli erano state letteralmente dettate
da Sanchez.
Perciò,
un giudice dell'appello, Cardinale Sanchez, aveva detto a una persona
coinvolta, il Vescovo di Avellino, esattamente come decidere in merito
al caso anche prima che l'appello di Padre Gruner contro quella decisione
fosse giunto dinanzi a Sanchez. L'intero processo d'appello presso la
Congregazione per il Clero era stata una frode.
È già
stato provato come fosse stato il Cardinale Agustoni ad avviare segretamente
il primo ordine di rientro ad Avellino, fingendo che fosse un'idea spontanea
del vescovo, quando l'appello di Padre Gruner contro quell'ordine giunse
dinanzi ad Agustoni nella Segnatura. Era già stato stabilito
al di là di ogni dubbio che era stato il Cardinale Sanchez ad
avviare il secondo ordine di rientro, fornendone persino le precise
parole mentre fingeva di riesaminare “l'intervento del vescovo” (come
lo chiamava Sanchez) quando il secondo ricorso di Padre Gruner gli pervenì
presso la Congregazione per il Clero, per essere poi inoltrato alla
Segnatura.
Per due volte
durante lo stesso caso, quindi, i giudici dei tribunali vaticani avevano
avviato l'oltraggiosa farsa di “riesaminare” la correttezza di un ordine
emesso in base alle segrete istruzioni che essi stessi avevano impartito
al Vescovo di Avellino. E ora il “promotore di giustizia” difendeva
quella farsa come se fosse perfettamente corretta e giusta.
Il “promotore
di giustizia” terminava le sue “scoperte” con la stupefacente conclusione
che “il Vescovo di Avellino agiva secondo la legge minacciando la sospensione”
nel secondo ordine di rientro. Eppure non una volta, nelle quattordici
pagine di “scoperte”, il “promotore di giustizia” accennava alla lampante
verità: ogni singola azione del Vescovo di Avellino, dall'inizio
alla fine del caso, era stata orchestrata “dall'alto” dal Cardinale
Agustoni, dal Cardinale Sanchez e dall'Arcivescovo Sepe. Le “scoperte”
del “promotore di giustizia” non erano nulla più di un documento
costruito per dissimulare ciò che stava accadendo realmente sotto
la superficie.
Poiché
il nuovo avvocato non era riuscito a presentare alcuna risposta al “promotore
di giustizia”, per l'Arcivescovo Grocholewski era stato molto facile
rifiutare il ricorso di Padre Gruner contro il secondo ordine di rientro,
basato sui “fatti” determinati dal promotore — ai quali fatti, osservava
Grocholewski in modo asciutto, “l'avvocato (cioè il nuovo avvocato)
del ricorrente (Padre Gruner) non dava risposta”. Quando il nuovo avvocato
si confrontò con questa sconfitta, reagì in una maniera
che ora sembra piuttosto tipica dei rappresentanti legali nei tribunali
romani della Chiesa: spedì una lettera che dichiarava come egli
intendesse rinunciare a rappresentare Padre Gruner, a meno che Padre
Gruner non si fosse dichiarato completamente soddisfatto delle sue “prestazioni”,
acconsentendo a non porre in discussione la legittimità di qualsiasi
ulteriore azione giudiziaria della Segnatura, non importa con quale
risultato, e a pagargli immediatamente 5.000 $ come compenso supplementare.
In pochi giorni
Padre Gruner volava a Roma e si assicurava le prestazioni di un altro
canonista: Alan Kershaw, un americano che viveva in Italia, e l'unico
americano ad esercitare abitualmente la propria professione presso i
tribunali vaticani. Kershaw rivelò un'acuta intelligenza centrando
immediatamente il nocciolo del problema: vi era stato un grave abuso
di potere celato a un esame effettivo per mezzo di una serie di decisioni
perentorie — emesse proprio da coloro che perpetravano l'abuso — in
base alle quali i ricorsi di Padre Gruner erano “manifestamente privi
di fondamento” (manifeste quolibet caret fundamentum). Il caso
di Padre Gruner era stato dichiarato privo di fondamento ancor prima
che le sue richieste venissero ascoltate.
Oltre all'intelligenza
e all'evidente volontà di battersi per il suo cliente, invece
di cambiare le carte e chiudere gli occhi, Kershaw aveva il merito di
essere americano. In quanto tale, non era stato permeato, né
conquistato, dalla rete della “vecchia guardia” di avvocati romani della
Segnatura ossequiosamente deferenti, uomini che sembravano pensare che
la loro funzione fosse quella di fornire un forbito servizio di sepoltura
canonica ai loro clienti, in un latino doverosamente solenne, per il
quale essi si aspettavano un compenso molto elevato.
Kershaw aveva
notato qualcos'altro nel caso, uno di quei fatti così ovvi da
essere facilmente trascurati: l'ordine di rientro ad Avellino era un'evidente
violazione della legge italiana sull'immigrazione. Poiché Padre
Gruner non era mai stato cittadino italiano, né aveva risieduto
in modo permanente in quel paese, il Vescovo di Avellino non aveva alcun
diritto legale di ordinargli di prendere la residenza permanente in
Italia! In effetti, Kershaw aveva dimestichezza con casi di sacerdoti
e suore non italiani che erano stati espulsi dall'Italia esattamente
per aver tentato di prendere la residenza permanente senza avere un
permesso di soggiorno adeguato. Padre Gruner poteva letteralmente venire
arrestato all'aereoporto e rimandato in Canada, se avesse cercato di
“obbedire” all'ordine di rientro. Quindi il Piano non era
solo una violazione del diritto canonico, ma anche della legge civile
italiana, particolare che gli esecutori del Piano non si erano
mai preoccupati di considerare. Ma Kershaw stava per portarlo alla loro
attenzione.
A solo pochi
giorni dalla scadenza dell'ultimo appello, Kershaw e il suo socio, Andrea
Fuligni, acconsentirono di accettare il caso durante un incontro di
emergenza presso l'Hotel Michelangelo, a pochi passi dalle mura vaticane.
La strategia di Kershaw era semplice: se si fosse potuto scavalcare
Grocholewski per porre la questione di fronte ai giudici della Segnatura
per un'udienza completa, c'era una possibilità che sarebbe stata
ottenuta giustizia. Forse uno o più giudici sarebbero rimasti
disgustati di come si era proceduto fino ad allora, e avrebbero potuto
influenzare gli altri giudici. O forse il Papa sarebbe intervenuto sul
processo canonico tuttora in corso, gli atti del quale aveva ricevuto
durante la terza conferenza di Fatima a Roma, presumendo che gli sarebbe
stato concesso di leggerlo.
Per avere una
probabilità di successo, Kershaw sapeva che avrebbe dovuto rischiare
di mettere in imbarazzo la Segnatura rivelando le quasi incredibili
prevaricazioni dei suoi funzionari — cosa che Kershaw, a differenza
dei precedenti “avvocati”, non temeva di fare. Egli si stava muovendo
velocemente per depositare le difese scritte delle parti in causa.
Il 28 marzo
1998, Kershaw avrebbe sottoposto il suo ricorso alla Plenaria, il termine
latino per indicare corte plenaria dei giudici presso la Segnatura.
In sintesi, egli chiedeva a tutti i giudici di esaminare loro stessi
per la prima volta i procedimenti del caso, invece di affidarsi al “parere”
di Grocholewski e del Cardinale Agustoni, ora ricusato. A questo documento
avrebbe fatto seguito una petizione per la restitutionem in integrum
— una richiesta straordinaria per revocare tutti i precedenti
provvedimenti riguardo al caso in ragione delle prove appena scoperte.
Queste prove consistevano nel reale testo della lettera del Cardinale
Sanchez all'Arcivescovo di Hyderabad, che Padre Gruner aveva appena
ricevuto dall'Arcivescovo. Questa nuova prova dimostrava (seppure fosse
rimasto qualche dubbio), che l'intero processo canonico era stato una
tale mistificazione da ridurre l'Arcivescovo di Avellino a un fantoccio
impotente i cui ordini erano il vuoto prodotto di una coercizione dall'alto,
piuttosto che il risultato delle sue decisioni in merito alla questione.
L'appello alla
Plenaria comportava una dichiarazione da parte di Padre Gruner che poneva
due semplici domande a cui egli sperava che il tribunale avrebbe infine
risposto.
Il massimo
Tribunale della Chiesa Cattolica tollererà un procedimento
in cui si permette ai giudici di agire segretamente come parti avverse
proprio contro il sacerdote che stanno giudicando, impedendogli di
eseguire proprio l'ordine al quale essi lo accusano di disobbedire,
mentre un simbolico promotore di giustizia finge di non vedere ciò
che essi stanno facendo?
Questo tribunale
permetterà di chiarire in modo definitivo i fatti e la legge
che sono in parte derivati dal fallimento di due suoi celebrati avvocati
nell'adempimento del loro più essenziale dovere?
§
Cinque giorni
dopo che Kershaw ebbe interposto l'appello alla Segnatura, sul Messaggero,
il principale quotidiano romano, apparve la Seconda Lettera Aperta al
Papa. Il primo dei venti vescovi la cui firma compariva in sostegno
di Padre Gruner, era Saminini Arulappa, Arcivescovo di Hyderabad. Due
mesi più tardi l'Arcivescovo avrebbe scritto a Padre Gruner impiegando
parole di elogio per l'aiuto recato alla costruzione dell'orfanatrofio
che l'apostolato stava sovvenzionando. Non sembrava che l'Arcivescovo
si sentisse “frodato” da Padre Gruner, come il “promotore di giustizia”
aveva affermato in maniera capziosa nelle sue “scoperte dei fatti”.
Si può immaginare il rossore comparso sul volto del promotore
quando vide la firma dell'Arcivescovo sul Messaggero, o i 2.000
cartelloni della Lettera Aperta affissi intorno al Vaticano: ogni cartellone,
infatti, smentiva la sua accusa male imbastita. Cosa avrebbero fatto
i giudici della Segnatura? Solo il tempo poteva dirlo.
La Lettera Aperta
esprimeva con fermezza e rispetto la supplica rivolta dai firmatari
al loro Papa per ottenere, finalmente, imparzialità per il caso
di Padre Gruner:
Sua Santità,
Padre Gruner ha dato voce alle preoccupazioni di molti tra questi
fedeli cattolici, compresi noi tutti. Possiamo essere ascoltati su
una questione che riguarda il bene della Chiesa e la salvezza delle
anime? O davvero le voci di dissenso in continua crescita dovranno
essere tollerate, mentre Padre Gruner viene inesorabilmente perseguitato,
esiliato e la sua predicazione del Messaggio di Fatima viene messa
a tacere?
Il riferimento
dei firmatari all'ingiusta doppia regola di giustizia della Chiesa postconciliare
è stato confermato con mirabile tempestività persino dal
Cardinale Angelo Sodano, il Segretario di Stato vaticano. Solamente
una settimana prima che la Lettera Aperta venisse pubblicata, Sodano
aveva rilasciato una dichiarazione fortemente pubblicizzata in cui apprezzava
gli scritti di Hans Kung, il più noto “teologo” dissidente di
questo secolo. La dichiarazione è stata rilasciata presso il
Laterano, cattedrale ufficiale della Città di Roma e luogo di
immensa importanza nella storia cattolica. Questa scelta è stata
chiaramente non casuale.
Kung ha messo
in dubbio tutta la dottrina cattolica, dalla divinità di Cristo
alla Presenza Reale, e ha richiesto il sacerdozio delle donne e l'approvazione
ecclesiastica per il divorzio e la contraccezione. Eppure Kung è
tuttora un sacerdote di buona reputazione, anche se, oltre alle sue
pubbliche eresie, ha condannato Giovanni Paolo II per “la sua amministrazione
rigida, stagnante e dispotica nello spirito dell'Inquisizione”.3
Mentre il Papa, per mezzo del Cardinale Ratzinger, nel 1979 aveva dichiarato
che Kung non poteva più dirsi un teologo cattolico, nella sua
dichiarazione Sodano lo ha descritto intenzionalmente come “il teologo
svizzero” che aveva scritto “belle pagine dedicate al mistero cristiano”.
È stato come se Sodano considerasse il Papa già morto
e sepolto e, con la sua vistosa presenza in Laterano, stesse manovrando
per avere accesso al trono pontificio. Ciò è stato davvero,
come la stampa avrebbe “rilevato”, l'impudente tributo pubblico di Sodano
al nemico dichiarato del Papa:
IL BRACCIO DESTRO DEL PAPA
TENTA LA SCALATA AL TRONO
Notizie dagli esteri del London Times
Ieri il braccio
destro del Papa ha tentato di emergere dall'ombra del sofferente pontefice
e di proporsi come suo potenziale successore, dichiarando che, in
vista del nuovo millennio, la Chiesa Cattolica Romana ha necessità
di una riforma urgente e costante sotto un papato forte. Il Cardinale
Angelo Sodano, Segretario di Stato vaticano, ha stupito gli osservatori
vaticani con parole di elogio per Hans Kung, il teologo svizzero che
è il più fiero critico liberale del Papa ... le opinioni
di Kung suonano come anatema per il Papa ...4
Un sacerdote
svizzero rinnegato, che nega i dogmi della Fede e condanna il Papa come
despota, non solo ha mantenuto la sua buona reputazione di sacerdote,
ma ha ricevuto pubblicamente copiosi elogi dal Segretario di Stato vaticano.
Invece a un sacerdote canadese rigidamente cattolico, devoto alla Beata
Vergine Maria, è stato ordinato un esilio permanente pena la
minaccia di sospensione dal sacerdozio. Sodano ha pienamente confermato
tutte le affermazioni contenute nella Lettera Aperta sullo stato attuale
della Chiesa.
Questa seconda
Lettera Aperta ha sollevato da parte della stampa italiana un interesse
di gran lunga maggiore rispetto alla prima, anche perché è
stata sottoscritta da venti vescovi. Ma il suo scopo, come quello della
Lettera precedente, non era né la pubblicità di per sé,
né uno scambio pubblico con il Vaticano. Lo scopo era trasmettere
un messaggio urgente al Papa nell'unica tribuna lasciata aperta all'apostolato
e ai suoi sostenitori. Forse, questa volta, il messaggio darà
dei frutti. Forse, per una volta, un gruppo di fedeli rigidamente cattolici
saranno in grado di ottenere riparazione attraverso lo stesso genere
di petizione pubblica che i liberali hanno impiegato in modo tanto efficace,
fin dal Concilio, per esercitare pressioni sul Vaticano a favore di
qualsiasi cosa, dalla comunione in mano alla presenza di ragazze presso
l'altare, mentre il Vaticano è stato disposto a cedere in qualsiasi
momento.
Solo pochi mesi
prima della seconda Lettera Aperta apparsa sul Messaggero,
le proteste pubbliche da parte dei liberali della diocesi di Chur, in
Svizzera, sono sfociate nell'ordine da parte del Vaticano di trasferirne
il vescovo conservatore, la cui “offesa” principale era stata liberare
la diocesi della sua pletora di donne “ministri del culto” e di “predicatori”
laici.5 E soltanto due mesi dopo la pubblicazione della Lettera
Aperta, il leader del movimento austriaco “Noi siamo la Chiesa” sarebbe
stato invitato a sedere nella sezione V.I.P. della Messa papale all'aperto,
proprio vicino allo stesso Papa. Il dissidente avrebbe impudentemente
rifiutato l'offerta perché il Papa non aveva ancora acconsentito
a cambiare gli insegnamenti della Chiesa secondo le sue richieste. Eppure
il Cardinale austriaco Schoenborn aveva esteso l'invito considerandolo
parte del suo sforzo di “portare la pace nella Chiesa austriaca impegnandosi
nel dialogo con i dissidenti cattolici”.6
Nella guerra
contro Padre Nicholas Gruner e l'apostolato non vi sono state aperture
alla pace, né una qualsiasi offerta di “dialogo”. La doppia regola
denunciata nella Lettera Aperta è tuttora in vigore. Per questo
è evidente che ciò che Padre Gruner e l'apostolato stavano
promuovendo, per alcuni membri dell'apparato vaticano era di gran lunga
di maggiore disturbo dell'eresia e dell'apostasia attecchite in tutta
la Chiesa. Ciò che Padre Gruner e l'apostolato stavano promuovendo
era un insegnamento che non poteva assolutamente esistere nella “civiltà
dell'amore”; l'insegnamento che a Fatima Nostra Signora ha dato ai tre
contadinelli in piedi davanti a un leccio:
“Voi avete
visto l'inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarle,
Dio desidera stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato
... Infine, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre
Mi consacrerà la Russia, che verrà convertita, e verrà
garantito al mondo un periodo di pace ...”
Nella “civiltà
dell'amore” non poteva più esservi posto per alcun discorso sui
poveri peccatori che vanno all'inferno o sulle anime salvate dall'inferno
per intercessione della Vergine Maria, o sulla conversione delle nazioni,
o sul trionfo del Cuore Immacolato in tutto il mondo. Nulla di tutto
ciò trovava posto nelle negoziazioni e nelle infinite concessioni
da parte dei diplomatici vaticani a uomini che rifiutano l'unica vera
religione, un processo cominciato con l'Ostpolitik e che ora prosegue
con l'emergere del Nuovo Ordine Mondiale.
Tre mesi dopo
il pubblico elogio di Hans Kung, il Cardinale Sodano avrebbe avuto un
incontro privato in Vaticano con Koffi Annan, Segretario Generale dell'O.N.U.7
Argomento della loro discussione era la creazione di un Tribunale Criminale
Internazionale (ICC) sotto gli auspici delle Nazioni Unite. L'ICC era
destinato ad avere il potere di incriminare i cittadini di qualsiasi
nazione per vari “crimini contro l'umanità”. È cosa certa
che l'elenco dei “crimini contro l'umanità” non avrebbe mai incluso
l'olocausto dell'aborto, che l'O.N.U. sovvenziona in tutto il mondo.
È piuttosto
curioso che la conferenza dell'ICC si sia tenuta a Roma. L'apparato
di Sodano ha già dato il suo entusiastico sostegno a questa ultima
espansione dell'autorità dell'O.N.U.: l'Arcivescovo Martino,
osservatore vaticano permanente presso le Nazioni Unite, ha dichiarato
sull'Osservatore Romano che “la creazione di un Tribunale
Criminale Internazionale è un'iniziativa molto importante che
riguarderà i diritti e la vita di nazioni e comunità ...
Possa Dio Onnipotente benedire i nostri sforzi affinché
le generazioni future guardino a questo Tribunale come a un contributo
sostanziale al rispetto per la legge e per i diritti di tutti gli uomini
e tutte le donne del mondo ...”8 Il 12 luglio 1998, il trattato
sull'ICC venne approvato dalla schiacciante maggioranza delle nazioni
rappresentate alla conferenza, compresa la Città del Vaticano.
Gli Stati Uniti, comunque, hanno rifiutato il trattato come minaccia
alla sovranità nazionale. Il Vaticano ha salutato il mostro che
aveva contribuito a creare, come “uno storico passo” che avrebbe dato
“maggiore protezione ed estensione più ampia ai diritti umani.”9
Era lungi dall'essere chiaro come i “diritti umani” avrebbero potuto
essere protetti ed ampliati dalla versione internazionale degli stessi
tribunali di senzadio che avevano già “legalizzato” il genocidio
dei non nati in ogni nazione. Né era chiaro perché l'O.N.U.,
che stava promuovendo quel genocidio in tutto il mondo, avrebbe dovuto
considerare il Vaticano come un guardiano attendibile dei diritti umani.
I sostenitori
del femminismo dell'ICC hanno chiesto che qualsiasi sforzo per limitare
l'aborto venisse perseguitato dal nuovo tribunale superiore come una
forma di “gravidanza imposta”. Il Vaticano, comunque, è stato
lieto di annunciare che, dopo intense trattative, il termine “gravidanza
imposta” sarebbe stato limitato allo stupro. Almeno per ora.10
È a “vittorie” diplomatiche come questa che il Vaticano oggi
si dedica: la potatura di un rametto o due dal nocivo albero del Nuovo
Ordine Mondiale. Più di milleduecento anni fa, San Bonifacio
raccolse un'ascia e colpì l'“Albero di Thor” più e più
volte. Quando il totem di quercia cadde a terra ebbe inizio la conversione
della Germania. Oggi i rappresentanti vaticani si arrampicano tra i
rami di un albero nocivo enormemente più vasto, cercando rametti
da eliminare. Non sembra venire loro in mente che l'albero stesso deve
essere abbattuto in nome di Cristo Re. Il Regno di Cristo, celebrato
da ogni colpo d'ascia brandito da San Bonifacio è stato sostituito
dai timidi colpi di forbici da giardinaggio del Vaticano.
Sembrava di
nuovo che i rappresentanti vaticani trascurassero questioni che erano
state ovvie per gli ecclesiastici preconciliari: se i sistemi giuridici
delle varie nazioni avevano già creato ciò che Giovanni
Paolo II condanna come “cultura di morte”, compresi l'aborto e l'eutanasia,
quali progressi poteva fare la causa dei “diritti umani” con la costituzione
di un tribunale superiore internazionale formato dagli stessi giudici
senza Dio?
Quando questa
corte superiore, inevitabilmente, ha allargato la sua giurisdizione
fino ad aggiungere cose quali “crimini d'odio” contro gli omosessuali
o l'attività a favore della vita all'elenco dei “crimini contro
l'umanità”, il Vaticano come avrebbe protetto i diritti dei cattolici
che fossero stati ingiustamente accusati di questi “crimini” di nuovo
conio? I burocrati vaticani sarebbero stati in grado di impedire l'arresto
dei cattolici nelle loro case e la deportazione per un processo all'Aja
o in qualunque altro luogo avesse ordinato il tribunale superiore?
In America,
per esempio, coloro che protestano a favore della vita vengono accusati
di “associazione a delinquere” nei processi federali intentati dagli
abortisti che, per vivere, uccidono i bambini. In tali casi, quali garanzie
offre il Vaticano affinché tali processi non giungano nei nuovi
tribunali superiori? Quale protezione sarebbe in grado di dare il Vaticano
ai cattolici accusati? Sarebbe possibile fare assegnamento sul Vaticano
anche solo per emettere una dichiarazione che deplori l'ingiusta persecuzione
proprio da parte di quel tribunale che il Vaticano ha contribuito a
creare?
E cosa ne è
del costante insegnamento della Chiesa sul principio cattolico di “sussidiarietà”
in encicliche quali Quadragesimo Anno di Pio IX? La sussidiarietà
richiede che le funzioni governative vengano portate al livello più
basso possibile, non al più alto, al fine di decentrare
il potere, prevenire l'ingiustizia e assicurare il diritto all'appello.
Cosa aveva pervaso il Vaticano per fargli abbandonare questo principio
e sostenere un tribunale internazionale senza Dio contro il quale non
ci sarebbe possibilità di appello?
Il sostegno
vaticano all'ICC è ancora un altro sintomo della Grande Amnesia
documentata in maniera così esauriente nelle pubblicazioni dell'apostolato.
Certamente non è stata una coincidenza che lo stesso Segretariato
di Stato vaticano, che aveva aiutato la nascita dell'ICC, fosse anche
la fonte dei “segnali preoccupanti” ricevuti dal Vescovo di Avellino
nel 1989, quando il Piano per neutralizzare Padre Gruner e
il suo apostolato era stato messo in atto dal Cardinale Agustoni. Segretario
di Stato Vaticano, a quel tempo, era il Cardinale Casaroli, il grande
stratega dell'Ostpolitik, ma, nel 1991 egli affidò le redini
al Cardinale Sodano. Casaroli non visse abbastanza per vedere l'ultimo
trionfo della diplomazia vaticana: un mese prima che venisse approvato
il trattato dell'ICC, Casaroli moriva per inaspettate complicazioni
in seguito a un banale intervento chirurgico.11 In questa
occasione, un caloroso necrologio sul New York Times osservava
con approvazione che “nel 1984 Casaroli firmò un concordato in
base al quale il Cattolicesimo Romano cessò di essere la
religione di stato in Italia.”12
Anche in Italia,
la Regalità Sociale di Cristo non era più accettabile
per la burocrazia vaticana. Né, ovviamente, lo era il trionfo
del Cuore Immacolato, profetizzato a Fatima. Né poteva esservi
benevolenza allo stato attuale delle cose verso qualsiasi sacerdote
o apostolato la cui opera rappresentasse un costante memento che la
Chiesa di Nostra Signora di Fatima non era la Chiesa della “civiltà
dell'amore”.
§
Nel momento
in cui l'ICC divenne realtà, Padre Gruner fece ritorno in Canada.
La strategia canonica per il suo ultimo appello era stata decisa, i
documenti messi agli atti, la seconda Lettera Aperta pubblicata. Ancora
una volta, poteva soltanto pregare e aspettare.
A Piazza della
Cancelleria, nei loro uffici affacciati sul cortile del Palazzo Apostolico,
gli esecutori del Piano meditavano la mossa successiva. Essi
sedevano, come sempre, nel loro metaforico Tribunale degli Specchi —
specchi di fronte ad altri specchi, in un'infinita regressione di immagini.
E negli specchi si potevano osservare i volti dei testimoni dell'accusa,
delle parti avverse, dei giudici, della giuria e dei carnefici del caso
di Padre Nicholas Gruner. Ma tutti i volti erano sempre i loro
volti. Gli esecutori del Piano guardavano solamente se stessi.
I prossimi giorni,
o mesi diranno se la porta di questo Tribunale degli Specchi potrebbe
essere aperta, affinché la verità sul caso di Padre Gruner
possa infine uscire alla luce del giorno fuori dagli uffici dei giudici
in cui è stata imprigionata così lungo tempo. Ma per ora
c'è solo da pregare e aspettare.
In Canada, il
sole tramontava dietro gli argini del Niagara mentre Padre Gruner recitava
l'Ufficio Divino in latino, adempiendo ai doveri dello stato cui Dio
lo aveva chiamato più di vent'anni prima. Coloro che si sono
opposti all'opera di Padre Gruner per così lungo tempo sanno
che la grazia del suo sacerdozio lo sostiene. Mentre il sole tramontato
sul Niagara sorgeva a Roma, la battaglia per il sacerdozio di Padre
Gruner sarebbe proseguita.
Note:
1. Dichiarazione universale dei diritti
umani (1948), Articolo 7.
2.Tra centinaia di possibili esempi: la
Diocesi di Stockton, in California, è stata recentemente condannata
al versamento di un risarcimento di 23 milioni di dollari per aver protetto
un prete pedofilo, trasferendolo di parrocchia in parrocchia in seguito
alle lamentele delle vittime e dei loro genitori. La giuria deliberò
la condanna dopo aver ascoltato l'elusiva testimonianza del Cardinale
Roger Mahony, che non fu in grado di spiegare perché, quando
era Vescovo di Stockton, aveva approvato i continui reincarichi affidati
a un noto pedofilo. La Diocesi di Dallas, in Texas, è stata condannata
al pagamento di 123 milioni di dollari, in circostanze quasi identiche.
3. Richard Owen, London Times Foreign News
Service, 26 marzo 1998.
4. Ibid.
5. Rapporto del Reuters News Service, 21
dicembre 1997.
6. New York Times, 22 giugno
1998, p. A-11.
7. “U.N. Chief Seeks Help for International Court” [Un dirigente dell’ONU cerca aiuto per la Corte internazionale], rapporto della EWTN, 16 giugno 1998.
8. L’Osservatore Romano, 17 giugno 1998.
9. “Vatican Greets International Court” [Il Vaticano riceve la Corte internazionale], Aggiornamento Vaticano della EWTN, 20 luglio 1998.
10. Ibid.
11. New York Times, 10 giugno 1998, p. B10.
12. Ibid.